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MARTEDÌ 17 MARZO 2026

La retrocessione in serie D dell'Unione è arrivata ieri, si è incardinata la scorsa estate ma è nata quattro anni fa. E soprattutto i nuovi proprietari non hanno ancora chiarito qual è il progetto, dopo aver fatto intendere già a dicembre che per loro non era un problema ripartire dal basso. Lo scrive Ciro Esposito oggi su "Il Piccolo": la retrocessione è comunque un delitto sportivo con tanti padri: dalla gestione di Giacomini a quella di Rosenzweig e, anche se in solo parte, coinvolge l'attuale proprietà. Soltanto i giocatori e gli staff tecnici hanno lottato con indomita resilienza.

La morte di Mario Biasin è stata non solo una tragedia umana e famigliare ma anche lo spartiacque nel destino dell'Unione. Perché dall'impellente e affrettata vendita del giugno 2022, la Triestina non si è più rialzata. Nessuno di coloro che si sono alternati come proprietari e nella gestione ha voluto o quantomeno saputo mettere a terra un progetto sportivo. I buoni risultati di solito arrivano con un'equilibrata gestione delle risorse, selezione di uomini competenti, costruzione di una filiera che parte dal settore giovanile e dalle infrastrutture, rapporto schietto e onesto con il territorio per attrarre risorse in termini di sponsorizzazioni e presenze allo stadio. Un tale scempio non è successo solo a Trieste (anche a Ferrara, Reggio Emilia, Livorno, Siena, Bari e l'elenco è lunghissimo), ma quello della Triestina ha una sua peculiarità.

Non sono mancate infatti le risorse finanziarie, anzi. In tre anni dai tik-toker agli americani sono stati bruciati oltre 40 milioni di euro. Il filo conduttore è che gran parte dei denari sono destinati a quel centro di costo che nei bilanci è indicato come costo del personale: la somma fa 36 milioni ai quali vanno aggiunti quelli necessari per chiudere la stagione in corso. Una montagna di soldi per stipendi, commissioni, consulenze, mentre a Trieste è rimasto il deserto. Le vicende sportive sono andate di pari passo: retrocessione evitata due volte nei playout con la Triestina per lungo tempo ultima in classifica, un playoff con uscita al primo turno nazionale di un gruppo che navigava ai vertici con Attilio Tesser nel girone d'andata nell'unica vera fiammata durata 4 mesi dell'era Rosenzweig e infine la retrocessione nei dilettanti maturata ieri. Eppure quando c'è stato un timido tentativo di progettualità (con Tesser in due fasi e con Delli Carri) i risultati sul campo si sono visti. Dei misfatti del passato si è detto tutto e se ci sarà qualcosa da aggiungere lo farà la magistratura al termine dell'inchiesta in corso.

Per quanto riguarda il presente va preso atto che il nuovo asset canadese-Doge orchestrato da Adam Rothstein ha salvato al momento la Triestina dal fallimento iniettando almeno una decina di milioni ma ha gestito la transizione in modo non certo esemplare. Il diritto al pegno sulle azioni è stato esercitato da Olivier Centner nel mese di luglio. Ad agosto non sono stati saldati gli emolumenti dovuti ed è stata ritardata la fideiussione integrativa portando il monte penalità da -7 di fine giugno a -23. Azioni che poi sono s tate eseguite ma con una dilazione nel tempo che è diventata una sentenza per la squadra. Il mercato, bloccato dall'indice di liquidità deficitario, è stato sdoganato nell'ultimo giorno e la squadra esistente è stata integrata in modo molto parziale.

Chi ha lavorato sul mercato senza soldi? Il tandem Menta-Franco. Il risultato è stato una Triestina non strutturata e con un fardello di penalità sul groppone. I nuovi avranno trovato ostacoli dagli uscenti o hanno agito puntando a ripartire dalla D? Ce lo spiegheranno, forse. Certo è che a settembre c'è stato l'accordo importante con House of Doge, a ottobre è stato poi rinnovato il cda (uscite di Stella e Menta oltre a Rosenzweig, ingressi di Centner e Margiotta) che ha dato però le deleghe a un presidente, Tom Zelenovic, dimessosi dopo tre settimane e dopo aver realizzato il ritorno di Tesser. Il nuovo cda infine ha scelto correttamente di dedicarsi a un piano di rientro dei buchi ereditati e a coprire gli oneri correnti (riducendoli per quanto possibile) abbandonando però al suo destino la parte tecnico-sportiva.

