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LUNEDÌ 16 MARZO 2026

- Fine dell'avventura in serie C. Come scrive Ciro Esposito su "Il Piccolo", dopo otto stagioni tra i professionisti la Triestina torna in D, tra i dilettanti. La parola fine la mette la sconfitta contro la Pro Vercelli, al termine di un match pirotecnico come lo sono stati gli ultimi al Rocco. L'Unione, come nel recente passato, avrebbe meritato di pareggiare anche se il punticino non avrebbe cambiato il verdetto. Perché l'Unione a 6 giornate dalla fine potrebbe al massimo arrivare a 23 punti e la Pergolettese quartultima è a 33 (con un gap superiore al -8 che consente di partecipare ai playout). Questo dice la matematica ma proprio al Rocco è arrivato il fatidico giorno intravvisto sin da agosto con il -23 sul groppone. E per quanto l'evento luttuoso fosse annunciato, quando arriva rende tutti consapevoli e fa soffrire. Così è stato per i pochi presenti al Rocco: malinconia, cattivi pensieri per quel che è successo ma anche perché non è chiaro quel che succederà. Da Santoni sulla panchina (quella alabardata) i guai erano cominciati, con Santoni sullo scranno avversario si è consumata la retrocessione. Il destino è beffardo anche se il tecnico non c'entra con la caduta alabardata. Perché in un anno e mezzo dalla sua cacciata è successo di tutto e per responsabilità di altri non certo del tecnico trentino.

SQUADRA DA BATTAGLIA

I pochi inossidabili al Rocconon si sono annoiati, nè possono rimproverare di prigrizia i giocatori dell'Unione. Anzi c'è da dire che ieri, come quasi sempre, non si sono dati per vinti nemmeno all'ultimo minuto di recupero. Vero è che non si può pretendere che abbiano quella convicnzione necessaria per trasformare la sette-otto palle gol confezionate nella ripresa. Due reti non sono bastate anche per un'uscita insensata di Matosevic che ha regalato il penalty del tris agli ospiti. Ma, al di là delle motivazioni, è naturale che sul piano tecnico con quattro-cinque giocatori fuori ruolo e cambi risicati, una squadra faccia fatica a essere solida e continua. È stata una costante di questa stagione e lo si è visto anche contro i piemontesi che avevano necessità di fare i tre punti ma che nel finale si sono letteralmente sciolti di fronte alle avanzate alabardate.

PRIMA FASE BLANDA

La Triestina di Marino ha quasi sempre avuto partenze blande. Stavolta si è trovata a dover eludere il pressing alto dei vercellesi incontrando non troppe difficoltà. Qualche difficoltà c'è stata nel coprire le avanzate del classico tridente di Santoni. E così, dopo una gran parata di Del Favero su Vertainen, sono arrivati due gol un po' balordi. Il primo, per una deviazione sulla linea di porta di Vicario su conclusione da angolazione quasi impossibile di Comi e il secondo per un tiraccio di Huiberts leggermente deviato. Gli alabardati si sono ripresi soltanto nel finale di frazione con le conclusioni di Pedicillo (subentrato a D'Ampore, altro infortunio) e poi di D'Urso.

RIPRESA PIROTECNICA

L'Unione ha preso di petto la seconda frazione. Subito in avanti con Faggioli al posto di Attys e immediatamente tre ottime occaioni: una conclusione sprecata male da Vicario, un diagonale di Pedicillo fuori di poco e soprattutto una lenta esecuzione di Faggiioli che da solo ha agevolato l'uscita di Del Favero. Ma al 20' è arrivato il gol della speranza con il solito Vertainen a colpire il palo con palla in porta grazie alla carambola sul portiere. Pedicillo malconcio ha lasciato spazio al giovane Mullin ma con i piemontesi in affanno ci ha pensato Matosevic a dar loro una mano. Uscita goffa e franata su Marchetti in area. Comi (che poco prima doveva essere espulso per una gomitata) implacabile dal dischetto. Ma l'Unione non si è arresa: D'Urso prima si mangia il gol a porta vuota, poi colpisce il palo. Voca trova la rete del 3-2 e il finale è un assedio ma è finita. I giocatori non hanno mollato e vanno applauditi. I responsabili del disastroso ritorno tra i dilettanti sono altri. E sono noti.

- Ci sono partite che non si dimenticano, fotografie che spiegano meglio delle parole cosa significhi fare pallacanestro all'ombra di San Giusto. Come scrive Lorenzo Gatto, quella di sabato sera contro la Dolomiti Energia Trento è stata una partita da Trieste. In un contesto che sembrava non lasciare speranze ai biancorossi, la squadra ha risposto con una prova di volontà. Ha saputo costruire la sua vittoria con pazienza, canestro dopo canestro, contro un'avversaria che ha commesso l'errore di sottovalutare l'impatto dei quaranta minuti. Come ammesso da coach Cancellieri, senza lo spirito giusto non si va lontano, ma i meriti di Trieste restano indiscussi e cristallini.

La prestazione è stata corale, solida, figlia di un gruppo che ha saputo compattarsi nelle difficoltà.

Spicca la rinascita di un Toscano-Anderson capace di mettersi in discussione dopo un periodo complicato, guadagnandosi il plauso pubblico di Arcieri, e la solidità di Candussi e Ramsey, all'interno di un collettivo dove ognuno ha portato un mattoncino fondamentale.

Eppure, si dovesse scegliere un'immagine per la serata di sabato sera, sarebbe quella di Lodovico Deangeli. Capitano non per caso. Giocare con il naso rotto è un atto d'amore verso la maglia che non a caso ha spinto coach Francesco Taccetti a ringraziarlo pubblicamente. È anche in questi dettagli che si legge la fibra di una squadra.

Ma il plauso più grande va proprio a Taccetti. La bellezza di questo successo sta nella qualità della prestazione e nella capacità di affrontare una gara in cui ogni singolo giocatore ha gettato l'anima sul parquet per l'intera durata del match. C'è una dote rara che non si compra, la capacità di non cercare mai alibi.

Sarebbe stato facile appellarsi alle assenze e alle rotazioni accorciate. Taccetti non lo ha mai fatto, scegliendo la via del silenzio e del lavoro. È in questi particolari che si riconosce lo spessore dell'uomo prima ancora che dell'allenatore: una guida che preferisce i fatti e che ha saputo costruire una squadra specchio della sua stessa dignità. Una serata da ricordare, per Trieste e per chi ama questo sport.

Al di là del valore emotivo, il successo contro Trento produce effetti concreti sulla classifica: Trieste consolida il sesto posto, una posizione che garantisce una gestione più serena degli impegni a breve termine.

La partita di domani contro Tenerife, ultima fatica di Bcl, potrà essere affrontata senza l'assillo del risultato, fungendo da test tecnico e atletico in vista del campionato. Le notizie più importanti arrivano però dall'infermeria e dal mercato. Tra oggi e domani è previsto il rientro in gruppo di Colbey Ross, che riprenderà il lavoro collettivo per puntare a rientrare contro Venezia. Parallelamente, inizia ufficialmente l'avventura di Bannan: ultimate le visite mediche di rito, il nuovo arrivato sosterrà oggi il primo allenamento con i compagni. Due innesti fondamentali per allungare le rotazioni e permettere a Taccetti di preparare il delicato match di domenica prossima contro la Reyer con un roster finalmente più profondo.

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