SandroWeb Posted August 13, 2025 Report Posted August 13, 2025 MERCOLEDÌ 13 AGOSTO 2025 - «La Pallacanestro Trieste? Una scelta facile e naturale». Israel Gonzalez, il coach spagnolo scelto da Paul Matiasic e Michael Arcieri per raccogliere l'eredità di Jamion Christian, si presenta ai suoi nuovi tifosi sintetizzando così la decisione di legarsi alla società biancorossa. Come scrive Lorenzo Gatto su "Il Piccolo", arrivato per prendere possesso del suo nuovo appartamento e mettere le basi in quella che nella prossima stagione sarà la sua città, l'ex allenatore dell'Alba Berlino ha cominciato a vivere una realtà della quale, fino a lunedì sera, aveva solamente sentito parlare. Con l'entusiasmo di chi, carico e motivato, è pronto a iniziare una nuova avventura, ha condiviso le prime impressioni spiegando le ragioni che lo hanno portato ad accettare con convinzione il progetto biancorosso. «Ciò che mi ha attratto maggiormente è la chiara volontà della società di fare le cose nel modo giusto - racconta Gonzalez - l'ambizione del progetto e il desiderio di crescere costantemente. Per me, la chiave di tutto è proprio questa: imparare e migliorare ogni giorno». Programmi e obiettivi condivisi nel corso degli ultimi mesi con la proprietà e il general manager della Pallacanestro Trieste. «Ho avuto lunghi e proficui colloqui con il presidente Matiasic e con Mike Arcieri - conferma Gonzalez - parlando con loro ho percepito una passione smisurata per questo sport, grande ambizione e la determinazione a raggiungere l'eccellenza. Sono felice di essere qui, perché sento di essere arrivato nel posto giusto. Credo di essere il profilo ideale per questa squadra e, allo stesso modo, che questa squadra sia perfetta per me». A Trieste troverà una squadra pronta a ripartire da uno zoccolo duro che si conosce e ha già imparato a creare sul campo il necessario equilibrio e la fondamentale alchimia. «Poter contare su un nucleo di giocatori che già si conoscono è un vantaggio importante - conferma Gonzalez - Il nostro punto di partenza deve essere l'ottimo lavoro svolto nelle passate stagioni da chi mi ha preceduto, con l'obiettivo di continuare su quella strada e poi fare ancora meglio. Ho osservato con attenzione la squadra nella scorsa stagione: ho visto un basket veloce, fatto di transizioni, tiri da tre punti e una grande aggressività a rimbalzo d'attacco. Sono gli stessi principi su cui si fondava il mio lavoro all'Alba Berlino - svela il tecnico spagnolo - e per questo credo che la mia filosofia di gioco si sposi perfettamente con l'identità che questo club ha già dimostrato di avere. La nostra base sarà questa, per poi svilupparla nella miglior forma possibile». L'obiettivo stagionale è chiaro e incentrato sul processo: «L'obiettivo principale che ci poniamo è terminare la stagione essendo una squadra nettamente migliore rispetto a come siamo partiti. Il nostro percorso sarà incentrato sulla crescita, sul miglioramento quotidiano e sulla volontà di dimostrare a tutti i progressi che faremo». Un obiettivo nel quale l'apporto del pubblico di Trieste potrà essere importante. «Mi hanno parlato molto e bene dei tifosi di Trieste. So che sono una componente fondamen tale di questo club, un pubblico caloroso, che conosce benissimo la pallacanestro e che non fa mai mancare il proprio sostegno. Questa passione ci responsabilizza: dovremo dare il massimo perché loro se lo aspettano e lo meritano». - Per tanti anni è stato il preparatore atletico della Triestina e ha allenato muscoli e polmoni alabardati. Dopo un'esperienza nel beach volley coronata da titolo di campioni europei e vicecampioni mondiali, da qualche anno Luca Bossi (intervistato da Antonello Rodio) lavora in Figc con il Club Italia come preparatore atletico dell'Under 15 azzurra, e anche qui i trofei non sono mancati. Ma Bossi segue ovviamente sempre con passione anche le vicende dell'Unione. Bossi, che esperienza è quella con l'Under 15 azzurra? «Vuol dire avere a che fare con ragazzini che sono già dei professionisti, gente di Juve, Milan, Inter, Roma e così via: quasi tutti frequentano scuole private, fanno doppie sedute, vivono via da casa, in gran parte in convitto. Per me l'impegno è di una decina di giorni quasi ogni mese, ci si divide fra Coverciano, Novarello, Acquacetosa a seconda di dove sono gli eventi, che molto spesso ti portano anche all'estero». E della vicenda della Triestina cosa ne pensa? «Io rimango sempre tifoso dell'Unione e spero che la situazione si risolva il prima possibile. Ma vista da fuori, mi sembra già complicato arrivare ai primi impegni, e quindi mi pare un miracolo riuscire a salvarsi con una penalizzazione così importante. Oppure servirebbe un passaggio di consegne rapido per mettere a posto tutta la struttura, ma la vedo complicata». La squadra ha iniziato a lavorare molto tardi rispetto alle altre: cosa comporta sul piano fisico? «Già quando si riprende normalmente è dura riuscire a portare tutti su uno stesso livello. Qui la situazione mi pare quella di un cantiere aperto, qualcuno viene da due o tre mesi senza campo e senza allenamenti in gruppo, ed è davvero complicato. Una cosa è fare cyclette in palestra, un'altra metterli tutti assieme su un campo, giocare a pallone e andare sopra ritmo in un contesto ricco di variabili». La ricetta possibile per limitare i danni? «Mettere le mani giunte e sperare. Ci sono giocatori che vengono dalle giovanili, altri fermi da un paio di mesi che avranno sì fatto qualcosa da soli, ma nel calcio di oggi dove servono lavori sempre più personalizzati e differenziati, farlo senza una guida è difficile». Cosa succederà nelle partite che arriveranno? «Forse all'inizio si potrebbe anche non accusare troppo il colpo, perché le altre squadre verranno da grossi carichi di lavoro mentre i giocatori della Triestina saranno più freschi. Paradossalmente all'inizio potrebbero non avere un gap significativo, se non nei minuti finali delle gare. Però si pone un grosso problema a lungo termine, anche perché durante la stagione non ci sono gli spazi fisici e tecnici per fare lavori importanti e aumentare i carichi». Come si comporterebbe in un caso così particolare come questo? «Farei una preparazione per farli arrivare alle partite il più possibile freschi, ma cercando almeno di arrivare al 90'. Poi però bisognerebbe essere bravi a integrare quando si può e a differenziare i lavori in base ai calciatori che ci saranno. Però già è una stagione complicata per i punti di penalizzazione, diciamo che di sicuro non si potrà contare molto sull'aspetto fisico per recuperare». Quote
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