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SandroWeb

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Posts posted by SandroWeb

  1. SABATO 24 FEBBRAIO 2024

    - Il paragone più calzante è quello di una gara automobilistica in cui una monoposto con 12 secondi di vantaggio frena improvvisamente per un guasto, anzi praticamente si ferma, e l'altra che la insegue arriva a tutta velocità. Ecco, Triestina e Vicenza sono quelle due vetture e al momento sono appaiate. Come scrive Antonello Rodio oggi su "Il Piccolo", ovvio che per la partita di domani al Menti (inizio ore 16, diretta anche su Rai 2), visti i ritmi attuali delle due squadre, tutti ipotizzano un sorpasso. Ma la speranza è che la vettura alabardata possa ripartire e che si sia trattato solo di uno di quei guasti elettrici che all'improvviso si risolvono. Certo è stata una settimana turbolenta in casa Triestina: le voci si rincorrono impazzite, la panchina di Roberto Bordin è già a rischio e sull'eventuale ritorno di Tesser si dice tutto e il contrario di tutto. Ma focalizzandoci sulla sfida di domani, come ci arrivano le due squadre?

    TREND Il paragone citato con le auto da corsa è lampante a riguardo. I momenti di Triestina e Vicenza non potrebbero essere più diversi. Zero punti negli ultimi quattro ko di fila per la squadra alabardata (tre dei quali con Bordin in panchina), bottino pieno di 12 punti invece per la squadra di Vecchi che sembra essersi ritrovata. L'Unione, oltre che contare su una rinascita tecnica e morale, può sperare anche nella legge dei grandi numeri: prima e poi i filotti positivi e negativi inevitabilmnente finiscono.

    PANCHINE Viaggia parallelo il momento degli allenatori. Vecchi ha rivitalizzato una squadra che con Diana aveva ormai un elettroencefalogramma piatto, ha trovato la quadra e viaggia col vento in poppa. Bordin si è trovato un'eredità pesantissima, non ha potuto lavorare molto con tre partite in una settimana, è alle prese con uno spogliatoio complicato e una tifoseria che rivorrebbe Tesser. Ma stavolta ha finalmente avuto un'intera settimana per preparare la partita.

    TIFOSERIA Dopo tante contestazioni, anche dure, a Vicenza i tifosi hanno ritrovato l'entusiasmo e si prospetta un Menti molto caldo nonostante la diretta tv. I supporter alabardati invece sono in subbuglio, la grande maggioranza non ha digerito l'esonero di Attilio Tesser, altri difendono le scelte della società, ma tutti aspettano soprattutto le parole del presidente Ben Rosenzweig lunedì in conferenza stampa.

    ATTACCO Nonostante la frenata l'attacco alabardato, pur segnando meno, è ancora il secondo del girone e vanta numeri importanti con ben 44 reti realizzate. Decisamente meno spumeggiante quello del Vicenza, che è a 36. Il problema è che anche qui la tendenza delle ultime partite stravolge tutto: nelle ultime quattro gare il Vicenza ha segnato 8 reti, la Triestina solamente 3.

    DIFESA Ed eccoci al vero nocciolo del problema. Il crollo dell'Unione è dovuto soprattutto alla valanga di reti subìte e alla grande sensazione di insicurezza che ormai trasmette la squadra alabardata. Ultimamente ogni cross è un gol o un grave pericolo, tanto che nelle ultime quattro gare la Triestina è la formazione che ha subìto più reti del girone, ben 10. Neanche a dirlo, il Vicenza è la meno battuta con una sola rete al passivo. Quanto ai numeri generali, buoni quelli dei veneti che con 23 reti sono la terza squadra meno perforata, maluccio invece gli alabardati che con 31 reti rimediate sul groppone sono appena l'undicesima difesa del girone. 

    - Contro Agrigento, domani alle 18 sul parquet di Valmaura, per tornare a vincere. Come scrive oggi Lorenzo Gatto, è una missione obbligata quella che attende la Pallacanestro Trieste, ancora a caccia del primo successo in questa seconda parte del campionato. Sbloccarsi nella fase a orologio, contro un'avversaria che appare decisamente alla sua portata, rappresenta il primo passo per riacquisire quella fiducia che le troppe sconfitte dell'ultimo periodo hanno minato.

    «In questa settimana - racconta il coach biancorosso Jamion Christian - ci siamo preoccupati principalmente di lavorare sul nostro gioco. Ai ragazzi ho detto che in questo momento particolare della nostra stagione dobbiamo continuare a sostenerci, mantenendo una mentalità forte anche nei momenti difficili che non mancheranno perchè affrontiamo squadre che hanno gli stessi nostri obiettivi. Agrigento non farà sconti, verrà a Trieste per provare a portarsi a casa i due punti, dovremo essere bravi a controllare il ritmo della partita».

    Sarà fondamentale gestire al meglio la fase offensiva anche se gli occhi restano puntati sulla difesa, punto debole di una squadra che sta viaggiando a oltre 90 punti di media subiti a partita. «Stiamo concedendo troppo alle nostre avversarie - ammette Christian - ed è arrivato il momento di tornare a essere solidi. Dall'infortunio di Reyes non abbiamo ancora trovato il necessario equilibrio, dobbiamo necessariamente tornare a difendere meglio».

    Reduce dalla sconfitta casalinga subita al PalaMoncada dall'Unieuro Forlì, Agrigento arriva a Trieste con l'obbligo di cercare punti per sistemare una classifica che la vede al penultimo posto, La vittoria di Casale Monferrato contro la Fortitudo e la vitalità di Latina impongono alla formazione di Calvani di battere un colpo. In palio la possibilità di evitare ultimo posto e retrocessione diretta al termine della fase a orologio per giocarsi la permanenza in serie A nei play-out.

  2. VENERDÌ 23 FEBBRAIO 2024

    C'è subito una cosa che a Totò De Falco preme chiarire: sgombrare il campo degli equivoci. Come scrive Antonello Rodio su "Il Piccolo", sebbene ieri sia stato visto in tutti i luoghi della Triestina del passato e del presente, e abbia fatto tanti incontri, compresi tifosi, dirigenza e squadra, la bandiera alabardata per eccellenza non sarà in nessuna veste un uomo nuovo di questa società. Quella di ieri per De Falco è stata invece soprattutto una giornata ricca di forti emozioni. Prima di andare in serata al Magazzino 26 per rivivere con Costantini e Strukely la mitica stagione 1982/83, Totò è andato a salutare Stefano Furlan, poi è entrato in quel Grezar dove non metteva piede da 40 anni («mi sono sempre rifiutato di andare dentro per i ricordi che ho lì»), ha incontrato i tifosi del Centro di coordinamento, e infine visto che la squadra si allenava al Rocco, ha salutato anche la dirigenza e mister Bordin, al quale è legato da una lunga amicizia. Solo visite di cortesia, ma è impossibile per uno della sua esperienza, che la Triestina l'ha vissuta da calciatore, diesse, dirigente e allenatore, non commentare l'attuale situazione alabardata. «Io continuo a credere in questa società - dice perentorio De Falco - l'avevo detto già la scorsa estate e lo ripeto adesso. Sono persone per bene che hanno voglia di fare e hanno a cuore il progetto Triestina. Poi gli errori si fanno, li ho fatti anch'io da giovane quando ho iniziato a fare il diesse, cose che oggi non rifarei mai. Ma dire di più non mi permetto perché ho tanta esperienza nel calcio e so che da fuori sono tutti bravi a dire cosa fare, invece bisognerebbe vivere le cose da dentro per capire le dinamiche quando devi prendere certe decisioni, anche impopolari».

    Quindi l'ex bomber alabardato consiglia di guardare oltre il momento difficile: «La gente deve continuare al di là di tutto ad aver fiducia in questa proprietà, poi saranno il tempo e i risultati a dire se manterranno le promesse, perché in effetti negli anni in tanti hanno fatto promesse. Ma per ora piena fiducia. E poi c'è in ballo un discorso per il centro sportivo, che secondo me è la vera priorità per la Triestina. Sono 50 anni che lo dico, perché sarebbe basilare per la crescita della società». L'esonero di Tesser, comunque, ha lasciato perplesso anche De Falco: «Certo, il suo esonero mi ha sorpreso. Però ripeto, è la sorpresa di un tifoso a cui sembra strana questa scelta con la squadra terza in classifica, anche se ha avuto un attimo di calo. D'altra parte dico che per prendere una decisione del genere, qualcosa deve essere successo. Cosa? Non so rispondere. Le motivazioni non le so e quindi non posso giudicarle. Quello che posso dire è che comunque è stato fatto un errore di comunicazione, perché quel comunicato non è stato dei migliori. Però mi fermo qui». Anche Totò fino a dicembre era entusiasta del cammino dell'Unione: «Mi dispiace perché fino a dicembre ero contentissimo da tifoso dei risultati, e confesso che ho goduto a vedere la Triestina così in alto. E in ogni caso, anche adesso dopo 4 sconfitte, non va dimenticato che stiamo parlando di una squadra ancora terza in classifica. Certo il trend non è dei migliori, ma la squadra ha tutte le qualità per uscire da questa situazione e ricominciare a far risultati, anche perché i giocatori poi sono gli stessi di prima, e non può essere buttato a monte tutto quanto fatto fino a dicembre. Certo che bisogna mettersi in testa, e sto facendo un discorso generale, che oggi il calcio è diverso, i valori di una volta non ci sono più e prenderne atto: il calcio è cambiato»

    - «La partita di Cantù, al netto delle criticità che un risultato negativo porta con se, può essere un passo in avanti per la fiducia di alcuni giocatori. La capacità di lottare e il rifiuto di arrendersi alla sconfitta possono essere un segnale importante. Caratteristiche che una squadra dovrebbe avere sempre e che Trieste nelle ultime settimane aveva perso». Alessandro De Pol (intervistato da Lorenzo Gatto), con la disponibilità e la competenza di sempre, analizza per noi il momento della formazione di Jamion Christian. «Parto dal presupposto che non è possibile andare in fondo alle situazioni che hanno portato Trieste a vivere un periodo così difficile. Possiamo parlarne da fuori, analizzando ciò che vediamo nel corso delle partite, ma le dinamiche interne allo spogliatoio le conoscono solo i diretti protagonisti - sottolinea De Pol -. Questa ritrovata fiducia deve diventare adesso un punto di partenza sul quale lavorare. Una sconfitta, seppure onorevole e giunta al termine di quaranta minuti nel corso dei quali la squadra ha battagliato, rimane una sconfitta. Bisogna ricominciare da ciò che non è andato, a partire da una difesa che continua a essere il punto debole di questa squadra. Subire oltre novanta punti a partita non è accettabile, può essere un'eccezione ma se diventa la regola significa che qualcosa non va». Il match di sabato scorso a Cantù ha cambiato la percezione di questo gruppo. Nato per essere, nella sua profondità e intercambialità nei ruoli, un valore aggiunto e ritrovatosi a sei mesi dall'inizio del campionato un problema da gestire. «A Cantù, coach Christian ha fatto giocare tanto quei giocatori che hanno prodotto in termini di punti ma è qualcosa che puoi fare oggi, in questa fase intermedia del campionato, non certo in previsione dei play-off. Guarda la Fortitudo, ha dovuto fare i conti con l'infortunio di Fantinelli e nel giorno in cui un paio di giocatori hanno giocato sotto le aspettative si sono trovati in difficoltà rimediando una sconfitta pesante e sorprendente sul campo di Casale Monferrato. Nelle prossime sfide bisogna riuscire a trovare un equilibrio perchè, soprattutto con giocatori come Filloy, non puoi pretendere di alzare così tanto i minutaggi».

    Domenica, contro Agrigento, sarà importante tornare a fare risultato. Con la curiosità di vedere come il pubblico triestino risponderà alla chiamata della società. Contro la Luiss Roma, nell'ultimo impegno casalingo, erano stati poco più di 1600 gli spettatori presenti sugli spalti. «Credo che cercare di arrivare più in alto possibile sia nell'interesse di tutti poi, come sempre succede - conclude De Pol - dovrà essere la squadra ad accendere e trascinare i tifosi. In questo momento i risultati non stanno arrivando, personalmente credo che non far sentire il supporto ai giocatori sia sbagliato ma capisco che chi paga un biglietto ha tutto il diritto di decidere cosa sia meglio fare. L'impressione è che manchi la fiducia in una società che non sta riuscendo a mantenere le promesse fatte a inizio stagione e che non si capisce in che direzione stia andando. Un aspetto che non solo a Trieste ma in qualsiasi piazza è fondamentale per accendere l'entusiasmo».

