SandroWeb Posted April 9 Report Posted April 9 GIOVEDÌ 9 APRILE 2026 - Il derby non è mai una partita come le altre, ma per chi indossa la fascia di capitano e porta nel cuore i colori di Trieste, il ritorno al Carnera ha un peso specifico differente. Tra i ricordi di una crescita professionale sotto l'esperta guida di Matteo Boniciolli e la tensione per la volata play-off che non ammette passi falsi, il derby si preannuncia come uno scontro interessante da vivere. Lodovico Deangeli (intervistato oggi da Lorenzo Gatto su "Il Picolo") racconta le sue sensazioni: un mix di gratitudine per il passato e determinazione per il presente, in una sfida che mette in palio punti davvero pesanti. Deangeli, da capitano e triestino, che sapore ha tornare al Carnera per un derby così importante? «Da capitano e triestino ha un sapore particolare. Quella dell'andata è stata forse l'atmosfera più bella che io abbia mai vissuto da giocatore, al Carnera ho bellissimi ricordi. Penso che partite così facciano bene alla pallacanestro e al movimento, e che queste rivalità siano interessanti da seguire. Viverle da protagonista sarà molto bello». A Udine ha vissuto una tappa fondamentale della sua crescita: che ricordi conserva della piazza e quanto la ha aiutata quell'esperienza? «La tappa di Udine è stata fondamentale per la mia crescita, soprattutto grazie a Matteo Boniciolli che mi ha preso quando ero molto giovane, facendomi giocare titolare per tutto l'anno. In quella stagione siamo arrivati in finale di Coppa Italia e in finale promozione. È stata un'esperienza cruciale non solo perché ho avuto la possibilità di giocare minuti veri, ma anche perché ho potuto farlo in una squadra forte ed esperta, vivendo in un contesto di alto livello. Al di là di questo, della piazza ho splendidi ricordi: Udine è una città in cui si vive bene, ho lasciato amici sia dentro che fuori dalla società». Classifica alla mano è uno scontro caldissimo: quanto conta questa partita per blindare il sesto posto in ottica playoff? «È uno scontro importante, a maggior ragione perché è una partita che potrebbe permetterci di confermare il sesto posto. Sarebbe bello e significativo riuscirci, anche perché non vinciamo in trasferta da troppo tempo. È allo stesso modo fondamentale per Udine, per continuare a rincorrere i play-off». Udine è a un passo dall'ottavo posto e darà battaglia: che tipo di accoglienza e che tipo di partita si aspetta dal punto di vista tecnico? «Udine è vicina all'ottavo posto, ha tutte le potenzialità per inseguire i play-off e darà battaglia. Mi aspetto un'atmosfera infuocata: conosco bene il Carnera e so quanto il pubblico sappia trascinare. Dal punto di vista tecnico, loro sono molto organizzati in attacco e contano su un nucleo solido. Prevedo una sfida ruvida in cui, vista la posta in palio e la natura del derby, potrebbero saltare gli schemi. La componente emotiva sarà fondamentale» - Dal 2012 al 2016, Luca Piscopo (intervistato da Antonello Rodio) ha vissuto da protagonista le quattro stagioni della rinascita alabardata dopo il fallimento. Il difensore goriziano che tra qualche settimana compirà 38 anni, ha prima contribuito alla salita della Triestina dall'Eccellenza alla D, poi è stato fondamentale per mantenere la categoria in un paio di rocambolesche salvezze ai play-out con Dro e Liventina, mentre fuori dal campo succedeva di tutto fra Mehmeti, Mbock, Pontrelli e Favarato. Uno che insomma ha vissuto sulla propria pelle anche cosa vuol dire giocare in certe situazioni societarie e in categorie dove purtroppo ora l'Unione tornerà. Piscopo, che effetto fa veder ricascare la Triestina così in basso? «Sicuramente non è piacevole vederla tornare in D e soprattutto vedere la situazione che la Triestina sta vivendo da tempo tra numerosi cambi di proprietà che hanno penalizzato la squadra, con una progressiva disaffezione della tifoseria. Sappiamo tutti la storia del club e sarebbe un peccato che si continui con questa linea senza un cambio di rotta». Quest'ultima gestione sembra voler mettere a posto i conti. «Io dico che al di là dell'aspetto economico e dei debiti che ovviamente vanno saldati, Trieste ha bisogno di vedere nei prossimi anni un progetto sportivo degno del suo nome, con una visione che sia diametralmente opposta a quanto visto negli ultimi anni, a prescindere dalla categoria. Che si riparta con la voglia di fare davvero calcio». Cosa servirà per ripartire dalla D? «La parola giusta è credibilità. Oltre al progetto, è necessario che ci sia una persona seria dell'ambiente che sappia di calcio. Una figura che sia credibile anche per la gente. Solo così si riconquista il sostegno dei tifosi: perché io ricordo un attacco e un affetto viscerali da parte della gente all'Unione, e la gente che si è allontanata va riconquistata». Anche se prima in Eccellenza e poi in D, cosa ha provato a portare la maglia della Triestina per quattro anni? «È stato incredibile giocare con la maglia alabardata, nonostante la categoria è stato davvero qualcosa di speciale perché è una piazza dove ti senti calciatore a tutti gli effetti. Ho vissuto anni emozionanti e bellissimi, ma sono stati anche anni sportivamente molto difficili tra varie disavventure societarie e, anche all'epoca, continui cambi di proprietà». Cosa le piacerebbe vedere da tifoso alabardato? «Da tifoso e da sportivo con la Triestina nel cuore, mi piacerebbe vedere una proprietà sana, ancora meglio se fosse di Trieste, ma in ogni caso la cosa fondamentale è che si possa soprattutto ripartire da basi solide, idee chiare e serietà». Anche lei ha giocato con situazione societarie drammatiche: cosa si crea in quei frangenti fra i giocatori? «Non è affatto facile, perché si tratta di ragazzi normali che si trovano ad affrontare situazioni scomode, ragazzi che col calcio ci lavorano e ci vivono e quando ci si trova in certe situazioni non è facile rendere al massimo in campo». La Triestina di quest'anno, comunque, non ha mai mollato. «Questo significa che a livello sportivo e umano ci sono stati valori importanti che lo staff e chi è vicino alla squadra è stato capace di trasmettere. Quindi grande merito ai ragazzi che hanno onorato alla grande la maglia in questa situazione, perché inevitabilmente la testa va alle problematiche e quando non giochi libero c'è il pericolo di rendere meno». Lei intanto gioca ancora e con la Juventina ha ottenuto un risultato storico, vero? «Sì, per noi è stato un anno speciale visto che abbiamo vinto la Coppa Italia regionale di Eccellenza. La mia idea è quella di continuare ancora a giocare. Ho comunque già fatto il patentino Uefa B che consente di allenare fino alla D, ma mi sento ancora calciatore e voglio ritagliarmi ancora qualche anno a giocare». Quote
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