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LUNEDÌ 23 GIUGNO 2025

- In casa Triestina si sta lavorando per ripartire. Come scrive Ciro Esposito su "Il Piccolo", le prossime due settimane saranno decisive per capire quali saranno le condizioni minime. È arrivata la permanenza in serie C firmata da Attilio Tesser e dal suo gruppo, ma anche da chi senza liquidità in cassa e senza ricevere lo stipendio da mesi, ha consentito alla squadra di scendere in campo. Poi, dopo due settimane in apnea, l'iscrizione con un'iniezione di liquidità da 4 milioni da Lbk. Una somma che non solo ha consentito di ottemperare alle impellenze imposte dalle norme federali, ma che ha anche eroso sensibilmente il monte debitorio. Su questo piano si profilano all'orizzonte altri due paletti imprescindibili a luglio e agosto. Soprattutto il primo con deadline l'1 luglio è una data chiave: perché devono arrivare 1,4 milioni a saldare le spettanze dei tesserati relative al mese di maggio e se sarà superato quell'ostacolo da lì comincerà a concretizzarsi un progetto sportivo che il ds Delli Carri ha ben chiaro.

La gestione passata

Il principio che l'amministratore delegato Sebastiano Stella sta delineando è agli antipodi di quanto accaduto negli ultimi due anni. Complessivamente la società è stata irrorata con circa 25 milioni di euro dal fondo Lbk Capital indirizzato dal presidente Ben Rosenzweig. La gran parte di quel denaro è stato impiegato per costruire e alimentare le esigenze della prima squadra. All'esercizio 2023 si imputano a quella voce circa 7,5 milioni mentre per la stagione che si chiude tra una settimana il controllo di gestione aziendale evidenzia un incremento a 11 milioni (settore giovanile escluso). Una cifra enorme rapportata agli altri club anche facoltosi della C, gestita dal responsabile del settore il gm Alexander Menta e sempre avallata dal presidente Ben Rosenzweig. Giocatori con contratti fuori mercato (Roos, Bijeleveld, Kiyne, Voca e altri) e gli esborsi per gli avvicendamenti in panchina (Bordin, Santoni e Clotet con i relativi staff da pagare, con Tesser e i suoi uomini a casa: totale quasi 1 milione di surplus di costi). I risultati, fatta eccezione per quelli ottenuti da dicembre a maggio con i rubinetti della liquidità chiusi, sono evidenti. Società tecnicamente in default e squadra salva grazie al miracolo Tesser.

L'equilibrio economico

La strategia quasi inevitabile si articola su questi principi: budget per la prima squadra al massimo di 3-4 milioni, costi complessivi per 5-6. Come ci si arriva? Posto che Lbk si è impegnata a saldare il pregresso della stagione appena conclusa, le risorse in una prima fase vanno cercate internamente. Oltre alle pendenze dei tesserati (circa 3 milioni) c'è da attuare un piano di rientro con gli altri creditori (collaboratori, fornitori ecc.) in tempi brevi. Poi si prevede una gestione finanziaria alimentata dal mercato in uscita, perché il lavoro di Menta. ancora presente in società, ha anche prodotto dei fattori positivi (Correia, il diritto sulla vendita di Adorante e qualche altro giocatore appetibile). Si pensa che questa partita possa realizzare circa 2,5 milioni ai quali va aggiunto il valore storico dei ricavi (vendita biglietti e abbonamenti, sponsor, diritti tv) stimato in altri 2,5 milioni. Con questa linea, pur di austerità forse eccessiva, la società sarebbe in sicurezza.

I nuovi investitori

Se arriverà un apporto dai nuovi investitori americani o da altri soggetti ci sarà l'iniezione finanziaria per lavorare con maggior serenità e per pianificare una risalita. A questo proposito non va sottovalutato che il terreno di Montedoro è stato acquistato (manca l'ultimo passaggio formale) e che ci sono i soldi pubblici da 6,4 milioni di partenariato sul project financing da 13,4 milioni per la realizzazione della struttura. I passi già fatti su questo progetto non sono irrilevanti per un eventuale investitore.

La guida tecnica

Sulla base delle risorse messe in preventivo si sviluppa il lavoro affidato a Delli Carri che ha dalla sua la competenza. La mncata prosecuzione del rapporto con Tesser è conseguenza anche di questo. Il tecnico sarebbe rimasto e sul piano dei meriti, tecnici ma soprattutto umani, ne avrebbe avuto pieno titolo. La tifoseria avrebbe esultato e l'operazione avrebbe giovato alla credibilità immediata della società. Quindi sarebbe stato comodo per Delli Carri proseguire con Tesser. E invece, al di là di motivazioni personali non provabili, la necessità di dimagrimento del budget ha avuto un peso. Il tecnico aveva dato disponibilità di un taglio anche sensibile del suo cachet ma, da uomo corretto, non poteva fare altrettanto su quello dei suoi collaboratori. Delli Carri sta lavorando per il nuovo tecnico con la convinzione che Gorgone e Donati sono al momento sullo stesso piano ma hanno comprensibilmente delle riserve sulla solidità del club. Il diesse invece ha come obiettivo di chiudere la questione entro un paio di giorni anche se fino all'1 luglio non interverranno altri fatti che possano sciogliere le loro legittime perplessità. Insomma chi se la sente di affrontare un campionato partendo da -7 dovrà decidere.