  3. GIOVEDÌ 22 FEBBRAIO 2024

    - Un oscar alla carriera, una gioia rincorsa lungo un percorso professionale che lo ha visto apprezzato protagonista del nostro campionato. Come scrive oggi Lorenzo Gatto su "Il Piccolo", per Cesare Pancotto, assistent coach di Igor Milicic sulla panchina di Napoli, la vittoria della Coppa Italia rappresenta il raggiungimento di un traguardo. Quarant'anni dedicati al basket, oltre mille panchine in serie A toccando piazze importanti nelle quali ha lasciato il segno, come a Trieste, per le indiscutibili qualità umane e professionali, mancava la gioia di alzare un trofeo. Il successo della Ge.Vi nella finale di domenica scorsa contro l'Armani Milano ha colmato questa lacuna. Un trionfo salutato con gioia non solo a Napoli: nei commenti che hanno accompagnato la foto celebrativa che lo vede abbracciare la Coppa Italia, traspare l'ammirazione e la stima dei tifosi delle squadre che ha allenato nella sua lunga carriera. Compresi quelli triestini che di Pancotto conservano un grande ricordo. «È stata una grande emozione - racconta Cesare - averla vissuta da assistente e non da capo allenatore non cambia la sostanza di un risultato che hai contribuito a raggiungere con il tuo lavoro e la tua parte di responsabilità. A Torino la nostra avventura è stato un crescendo di fiducia, partita dopo partita ci siamo guadagnati il rispetto e la stima di tutti. Domenica sera, nonostante la sensazione che qualcosa di importante stava per succedere, ho cercato di mantenere la lucidità e la calma tenendo tranquilli tutti. Poi, dopo il suono della sirena, le lacrime. Vincere un trofeo era un sogno che rincorrevo da tanto, da quando giovane allenatore ho lasciato la mia Porto San GIorgio per intraprendere questo lavoro».

    Un traguardo figlio della lungimiranza e di scelte coraggiose. Un anno e mezzo fa la decisione di fare un passo indietro accettando il ruolo di assistente al fianco di Maurizio Buscaglia.

    «Partiamo dal presupposto che è una scelta che in questa fase della mia carriera ho voluto fare- spiega Pancotto -. Vedi il basket da una prospettiva diversa e con una possibilità di confronto che ti aiuta a crescere. Farlo in una piazza meravigliosa come Napoli è stato un valore aggiunto. Il ruolo di assistente non mi fa sentire meno allenatore. Cambia solo la responsabilità che hai e credo che anche l'anno scorso nel finale di stagione, prendendo una squadra ultima in classifica e portandola alla salvezza, l'ho dimostrato. Ho ripreso il mio posto al fianco di coach Milicic e sono felice del mio ruolo. L'aiuto allenatore è un supporto prezioso, non solo tecnico ma anche psicologico. Durante la settimana cerco di togliere tensioni e dare energia, nel corso della partita portare quei piccoli accorgimenti che servono a migliorare l'efficienza sul parquet». Smaltita nel buon retiro di Porto San Giorgio la sbornia di un successo che regala nuove motivazioni, coach Pancotto guarda al futuro. «Come squadra dovremo essere bravi a riallacciarci le scarpe in vista del campionato, non pensando alle tre vittorie ottenute in coppa ma alle ultime tre sconfitte della stagione regolare. Personalmente il futuro è ancora tutto da scrivere. Nella vita bisogna avere obiettivi, il mio è stato sempre quello di migliorarmi».

    - Il doveroso rispetto per i colleghi e la prudenza nel giudicare una situazione dall'esterno. Come scrive Antonello Rodio, la sorpresa unanime dell'esonero di Tesser, ma anche la consapevolezza che nulla stupisce più nelle dinamiche del calcio. Il riconoscimento delle difficoltà del lavoro di Bordin in un contesto così complicato. E un tracollo della squadra difficile da spiegare, ma forse collegato anche al cambio di panchina. Questi i pensieri sull'attuale situazione della Triestina di quattro ex allenatori alabardati degli ultimi anni.

    BUCCHI. Si parte con Cristian Bucchi, finora unico tecnico dal ritorno in serie C a essere rimasto per un'intera stagione sulla panchina dell'Unione: «Considerando che è un anno zero con nuova proprietà, squadra rinnovata, allenatore cambiato e un progetto che nell'arco di due anni deve portare la squadra a competere per il salto di categoria, da osservatore esterno dico che l'andamento, tra momenti positivi e altri meno come in tutti i percorsi, era in linea con le aspettative. Per cui ho immaginato qualche frizione tra allenatore e società, forse per questioni di mercato o altro. Dall'incredibile comunicato sembrava poi che la colpa di Tesser fosse quella di esser andato oltre le aspettative. Non so le vere ragioni dell'esonero, ma credo che dopo quello qualcosa si è intaccato all'interno della squadra. Non so cosa, ma la Triestina che dava la sensazione di essere forte e quadrata, nelle ultime uscite è apparsa molto fragile. Certo mi dispiace molto: sarà per la geografia e la posizione un po' isolata, e chi non è stato a Trieste non può capire, ma finisci per affezionarti perché lavorare lì da un forte senso di attaccamento a squadra e città, una sensazione che ho provato così solo in Sardegna».

    PAVANEL. Una bandiera alabardata come Massimo Pavanel, dallo spunto Triestina ricava un'interessante considerazione generale: «Da fuori è delicato giudicare, le dinamiche sono complesse. Ma questa storia di Tesser fa riflettere su un preciso concetto: ormai si è persa la centralità della figura dell'allenatore, che ha sempre meno forza e invece dovrebbe essere un uomo guida protetto dalla società. Invece ha sempre molte colpe nelle fasi negative e pochi meriti in quelle positive. Gli allenatori sono ormai l'anello debole e vengono bypassati da tutti: i discorsi fra giocatori, procuratori e diesse passano sulla loro testa e così gli umori dello spogliatoio diventano difficili da gestire. Per questo dico che sì, l'esonero di Tesser è sorprendente, ma purtroppo non mi stupisce. Basta vedere il mio esonero a Padova da secondo in classifica dopo un pareggio e con una lunga serie positiva in corso. Quanto alla Triestina, non è facile nemmeno per chi è arrivato, perché Bordin ha trovato una squadra con una sua identità che a parte qualche calo andava bene, quindi i ragazzi sono in difficoltà. In queste circostanze una società deve essere sempre presente e tenere la barra dritta».

    GAUTIERI. Sorpreso dall'evoluzione della vicenda Carmine Gautieri: «L'esonero di Tesser non se lo aspettava nessuno perché la classifica era buona, credo in linea con le attese, poi bisogna capire perché è avvenuto. Il cambio di passo negativo della squadra è difficile da spiegare, vero che c'era già un calo ma Tesser non si meritava questo. Evidentemente il gruppo ha perso qualche certezza e di conseguenza anche serenità, ma ha tutte le qualità per uscirne. La vera Triestina è quella delle prime giornate che tutti temevano, non quella delle ultime dove tutti l'aspettano per batterla. Il calcio non è una scienza esatta, quando cambi a volte va bene, a volte va peggio di prima, ma il gruppo è forte e può riprendersi».

    PILLON. Per Bepi Pillon l'esonero ha influito negativamente sulla squadra: «Dall'esterno si possono avere solo sensazioni e ormai nel calcio non mi sorprende più nulla, ma l'esonero di Tesser è stata una sorpresa per tutti perché era in corsa per il secondo posto. E credo abbia colto di sorpresa anche la squadra perché stavolta, tra cambiamenti di sistema e di metodi, la scossa è stata negativa. Tutto senza nulla togliere a Bordin che è entrato in una situazione difficile, perché per i suoi trascorsi Tesser è molto legato all'ambiente. E tutto questo potrebbe aver influito negativamente sui giocatori».

  4. MERCOLEDÌ 21 FEBBRAIO 2024

    - L'aggettivo sceglietelo voi. Perdente. Deprimente. Demotivante. Come scrivono oggi Ciro Esposito e Roberto Degrassi su "Il Piccolo", ogni declinazione in negativo può andare bene perchè il 2024 per lo sport triestino ha portato finora quasi solo sconfitte. Una catena pressochè interminabile. La Triestina in un paio di mesi si è ritrovata da una classifica quasi a ridosso del Mantova capolista a scivolare a meno 20 rinnegando la scelta del più affidabile allenatore della categoria. La Pallacanestro Trieste, che invece il suo allenatore-scommessa non l'ha rinnegato mai, si è abituata tristemente a perdere e rincorre la speranza di un risveglio nei play-off.

    Unite in un presente nero, Triestina e Pallacanestro Trieste, ma legate anche da qualcos'altro in comune: proprietà americane ambiziose, giovani, che hanno fatto investimenti importanti e promettono di continuare a farli con l'obiettivo di riportare la Trieste dello sport più in alto. Chi lo promette senza giri di parole (il basket), chi lo programma più prudentemente nel tempo (il calcio). Il traguardo però è lo stesso.

    Sullo sfondo, c'è una Trieste che non può restare indifferente di fronte a esibizioni sportive negative ma che del resto non ha e non sa esprimere eventuali alternative per regalare un futuro stabile alle due principali realtà locali. Non ci sono le risorse, nè gli uomini, nè probabilmente la capacità di aggregarsi in modo credibile. E questo è un problema più pesante di una partita persa per un gol al novantesimo o per un ciuff sulla sirena.

    TRIESTINA Per i tifosi dell'Unione la prima stagione griffata dalla nuova proprietà americana sembrava essere finalmente quella del rilancio.

    L'arrivo di Ben Rosenzweig e del suo fondo americano aveva riportato il sereno dopo un'annata da dimenticare sia per le gesta sportive che per quelle societarie. L'ingaggio di un allenatore top come Tesser, di un bomber come Lescano, di tanti giocatori di livello con un passato in categorie superiori e quelli scoperti dal fiuto di Alex Menta erano delle ottime premesse. Ma soprattutto, dopo la prima fase altalenante, la Triestina aveva cominciato a girare, segnando come mai era successo negli ultimi anni e veleggiando nelle zone alte della classifica. Non era attrezzata magari per vincere il campionato ma per andarci vicino.

    A fine dicembre la sconfitta con il Padova aveva frustrato solo in parte l'entusiasmo di un gruppo capace di vincere ben 12 partite nel girone d'andata. Nel calcio i cali di forma e di rendimento sono sempre in agguato specie se si tratta di una squadra nuova e rifondata. Ma quello stesso gruppo di giocatori nel nuovo anno è caduto in un tunnel del quale non si intravvede ancora la via d'uscita. Buona la ripartenza nel 2024 con una vittoria a Trento striminzita nel punteggio ma devastante sul piano del gioco. Primo campanello d'allarme con l'Albinoleffe a Fontanafredda con una rimonta dei lombardi dallo 0-2 firmato dall'inedita doppietta di Celeghin.

    La prestazione vittoriosa di Vercelli in una delle più belle gare di questa stagione sembrava avesse cancellato il primo ko dell'anno. E invece l'altro mezzo passo falso sul campo di casa in esilio con la Pergolettese era solo l'anticipo dello tsunami. Caduta con la Pro Patria con una squadra irriconoscibile ed esonero di Tesser ancora incomprensibile soprattutto per le modalità. E con l'arrivo del nuovo tecnico Bordin esordiente su una panchina di C, gettato nel mattatoio con tre gare in 10 giorni, ecco che le sconfitte consecutive sono arrivate a quattro per uno score da brividi. Otto gare giocate, due vittorie, un pari e cinque ko con sette punti all'attivo.

    Il divorzio da Attilio Tesser ha accelerato una fase degenarativa. Il mercato di gennaio con l'uscita di Adorante, Pierobon e Finotto e gli ingressi di Vertainen, Petrasso e un Ballarini convalescente ha indebolito la squadra ma non certo tanto da giustificare un rendimento da retrocessione di una Triestina che, con gli stessi uomini, viaggiava a oltre 2 punti di media a partita con una proiezione finale da oltre 80 punti. I risultati non possono che indicare come la scelta del club sia stata tutt'altro che azzeccata. Nonostante l'imbarazzante impossibilità di giocare al Rocco e, pur dovendo disputare fuori casa (quasi) tutte le partite, il gruppo guidato da Tesser e con il sostegno della società aveva retto. Quella stessa società che aveva garantito e garantisce una stabilità finanziaria, un progetto a medio-lungo termine, la volontà di creare infrastrutture indispensabili per la crescita del club, si trova ora a dover fare i conti con una situazione delicati ssima da sbrogliare. Con i tifosi attoniti e arrabbiati e un trend negativo sul campo che, se non viene corretto, rischia di gettare al vento tutto quanto fatto di buono sul piano tecnico-sportivo nel 2023 e di non creare basi solide per la programmazione futura. Lunedì il presidente Rosenzweig sarà a Trieste a indicare la linea e le eventuali azioni che la società ha intrapreso o intende intraprendere. Il 2024 è cominciato malissimo ma per fortuna è appena cominciato. E anche gli autogol si possono rimontare.

