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MARTEDÌ 31 MARZO 2026

Cinque mesi. Tanto è passato dall'ultimo successo esterno della Pallacanestro Trieste. Come scrive Lorenzo Gatto su "Il Piccolo", era il primo novembre quando i biancorossi espugnavano Treviso con un pirotecnico 107-100, da allora, lontano dal PalaRubini, il cammino esterno dei biancorossi ha registrato solo delusioni. La sconfitta di Desio contro Cantù è solo l'ultimo atto di un'emorragia che conta ormai otto cadute consecutive lontano dalle mura amiche, un filotto negativo iniziato a Brescia e proseguito tra Cremona, Sassari, Varese, Trento, Tortona e Reggio Emilia. A sole sei giornate dalla fine della regular season, la situazione si complica.

Trieste è stata agganciata da Reggio Emilia ed è ora al settimo posto, con Trento e Varese che incalzano a sole due lunghezze di distanza e Udine che segue a quattro punti.

Se il trend non dovesse invertirsi, quella che fino a qualche settimana fa sembrava una certezza, la qualificazione ai playoff, rischia di trasformarsi in una scalata ripidissima. In questo scenario, il match di sabato prossimo contro Varese, diventa una sfida da vincere a ogni costo. Dando un'occhiata, magari, all'84-69 dell'andata e alla differenza canestri.

IL BLACKOUT DI DESIO

Più che una sconfitta, quello contro Cantù è stato un vero e proprio non-match. Trieste non è pervenuta sul parquet, scivolando subito su un 10-2 iniziale che ha tracciato il solco per l'intera partita.

I brianzoli, motivati dal successo di Treviso a Sassari, hanno giocato con il coltello tra i denti, mentre la formazione di Taccetti è apparsa slegata in attacco e priva di nerbo in fase difensiva. A nulla è servito il rientro di Ross: Trieste è rimasta alla mercé dell'avversario, subendo passivamente le iniziative brianzole. Il dato sui rimbalzi è lo specchio fedele della serata: un 46-23 imbarazzante che testimonia una mancanza di cattiveria agonistica preoccupante.

PARADOSSO BANNaN

Sconcerta l'involuzione caratteriale. Dall'arrivo di coach Taccetti, fatta eccezione per l'esordio a Reggio Emilia, la squadra aveva sempre lottato, gettando il cuore oltre l'ostacolo indipendentemente dal risultato finale. È lecito chiedersi cosa sia successo: può davvero bastare il fattore campo a giustificare un divario di prestazioni così netto tra casa e trasferta? In un match da dimenticare, l'unica nota lieta è stata la prova di Bannan, indicato dallo stesso Taccetti come esempio da seguire.

Tuttavia, qui risiede il paradosso: se l'ultimo arrivato, a Trieste da appena due settimane, risulta essere il migliore in campo e viene indicato come trascinatore, significa che le fondamenta del gruppo storico vacillano. In questo senso e in prospettiva play-off, oggi, Trieste non sembra affatto messa bene.

- Siamo abituati a vederlo confabulare durante le partite con Geppino Marino, a scambiarsi consigli e pareri sulle decisioni da prendere, ma l'avventura di Matteo Ciofani con la Triestina dura da ormai quattro anni: due li ha fatti da giocatore, poi dopo aver appeso le scarpette al chiodo ha iniziato subito come vice di Marino sulla panchina della Primavera, seguendolo ovviamente poi anche nelle avventure con la prima squadra. Come scrive oggi Antonello Rodio, sabato per tutto il lavoro svolto ha incassato proprio la riconoscenza del tecnico titolare, che lo ha portato con sè in conferenza stampa, dove Ciofani ha raccontato la sua stagione: «Innanzitutto grazie al mister per l'attestato di stima, questo la dice tutta sui valori umani che stanno all'interno di questa squadra, dallo staff ai ragazzi. Più volte quando ci confrontavamo ho detto che non ci poteva capitare squadra migliore in questa stagione così difficile, con questo tipo di giocatori e di uomini». Poi Ciofani ha rivelato un interessante aspetto dell'annata alabardata, affermando che tante sconfitte si spiegano col fatto che la vittoria era sempre un obbligo: «È stata una stagione nella quale siamo sempre stati con la testa sott'acqua. Guardando indietro e pensando se sarebbe stato possibile fare di più, ci sono state delle partite nelle quali effettivamente siamo sempre andati 'all-in', perché non avevamo tempo e possibilità di poter gestire qualche partita. Ma al di là di qualche battuta d'arresto pesante, dove comunque sono stati solo episodi a indirizzare la gara, le altre sono state tutte gare combattute, tirate, perse perché dovevamo solo vincere. Ora faremo fino alla fine il nostro dovere, perché siamo uomini di calcio, lo viviamo con passione e lo dobbiamo alla città, a chi è sempre stato vicino a noi». Visto che era già quasi un allenatore sul campo, molti lo vedono come un potenziale tecnico di valore.    «Un mio futuro da allenatore? Sto facendo il corso Uefa A - dice Ciofani - ogni tanto mi confronto con il mister e devo ancora capire che cosa fare da grande. Adesso mi piace fare questo ruolo, è giusto che faccia con calma il mio percorso, capisca le varie dinamiche, il modo di parlare e di comportarsi. L'anno scorso e soprattutto questa stagione sono state sicuramente formative, si tratta di esperienze che mi hanno insegnato davvero molto». Visto che ha smesso appena due anni fa, Ciofani è stato compagno di squadra di parecchi degli attuali giocatori. Uno fra questi Jonsson, del quale ha seguito la crescita: «Kristofer è un giocatore incredibile, alle volte talmente preciso e perfetto che mi dà perfino fastidio. Con Voca forma una mediana di un livello superiore a tante squadre di questa categoria, gli auguro una carriera importante».

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