La costruzione della squadra

L'allestimento della squadra al momento sembra restare sullo sfondo. In questa fase di sobrietà economica la società non può precludersi l'accesso ai fondi destinati dalla Lega a chi utilizza i giovani. Ma soprattutto Delli Carri si sta occupando di alleggerire il club dai contratti più pesanti e fuori parametro. Certo è che servirà un mix di giocatori per una squadra se non da battaglia almeno da corsa, adatta sulla carta a conquistare quei 50 punti necessari ad ammortizzare la penalizzazione.

I tifosi e il marchio

I tifosi organizzati hanno tolto alla società l'utilizzo del marchio storico di loro proprietà, atto lecito e dovuto legato al contratto di comodato d'uso che regolava il rapporto tra il Centro Coordinamento e la Triestina. Le penalizzazioni, i debiti maturati e ancora inevasi e anche la mancanza di trasparenza del club sono elementi inoppugnabili sulla legittimità giuridica e soprattutto morale della decisione. Solo qualora queste mancanze dovessero rientrare le parti si potranno sedere a un tavolo per un nuovo accordo. Perché quando quel marchio fu acquistato durante il fallimento del 2012 l'obiettivo era che qualunque proprietà futura volesse utilizzare quel simbolo centenario doveva salvaguardare la dignità e la rispettabilità della Triestina. L'azione fatta un mese fa è sacrosanta come lo era stata quella del 2015 nei confronti della gestione Pontrelli. L'onorabilità si misura solo su quei parametri, non può tuttavia essere vincolata a scelte tecniche e gestionali in capo all'azienda che ne risponde patrimonialmente e giuridicamente. E' evidente come una Triestina, che non punta alla promozione e che ha rinunciato a Tesser, non piaccia al tifoso che vuole sognare. Ma, viste le esperienze passate, se nascerà un progetto costruito con i piedi per terra sarà il caso che anche i tifosi siano disposti a sostenerlo.

- «Alla fine sono rimasto dove volevo stare. La scelta è stata facile: è vero che vivo a Verona, ma se parliamo di basket, casa mia è Trieste».

Francesco Candussi (intervistato da Lorenzo Gatto) spiega così, con grande semplicità, la sua decisione di confermare il suo impegno in biancorosso anche nelle prossime stagioni. Non ha firmato per un solo anno, ha sottoscritto un accordo pluriennale segno della fiducia nei confronti del progetto che gli è stato proposto da Paul Matiasic e Michael Arcieri e della volontà di lasciare un segno anche nelle prossime stagioni. «C'è stato bisogno di un periodo di tempo che considero fisiologico per trovare la quadra e arrivare alla definizione dell'accordo – svela Candussi –. Quando si comincia una trattativa, almeno personalmente, sono tre le cose che considero: la città, l'aspetto tecnico e quello economico. Sulla città non servivano grandi discorsi, ormai la conosco come le mie tasche, con Mike (Arcieri, ndr ) abbiamo valutato la parte tecnica ed economica. La possibilità di restare in Serie A ha giocato poi un ruolo importante così come la possibilità di vivere per la prima volta nella mia carriera un'avventura nelle coppe europee. Non nego che il richiamo di poter giocare la Champions League e di confrontarmi con realtà differenti da quelle che sono abituato ad affrontare ha avuto il suo peso».

Sulla parte economica, nel rispetto dei protagonisti e come sempre abbiamo fatto, non entriamo nel merito, resta invece la curiosità del discorso tecnico affrontato. In assenza di un allenatore che non è stato ancora individuato, difficile capire quello che potrà essere l'impiego di "Candu" nella prossima stagione. Anche perché, per quella che è stata l'esperienza di questi due anni in biancorosso, Arcieri costruisce la squadra e detta la linea ma poi non entra mai nel merito delle scelte dei coach. «Questo è verissimo – conferma Francesco –. Resta il fatto che per quella che è l'idea di basket di Mike lui mi considera il cambio del "5". È stato così nell'ultima stagione, sarà così anche nella prossima. Poi è chiaro che nessuno ha un minutaggio garantito e bisogna guadagnarselo tutto con il lavoro in palestra nel corso della settimana. L'esempio di gara-2 dei quarti di finale playoff a Brescia è la cartina di tornasole: se giochi bene, stai in campo».

Buone sensazioni, dunque, alla vigilia di una stagione nella quale la Trieste di Paul Matiasic partirà con l'ambizione di provare a vincere qualcosa. Uno stimolo importante ma anche una responsabilità in più per chi quell'annata la deve vivere da protagonista. «Personalmente sono felice di sentire addosso un po' di pressione, è il sale dello sport e se sono rimasto a Trieste tanto dipende anche da questo».

In questo senso, il giemme Arcieri sta lavorando per dare al futuro coach e allo staff tecnico gli strumenti necessari. La base è considerevole se pensiamo che con Ross, Brown, Uthoff, Ruzzier, Brooks e Candussi sei giocatori formano un nucleo importante. Vedremo quelle che saranno le decisioni di capitan Deangeli e quali saranno i due italiani e i tre americani chiamati a riempire le caselline mancanti e completare il mosaico biancorosso 

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