    PALLACANESTRO TRIESTE La scorsa estate, dopo una dolorosa retrocessione, una promessa da parte del presidente Richard de Meo e di Cotogna Sports Group, il gruppo Usa che ha rilevato la proprietà della Pallacanestro Trieste: in A2 con una squadra da A1 per ritornare subito nella massima serie. Ma il campionato sta seguendo un copione diverso. In un torneo che vede roster costituiti per otto decimi da giocatori italiani l'identità della squadra è rimasta a stelle e strisce: italo-americano il general manager Michael Arcieri, Usa il coach Jamion Christian, la scommessa più ardita dell'anno visto che per risorgere è stato scelto un tecnico che prima d'ora non aveva mai guidato formazioni senior nè europee. Una scelta che non sta pagando. Dopo 24 partite tra prima fase e "orologio" Trieste è quinta e tale rimarrà fino ai play-off e di sconfitte ne ha già incassate dieci. Addirittura sei nelle ultime sette gare, sostanzialmente alla stregua di chi lotta per salvarsi. Da un mese e mezzo deve fare a meno dell'uomo di maggior impatto, Justin Reyes, ma non regge come alibi per un gruppo presentato da coach e dirigenza come composto da 10-titolari-10.

    A parole, incrollabile la fiducia del coach nel gruppo, incrollabile la fiducia del gm nel coach. E la sensazione sempre più crescente della distanza tra la mentalità sportiva americana e quella italiana. La serie perdente non viene drammatizzata rinviando qualsiasi verdetto al momento dei play-off, l'unico momento in cui in Usa si ritiene che si comincia a fare davvero sul serio. Ma in Italia ogni confronto conta. Velenoso perdere due derby regionali di fila. Demoralizzante vedere una squadra subire senza una reazione d'orgoglio due sconfitte casalinghe contro Rimini e una Luiss Roma composta prevalentemente da giocatori-studenti universitari. In Italia nello sport le correzioni di rotta hanno tappe obbligate: un confronto duro tra guida tecnica e squadra, tutti messi in discussione con l'allenatore primo a finire sul banco degli accusati. Nell'ultima gara di campionato i biancorossi hanno perso con onore in casa di Cantù. Per gridare alla ripresa però servono vittorie. E pensare di ottenerle continuando a subire oltre 90 punti da chiunque non è proprio la strada più semplice.

  5. LUNEDÌ 19 FEBBRAIO 2024

    - Tre partite e zero punti. La Val Trompia si è rivelata avara di emozioni per i tifosi alabardati, già indispettiti per il capitombolo "interno" contro il Renate. Al Saleri però l'Unione, questa Unione, ha davvero toccato il fondo. Dopo la rete di Capelli, una disarmante resa nel modo di stare in campo. Come scrive oggi Guido Roberti su "Il Piccolo", non cerca alcun alibi Roberto Bordin, il cui scoramento lascia poi spazio alle possibili soluzioni.

    "La prestazione non è valutabile, abbiamo giocato una pessima partita. È ovvio che io sono il primo responsabile perché è evidente che non sono riuscito a sistemare o caricare la squadra per questa gara. Siamo in netta difficoltà, di gioco, di identità, fisica e mentale, è palese. L'unico modo è il lavoro, guardarsi allo specchio e guardarci in faccia quando martedi ci troveremo e capire quali sono le problematiche, chissà se son pregresse o meno, ma devono venire fuori per puntare a fare qualcosa di buono».

    La mossa provata in settimana è stata quella del ritiro anticipato. Vi erano stati dei segnali incoraggianti tra la gara con il Renate e questa domenica? "Il ritiro è una cosa positiva perchè riesci a comunicare, i ragazzi interagiscono con lo staff. Abbiamo avuto una partenza buona come contro il Renate, abbiamo sfiorato il gol ma poi abbiamo gestito male il pallone, in tante situazioni lungo tutto l'arco della partita. Il gol lo abbiamo preso al primo cross e da lì il calo, non siamo riusciti più a giocare tranquilli come ad inizio partita e bisogna capire perché accade questa cosa. Sono arrivate troppe scelte sbagliate nei passaggi, anche nelle scelte facili e nella gestione della partita".

    Quali assetti ha voluto sperimentare? "Abbiamo provato il 3-5-2 e il 3-4-1-2, D'Urso ha fatto il vertice basso perché è un giocatore molto bravo con il palleggio e abbiamo bisogno di poter gestire meglio il pallone, ma abbiamo sbagliato tante scelte, troppa fretta nel giocare la palla in avanti, invece bisogna saper trovare il momento giusto anche per gestire meglio le energie"

    Fuori dai cancelli il pubblico sta contestando. "La contestazione è giusta, ed è giusto parlare con i tifosi per capire le loro sensazioni. Dopo la prestazione è chiaro che dobbiamo saper tirare dalla parte nostra il loro appoggio, per noi essenziale"

    Tra i problemi citati si può addurre anche un problema fisico? "Il fisico segue la mente, ho visto una squadra spenta dopo il gol subito, è mentale il problema. A fine partita ho però visto gente stanca, con i crampi quindi certamente dovremo anche lavorare sulla forza e capire le problematiche. È un po' tutto"

    - Premessa: sconfitta decorosa contro Cantù, offrendo segnali di ripresa, combattendo. Certo, ma sempre di sconfitta si tratta. E per la Pallacanestro Trieste è la sesta nelle ultime sette partite, in sostanza nel 2024 i biancorossi hanno il passo di una squadra che lotta per salvarsi.

    Come scrive Roberto Degrassi, per gridare alla ripresa servono conferme che passano per due punti: difendere meglio perchè subire 90 punti è ormai una consuetudine e approfittare delle prossime due partite (Agrigento in casa e ospiti di Latina ultima nel girone verde) per tornare a vincere perchè quando ci si abitua a perdere scrollarsi di dosso la negatività è sempre più complicato.

    Nel dopogara il tecnico biancorosso Jamion Christian slalomeggia di fronte alla domanda sulle rotazioni ridotte ribadendo l'incrollabile fiducia in tutto il gruppo ma il racconto delle ultime prestazioni è un po' diverso. Ko casalingo con la Luiss Roma: Lodovico Deangeli e Luca Campogrande vengono alternati in campo come in una partita di pallamano, tra l'uomo deputato alla difesa e quello chiamato a compiti realizzativi. Ko a Desio contro Cantù: il coach presenta un quintetto di partenza con tre piccoli (Ruzzier, Brooks e Filloy) e i due lunghi Candussi e Vildera insieme sul parquet. Diamo un'occhiata al minutaggio: Filloy 32, Ruzzier quasi 35, Vildera - stremato - 37, Brooks 36 e Candussi "appena" 27 minuti perchè condizionato dai falli.

    Gli uomini alzatisi dalla panchina si sono divisi complessivamente 30 minuti. Christian ha spiegato la mossa in quanto convinto dai possibili accoppiamenti difensivi. Cantù è una delle squadra fisicamente più impattanti della A2 e questo è un elemento da tenere in considerazione in vista di play-off che inseriranno Trieste e brianzoli nello stesso tabellone.

    Nel corso della fase a orologio capitan Deangeli da starter fisso è scivolato a neanche 12 minuti di impiego medio. Campogrande gioca poco di più. Trieste il problema dell'assenza di Reyes adesso cerca di risolverlo usando insieme i due lunghi e con un'altra netta scelta riguardo i leader della squadra. Fiducia piena a Michele Ruzzier e Ariel Filloy.

    L'impressione è che questa è la strada che è stata scelta, non si sa se per esclusiva decisione del coach o dopo un confronto con la squadra. Adesso sarà da vedere se e quando si interverrà sul mercato. L'uomo ad hoc potrebbe essere Eric Lombardi ma c'è il rischio di dover mettersi in coda. 

  6. DOMENICA 18 FEBBRAIO 2024

    - «Sono tornato a vedere la squadra che amo». Come scrive oggi Roberto Degrassi su "Il Piccolo", stavolta abboniamogliela la dichiarazione d'amore a coach Jamion Christian. Il tecnico in sala stampa ha l'aria più rilassata anche se sempre di sconfitta si tratta. «Ci sono stati ottimi momenti ed è su questo che dovremo lavorare. Contro Cantù ho riconosciuto la squadra che conosco e che amo allenare. Sono eccitato all'idea di tornare in palestra e di riprendere a lavorare».

    In questa occasione ha usato per larghi tratti gli stessi cinque uomini, una scelta chiara. «In realtà io ho fiducia in tutti i miei giocatori ma contro Cantù credevo in certi accoppiamenti difensivi e ho insistito di più su un certo quintetto. Non rimprovero niente a nessuno, tutti quelli che sono entrati hanno reso bene».

    Il general manager Michael Arcieri curiosamente stavolta preferisce esprimersi in inglese ricorrendo anche lui alla traduzione dell'assistent coach Nanni. «Non ci sono vittorie morali, ci dispiace aver perso ma ci sono stati eccellenti segnali da parte della squadra rispetto alle ultime settimane».

    Prosegue nella sua analisi il gm biancorosso: «Siamo tornati a vincere il duello a rimbalzo, abbiamo servito 24 assist, nove palle perse. Ci sono elementi positivi che dobbiamo conservare e proseguire su questa strada in vista dei prossimi impegni»

    «Sono convinto che il ritiro prolungato sia stata la scelta giusta per affrontare la partita con il Lumezzane». Come scrive oggi Antonello Rodio, il tecnico della Triestina Roberto Bordin rivendica una scelta drastica come quella presa dalla società alabardata in settimana: come noto, dopo le due sconfitte seguenti al cambio in panchina, le tre di fila complessive e un solo punto guadagnato nelle ultime quattro gare, si è deciso di far partire la truppa alabardata per il bresciano già giovedì, in preparazione alla sfida di oggi a Lumezzane (inizio ore 14, arbitra Turrini di Firenze). Quattro giorni assieme per cercare di ricompattare la squadra e soprattutto per tornare a far punti, perché intanto la Triestina non è più da sola al terzo posto: il Vicenza infatti continua a correre e con il successo di ieri in casa del Renate ha acciuffato l'Unione, che ora deve assolutamente ripartire e ha certamente una pressione in più per la sfida di oggi.

    La mossa del ritiro comunque, spiega Bordin, può solo migliorare il gruppo: «In un momento particolare come il nostro - dice il tecnico - il ritiro è una cosa molto positiva perché la squadra può stare di più assieme, c'è una maggiore possibilità di interagire fra compagni, e anche tra me e lo staff con i ragazzi. Il tutto per allenarsi meglio e analizzare meglio la partita precedente e quella successiva. Mi auguro e sono convinto che sia stata la scelta giusta». Bordin racconta che in questi giorni l'aspetto tattico non è stato quello principale: «In un momento così bisogna sempre lavorare molto sull'aspetto mentale, caricare i ragazzi a livello nervoso per allenarsi bene, capire quali sono stati gli sbagli per non ripeterli, ma cercare di rimanere positivi. Noi non dobbiamo subìre questi cali di concentrazione che abbiamo avuto, quindi abbiamo lavorato su questo ma anche su situazioni tattiche per affrontare al meglio l'avversaria». Già, l'avversaria. Il Lumezzane si era arrampicato fino al quinto posto prima di perdere in casa martedì con il Trento. Bordin lo vede così: «È una squadra solida con giocatori di esperienza, un bravo allenatore e qualche individualità molto importante, soprattutto nel reparto offensivo. Sicuramente vorrà fare risultato pieno ma anche noi vogliamo riscattare le ultime due sconfitte e soprattutto l'atteggiamento che abbiamo avuto dopo aver preso il gol, da non ripetere assolutamente».

    Per la partita di oggi Bordin dovrà fare a meno di Correia squalificato e Struna ancora infortunato. Recuperato invece Malomo, anche se ovviamente è da vedere se si deciderà di rischiarlo già oggi dal primo minuto. In ogni caso, c'è anche lui oltre a Moretti e Ciofani per il settore centrale difensivo. Per il resto è tutto una grande incognita: il tecnico vorrà insistere sul 4-3-3 che finora non ha avuto grandi risultati o deciderà per qualche variante tattica, rispetto alla formula dei tre attaccanti (Lescano, El Azrak e Redan) tutti assieme più un D'Urso versione mezzala? Di sicuro senza Correia, è molto probabile che in mezzo al campo trovi posto Fofana, ma c'è anche curiosità per vedere se stavolt a verrà utilizzato Germano, finora dimenticato dal nuovo mister, o come terzino oppure a centrocampo. Ma soprattutto, al di là dei singoli o del modulo, dopo tre sconfitte l'imperativo della Triestina è tornare a fare subito punti e staccare nuovamente il Vicenza.

