SandroWeb Posted March 25 Report Posted March 25 MERCOLEDÌ 25 MARZO 2026 - Il valzer dei playmaker accende la vigilia della sfida che domenica alle 18.30, sul parquet del PalaDesio, metterà di fronte San Bernardo Cantù e Pallacanestro Trieste. Come scrive Lorenzo Gatto, biancorossi pronti a riaccogliere Colbey Ross: dopo sei settimane di stop forzato per lo strappo al polpaccio rimediato contro Napoli, il motore del play del Colorado è finalmente pronto a tornare a pieni giri. Il riscaldamento spinto al massimo domenica scorsa prima del match contro la Reyer Venezia è stato l'ultimo test necessario, una prova del nove che ha dato esito positivo e che, salvo imprevisti nel corso della settimana, restituirà a coach Taccetti un'arma importante per cambiare i ritmi della partita. Ma se una sponda sorride, l'altra si ritrova improvvisamente a dover metter mano al suo roster. La San Bernardo Cantù, proprio nel momento cruciale della rincorsa alla salvezza, perde il suo direttore d'orchestra, Chris Chiozza. L'infortunio muscolare dell'ex Nba è una tegola pesantissima che ha costretto la dirigenza brianzola a guardare al mercato per non perdere il focus sul campionato, specialmente dopo lo scatto d'orgoglio di Treviso che battendo Cremona ha accorciato pericolosamente la classifica. La soluzione è arrivata dalla Romagna: Gerald Robinson ha ufficialmente salutato Rimini, dove era stato messo fuori squadra e viveva ormai da separato in casa, per sposare la causa di Walter De Raffaele. Robinson è atteso a Cantù per le visite mediche, se tutto sarà ok verrà tesserato a tempo di record e il suo esordio in maglia San Bernardo avverrà proprio domenica contro Trieste. Una sfida all'ok corral per una Cantù che dovrà cercare di sfruttare il doppio impegno casalingo (dopo Trieste, Sassari) e non potrà permettersi passi falsi. Passi falsi che nella rincorsa ai play-off, nel tentativo di mantenere un piazzamento che garantirebbe per il secondo anno di fila la partecipazione a una coppa europea, non può permettersi neppure Trieste. Il finale di stagione, con sette turni ancora da giocare, si preannuncia tutt'altro che agevole. Dopo la battaglia di Desio contro Cantù, il PalaRubini dovrà trasformarsi in un fortino per l'arrivo di Varese, prima di tuffarsi nel clima elettrico del derby di Udine. Sarà solo l'antipasto di un finale di stagione dove il coefficiente di difficoltà salirà alle stelle: sfidare Brescia in casa, per poi volare nelle arene di Bologna e Milano, significa incrociare i guantoni con l'élite del basket italiano. Il lungo cammino si chiuderà tra le mura amiche contro la Vanoli Cremona, in un match che chiuderà la regular season. Tornando a Cantù, chiuso il capitolo Champions Legue, la squadra torna a respirare il ritmo di una settimana piena. Focus totale sul campionato, dunque: per coach Taccetti sarà l'occasione per preparare nei minimi dettagli la prossima sfida e trasformare il tempo a disposizione in un reale valore aggiunto. - La prospettiva della D giorno dopo giorno gioco-forza animerà il la discussione sul futuro della Triestina. L'auspicio è di essere regolarmente ai nastri di partenza, e ripartire con un nuovo progetto, nuove idee, nuove persone. Sarebbe un buon segno, in primis una evidenza di un fallimento, a momenti quasi scontato, dribblato. In tema serie D, l'ex difensore della Triestina ai tempi della C-2, a cavallo del 2000, Roberto Vecchiato (intervistato da Guido Roberti), è uno dei più esperti. Più di 10 stagioni da giocatore in quarta serie, altrettanti da allenatore e sempre con ottimi risultati, un quadriennio a Belluno, poi il primo Trento di Mauro Giacca, Manzanese, un altro brillante quadriennio ad Adria ed attualmente, l'Union Clodiense, retrocessa dalla C, risalita fino al secondo posto con Vecchiato in panchina. Se il Treviso non è ancora matematicamente promosso, lo si deve alla rimonta strepitosa dei granata, valsa già il rinnovo del contratto per l'anno venturo. Vecchiato a Trieste fu allenato da Costantini ed Ezio Rossi, visse una promozione, ed oggi, vedere la desolante situazione alabardata, fa male. «Sono molto legato e ho tanti amici a Trieste, ho giocato 2 anni, vinto un campionato, vissuto 5 anni in città, la Triestina non c'entra niente con la D e la speranza è quella di vederla in palcoscenici più alti. Purtroppo le categorie dipendono dalle società, con uno stadio ed una città cosi belli, una storia gloriosa, fa male debba ripartire da un campionato che è un inferno». Cosa rende tale la categoria? «Vince una sola, unica categoria in Italia. Pensiamo in C dove anche la decima può andare su. In D no, i play-off puoi vincerli ma devi sperare in un ripescaggio. Una categoria durissima, con obblighi precisi sui giovani, ora sono 3, e nello specifico il girone C è complicato con società che investono molto. Per la Triestina, per tutti, sarà durissima, in molti hanno ambizione, dal Mestre alla Luparense, Cjarlins, il Chievo che non si sa in quale girone va». In tema di giovani, a Trieste la società precedente presieduta da Rosenzweig ha disperso tutto il giovanile. «È una cosa incredibile, in una città grande, non ci sia il settore giovanile. E' difficile spiegarsi come si possa essere arrivati a questo punto. Per ricostruire ci vuole tempo, pazienza, anche degli errori ma alla base deve esserci la buona volontà di cominciare a fare le cose per bene». La tifoseria lamenta l'assenza di punti di contatto con la società. «I tifosi hanno bisogno di calore, sentirsi protetti da qualcuno che in società conosca l'ambiente, la città, una figura triestina ad esempio e magari la società sta pensando di introdurre una o più figure locali. Questo avvicinerebbe i tifosi per il futuro». A Chioggia, una scalata da novembre. A cosa è dovuta la rinascita da quando siede sulla panchina? «L'anno scorso avevamo vinto i play-off con l'Adriese ma il presidente ha deciso di mollare quindi ero fermo, sono subentrato i primi di novembre alla Union Clodiense. La squadra era undicesima, ma le vittorie portano entusiasmo, noi abbiamo vinto tante partite e ora siamo secondi. Le vittorie, l'atteggiamento dei ragazzii, la voglia di tornare protagonisti ha ridato entusiasmo. Conta tanto la serietà, della società e dei giocatori e qui alla Clodiense questo aspetto c'è». Trieste è rimasta nel cuore, immaginiamo anche gli addetti ai lavori incrociati. Con chi è rimasto un legame forte? «Ricordo Vendramini, primo presidente avuto a Trieste, Fioretti come direttore, Berti che ha fatto grandi cose ma la persona alla quale sono più legato è Maurizio Costantini, persona cui voglio molto bene, ci conosciamo da 30 anni, mi ha portato a Trieste, poi abbiamo lavorato ancora assieme». Un auspicio? «Persone capaci a Trieste ce ne sono. Mi auguro una cosa su tutte per la Triestina, che ci sia stabilità, passione, amor proprio nel fare le cose bene». Quote
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