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VENERDÌ 27 FEBBRAIO 2026

- Il possibile sbarco di Paul Matiasic a Roma sta diventando con il passare dei giorni una voce sempre più concreta. Come scrive Lorenzo Gatto su "Il Piccolo", mentre la Trieste del basket trema al pensiero di restare senza quella palla a spicchi che all'ombra di San Giusto è religione, il presidente federale Gianni Petrucci sceglie la via del distacco.

«Non posso esprimere né giudizi né sentimenti, devo far rispettare le regole», ha dichiarato il numero uno della Federbasket nazionale sul possibile declassamento di Trieste. Che non possa esprimere sentimenti e raccontare per chi batte il suo cuore è legittimo, ma se il garante del movimento non può esprimere un giudizio sul senso di svuotare una piazza storica per riempirne artificialmente un'altra, chi dovrebbe farlo?

Il silenzio della Federazione, in questi casi, suona come un via libera implicito a un basket itinerante che rischia di perdere per strada la sua risorsa più preziosa: il pubblico. Le regole, certo, esistono. Sono scritte nelle disposizioni organizzative annuali, quei commi che permettono a una società di cambiare pelle, nome e sede sociale al termine della stagione.

Sulla carta, tutto sembra lineare: una delibera del Consiglio federale, una fideiussione pesante, la disponibilità di un impianto a norma e il gioco è fatto. Il titolo sportivo, che nel resto d'Europa è un diritto legato al merito e al territorio, in Italia può diventare un bene mobile. Ma la dignità di una tifoseria non si può inserire in un modulo di trasferimento.

Spostare il basket da Trieste a Roma non è come traslocare un ufficio. Significa recidere un legame identitario profondo. Trieste è una città che respira pallacanestro e che ha una profonda cultura sportiva. Roma è una metropoli che offre possibilità pressoché infinite ma che il basket lo ha spesso masticato e sputato, una capitale che cerca un'élite senza però aver costruito una base solida negli ultimi anni. Il rischio è di creare un prodotto di laboratorio destinato a spegnersi presto, lasciando dietro di sé un deserto di passione.

La normativa Fip, pur essendo rigorosa nei passaggi formali, dal divieto di compravendita diretta alla necessità di impianti idonei, lascia un buco nero etico. Se è vero che il Consiglio federale deve autorizzare ogni spostamento per tutelare la tradizione sportiva, come può giustificare l'abbandono di una piazza che la tradizione ce l'ha stampata sulla maglia?

Il basket italiano si trova davanti a un bivio. Da una parte la strada dei titoli in vendita, dove chi ha i mezzi può saltare la fila e comprare il diritto di sognare, dall'altra la strada del campo, della programmazione e del rispetto per chi, con serietà e impegno quotidiano, riempie i palazzetti. Se passerà l'idea che Trieste sia solo un titolo e non una comunità, il basket avrà forse guadagnato una vetrina a Roma, ma avrà perso la sua anima. E per quella, purtroppo, non c'è fideiussione che tenga. E a proposito delle possibili scelte di Matiasic, l'assessore regionale all'Ambiente ed energia Fabio Scoccimarro interviene sul possibile disimpegno della proprietà american a pretendendo chiarezza e rispetto per la città: «La Regione ha sostenuto il club con ingenti risorse, inclusi 300 mila euro per l'efficientamento del palazzetto, un investimento che è un patto di fiducia col territorio». Scoccimarro avverte: «Le istituzioni si tuteleranno contro logiche puramente finanziarie, sottolineando che il basket è un patrimonio identitario sacro da difendere»

- Per una Triestina che, classifica alla mano, deve darsi ormai delle motivazioni speciali per tenere attaccata la spina e mantenere alta la bandiera della dignità, come è accaduto sabato scorso con il Cittadella, stasera a Crema contro la Pergolettese (inizio alle 20.30) ci sono soprattutto due obiettivi da raggiungere: interrompere la sequenza di tre sconfitte di fila e porre fine a quella sorta di maledizione che sta caratterizzando le trasferte di questa stagione.

L'avversaria ha fatto finora un punto in meno dell'Unione, se non ci fosse stata la penalizzazione sarebbe stato uno scontro diretto decisivo per la salvezza, ma purtroppo così non è, anche se il tecnico Giuseppe Marino vuole che la squadra entri in campo come se lo fosse: «Affrontiamo una squadra che si gioca una partita importante – dice l'allenatore – ma anche per noi lo è, l'obiettivo di ogni gara è di portare risultati positivi a casa. A prescindere dalla penalizzazione, punti alla mano saremmo anche noi in lotta e la mentalità deve essere questa, guardare i punti fatti. Loro sono una squadra che gioca bene e che ultimamente ha fatto buone cose, ma noi ci concentriamo sulla nostra prova come sempre, su quello che possiamo fare e sul come farlo al massimo delle nostre possibilità».

Per fortuna rispetto alle ultime uscite Marino può contare su qualche arma in più da giocarsi, prima fra tutte quella del rientro di Silvestri in difesa. Il capitano dovrebbe esserci dal primo minuto, probabilmente al centro di una difesa con Davis e Anzolin braccetti: «Il rientro di Silvestri è molto importante – spiega Marino – il giocatore sta bene e non si è mai tirato indietro, appena si è reso disponibile si è messo a disposizione. Vediamo come gestirlo e come reagirà alle sensazioni sul campo, ma al momento sembra tutto ok».

C'è anche un Vertainen che dopo aver ripreso subito il feeling con il gol sta salendo di condizione, anche se dalle parole di Marino sembra che per il finlandese non sia giunta ancora l'ora di partire dal primo minuto: «Per Vertainen prevediamo certamente un minutaggio superiore – afferma il tecnico – non cambia in ogni caso la partenza da titolare o il subentro, a noi interessa di portarlo non solo a un minutaggio accettabile ma prima di tutto a una condizione accettabile. A essere importante non è il tempo che si gioca, ma la qualità del tempo sul campo e come quel tempo lo impieghi. Per un giocatore come lui che è rimasto fuori diverso tempo, fondamentale è ritrovare il ritmo partita, sia mentalmente che fisicamente. Stiamo cercando di recuperarlo su questo, lui ha le qualità e la voglia come tutti di mettersi in gioco e fare bene».

Probabile dunque che in attacco ci sia ancora il solo Faggioli con Ascione e D'Urso trequartisti, anche se ormai tra Vertainen, Vicario e Kljajic, e magari un po' di spazio anche per Mullin, le alternative non mancano.

Altra buona notizia è che Tonetto, uscito anzitempo sabato scorso con il Cittadella per un risentimento nella zona dell'inguine, è già tornato disponibile ed è convocato, anche se probabilmente per prudenza partirà dalla panchina.

A partire dal primo minuto come esterno destro di centrocampo dovrebbe essere quindi Pedicillo, con la coppia Jonsson-Voca in mezzo e D'Amore sulla fascia sinistra.

Restano invece ancora ai box Silvestro e Anton, anche se quest'ultimo è in ripresa ma non è ancora pronto per essere impiegato

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