  7. SABATO 17 FEBBRAIO 2024

    - Anticipo tra nobili decadute, questa sera alle 20.30 al PalaDesio, tra San Bernardo Cantù e Pallacanestro Trieste, sfida tra due squadre partite in questa stagione con analoghe ambizioni. Come scrive Lorenzo Gatto su "Il Piccolo", per la formazione di Jamion Christian, reduce da cinque sconfitte nelle ultime sei gare, è il momento di dare un segnale a un ambiente scosso dalle ultime prove negative .

    Andare a Cantù, contro una delle formazioni più forti del girone verde in un momento delicato anche per i brianzoli, può essere l'occasione per dare una svolta a un periodo complicato. Se non in termini di risultato, Cantù ha perso a Orzinuovi e giocherà con cattiveria e determinazione per portare a casa i due punti e difendere il secondo posto dal ritorno di Torino, quanto meno sul lato della prestazione. In casa triestina, detto che il comunicato su Reyes ha confermato di fatto le anticipazioni già riportate confermando che il rientro del giocatore non avverrà in tempi brevi, la settimana di lavoro non ha portato grandi novità.

    PROMOZIONI : In vista delle prossime quattro partite casalinghe della fase a orologio, la Pallacanestro Trieste lancia l'iniziativa "Forte e Chiaro". A partire dal match casalingo del 25 febbraio contro Agrigento, i mini tifosi under 5 potranno entrare gratuitamente al palazzo mentre tutti i tifosi che hanno sottoscritto un abbonamento all'inizio potranno ottenere un ulteriore biglietto nello stesso settore di appartenenza a soli 5 euro.

    - La Triestina continua a preparare la trasferta di domani a Lumezzane (inizio ore 14) con tante incognite e il morale sotto i tacchi. Come scrive Antonello Rodio, proprio per tentare di dare una scossa a uno spogliatoio che si sussurra irrequieto, in preparazione alla partita è stato deciso un ritiro lungo, con la squadra che è partita già giovedì per il bresciano. In mezzo a questo clima, bisogna fare i conti anche con la tegola di squalifiche e infortuni. Come noto non ci sarà Correia, stoppato per un turno dal giudice sportivo per una sciocchezza commessa nel post partita, e mancherà anche Struna, ancora infortunato. Qualche speranza in più c'è per Malomo, che andrà valutato nelle ultime ore ma per il quale sarà necessaria comunque una certa prudenza, mentre non ci dovrebbero essere problemi per Ciofani. A centrocampo intanto Celeghin convive da tempo con qualche acciacco: non va dimenticato che contro la Pro Patria era stato tenuto prudenzialmente in panchina ma poi era dovuto entrare già alla mezz'ora quando Tesser aveva deciso di cambiare Vallocchia. Anche a Mantova è entrato a metà ripresa, mentre con il Renate ha giocato 65 minuti, pertanto anche lui andrà valutato.

    Ma al di là delle scelte che vorrà fare Bordin, compatibilmente con le condizioni dei giocatori, c'è soprattutto un grosso punto di domanda dopo le prime due partite con il nuovo tecnico: dov'è finito Germano? Fin dallo scorso anno, e la tendenza è continuata anche con Tesser, il giocatore ex Padova è stato sempre ritenuto un elemento prezioso in ogni circostanza, il soldatino diligente per antonomasia, capace di dare solidità ed equilibrio, sia giocando a centrocampo, sia come terzino, come quasi sempre gli è capitato di fare a Trieste. Eppure in queste due partite non ha messo piede in campo. Per il ruolo di terzino destro, contro Mantova e Renate gli è sempre stato preferito Pavlev, che è una scelta legittima, beninteso, anche se lo sloveno a una buona propensione alla spinta abbina purtroppo ancora parecchie lacune difensive. E in questo periodo l'Unione in difesa fa tanta fatica e avrebbe bisogno di maggiori certezze, soprattutto mancando i due centrali più esperti. Ma in ogni caso, visto che a centrocampo i problemi sono parecchi con tanti elementi fuori forma, perché non utilizzare Germano in quella zona, magari da mezzala? È un momento nel quale la squadra dovrebbe trovare soprattutto compattezza ed equilibrio, e per quelle che sono le sue caratteristiche, Germano potrebbe essere una pedina su cui puntare in un momento delicato come questo. Quanto al resto, il mister dovrà lavorare tanto soprattutto sui nervi, visto che con il Renate dopo il gol subìto c'è stato un evidente appannamento mentale dal quale la squadra, anche per i suoi squilibri tattici, non si è più ripresa.

  8. VENERDÌ 16 FEBBRAIO 2024

    - Domani sera a Desio per sfidare Cantù, poi altre otto giornate di fase ad orologio ma il finale per la Pallacanestro Trieste sembra già scritto. Come scrive oggi Roberto Degrassi su "Il Piccolo", i biancorossi sono quinti nel girone rosso e quasi certamente rimarranno tali anche in aprile quando si disegneranno le griglie dei play-off. La prima giornata dell'orologio infatti ha in sostanza già definito il futuro di Trieste.

    Udine e Verona vincendo si sono portate quattro punti sopra ma nei confronti della squadra di Jamion Christian vantano entrambe anche un saldo canestri favorevole negli scontri diretti. Per scavalcarle i biancorossi dovrebbero ottenere sei punti in più, compito proibitivo visto che la formula di questa fase favorisce le squadre meglio classificate. D'altra parte Trieste non corre nemmeno troppi rischi di venir raggiunta, le più immediate inseguitrici - il terzetto Piacenza, Rimini e Cento - sono lontane 8 lunghezze. In sintesi, Trieste è l'unica squadra insieme a Trapani, leader incontrastata del girone verde nonostante il recente incidente di percorso a Cividale, ad avere già una posizione definitiva.

    IL RISCHIO Conoscere il proprio destino con tanto anticipo può costituire un rischio o venir sfruttato come un vantaggio. Dipende da come si vogliono impostare le prossime settimane e questo bivio chiarirà molto anche sulle strategie della società biancorossa. Il rischio è che inconsciamente la squadra molli avendo di fronte formazioni mediamente più motivate. Inoltre una fase a orologio che diventa di sostanziale impasse non serve certo ad aumentare l'appeal per un pubblico in progressiva disaffezione come hanno dimostrato i 1700 spettatori del confronto con la Luiss Roma. Sta alla società trovare come riavvicinare il pubblico. Le vittorie sono ovviamente il richiamo più efficace ma possono non bastare da sole. Nei play-off servirà un PalaTrieste pieno e questi due mesi vanno impiegati per riavvicinare la gente. O saranno sprecati.

    IL VANTAGGIO Possibile che sapere di essere quinti già adesso rappresenti anche un potenziale vantaggio? Sì, se sfruttato nel modo giusto. Significa poter cominciare a pensare seriamente a come presentarsi ai play-off, ripensando la preparazione atletica in funzione di quell'appuntamento. Cade qualsiasi alibi sull'inopportunità di fare cambiamenti: Trieste ha il tempo e il modo per poter innestare qualsiasi novità senza rischiare di compromettere la propria classifica. Decidesse di cambiare guida tecnica o giocatori avrebbe due mesi di tempo per perfezionare questo rinnovamento in vista dei play-off. Ha l'occasione di rimettersi in discussione. Ha il tempo per farlo. Se lo vuole. Lo vuole?

    - Piove sul bagnato in casa alabardata. Lo scrive Antonello Rodio: non bastassero le tre sconfitte consecutive e qualche infortunio di troppo, dopo la partita con il Renate sul capo della Triestina è piombata anche un'imprevista squalifica di una giornata per Correia. Nella nota del giudice sportivo, si dice che il centrocampista «al termine della gara, si introduceva nello spogliatoio della squadra avversaria con atteggiamento provocatorio, determinando così, con tale condotta, un clima di tensione». Una motivazione decisamente singolare, ma è anche questo il segnale del nervosismo che serpeggia nello spogliatoio alabardato, ulteriormente amplificato dai risultati negativi. Fatto sta che a Lumezzane Correia non ci sarà.

    A proposito del match in programma domenica (ore 14), visto il momento molto delicato la società ha deciso per il ritiro lungo: la squadra infatti è già partita ieri per Brescia, dove stazionerà appunto fino al match con il Lumezzane. Un tentativo di ricompattare il gruppo alla luce delle ultime prove molto negative. Quanto alle assenze, a Lumezzane oltre a Correia non ci sarà Struna, ancora infortunato. C'è invece qualche speranza per Malomo, ma verrà fatta una valutazione nei prossimi giorni. Nessun problema invece per Ciofani, visto che martedì sera è uscito solo per mal di stomaco. A dirigere Lumezzane-Triestina l'arbitro Niccolò Turrini di Firenze, che sarà coadiuvato dagli assistenti Croce di Nocera Inferiore e Colaianni di Bari. Due i precedenti del fischietto toscano con la Triestina, entrambi vincenti: Pro Sesto-Triestina 0-1 del settembre 2021 e Triestina-Carpi 1-0 del marzo 2021. 

  9. GIOVEDÌ 15 FEBBRAIO 2024

    - La partita persa con il Renate ha dato due certezze. L'effetto esonero non c'è stato e i giocatori, vista la prestazione, non giocavano male per fare un dispetto a Tesser. Come scrive oggi Ciro Esposito su "Il Piccolo", l'arrivo di Bordin non ha dato quella scossa che spesso nel calcio capita almeno nell'immediato. Non è una sorpresa tuttavia se si considera con razionalità la situazione nella quale il tecnico è stato catapultato e della quale era evidentemente consapevole.

    LA SCELTA Un conto è occuparsi di una squadra in crisi magari nei bassifondi della classifica e un altro è prendersi in carico una Triestina in calo ma al terzo posto e capace fino a un mese fa di viaggiare a oltre 2 punti di media partita. Il nuovo allenatore ha condotto in una settimana forse 4-5 allenamenti e ne avrà pochini a disposizione anche in vista di Lumezzane. Le tempistiche le ha scelte la società con la direzione tecnica. Tesser ci ha messo due mesi per conoscere e dare un'identità al gruppo. Se Bordin fosse bravo come Attilio avrà bisogno di almeno un mesetto.

    I DUBBI Non va tirata la croce addosso a Bordin nonostante il tecnico abbia fatto una mossa azzardata. Pesa infatti la scelta di modificare in partenza (per poi correggerlo) un assetto assimilato dai giocatori con buoni risultati in sei mesi di lavoro e di partite. Non è tanto una questione di modulo ma l'inserimento di un quarto uomo offensivo (oltre che alla rinuncia di Germano a destra e alle assenze dei due centrali) non poteva non dare meno solidità a un undici che aveva già evidenziato squilibri nella fase difensiva.

    LA SQUADRA Già Tesser chiedeva al trequartista D'Urso un surplus in copertura e la Triestina in quasi ogni partita subiva almeno un paio di scorribande avversarie. Il tutto era stato compensato dalla forza e dalle individualità in attacco (oggi spente) e dallo stato di grazia dei centrocampisti (fino a quando c'è stato) e in primis di Correia e anche Vallocchia (oltre a Celeghin e a un ricambio fresco come Pierobon).

    La fragilità si è vista nella prima parte del match a Mantova e martedì al Tognon quando il Renate si è scrollato di dosso il timore reverenziale e la prudenza (dopo tre stop) nei confronti dell'Unione. Sta a Bordin con i giocatori correre ai ripari.

    LA CONTESTAZIONE C'è poi l'aspetto ambientale a complicare un compito già difficile. Dall'entusiasmo comprensibile ma anche eccessivo dei tifosi fino al derby con il Padova ora si è passati alla crisi di rigetto verso la società per la sua scelta di allontanare Tesser e il suo staff ma anche nei confronti di giocatori sempre sostenuti per la loro capacità di combattere ora venuta meno. Le motivazioni della contestazione sono ineccepibili nonostante il Club non avesse creato aspettative da primo posto. Dopo un anno di sofferenza e una retrocessione in D sventata per miracolo il presidente Ben Rosenzweig era stato accolto come un messia. Società risanata, arrivo di un tecnico di livello assoluto, progetto serio e chiaro partito con un inevitabile ritardo, investimenti ingenti, la sua disponibilità e gentilezza hanno creato un legame forte con la piazza. Un legame cementato dalla battaglia comune (persa o comunque in stand by) sul caso Rocco. La frizione c'è ma le condizioni che si sono create nell'ultima estate sono una base solida che l'Unione non aveva. Tutto questo non va gettato.

