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MARTEDì 24 MARZO 2026

- Totò De Falco dice no alla Triestina e a un rapporto con l'attuale proprietà alabardata. Lo scrive Antonello Rodio oggi su "Il Piccolo": per l'ex giocatore e dirigente alabardato, nonché bandiera storica dell'Unione, non ci sono le condizioni per concretizzare una collaborazione con l'attuale gestione societaria. Una collaborazione sulla quale a metà dicembre, quando venne al Rocco e si incontrò con gli americani, era molto fiducioso.

De Falco, ha incontrato ancora la proprietà dopo quella visita di metà dicembre?

«Sì, poco più di una ventina di giorni fa, a fine febbraio. Da allora non li ho più sentiti».

E le conclusioni dell'incontro quali sono state?

«Che non ci sono le basi per lavorare assieme. Mi dispiace per Trieste e per me, perché stavolta ero deciso e convinto di tornare alla Triestina: mi sarebbe piaciuto ma non me la sento e non posso illudere la città».

Perché non ci sono le condizioni?

«Perché loro vogliono solo il mio nome, ma non le mie competenze. Ci tenevo perché si ripartiva da un progetto sui giovani a cui tengo moltissimo, ma ci doveva essere anche un progetto di prima squadra sul quale potevo incidere. Sia chiaro che non volevo fare il ds, ma non poter metter bocca sulla parte sportiva a me non va bene. Trieste da me si aspetterebbe questo, altrimenti che verrei a fare?».

Perché secondo lei hanno avuto questo atteggiamento?

«Io ho fatto presenti le mie numerose competenze frutto di tante esperienze in carriera, ma loro non hanno capito. Non posso metterci la faccia e il mio nome solo per fare la figurina, non me la sono sentita. Mi dispiace per loro che non hanno capito l'impronta che potevo dare con il mio lavoro». 

Crede che abbiano già altre idee sulla parte sportiva?

«Penso di sì. E credo abbiano già deciso, immagino con dei loro uomini. Alla mia età non vengo a Trieste senza poter mettere a disposizione le mie esperienze e le mie competenze. E ripeto che mi dispiace molto perché dopo la prima chiacchierata ero convinto e solo per Trieste mi sarei mosso».

Cosa la preoccupa di più per la Triestina?

«Che non vedo progetti per la prima squadra, non mi sembra cioè di aver capito che la mettono al primo posto, questa è la maggior preoccupazione. Sono il primo a dire che l'Academy e i giovani sono importantissimi, ma sono risultati che potrai avere fra 4-5 anni. Nel frattempo cosa dici a Trieste? Va bene mettere a posto i conti, l'Academy e tutto quanto, ma mi sa che non capiscono come viviamo noi il calcio in Italia. Magari fra qualche tempo sarà tutt'altro e lo capiranno, questo non lo so, io me lo auguro».

Cosa non capiscono?

«Che prima del business e di tutto il resto in Italia viene la parte sportiva, e la parte sportiva è la prima squadra. Perché c'è gente che ci soffre e non ci dorme. Sono proprio due culture diverse, parlare con le proprietà straniere non è semplice. E poi ogni città ha le sue prerogative, ad esempio il Sabadell non è la Triestina».

E cosa bisognerebbe fare per la Triestina?

«Deve tornare subito nelle categorie che tutti si aspettano: poi vincere è sempre difficile, ma devi lavorare per quello. Se non fai una squadra che almeno sulla carta possa vincere, puoi avere qualche difficoltà a gestire tutto il resto».

Cosa si augura?

«Per la Triestina mi auguro che gli uomini della proprietà si rendano conto che il calcio in Italia è un'altra cosa. Magari è ancora presto e lo faranno, ma intanto credo che con me abbiano perso una grande occasione, non hanno capito con chi avevano a che fare».

- Il fascino e la maledizione del basket in quaranta minuti, quelli che hanno consentito alla Reyer Venezia di sbancare il PalaRubini e continuare la sua corsa al vertice. Come scrive oggi Lorenzo Gatto, quaranta minuti nei quali Trieste ha saputo risalire da un abisso profondo, ricucendo uno svantaggio pesante fino a trovare il sorpasso a due minuti dalla fine, quando il PalaRubini è diventato una polveriera. Sembrava la sceneggiatura perfetta per una vittoria di carattere, è andata diversamente. Cosa si siano detti tra le mura dello spogliatoio e quali corde abbia toccato lo staff tecnico per trasformare, nello spazio di dieci minuti, una squadra che pareva spenta in un collettivo capace di azzannare la partita resterà un mistero. Rimane la metamorfosi agonistica e tattica dalla quale la formazione di Taccetti dovrà ripartire per affrontare le prossime sfide. Archiviato il match contro Venezia e gli impegni infrasettimanali di Champions League, la Pallacanestro Trieste può adesso pensare solo al finale di campionato. La volata playoff è lanciatissima e, con un gruppo di inseguitrici che non accenna a rallentare, ogni distrazione può costare carissima. La quota post-season va blindata ora, senza cali di tensione.

L'INFERMERIA

Il nodo della questione, adesso, non è solo tattico ma anche medico. La rimonta di domenica ha lanciato un segnale chiaro, confermando la bontà del sistema di gioco. Il lavoro di Francesco Taccetti sta dando i suoi frutti, confermando una tenuta collettiva capace di reagire anche nei momenti di massima pressione. Tuttavia il finale di partita contro la Reyer ha evidenziato mancanza di lucidità nei momenti decisivi, quella mancanza di lucidità che solo un roster al completo può garantire per quaranta minuti. In questo senso, i rientri di Ross e Brown possono diventare un valore aggiunto per il finale di stagione. Resta però la grande incognita sulla condizione dei due giocatori. Per Ross, l'imminente recupero si è trasformato in un nuovo grande punto interrogativo, per Brown le stime parlavano di quattro settimane ma resta come sempre incertezza sulla data del suo reale rientro.

VERSO CANTU'

La prossima tappa a Desio si giocherà in un clima che si preannuncia elettrico. Le dichiarazioni post-partita di Walter De Raffaele, dopo il pesante stop di Tortona, non lasciano spazio a interpretazioni: il tecnico livornese ha chiesto ai suoi furore agonistico. Una scossa necessaria per una Cantù che si è scoperta improvvisamente fragile e che ora sente il fiato di Treviso sul collo. La vittoria della Nutribullet su Cremona ha portato i trevigiani a soli quattro punti dai brianzoli rimettendo in discussione il discorso salvezza. In questo clima di tensione, pesa l'incognita legata a Chiozza. L'infortunio del playmaker titolare toglie a De Raffaele l'uomo d'ordine, costringendo Cantù a rimescolare le gerarchie nel momento più delicato della stagione. Trieste troverà dunque un avversario ferito ma proprio per questo ancora più pericoloso.

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