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LUNEDÌ 16 FEBBRAIO 2026

- La notizia che nell'aria aleggiava da qualche giorno è diventata ufficiale: la Pallacanestro Trieste ha esonerato Israel Gonzalez. Come scrive Lorenzo Gatto su "Il Piccolo", nonostante il netto e convincente successo oltre quota 100 di sabato sera contro la Guerri Napoli, la società ha deciso di rompere gli indugi e voltare pagina. La guida tecnica della prima squadra è stata affidata a Francesco Taccetti, una promozione interna che non rappresenta una scelta di ripiego ma è una scommessa sul carattere e sull'identità del gruppo. L'esonero di Gonzalez è la presa d'atto di una realtà che era sotto gli occhi di tutti da tempo. Nonostante i traguardi raggiunti, dalla qualificazione in Coppa Italia fino al percorso in Champions League, il basket resta uno sport fatto di alchimie sottili e, purtroppo, tra il tecnico spagnolo e buona parte della squadra la scintilla non è mai scoccata. Non si è trattato solo di mancanza di risultati, ma di una divergenza di idee che alla lunga è diventata insostenibile.

Si è provato a convivere, a smussare gli angoli e ad appianare le problematiche per il bene comune, ma i momenti di frizione e tensione sono stati una costante silenziosa che ha logorato l'ambiente dall'interno. Quello che il pubblico ha percepito in questi mesi è stata solo la punta dell'iceberg: sotto la superficie, il rapporto tra coach e squadra è stato frenato da incomprensioni che non hanno mai permesso ai giocatori di esprimersi con quella continuità necessaria a grandi livelli. Il paradosso più evidente è che il potenziale di questa squadra esiste ed è notevole, come dimostrato da alcune vittorie di prestigio e dalla versione ammirata nel primo tempo contro Napoli. Quella è la vera Trieste, la squadra che la società spera di vedere adesso fino al termine della stagione. A far precipitare gli eventi sono stati i passaggi a vuoto che hanno iniziato a minare le ambizioni stagionali. La doppia sconfitta in Champions League contro Nymburk e Gran Canaria ha di fatto compromesso il cammino europeo, il recente stop di Tortona ha reso improvvisamente più difficile l'assalto al quinto posto in campionato. E per chi, come Paul Matiasic, è fermamente convinto che questa squadra abbia i mezzi per occupare stabilmente una delle prime quattro posizioni della classifica, un simile cammino è stato giudicato insufficiente.

Ora la palla passa a Taccetti. Francesco conosce l'ambiente, gode della stima dei giocatori e possiede le capacità e la leadership necessaria per ricucire lo strappo emotivo degli ultimi mesi. È l'uomo chiamato a liberare la squadra dai freni invisibili e a ridare slancio al progetto. Ora arriva il difficile ma, contemporaneamente, anche il più bello. La continuità è il prossimo canestro da segnare. Quella di Napoli deve essere la scintilla, non un fuoco fatuo. Mercoledì a Torino inizia una Coppa Italia che non ammette appelli e dove il cuore conta quanto la tattica. Trieste ha dimostrato di avere il talento per guardare negli occhi chiunque e la possibilità di giocarsi un trofeo di grande prestigio: è un'occasione che capita raramente con questa inerzia emotiva. Il messaggio alla squadra è chiaro: ora che avete capito come si fa, non fermatevi. Sorprendete l'Italia, sorprendete voi stessi. Andate a prendervi quella Coppa.

- Senza pranzo (o ritardato) le cinquecento resilienti anime del Rocco, senza punti la Triestina. Ma soprattutto per la prima volta al Rocco un'Unione senza fame. E non è il risultato negativo a pesare, nè è mancato l'impegno quanto l'incapacità di incidere in un match brutto, come se ne vedono parecchi specie nei finali di stagione. Per venirne a capo servono cattiveria e personalità che la Triestina ha progressivamente perso dal periodo del mercato in giù (di giocatori veramente tosti ed esperti è rimasto il solo Silvestri). Come scrive Ciro Esposito, il turno infrasettimanale avrà inciso e ancor di più l'atteggiamento del Novara che ha sbarrato la strada con una certa pressione e senza la volontà di affondare. Fatto sta che l'Unione non ha costruito quasi nulla o pochissimo, gli ospiti qualcosina in più ma soprattutto hanno trovato quel golletto nella ripresa che ha consentito loro di ottenere il massimo con uno sforzo non certo straordinario. Prima o poi una partita scialba doveva capitare in una stagione pregiudicata dalla penalizzazione ed è capitata al Rocco dove finora Marino non aveva mai perso.

LA DIFESA INVENTATA

Senza Silvestri e e Silvestro (out per infortunio) il tecnico dell'Unione si è inventato un Anton centrale, Davis e Anzolin anche per evitare eccessive pressioni e rischi a Kosijer. Ma il problema più che dietro, con i protagonisti che non hanno sfigurato, è stato il recupero palla e la fluidità della manovra offensiva. Molta imprecisione e poca intensità hanno spianato la strada a un Novara che è squadra che finora ha perso in solo cinque occasioni collezionando una sequenza da record di pareggi e che comunque grazie ai 3 punti del Rocco si è messo in posizione tranquilla. Mentre nell'Unione il count-down verso la matematica retrocessione si avvicina di un'altra frazione.

IL RITMO SCARSO

L'Unione comincia il match con equilibrio e confeziona anche una palla-gol dopo 8' grazie a un buon rasoterra dalla distanza di Ascione intercettato con prontezza da Boseggia. I piemontesi non forzano la mano e l'Unione ha il difetto di adeguarsi all'andazzo di una sfida da sbadigli.

SENZA UN SUSSULTO

Nella ripresa i tifosi erano abituati a un cambio di ritmo deciso della Triestina in versione Marino. E invece il centrocampo degli ospiti regge con tenacia e gli spazi non si aprono. Dossena lancia sin dal primo minuto Da Gracia, Marino sostituisce in avvio Faggioli con un Kljajic che dimostra subito di non essere molto in palla. Il gioco si sviluppa in un batti e ribatti che non lascia spazio ad emozioni. La sensazione è che sia la classica contesa da nulla di fatto.

LA RETE DECISIVA

E invece su un corner nato per caso (Matosevic devia una palla che non sarebbe andata in porta) ecco che il Novara trova lo spunto vincente. Da Gracia è piuttosto libero e non deve nemmeno saltare per la deviazione di testa che si infila nell'angolo. Marino tenta qualcosa con i cambi e soprattutto con l'ingresso del giovane (2006) Mullin al posto di Ascione. Anton non ce la fa più e arriva il momento di Kosijer. Il ragazzino fa vedere vivacità e spunto sulla destra ma i compagni non sono in gran giornata. Un suo traversone non trova nessuno pronto a raccogliere.

FINALE SENZA ASSEDIO

L'Unione rischia di subire il bis del Novara in contropiede (bravo Matosevic) ma non ha la forza per gettarsi all'assalto alla ricerca di evitare la sconfitta. Dopo il 4-0 di Meda anche un punticino sarebbe servito non per la classifica per dare stimoli al gruppo. Tra le buone notizie ci sono le prove dei quasi debuttanti (Anton e Davis in difesa) e la vivacità del giovanissimo Mullin al quale non mancano corsa e carattere. È un po' poco ma di questi tempi bisogna accontentarsi, aspettando che la società renda esplicito il suo programma per il futuro.

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