    IL CLUB La società è chiamata a fare un passo in avanti verso i tifosi e loro a non respingere questa disponibilità. Il legame più forte con la piazza comunque, almeno in Italia, la fanno i risultati immediati (non è questa la cultura sportiva americana). A Trieste però è apprezzata anche la chiarezza, l'umiltà e l'attenzione al territorio e alla comunità.

    Il dramma sportivo della Triestina si stava consumando un anno fa, oggi invece l'ambiente sta vivendo solo un passaggio a vuoto evitabile ma che si può correggere in un progetto di medio-lungo termine.

    Per uscirne Bordin deve essere pragmatico, i ragazzi devono riavere fiducia nelle loro qualità tecniche e morali, la dirigenza deve saper trasmettere loro qual'è l'obiettivo stagionale e quello futuro. Perché l'obiettivo non può essere quello di vivere per tre mesi in uno sconfortante e deprimente anonimato

    - Justin Reyes verso il rientro dopo la pausa delle finali di Coppa Italia. Come scrive Lorenzo Gatto, il giocatore portoricano potrebbe tornare in campo venerdì 22 marzo, a Torino contro la Reale Mutua di Franco Ciani, data che andrà comunque verificata con il passare delle settimane anche in base al lavoro effettuato assieme allo staff sanitario biancorosso.

    A oggi la sensazione è che, vista anche una classifica che nella fase a orologio e in proiezione griglia play-off difficilmente cambierà sia in positivo che in negativo, il recupero del giocatore verrà gestito con la prudenza che il caso richiede. Di novità ufficiali, al momento, nemmeno l'ombra: dal comunicato dello scorso 14 gennaio nel quale, dopo aver tranquillizzato i tifosi sul buon esito dell'intervento chirurgico, la società annunciava aggiornamenti a ridosso della fase a orologio, sulle condizioni del portoricano è piombato il silenzio.

    VERSO CANTÙ: Detto di Reyes, la squadra è tornata in palestra dopo il pesante passo falso casalingo rimediato contro la Luiss Roma. All'orizzonte si staglia il profilo della San Bernando Cantù, avversaria che la formazione di Jamion Christian andrà a sfidare sabato sera sul parquet del PalaDesio. Prima di una serie di trasferte particolarmente complicate (oltre ai brianzoli, Trieste dovrà fare visita anche a Rieti, Trapani e, appunto, Torino), difficile sia per la forza della compagine guidata da Cagnardi sia per il particolare momento di una squadra che dopo l'inattesa sconfitta rimediata domenica scorsa contro Orzinuovi non può permettersi passi falsi. Contro un'avversaria che scenderà in campo con la necessità di tornare a far punti, biancorossi chiamati a una reazione dopo le deludenti prestazioni delle ultime settimane.

  10. MERCOLEDÌ 14 FEBBRAIO 2024

    - Al Tognon l'Unione aveva bisogno di punti e di fiducia. E invece è affondata. Per la terza volta nelle ultime tre gare. Come scrive oggi Ciro Esposito su "Il Piccolo", per Bordin la partenza è più che falsa. Una squadra distratta, scollegata nei reparti, frustrata non può battere neanche il Renate che non ruba nulla anzi. Tra le due compagini gli uomini di Colombo sono stati più vivi, più ordinati e più pericolosi. E venivano da tre stop consecutivi. Il che la dice lunga sulle condizioni attuali degli alabardati ai quali non è bastato nemmeno l'eurogol iniziale di Anzolin e una buona partenza. La Triestina alla prima difficoltà si è sciolta. E il pubblico l'ha contestata. L'obiettivo è tenere la terza piazza ma ora i problemi sono altri. C'è da uscire dalla crisi.

    GLI SCHIERAMENTI Bordin insiste sulla scelta già sperimentata a Mantova ma adotta una linea mediana più robusta. Accanto a D'Urso nell'inedita posizione di mezz'ala con facoltà di proiezione in avanti non ci sono Correia e Vallocchia ma i più tignosi Celeghin e Fofana. Davanti la linea è composta da Lescano al centro, Redan e El Azrak ai lati. Difesa confermata (Struna e Malomo ancora ai box) con la coppia Ciofani-Moretti al centro, Anzolin e Pavlev a presidiare le fasce. Colombo risponde con il classico 3-5-2 e affida le sorti dell'attacco all'esperto Boccalon.

    LA FIAMMATA La Triestina comincia con un buon piglioe questo è un buon segnale. E prova a insidiare il Renate con la conclusione dalla distanza.Prima il destro di Redan è intercettato da Fallani e poi lo imita Anzolin con sinistro rasoterra fuori di poco. E' l'antipasto al gol del vantaggio. Celeghin ruba una palla in mediana serve El Azrak che lascia la sfera ad Anzolin che in corsa trova il colpo vincente nel sette. Gran rete al 12' ma a questa Unione non basta.

    IL PARI La fascia destra è sempre perforabile e D'Orsi lo capisce. Il suo cross viene corretto di testa da Bocalon la cui sponda è raccolta e trasformata in rete da Sorrentino. Matosevic non esce e la difesa non è reattiva. Il pari dopo solo 2' è la dimostrazione della cronica fragilità difensiva degli alabardati. Così gli ospiti prendono fiducia e la gara si riequilibra.

    DISTRAZIONE Gli alabardati se la cavano dal centrocampo in su grazie anche a un D'Urso ispirato (copre a sinistra ma si sposta anche dietro le punte in fase di possesso) ma la difesa si perde. Sorrentino ancora una volta ha troppo spazio ma fortunatamente non trova la porta da due passi. E con il passare dei minuti la squadra di Colombo prende anche il sopravvento nella manovra. L'Unione, nonostante l'abnegazione di Celeghin, soffre l'inferiorità numerica sulla linea centrale con un Redan che rientra poco e soprattutto pasticcia in modo quasi irritante.

    I CAMBI Bordin non fa rientrare Ciofani e Fofana e spedisce in campo Rizzo e Correia. La Triestina cerca di spingere ma si espone alle infilate del Renate e Sorrentino fallisce la doppietta personale (10'). Risponde di testa Celeghin ma la traiettoria è centrale.

    LA DEBACLE Bordin vuole immettere energie e ci prova con Vallocchia per Celeghin (tra i più positivi). La manovra alabardata non decolla e anzi è il Renate a dare la sensazione di poter affondare. Dentro anche Petrasso e Vertainen per D'Urso e Redan con Petrasso che va a centrocampo. Il Renate sembra accontentarsi, la Triestina non dovrebbe farlo ma non ce la fa. E arriva il gol del Renate. Ancora cross di D'Orsi e Paudice trova la deviazione vincente. Nel recupero il tris di Sorrentino completa la debacle. Per la disperazione dei tifosi che si arrabbiano. E hanno ragione.

  11. MARTEDÌ 13 FEBBRAIO 2024

    - Una squadra alla deriva, un campionato che appare compromesso, una piazza che ha ormai voltato le spalle a società, tecnico e giocatori. Come scrive oggi Lorenzo Gatto su "Il Piccolo", con la sconfitta contro la Luiss Roma, la Pallacanestro Trieste ha toccato il fondo. Risultati e prestazioni che entrano di diritto nella galleria degli orrori del basket triestino e che hanno scatenato la reazione di una tifoseria che, dopo mesi di paziente attesa, ha rotto gli indugi contestando pesantemente. Reazione dura come forse mai si era vista a Trieste, figlia di una delusione direttamente proporzionale alle aspettative che la società aveva creato alla vigilia di un campionato che doveva essere quello del riscatto dopo la retrocessione. Nel mirino Michael Arcieri, il responsabile di un progetto che non appare più credibile, naufragato per l'inadeguatezza di un coach incapace di adattarsi alle necessità di un basket troppo diverso dal suo e per una squadra troppo fragile per reagire di fronte alle difficoltà.

    IL DESERTO BIANCOROSSO Sembrava impresa impossibile azzerare la passione di una città nella quale la pallacanestro rappresenta, da sempre, qualcosa di speciale. Era successo nel 2004, dopo il fallimento che aveva costretto la Pallacanestro Trieste a ripartire dalla B2. Eppure, nonostante lo choc di un ridimensionamento che aveva costretto la tifoseria a passare dalle sfide contro Olimpia Milano e Virtus Bologna a quelle contro Monfalcone e Corno di Rosazzo, lo zoccolo duro dei 2000 spettatori non era mai stato scalfito. Dal 2012, con la promozione in A2, il crescendo di risultati aveva riacceso un fuoco che covava sotto la cenere. Il red wall e i sold out che nelle stagioni griffate Alma avevano accompagnato la squadra al ritorno in serie A, le lunghe file ai botteghini di una tifoseria tornata a innamorarsi della sua squadra, il forte legame identitario che ha caratterizzato le stagioni nella massima serie sembrano oggi un lontano ricordo. I 1692 spettatori presenti sabato scorso sono un dato che deve far riflettere. Una sonora bocciatura da parte di una tifoseria che si è sentita toccata nel profondo e non pare più disposta a sposare le promesse di una società che alle parole e ai proclami, non sta facendo seguire i fatti.

    LA CONTESTAZIONE I momenti difficili, nella storia del basket triestino, non sono mancati. Il duro confronto tra Virginio Bernardi e una parte del pubblico di Chiarbola nella stagione 1995/96, la crisi della Telit di Banchi e il ritorno di Pancotto che nel 2001/02 venne richiamato d'urgenza al capezzale di una squadra che stava pericolosamente scivolando verso la A2 poi, dopo la promozione del 2012, la dura presa di posizione del pubblico nei confronti della gestione Rovelli/Boniciolli accusati, dopo la rinuncia a Jobey Thomas e Brandon Brown, di aver tradito le promesse di inizio campionato. E, in tempi più recenti, il confronto tra una delegazione della curva e la squadra nella stagione 2019/20 subito dopo la pesante sconfitta a Trento nella stagione poi interrottasi per il Covid. Momenti difficili ma che mai erano trascesi negli insulti ascoltati sabato scorso. Al termine della gara, il confronto tra la Curva Nord e Arcieri non ha trovato un punto di incontro con il gm che si è limitato a chiedere pazienza e fiducia a una tifoseria che non sembra più disposta a concederla. La risposta, dopo la trasferta di sabato a Cantù, nel match casalingo del 25 febbraio con Agrigento. Il rischio di trovarsi con un palazzetto sempre più vuoto è reale.

    VERONA VINCE Nel posticipo Verona batte Treviglio 68-67 e sale a 32 punti, 4 più di Trieste.

    - «Sì, questa è una partita che dobbiamo assolutamente vincere». Mister Roberto Bordin parla chiaro e diretto e non nasconde che per la Triestina è arrivato il momento di tornare alla vittoria. Come scrive Antonello Rodio, stasera altro capitolo del lungo esilio a cui è costretta l'Unione in questa stagione: si gioca infatti ancora al Tognon di Fontanafredda (inizio ore 20.45, arbitra Di Reda di Molfetta). DI fronte ci sarà un Renate che oggettivamente sembra una squadra più malleabile rispetto a Mantova e Pro Patria, che numeri alla mano erano le più in forma del girone. I nerazzurri di Alberto Colombo vengono invece da tre ko consecutivi, per giunta interni, sono scivolati in una posizione pericolosa di classifica e tra l'altro hanno potuto riposare 24 ore in meno degli alabardati per questa infrasettimanale. Ma Bordin mette in guardia chi pensa che sia tutto semplice: «Nel calcio non esistono partite facili, le gare vanno giocate sul campo, non sulla carta. Quindi dobbiamo essere concentrati e vogliosi di fare un'ottima gara sotto tutti gli aspetti».

