SandroWeb Posted February 3 Report Posted February 3 MARTEDÌ 3 FEBBRAIO 2026 - La partenza di un altro big come Andrea Moretti che finora in questa stagione non aveva saltato nemmeno un minuto, e gli arrivi di due ventiduenni che invece il campo ultimamente lo hanno visto molto poco, il centrocampista Giancarlo Begheldo e quasi certamente il difensore centrale Andrei Anton (su quest'ultimo manca l'ufficialità visto che si è svincolato ieri dalla Pro Vercelli). Come scrive oggi Antonello Rodio su "Il Piccolo", questo il bilancio finale dell'ultimo giorno del mercato invernale della Triestina, che verrà ricordato soprattutto come quello dei grandi rifiuti (Knezovic e Meli hanno detto no al trasferimento in alabardato). È vero, per la situazione di classifica ormai compromessa, per le traversie societarie note a tutta Italia e per un rapporto con i procuratori che per ovvi motivi non è esattamente idilliaco, fare mercato senza soldi e dovendo tagliare i costi era indubbiamente molto complicato per il diesse Michele Franco. Però tirando le somme è andata decisamente peggio del previsto, con una squadra che ne esce clamorosamente indebolita, senza sostituti adeguati per i partenti e soprattutto senza arrivi in prospettiva serie D. I DUE RIFIUTI Ma si diceva della giornata dei grandi rifiuti. Come si ricorderà, da tempo si parlava dell'arrivo di due giocatori di categoria che in effetti avrebbero potuto dare una buona mano: il ventenne trequartista croato Borna Knezovic, di proprietà del Sassuolo e finora in prestito alla Salernitana, e di Marco Meli, centrocampista di 25 anni di proprietà della Juve Stabia che era in prestito all'Arezzo. Ebbene in entrambi i casi c'era l'accordo fra la Triestina e le rispettive società di appartenenza, Sassuolo e Juve Stabia: il problema è che alla fine i giocatori dopo un lungo tira e molla si sono impuntati e hanno rifiutato il prestito in alabardato per questi mesi di campionato. Alla fine Meli è andato al Crotone mentre Knezovic si è accasato al Trapani. SALUTA UN ALTRO BIG Calato il sipario sulla speranza di qualche arrivo di peso, la giornata è vissuta soprattutto sullo scambio di prestiti Moretti-Begheldo con il Cosenza. Ma non si tratta certo di uno scambio tecnicamente alla pari, anzi: Moretti è stato un pilastro della stagione dell'Unione, una bella sorpresa quanto a rendimento e continuità, tanto da essere l'unico assieme al portiere a non aver mai saltato nemmeno un minuto di gioco. In alabardato invece arriva un centrocampista classe 2003 cresciuto nel settore giovanile del Padova che in questa prima parte di stagione col Cosenza ha giocato pochi minuti mentre in quella scorsa nella Clodiense non aveva mai messo piede in campo. Nel campionato 2023/24 invece aveva trovato almeno un po' di minutaggio nella Virtus Verona. SVINCOLATO IN ARRIVO In difesa per cercare di compensare la partenza di Moretti, ma solo numericamente, la Triestina ha virato su Andrei Anton, classe 2003, centrale rumeno cresciuto nel settore giovanile del Torino che ieri si è svincolato dalla Pro Vercelli: l'operazione si dovrebbe perfezionare oggi, a meno di imprevisti. Fatto sta che Anton quest'anno non ha mai giocato con la squadra piemontese, mentre lo scorso anno aveva almeno racimolato 12 presenze. In precedenza, due stagioni fa, appena uscito dalla Primavera granata aveva giocato un po' di più in serie D con il Sangiuliano City. Gli arrivi di Begheldo e Anton si aggiungono a quelli di Ascione e Davis: in sostanza quattro rincalzi. Peccato che i quattro partenti si chiamino Ionita, Crnigoj, Gunduz e Moretti, quelli che costituivano l'ossatura di una Triestina che non c'è più. - Nel basket esiste un vecchio adagio, tanto cinico quanto veritiero: in classifica non esiste la colonna dello stile. Lo scrive oggi Lorenzo Gatto: la Pallacanestro Trieste ne ha fatto un manifesto, guardare il successo di domenica contro Treviso, ma anche quelli contro Cantù e Sassari, per credere. Troppa fatica per archiviare la pratica contro una Nutribullet apparsa in chiara difficoltà tecnica ed emotiva, l'ennesima serata vissuta sul filo del rasoio e risolta nei secondi finali dal talento dei singoli. Se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, i dati oggettivi premiano la truppa di Israel Gonzalez. La vittoria permette a Trieste di allungare in classifica, scavando un solco rassicurante sulle inseguitrici e portandosi a due soli punti dal quinto posto alla vigilia dello scontro diretto di domenica prossima con Tortona. Un merito che va riconosciuto a un gruppo che sa come restare a galla anche nelle tempeste e che è capace di pescare il coniglio dal cilindro nel momento del bisogno, affidandosi a quella qualità individuale che in questa categoria fa spesso la differenza. Il rovescio della medaglia è un'assenza di identità che, arrivati ormai a febbraio, spiega il motivo per cui questa squadra non abbia ancora imparato a camminare con un passo costante per tutti i quaranta minuti. Si vive di strappi, di fiammate dei singoli, di giocate estemporanee che coprono, come un velo sottile, le lacune di un sistema di gioco che fatica a trovare fluidità. Non si riesce a vincere comodamente, non si riesce a imporre il proprio ritmo contro avversari in evidente difficoltà tecnica e psicologica. Si soffre, sempre e comunque, trasformando ogni partita in una battaglia di nervi e questo, per una squadra che ha un potenziale tecnico e di talento così elevata, è davvero un peccato. Nello sport non si chiede scusa per una vittoria, è vero, ma è lecito chiedersi fino a quando questa strategia del minimo indispensabile potrà pagare. Se contro le squadre delle zone basse della classifica il talento di un paio di singoli può bastare a risolvere la partita, il discorso cambierà drasticamente quando l'asticella tornerà ad alzarsi. Perché se è vero che lo stile non va in classifica, è altrettanto vero che senza una struttura solida, quando arrivano i playoff o gli scontri diretti con le big, il solo talento rischia di trasformarsi in un'arma spuntata. Proprio la ricerca di questa solidità passa attraverso l'infermeria. Il rientro di Ramsey, smaltito il problema alla caviglia rimediato a Tenerife e soprattutto quello di Sissoko dopo un mese e mezzo di stop è la vera notizia della settimana. Il recupero del lungo maliano ha pesato e peserà tantissimo nell'economia del gioco biancorosso, garantendo quella protezione del ferro e quella durezza sotto le plance che sono mancati come l'aria nell'ultimo periodo. Quote
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