Questo è successo e ora tocca alla gestione Rothstein ricostruire in un deserto ereditato o forse voluto, ripartendo dalla D e risalire come ha fatto in Catalonia con il Sabadell. Il contatto avviato con l'ex Beppe D'Aniello per un ruolo di vertice gestionale è un passo positivo qualora si concretizzasse. Ai tifosi non resta che attendere. Al buio e con la morte nel cuore.

- Il grande basket continentale riaccende le luci del PalaRubini per l'ultimo, suggestivo atto della round of 16 di Basketball Champions League. Questa sera alle 20.30, la Pallacanestro Trieste scenderà in campo contro Tenerife, una delle realtà più solide del panorama europeo. Come scrive Lorenzo Gatto, sebbene il cammino di Trieste nella competizione si sia ufficialmente interrotto la scorsa settimana a Praga sul parquet del Nymburk, la sfida odierna conserva un fascino intatto, mettendo i biancorossi di fronte a un'avversaria che ha già blindato il primo posto nel girone e che punta alle final four di Badalona. Tenerife arriva in Italia guidata dal carisma di coach Txus Vidorreta e reduce dal successo nel derby contro Gran Canaria, trascinata da un intramontabile Marcelinho Huertas da 28 punti e 5 assist. Ma non c'è solo il talento del brasiliano a spaventare: il roster spagnolo si è recentemente arricchito di una leggenda del basket mondiale come Patty Mills. Il playmaker australiano, simbolo dei San Antonio Spurs e della sua nazionale, porta in dote un anello NBA e una leadership rara, aggiungendo ulteriore profondità a un gruppo che dovrà però rinunciare all'infortunato Joan Sastre e a Gio Shermadini, assente per motivi personali. In casa biancorossa, l'obiettivo è onorare l'impegno e mostrare segnali di crescita.

Coach Taccetti disegna le priorità della serata. «Stiamo lavorando per avere consistenza difensiva all'interno dei quaranta minuti, in particolare focalizzandoci su due aspetti come la transizione difensiva e il non concedere seconde opportunità. Allo stesso tempo, la presenza in attacco nell'andare sugli obiettivi e avere chiaro in ogni momento cosa e come vogliamo attaccare, soprattutto considerando le rotazioni ridotte che dovremo gestire». Nonostante la classifica non sia più un fattore determinante per il passaggio del turno, il tecnico ha voluto sottolineare il prestigio di una simile vetrina. «Giocare una partita di Bcl è sempre un grande stimolo per tutti, a partire dai giocatori per la visibilità che questa competizione dà a livello internazionale e per la caratura dei nostri avversari. Negli ultimi anni Tenerife è sempre stata protagonista e ha dominato questa competizione. Ci sono tutte le condizioni per disputare una gara vera». La curiosità per i tifosi riguarda l'esordio di Josh Bannan, l'innesto chiamato a dare ossigeno a una squadra limitata dagli infortuni. Taccetti ha accolto con entusiasmo il nuovo arrivato, sottolineandone l'approccio professionale. «L'arrivo di Josh è una notizia molto positiva per la squadra. È un ragazzo che ha impattato subito il gruppo con empatia, dimostrando energia e voglia di fare. È molto intelligente e ci aveva chiesto di poter studiare alcune delle nostre situazioni tramite video e playbook già nei giorni scorsi, quando era ancora dall'altra parte dell'oceano, per essere pronto nel momento in cui sarebbe sceso in campo. Grazie a lui inizieremo a riallungare le rotazioni, che in questo momento è la cosa principale di cui la squadra ha bisogno».

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