    Detto questo, il tecnico alabardato afferma senza mezze parole che bisogna tornare ai tre punti: «È una partita che dobbiamo e vogliamo vincere. Sia perché dobbiamo riscattare il risultato della gara di venerdì, sia per recuperare i punti persi, sia per mantenere il terzo posto con un certo margine, per poi tentare di risalire la classifica puntando al secondo posto». Per farlo, però, servirà una Triestina migliore di quella vista a Mantova, dove pur la reazione c'è stata: «Tutti devono essere consapevoli che bisogna tirare fuori qualcosa in più, io per primo - dice Bordin - il gruppo in questi giorni dopo Mantova ha comunque lavorato bene guardando avanti nella stessa direzione. Dobbiamo essere più concreti, cercando di concludere di più e con più coraggio». Sul fronte formazione mancheranno ancora i due difensori centrali Malomo e Struna, con il primo che ha maggiori possibilità di rientrare in breve tempo. Rientra invece già tra i convocati Ballarini, che lavora in gruppo da un paio di giorni. Per la sfida con il Renate, anche se sorprese dell'ultimo momento sono sempre possibili, Bordin sembra intenzionato a confermare il suo 4-3-3, ma con rilevanti modifiche a livello di singoli. Correia e Vallocchia, che stanno attraversando una fase opaca, potrebbero stavolta restare fuori a beneficio di Fofana e Celeghin, mentre in difesa potrebbe rientrare Petrasso. Tirando le somme, davanti a Matosevic ci sarà ancora la coppia formata da Ciofani e Moretti, con Pavlev a destra e Petrasso favorito su Anzolin a sinistra. In mezzo al campo stavolta dovrebbe toccare a Fofana il ruolo di play, con Celeghin a destra e probabilmente ancora D'Urso a sinistra. Davanti conferma per le tre frecce dell'attacco alabardato che sperano di tornare a pungere: Lescano in mezzo, El Azrak sulla corsia mancina e Redan a destra.

  12. LUNEDÌ 12 FEBBRAIO 2024

    - Con il suo pareggio contro il Trento, il Padova ha lasciato ancora aperta una porta alla Triestina per l'obiettivo secondo posto, che poi è quello tracciato dal nuovo mister Bordin alla sua presentazione. Ma come spiega oggi Antonello Rodio su "Il Piccolo", il momento che definire delicato è un eufemismo, consiglia all'Unione di cominciare piuttosto a guardarsi con attenzione alle spalle. È inutile negarlo: l'ambiente ancora in subbuglio dopo il contestato esonero di Tesser, la tifoseria divisa che fa fuoco e fiamme sui social, uno spogliatoio in eruzione come ben si evince dalle parole di Ciofani, non sono esattamente le condizioni ideali di lavoro per Bordin. Ma sta di fatto che la Triestina è ancora lì, terza in classifica, una posizione prestigiosa che consentirebbe anche un buon trampolino di lancio per i play-off, se solo si ritrovasse serenità, compattezza e unità di intenti.

    Certo c'è da gestire una fase molto particolare: per la prima volta in stagione gli alabardati hanno perso due partite di fila, inoltre un punto in tre gare non è esattamente il ruolino di marcia di una squadra da vertice. Ecco perché il primo vero banco di prova per il nuovo tecnico arriva domani, quando la Triestina affronterà a Fontanafredda il Renate (inizio ore 20.45). Per tanti motivi l'esordio con la capolista Mantova, dopo soli tre giorni di lavoro e nonostante l'approccio a dir poco sbarazzino di fronte alla dominatrice del girone, non poteva essere una sfida-termometro della reale attuale condizione della squadra. Va anche detto che le due battute d'arresto consecutive dell'Unione sono arrivate contro le due squadre più in forma del girone, perché se del Mantova si sa la forza, va ricordato che la Pro Patria nel girone di ritorno sta facendo addirittura meglio della capolista con 16 punti in sei partite. Adesso però arriva un Renate che è avversario decisamente abbordabile e in grave crisi. La sconfitta in casa con il Lumezzane di domenica sera, è il terzo ko consecutivo della squadra di Alberto Colombo, che da due mesi ha preso il posto in panchina di Pavanel. Tre sconfitte di fila per giunta tutte in casa, visto che in mezzo c'è stato il rinvio del match con l'Atalanta U23. Ma attenzione, perché in precedenza il Renate era andato a vincere a Vercelli. In ogni caso la Triestina deve ripartire subito, in qualsiasi modo e ad ogni costo. Il ritorno alla vittoria è necessario non solo per ridare un minimo di serenità all'ambiente, ma soprattutto per la classifica e per la difesa del terzo posto.

    Dopo la partita di domani, infatti, la Triestina sarà impegnata in due trasferte consecutive, che in pratica sono due scontri diretti per il podio. La prima sfida sarà in casa di un Lumezzane che in questo girone di ritorno marcia allo stesso ritmo del Mantova e non a caso adesso è quinto, a 8 punti dall'Unione. La seconda sarà addirittura al Menti, nella tana di un Vicenza in ripresa che al momento è a 6 lunghezze dagli alabardati. L'imperativo, dunque, è vincere per mantenere almeno inalterate le distanze e preparare con un minimo di serenità in più questo doppio confronto dal quale pas sano le speranze dell'Unione di conservare il podio del girone e, chissà, riaprire magari la corsa al secondo posto.

    - Cinque sconfitte nelle ultime sei partite. Nell'ultimo mese e mezzo la Pallacanestro Trieste ha un passo da squadra da play-out. Ancora una volta, anche contro la Luiss Roma con una manciata di professionisti e altri giovani studenti, subìti 90 punti o suppergiù. Nel secondo tempo parziale di 53-33 per gli avversari. I giustizieri Salvioni e D'Argenzio nelle 22 gare della prima fase hanno avuto complessivamente 7.4 punti di media. «Sabin è un giocatore in grado di crearsi da solo tiri» aveva detto Jamion Christian alla vigilia. E infatti chi è andato a crearsi il tiro che ha deciso la partita? Aggiungiamoci i 1692 spettatori, il dato peggiore degli ultimi anni.

    Come scrive oggi Roberto Degrassi su "Il Piccolo", basterebbe solo questo per far riflettere società, staff tecnico e giocatori sul campionato che Trieste sta disputando: anonimo e con un pubblico in evidente disaffezione. Aspettando che qualcuno batta un colpo da oltre Oceano - il socio di Cotogna Connor Barwin è stato a Trieste di recente ma era una tappa di un tour italiano familiare già previsto - bisogna accontentarsi delle dichiarazioni ufficiali nel dopopartita, sfrondate dai soliti «dobbiamo lavorare di più» e dalle dichiarazioni di fiducia.

    COACH E SQUADRA Per la seconda volta il mirino delle responsabilità viene spostato sui giocatori. Lo stesso Christian - che di responsabilità ne ha eccome, dall'incapacità di adeguarsi alla zona di Paccariè all'intempestività di cambi che hanno riguardato un Vildera immarcabile e Campogrande che stava entrando in striscia da tre - non l'ha toccata piano. «Non pretendiamo niente di più, chiediamo solo che facciano quello per cui sono pagati». Continuando: «Inaccettabile concedere tutti quei rimbalzi in attacco». Per la prima volta è stato tirato in ballo l'alibi dell'assenza di Reyes. Peccato che per tutta la scorsa estate abbiano ripetuto che Trieste ha 10-giocatori-10 intercambiabili.

    L'impressione è che il coach e il gm Arcieri non ci stiano a fare da soli da parafulmine. Ma nessuno ha una ricetta per venirne fuori. Cambiare il tecnico? Più di qualcuno tra i coach liberi si è già accasato, Christian è stato scelto da Arcieri dopo un mese di consultazioni e riflessioni e metterlo alla porta significherebbe da parte del gm sconfessare la propria scelta e la filosofia che si è deciso di dare.

    IL GRUPPO Cambiare i giocatori? Occhio, in giro c'è poco e anche gli altri club, compresa la Fortitudo, si stanno muovendo. Per quei pochi decenti c'è rischio di dover affrontare aste. Brindisi lotta per la salvezza e Lombardi è uno degli italiani affidabili, Woldentensae a Varese ha rivisto il parquet, Tambone resta a Pesaro anche di fronte alle offerte trapanesi. Forse si potrebbe valutare la posizione del sassarese Treier, un torello che in A2 peserebbe.

    I cambi intempestivi o i time-out ritardati non caratterizzano solo la gestione di Christian, in passato venivano rinfacciati anche a chi ha vinto ben di più, Eugenio Dalmasson. La differenza è che la Trieste del tecnico mestrino era in grado di reagire sempre, con giocatori di personalità - Fernandez e Cavaliero in primis - che sapevano leggere le situazioni e fare le scelte giuste. Chi partiva da riserva quando entrava dava la scossa, con energia e difesa. La preparazione era divisa tra una parte atletica al mattino e una tecnica al pomeriggio. "Alla vecchia"? Già. Alla vecchia. Ma aveva un senso.

    Il migliore di Trieste da un mese a questa parte è Giovanni Vildera, uno dei giocatori colpevolmente meno considerati del roster ma anche uno che tempo fa ha chiesto un confronto con club e staff tecnico. Le cinque sconfitte in sei incontri inevitabilmente mettono in discussione anche il gruppo squadra. Una squadra che un anno fa sembrava poter agevolmente raggiungere la salvezza e che invece alla fine ha ceduto retrocedendo. Tutta e solo colpa di Legovich e Ghiacci? Uhm...Una squadra che partita con il dichiarato obiettivo di lottare per la promozione, ha già perso 9 match a inizio febbraio. Tutta e solo colpa di Christian e Arcieri? Uhm...Trieste tira dalla lunetta con le percentuali peggiori. Subisce rimbalzi offensivi perchè non fa mai tagliafuori che non è roba che un omino deve stare a disegnare sulla lavagnetta ma un gesto istintivo, di mestiere e cattiveria. Stanno emergendo limiti di personalità. In una recente intervista coach Christian aveva detto che questa squadra ha molti leader in spogliatoio. Il problema è che non ne ha a sufficienza quando scende in campo. «Non riusciamo a fare in partita quello che proviamo in allenamento». Un problemino mica da poco...

  13. DOMENICA 11 FEBBRAIO 2024

    - «Non è una sconfitta come le altre delle ultime settimane». Va bene, ma intanto sono cinque le batoste nel giro di poco più di un mese. E l'obiettivo dichiarato da parte della Pallacanestro Trieste in tempi non sospetti è di cercare di tornare in serie A.

    Come scrive Roberto Degrassi su "Il Piccolo", nel dopogara arrivano coach Jamion Christian con l'assistant Nanni nelle vesti di traduttore, al fianco il gm Michael Arcieri.

    «Una sconfitta difficile da accettare, abbiamo cominciato bene ma nell'ultimo quarto non abbiamo fatto i nostri giochi in attacco» spiega Arcieri che difende comunque la scelta di staff e roster rinnovando la fiducia nei confronti di tutti.

    Più severo l'allenatore: «Imperdonabile come abbiamo gestito i dieci minuti conclusivi, abbiamo chiesto ai giocatori di fare cose che sanno fare e non si chiede a nessuno di fare nulla di più di quello che compete loro e per cui sono pagati. Non è accettabile di concedere così tanti rimbalzi offensivi agli avversari».

    Viene sottolineata la necessità di tornare ad allenarsi con intensità. A proposito, rivisto senza stampelle Justin Reyes ma per vederlo giocare servirà ancora un po' di tempo e avverrà a cavallo delle Final Four di Coppa Italia.

    Ma il ritornello del torniamo al lavoro non rischia di essere stucchevole? «Non penso che questa sconfitta possa venir paragonata a quelle delle altre volte - risponde l'allenatore - Abbiamo fatto buoni attacchi nel primo tempo e per gran parte della gara». E adesso, che si fa? «Nei momenti difficili ognuno deve dare un po' di più». E sabato si va a Desio, a sfidare Cantù, la seconda del girone verde. Non sarà una passeggiata di salute. Servirà molto di più.

    - Al Martelli finora il Mantova ha vinto dieci partite su tredici. Ma come scrive Ciro Esposito oggi, al Martelli venerdì sera poteva finire con una goleada. E invece non è successo. Perché i virgiliani si sono rilassati ma davanti a una Triestina che non ha mollato. Non è una nota di merito ma un dato di fatto che va ascritto a giocatori e tecnico alabardati, nonostante i limiti (troppi solisti) che si sono visti nel corso della gara. È una fiammella che resta accesa in un momento davvero delicato per l'Unione.

    Solo un mese fa tutti si immaginavano la sfida del Martelli come una di quelle occasioni che sono il sale del calcio. Con la squadra inseguitrice, non a distanza siderale dalla capolista, che tenta un ultimo assalto: tensione in campo, supporter arrivati in massa da Trieste, emozioni. In un mese queste aspettative sono evaporate e anzi quello che è diventato un ex big-match ha segnato la prima contestazione finale della squadra. A Mantova c'era un manipolo di instancabili tifosi. Erano in cento ma hanno rappresentato l'umore della piazza. La Triestina si è inceppata in campo ma soprattutto l'entusiasmo che la nuova proprietà aveva saputo costruire non c'è più. È poi emerso, dalle dichiarazioni due settimane fa di Vallocchia e sabato di Ciofani, come all'interno del gruppo ci siano delle incomprensioni o anche peggio. Va dato loro atto della sincerità e anche del tentativo di denunciare un disagio che la società dovrebbe risolvere. I risultati e le prestazioni contano tanto ma la gestione dei momenti difficili da parte di tecnico e dirigenti anche di più.

