SandroWeb Posted September 26, 2025 Report Posted September 26, 2025 VENERDÌ 26 SETTEMBRE 2025 - La maledizione dei turni infrasettimanali colpisce ancora. Succede così da anni ma al di là della cabala la sconfitta del Brianteo ha poche attenuanti nonostante il maggior possesso. Come scrive Ciro Esposito su "Il Piccolo", la rincorsa è Inter...rotta. Non che la Triestina abbia fatto una gara pessima, ma il palleggio senza ritmo non può bastare contro i giovani dell'Inter. Perchè i nerazzurri, oltre ad avere freschezza e talento, sono guidati da uno dei tecnici più esperti della categoria. Stefano Vecchi la sa lunga e ha saputo rendere concreta anche l'esuberanza dei giovani. La Triestina è sbattuta contro il reticolo interista e si è fatta infilare dai suoi guizzi. Il palo all'inizio di Jonsson è stata un'illusione e anche un cinque minuti di forcing nella ripresa. Troppo poco per evitare la sconfitta. Anche perché non sempre possono riuscire le rimonte. E domenica con il Renate sarà il caso di evitare un altro svantaggio. CAMBIO DI ASSETTO Tre partite in una settimana in C non le digerisce quasi nessuno. Marino lo sa e non si fa problemi a rimescolare le carte tanto da modificare l'assetto vincente nelle ultime due partite. Turno di riposo per Faggioli e una sola punta in attacco Vertainen ma supportato da Kijine e Louati. È il terzo modulo sperimentato in questo inizio stagione dal tecnico partenopeo. Nella retroguardia torna Tonetto ma nella sua posizione più adatta a sinistra. Sull'altro lato c'è Silvestro mentre la nediana è disegnata a tre uomini con Ionita e D'Amore a sostenere la regia di Jonsson. BRIVIDO E GOL La Triestina esce bene dai blocchi con un buon palleggio in fase di uscita dalla difesa e con l'Inter un po' contratta. Dopo 3' Jonsson conclude di sinistro e la palla si stampa sul palo alla destra di Calligaris. L'Unione è presente ma la squadra di Vecchi ha qualità non comuni e così al 14' passa in vantaggio. Cross perfetto di Kamate, Moretti si fa scavalcare in modo un po' goffo, e la testa di Topalovic non perdona Matosevic. L'Unione, come le capita spesso, riparte in svantaggio. La squada cerca di risalire ma una sciocchezza di Tonetto in difesa regala una palla d'oro a Kamate il cui interno è fuori misura (24'). LE RIPARTENZE Le squadre di Stefano Vecchi si sa come giocano. Andare in svantaggio contro le formazioni dell'ex tecnico di Vicenza e Feralpi è dura. E infatti l'Inter piazza dieci uomini dietro la palla lasciando alla Triestina l'iniziativa. E poi i padroni di casa provano a ripartire. Fortunatamente al 27' Kamatè pasticcia. L'Unione ci prova soprattutto con le conclusioni dalla distanza di Ionita che al 30' scheggia pure la traversa della porta difesa da Calligaris. Ionita e compagni comunque menano le danze con personalità ma non riescono a perforare le maglie intessute dai nerazzurri. Il ritmo non è quello che può far girare la testa e indurre all'errore l'ex Fiordilino e company. IL CAMBIO Marino capisce che con questo assetto non può avere peso davanti e inserisce subito Faggioli per Louati. SIlvestravanza a destra il suo raggio d'azione ma la manovra avvolgente ma lenta consente all'Inter di fare il gioco che predilihe (Kaczmarski va vicino al radoppio). L'occasione più ghiotta è dell'Unione con un traversone di Vertainen sul quale Faggioli non è particolarmente sveglio. Esce Vertainen entra Kljajic. Faggioli si riprende qualche minuto più tardi con respinta di Stante in area. ULTIME MOSSE Entrano Anzolin per Tonetto e D'Urso per Kijine. Stesso assetto ma con maggiore energia, almeno sulla carta. Proprio D'Urso si incunea bene in area ma calcia malissimo. Dopo il 25' Marino fa salire il pressing e l'Unione spinge per tentare di riacciuffare il risultato. Esordio di Crnigoj nel finale di match. Passa 1' e Kamate chiude la partita con un inserimento e pallonetto perfetto. Non resta che pensare al match di domenica al Rocco contro il Renate. - Una divisa che è un manifesto di identità, storia e ambizione. Una maglia che evoca una delle notti rimaste nella storia del basket, ispirata a un gesto atletico che ha consacrato un giocatore e la città di Trieste in un'immagine divenuta leggenda. Lo scrive Lorenzo Gatto: nel segno di Michael Jordan, a quarant'anni da quella schiacciata che ha sfidato le leggi della fisica, la Pallacanestro Trieste, attraverso una prestigiosa e inedita collaborazione con Jordan Brand, ha deciso di dedicare le divise di gioco della prossima Basketball Champions League alla leggendaria casacca della Stefanel resa immortale dall'asso dei Chicago Bulls. Un traguardo che non è un punto d'arrivo, ma una tappa fondamentale nel percorso di crescita intrapreso dalla società. Per celebrare un momento così significativo, la Pallacanestro Trieste ha scelto di non creare una semplice divisa, ma di tessere un filo diretto con una storia, lunga 50 anni. La partecipazione alla BCL diventa così un ponte ideale tra le indimenticabili notti europee del passato e un futuro in cui vuole recitare da protagonista. «Riportare il nostro club in Europa è un'emozione difficile da descrivere a parole – le parole del presidente Paul Matiasic –. È un traguardo che sicuramente regalerà una grande gioia a tutti coloro che seguono i nostri colori. Per un'occasione del genere, non volevamo una maglia qualunque. Volevamo un simbolo che raccontasse a tutti chi siamo. Collaborare con un brand globale come Jordan Brand per celebrare questa ricorrenza ci colloca a un livello di prestigio che puntiamo a meritarci anche sul campo. Chiunque indosserà questa maglia in Europa – conclude Matiasic – non porterà solo il proprio nome e quello del nostro Club, ma il peso e l'onore di una storia importante. Ringrazio G.T.Z. Distribution, che si è dimostrata ancora una volta un partner di altissimo livello, capace di condividere e realizzare le nostre idee più ambiziose». Un omaggio che vuole essere un faro per la campagna europea della Pallacanestro Trieste: scendere in campo ricercando l'eccellenza e con la stessa energia e la stessa capacità di rompere gli schemi di quel giovane campione che partendo proprio da Trieste inizio quella carriera che lo ha consacrato icona del basket mondiale. «Questa maglia rappresenta la pallacanestro che vogliamo giocare in Europa – ha sottolineato il general manager Michael Arcieri –. Quarant'anni fa, un gesto atletico iconico ha distrutto un tabellone, oggi vogliamo portare in campo la stessa mentalità'disruptive'. In Basketball Champions League affronteremo squadre fisiche e tatticamente preparate. La nostra risposta dovrà essere un basket che rompe gli schemi, che si fonda su una difesa aggressiva capace di creare transizione e su un attacco dove ogni giocatore è una minaccia. Non è solo un omaggio – conclude Arcieri – è il nostro standard: giocare ogni possesso con l'urgenza e la determinazione di chi vuole lasciare un'impronta indelebile, esattamente come fece Michael Jordan nella nostra città» Quote
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