    La cacciata imprevedibile e rischiosa di Tesser ha un peso. Come pesa sulle spalle di Bordin la tempistica del suo insediamento. La staffetta in panchina a pochi giorni da un match durissimo, seguito da un infrasettimanale in esilio a Fontanafredda e da altre due trasferte ostiche tra le quali il derby del Menti, non danno al tecnico possibilità di respirare e giorni per lavorare. Bordin, neofita della C da primo allenatore, deve conoscere in fretta i giocatori e anche gli avversari. Il nuovo allenatore non ha responsabilità sul momento critico ma al tempo stesso ha affrontato senza prudenza la sua prima sfida.

    Cambio di modulo, quattro attaccanti per "contenere" la prima della classe, almeno quattro giocatori fuori ruolo (D'Urso, El Azrak, Redan e in parte anche il confuso Vallocchia), una difesa inedita a causa degli infortuni, sono stati un azzardo.

    E infatti le rettifiche nella ripresa si sono viste e hanno dato qualche frutto.

    Il calcio ha le sue regole: nella comunicazione, nel lavoro tecnico-tattico, nella condivisione degli obiettivi del gruppo.

    Regole nel background di Attilio Tesser che vive il calcio da quarant'anni così come in quello di Roberto Bordin. Lo stesso discorso vale per i dirigenti Alex Menta e Morris Donati, giovani ma già con anni di esperienza in Italia. A loro spetta il compito di mediare con il board americano presieduto da Ben Rosenzweig e amministrato con delega da Sebastiano Stella. È logico e legittimo che a un certo punto del progetto, viste le condizioni ge nerali non propizie (distanza della squadra dalla prima posizione in classifica, esilio a Fontanafredda, impossibilità di giocare al Rocco i play-off), si cominci a valutare con maggior attenzione e intensità il domani che l'oggi. Ma la declinazione della linea strategica aziendale va maneggiata con cura sul piano sportivo.

    Anche il business ha le sue regole e il calcio italico sta cercando di adeguarsi. Trieste ha avuto l'opportunità di essere stata scelta da un fondo americano disposto e capace di investire milioni a grappoli. È un bene da preservare ma è evidente che questa metamorfosi non possa che essere graduale. Altrimenti le frizioni naturali diventano strappi o lacerazioni. Il tempo e le capacità per ricucire ci sono. A patto che l'obiettivo di tutti sia ancora quello di far crescere l'Unione sul piano sportivo e su quello patrimoniale. 

  14. Quante cose si riescono a fare in vent’anni? Me lo sono sempre chiesto, guardando a ciò che è accaduto dal 2004 ad oggi. Soprattutto, spesso mi interrogo sul fatto che da piccolo studente di ingegneria informatica, con una grande passione per lo sport che mi sono sempre portato in tasca sin da piccolo, far nascere Elsitodesandro fosse un esercizio quasi scontato.  Perché – nell’epoca in cui tanti aprivano un proprio spazio personale sul web, per sfizio e per diletto – a quei tempi non potevo certo esimermi dal farlo pure io. Ma farlo diventare un punto di riferimento per tanti, ecco, quello non me lo sarei mai aspettato. Perché venti anni sono tanti, non solo per un sito Internet. È una parte di vita personaleche regala ricordi, esperienze e un bel po’ di consapevolezza di essere cresciuti assieme a una “creatura” che incredibilmente continua a non essere fuori moda. Per le persone che la frequentano, per le tematiche che ogni giorno vengono trattate, più in generale un porto “sicuro” dove le famose quattro chiacchiere da bar sono diventate da vent’anni una piacevole abitudine. Come prendere il caffè al mattino...

    (continua su http://www.elsitodesandro.com/buon-compleanno-elsitodesandro-le-nostre-prime-20-candeline-regalano-tanto-orgoglio/)

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  15. SABATO 10 FEBBRAIO 2024

    - Giocare a Mantova in questa stagione è quasi impossibile per chiunque. E come scrive oggi Ciro Esposito su "Il Piccolo", tra le vittime a grappoli della capolista dei record ora c'è anche la Triestina. L'esordio di Bordin a raccogliere l'eredità di Tesser non poteva essere più complicato. Il nuovo tecnico ha deciso di prendere la gara di petto rivoluzionando il modulo e soprattutto schierando quattro giocatori offensivi. E questo non ha aiutato a tenere botta ai virgiliani capaci di trovare in 15' un 1-2 da kappaò. L'Unione, pur essendo messa sotto, non ha mai mollato e anzi nella ripresa con un assetto più "corposo" ha spinto di più e pressato meglio riaprendo con merito il match con Celeghin. Contro questo Mantova applicazione e tenacia non possono bastare. E non sono bastati. Bordin ora deve pensare a martedì perché per uscire dal tunnel servono anche i risultati.

    LA RIVOLUZIONE Cambio di guida e rivoluzione in campo. Bordin aveva annucniato un cambio e opta per una rivoluzione. Intanto il modulo con due mediani davanti alla difesa (in fase di non possesso) e D'Urso a fare la spola da mezz'ala destra e tre giocatori davanti (Redan, Lescano e El Azrak). Cambio anche di alcuni interpreti rispetto agli uomini che Tesser aveva impiegato in avvio con la Pro Patria: in difesa c'è Anzolin al posto di Petrasso a sinistra, sull'altro fronte gioca Pavlev. Al centro il tecnico ha poche alternative, visti gli acciacchi di Struna e Malomo e opta per la coppia Ciofani e Moretti. Davanti a loro Vallocchia e Correia. Sull'altro fronte Possanzini ritocca il suo assetto che sta macinando record in vetta alla graduatoria. Il tecnico rinuncia a Muroni in mediana e inserisce il più offensivo Bragantini con Mensah a fare da riferimento in attacco.

    AVVIO SHOCK La Triestina parte convinta ma già dopo 10' va sotto. Celesia a sinistra beffa Pavlev, già più volte in difficoltà su Fiori, e sul cross l'ex Mensah mette la palla dentro al sacco. L'Unione accusa il colpo e Matosevic deve superarsi per deviare la staffilata di Galuppini. E sul corner di Burrai arriva il raddoppio con colpo di testa del difensore Brignani. La vicenda si complica per gli alabardati. La fascia destra fa acqua e Vallocchia viene spostato davanti a Pavlev.

    GESTIONE E FIAMMATE La Triestina cerca di spostare il baricentro in avanti anche perché il Mantova opta per il controllo che è la sua caratteristica più peculiare. Gestione e fiammate sono le armi migliori dei virgiliani. Figuriamoci su un doppio vantaggio. E così Matosevic deve ancora respingere su Ridolfi al 32'. L'Unione, con D'Urso che si sposta come sottopunta, comunque ha il pregio di non mollare usando anche le maniere forti. Ma il Mantova resta padrone assoluto del gioco e della gara.

    IL PALLEGGIO Il Mantova gioca sul velluto e con la maestria nel palleggio stretto che è il suo marchio di fabbrica.

    L'Unione costruisce la prima vera occasione della serta: punizione di Vallocchia e Moretti arriva in ritardo sul secondo palo.

    Bordin cambia tre uomini al 13': Con Rizzo che va a afere il tezro centrale, Fofana in mediana, e Minesso davanti per Redan. È un 3-4-3 interessante ma Matosevic salva il tris su Bragantini e su un tiro straordinario di Radaelli al volo dalla distanza.

    L'UNIONE SALE L'Unione comunque sta meglio in campo ma si concretizza solo con una conclusione insidiosa di Lescano parata da Festa (25'), La Triestina comunque cresce grazie anche alla concretezza in mediana di Celeghin e Fofana con un Pavlev più attento nelle chiusure.

    IL RIGORE Il Mantova va ancora vicino alla rete ma è più distratto. Ma al 41' Brignani stende Vertainen. È rigore, Minesso si fa parare da Festa ma Celeghin fa il tap-in che dà un senso al finale. Un finale che non riaccende i fans alabardati (squadra contestata) ma che indica come questa Triestina abbia le carte in regola per risollevarsi presto.

    - Cambia fase, la speranza è che cambi anche la Pallacanestro Trieste. Come scrive Roberto Degrassi, la versione delle ultime settimane è stata la peggiore della stagione e l'alibi dell'assenza di Reyes non è una giustificazione sufficiente. Stasera per i biancorossi comincia la fase a orologio che viene affrontata da quinti. In sostanza, si andrà a trovare le prime quattro del girone verde oltre al fanalino Latina e bisognerà capitalizzare le cinque partite casalinghe. A partire da stasera, alle 20 al PalaTrieste arriva la Luiss Roma.

    Trieste è superiore ma, lo ha capito sulla propria pelle, il blasone conta zero in A2. Steccare significherebbe spalancare la crisi, la vittoria almeno ridarebbe fiducia. La Luiss Roma è in forma e ha caratteristiche tali da poter mettere in difficoltà Trieste. Pericoli segnalati anche da coach Christian nell'analisi prepartita: «La Luiss sa come arrivare a canestro ed è una squadra aggressiva. In difesa è migliorata tanto, a inizio stagione era molto veloce, poi ha leggermente calato il ritmo ma resta pericolosa, sa colpire in transizione e ha ottimi tiratori da tre punti. Penso a giocatori come Sabin che sta facendo una grande stagione».

    Nel corso della settimana non sono mancati i momenti di confronto all'interno della squadra come ammette lo stesso coach: «Ho chiesto ai giocatori di essere migliori del solito. Sono stati uomini straordinari per tutto l'anno, affrontando le difficoltà a testa alta. Abbiamo davvero bisogno di essere uomini migliori in questo momento perché stiamo attraversando un momento difficile. Ho chiesto loro di fare uno sforzo di più in difesa, tutti in quello spogliatoio hanno la capacità di fare un qualcosa in più. Mi hanno sentito urlare in allenamento tutta la settimana "Uno in più, uno in più, uno in più", perché so che abbiamo ancora tanto da dare, ed è richiesto questo ora».

    REYES Passi avanti per Justin Reyes che finalmente ha potuto rinunciare alle stampelle, non è ancora in grado di cominciare la preparazione con la squadra, atrteso un check a metà della prossima settimana. Tutto lascia supporre che sarà pronto per la ripresa del campionato dopo le Final Four di Coppa Italia.

    FANTASTICA CIVIDALE Ma allora Trapani si può battere! La Gesteco Cividale batte la corazzata siciliana 73-68, un'impresa autentica . Stasera ore 20 Pallacanestro Trieste-Luiss Roma, ore 20.30 Cento-Casale Monferrato. Domani ore 18 Forlì-Rieti, Fortitudo Bologna- Cremona, Udine-Milano, Piacenza-Vigevano, Rimini-Agrigento, Nardò-Latina, Orzinuovi-Cantù, Chiusi-Torino. Lunedì ore 20 Verona-Treviglio. Classifica verde: Trapani 42, Cantù 34, Torino 30, Rieti 26, Cremona e Milano 24, Treviglio 22, Roma e Vigevano 16, Agrigento 12, Casale 10, Latina 8. Classifica rosso: Forlì 36, Fortitudo 34, Udine e Verona 30, Trieste 28, Piacenza, Rimini, Cento 18, Nardòe Cividale 16, Orzinuovi 12, Chiusi 10.

  16. VENERDÌ 9 FEBBRAIO 2024

    - Dopo cinque giorni di ottovolante mediatico che hanno infiammato la piazza e acceso discussioni infervorate anche in seno alla tifoseria, in casa alabardata si torna a parlare di campo.

    Come scrive Antonello Rodio su "Il Piccolo", per il nuovo tecnico Roberto Bordin, che raccoglie una pesante eredità come quella di Tesser, c'è subito un battesimo del fuoco. Stasera al "Martelli" (inizio ore 20.45, diretta tv su Telequattro) la Triestina fa visita alla capolista Mantova, ovvero quella che alla prova dei fatti si è rivelata la vera corazzata del girone. E sarà un'Unione nuova, sia a livello di modulo che di alcuni interpreti. Quanto alla squadra di Possanzini, viaggia a ritmi da record, anche se è reduce dall'imprevista sconfitta con l'Albinoleffe, la terza battuta d'arresto del suo campionato. Questo, ovviamente, non toglie nulla alla forza del Mantova, che del resto Bordin conosce  bene: «Affrontiamo una squadra che si trova meritatamente in testa con tanti punti di vantaggio e che ha saputo costruire nel tempo questo primato - afferma il tecnico alabardato - un'avversaria difficile da affrontare, che ha la sua forza in un gioco di squadra collaudato e in individualità che possono fare la differenza».

    Pochi i giorni a disposizione del nuovo mister per dare qualche input, ma si è lavorato sia sotto l'aspetto tattico che mentale: «C'è un buon clima nel gruppo - dice - siamo professionisti e anche se le abitudini non possono non essere diverse rispetto a prima, la predisposizione è stata massima. Ho cercato di caricare la squadra dal punto di vista nervoso dopo gli ultimi risultati negativi, dovremo essere pronti e sono certo che lo saremo». Si è detto di una nuova Triestina anche a livello di sistema di gioco, questo lo ammette anche Bordin, che però dovrà fare a meno di Ballarini, Struna e Malomo, quindi la coppia di centrali difensivi titolari. «Non dico ovviamente come giocheremo, ma qualche modifica a livello di modulo e di uomini sicuramente ci sarà - conferma il mister - i ragazzi si sono applicati subito per mettere in pratica qualcosa di diverso, qualche giocatore avrà più spazio ma avendo impegni ravvicinati ci sarà bisogno di tutti e tutti dovranno farsi trovare pronti. Purtroppo ci mancano Malomo e Struna, due elementi di esperienza importanti come capitano e vice, per giunta nello stesso reparto. Servirà tempo per il recupero, anche se Malomo sembra essere messo meglio».

    E quindi come giocherà la Triestina a Mantova? Ogni ipotesi è buona. Il tanto caro al tecnico 4-3-3 è un'ipotesi percorribile, visto che l'avversaria gioca allo stesso modo, ma in settimana ha preso quota anche un eventuale 4-2-3-1. Di certo la coppia di difensori centrali sarà composta da Ciofani e Moretti, con Petrasso a sinistra e un possibile ballottaggio Pavlev-Germano a destra. Poi a seconda del modulo cambiano gli interpreti. C'è la fondata ipotesi che per pressare alto l'avversaria, ci siano davanti Lescano con Redan e El Azrak sulle fasce. A centrocampo sicuro Correia, mentre per gli altri due posti è corsa a tre fra Celeghin, Vallocchia e Fofana, ma il posto si ridurrebbe però solo a uno in caso di 4-2-3-1, con l'inserimento di D'Urso sotto punta. Al Mantova mancheranno l'infortunato Cavalli e lo squalificato Panizzi. Nel 4-3-3 di Possanzini davanti a Festa ci sarà la coppia centrale Redolfi-Brignoli, con Radaelli a destra (l'alternativa è Maggioni) e Celesia a sinistra. In mezzo Burrai a dirigere le danze con Wieser (o Muroni) e Trimboli mezzali, mentre davanti Mensah sarà la punta centrale con Galuppini a destra e Fiori a sinistra. 

    - A caccia di un'identità e alla ricerca di un gioco che possa consentirle di essere credibile in un finale di stagione nel quale, gradatamente, si alzerà il livello di competitività, la Pallacanestro Trieste si presenta ai nastri di partenza della fase a orologio. Un ciclo di dieci partite contro le avversarie del girone verde di A2, un percorso che definirà la classifica del campionato e definirà la griglia play-off. Dieci partite, dieci avversarie tutte da scoprire. Lorenzo Gatto affida a Franco Ciani, coach della Reale Mutua Torino, il compito di tracciare una sorta di identikit delle squadre che Trieste sarà chiamata ad affrontare.

    TRAPANI SHARK : «La vera corazzata di questo campionato. Un percorso che racconta di una stagione finora perfetta nel corso della quale ha subito una sola sconfitta, squadra completa con giocatori di serie A1 che partono dalla panchina. Nell'ultimo mese ha fatto un po' più fatica, resta la squadra più accreditata al salto di categoria.

    CANTU' : «Solidissima, con due americani fuori categoria e un gruppo italiano di grande esperienza che da gioco e identità a una squadra nella quale è davvero difficile trovare punti deboli".

    REALE MUTUA TORINO : «Siamo stati capaci di disputare un campionato importante, in continuità con quello della passata stagione, difendendo il terzo posto al termine della stagione regolare. Gruppo senza una stella designata ma nel quale tutti sono funzionali all'idea che stiamo perseguendo».

    SEBASTIANI RIETI : «Squadra di estro e grande temperamento, molto legata al rendimento di un giocatore importante come Jazz Johnson. Difficile da contenere quando entrano in ritmo, avversaria da temere soprattutto su un campo caldo come quello di casa». MILANO : «Potenziale da primi quattro posti, limitato nel corso di questa stagione dall'infortunio di Beverly. Hanno colmato il vuoto con la firma di Landi, la conferma di Aristide e il rientro del loro americano li rendono una squadra estremamente competitiva".

    TREVIGLIO : «Il grande punto interrogativo di questa stagione. Per valore del roster e budget investito è senza dubbio tra le squadre top di questo campionato. E' chiaro che gli infortuni hanno pesato sui risultati di questa prima fase, restano un'avversaria che, se ritrova il gruppo al completo, può dire la sua in chiave play-off».

    LUISS ROMA : «Ha sofferto all'inizio un normale periodo di adattamento alla categoria. Oggi, anche grazie all'arrivo di Tyler Sabin, ha trovato l'equilibrio giusto per essere competitiva e dare filo da torcere a tutte le avversarie. A livello di quintetto è certamente competitiva».

    VIGEVANO : «Da neopromossa, un po' lo stesso discorso di Roma, ha faticato nelle fasi iniziali poi, con la crescita dei suoi americani e la mentalità di un gruppo italiano di valore è cresciuta nel corso della stagione».

    AGRIGENTO : «Sicuramente la squadra del nostro girone che maggiormente ha chiuso la stagione regolare in difficoltà. Il cambio di allenatore ha comportato un'inevitabile perdita di identità che stanno ancora cercando».

    LATINA : «Vale un po' il discorso fatto per Agrigento. Nell'ultima partita della prima fase hanno fatto un po' meglio ma restano una squadra che ha e ha avuto troppi alti e bassi nella stagione».

  17. GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 2024

    - Ci sono uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraqua. Lo scrive oggi Ciro Esposito su "Il Piccolo": non serve addentrarsi nella fenomenologia dell'umanità descritta da un grande come Leonardo Sciascia per inserire Attilio Tesser nella prima categoria. Lo dimostra la sua storia, lo ha dimostrato prima di tutto sul piano umano e della correttezza in questi sette mesi alla guida dell'Unione. A prescindere dalle scelte legittime fatte dal club che ha espresso le sue ragioni. Non è solo la signorilità che gli va riconosciuta ma soprattutto la trasparenza con la quale si è rapportato con media, addetti ai lavori, tifosi. Mai una pretattica su chi gioca, mai nascosto un infortunio, mai una dichiarazione sopra le righe nel bene e nel male, sempre motivata ogni sua scelta.

    E nonostante i vincoli contrattuali e la liturgia del mondo calcistico Attilio ha voluto dire la sua dopo l'esonero deciso domenica dalla società. «Mai mi sono permesso di intervenire dopo una scelta della società. Eppure di esoneri prima di questo ne ho subiti. È sempre bastata una stretta di mano e poi ciascuno per la propria strada. Non discuto il merito della decisione ma mi sono sentito offeso da quel comunicato e anche dai toni utilizzati nella conferenza stampa dal signor Stella e dal signor Menta. Tutti sanno che non ho mai fatto polemiche, ma tutti mi hanno chiamato per sottolineare la sconvenienza nei tempi e nei modi usati dal club. Se la società è insoddisfatta ha pieno diritto di interrompere il rapporto ma deve esserci il reciproco rispetto. Ora mi sembra giusto che tutti sappiano come sono stato trattato. I dirigenti mi hanno ferito sul piano personale ed umano».

    Il club dice che non eravate più in sintonia. Che i risultati degli ultimi mesi sono stati deludenti e soprattutto che parecchi giocatori, e tra questi soprattutto i giovani, non sono cresciuti.

    «I risultati sono fotografati dai numeri e la società ha il diritto di avere la sua opinione. Se si afferma che non ho utilizzato i giocatori sui quali la società ha investito invece non è vero. E poi nessuno me lo ha chiesto. Nel mio secondo anno di Triestina il presidente Berti mi disse: voglio una salvezza e valorizzare i giovani per motivi di budget. Io dissi di sì: in quella squadra giocarono Aquilani, Ferronetti, Aubemayang, Mantovani, Galloppa»

    Il club ha fatto dei nomi: Fofana, Pavlev, Gunduz.

    «Fofana ha la mia stima assoluta come uomo e professionista. Solo una volta mi ha parlato e ci siamo capiti. Per me lui è un centrale, anche se può giocare da mezzala, ma aveva davanti uno forte come Correia. Quando ha giocato e segnato semmai era qualcun altro a non volerlo in campo. Ma io cerco di far giocare sempre chi mi sembra in grado di fare il meglio per la squadra. Poi a volte si può sbagliare nella scelta. Pavel ha giocato tanto e anche due volte ho subito critiche per averlo messo sulla sinistra. Gunduz è molto giovane, ha qualità, ma deve adattarsi al calcio italiano. E domenica ha giocato.

    Ha avuto problemi con la colonia straniera?

    «Ci vuole solo più tempo per una loro piena integrazione. El Azrak, per fare un esempio, me l'hanno mandato in prova a Ravascletto e sono stato io a dire che poteva restare. E infatti il ragazzo ha fatto bene. I tempi di integrazione li ho sottolineati già ad agosto».

    Lei aveva chiesto quest'estate qualche giocatore più esperto?

    «A parte che non abbiamo fatto un piano tecnico. Sì avevo chiesto alcuni uomini che conoscevo come Burrai e Armellino. Ma io sono un dipendente della società e non entro nei suoi affari. Sono un allenatore e so allenare. I dirigenti fanno il loro mestiere. E quindi ho allenato una squadra con il 95% dei giocatori scelti da Menta e Donati. E questo non è stato un problema».

    Forse sì se si voleva centrare la promozione immediata.

    «Certo ma la società non me l'ha mai chiesto. Ero io che semmai avrei voluto vincere il campionato subito o comunque centrare la B in due anni»

    A proposito del diesse Donati. È stato sottolineato dall'ad Stella come lei non lo abbia fatto crescere.

    «A parte che sin dall'inizio si è sentito escluso e non lo è mai stato nè da parte mia, nè dal mio staff. In ogni caso la mia priorità sono i 26 giocatori da gestire. Quello è il mio mestiere ed è già abbastanza. Con i diesse va condiviso il progetto tecnico e vanno affrontate assieme le problematiche quotidiane. A Modena, per fare un esempio, ho lavorato così raggiungendo la promozione al primo anno».

    Però il calo di risultati e di prestazioni c'è stato.

    «Non lo nego anche se sul piano delle prestazioni a mio parere solo le ultime due sono state deficitarie. E potevamo vincere, non dico meritandolo, entrambe. Comunque fino al derby con il Padova avevamo fatto bene. Eravamo a un punto da una squadra che non aveva mai perso. E anche quella partita l'abbiamo giocata bene a parte perdere per la prima volta la testa dopo il loro gol».

    Poi però a gennaio si è vista un po' di ruggine. Lei si è dato una spiegazione.

    «Le variabili sono tante ma non sono alibi. Se analizziamo le partite di Trento e Vercelli abbiamo visto una squadra viva. E secondo me anche con l'Albinoleffe nonostante la sconfitta»

    Ci può essere stata una scollatura tra i ragazzi?

    «Quando Vallocchia ha dichiarato in sala stampa che forse il gruppo non ci credeva più ho parlato con lui e con gli altri per scuoterli. Io per primo e poi loro dovevamo crederci per fare più punti possibile di gara in gara, rosicchiare punti a chi ci precedeva, giocarci la promozione ai play-off. Siamo professionisti mica la stagione finisce a gennaio».

    E lo spogliatoio?

    «È la forza di questa squadra. Lo hanno creato i ragazzi, il mio compito è stato solo quello di preservarlo. Ieri quasi tutti mi hanno telefonato. Nello spogliatoio non c'erano problemi, anzi. Forse però nelle ultime due partite ho alzato troppo la pressione»

    Però Tesser si aspettava di più dal mercato di gennaio. C'è stata una frizione con Menta che a quanto appreso lunedì stava già pensando a Bordin?

    «Mai avuto questa sensazione. Io avevo indicato un terzino pronto per la categoria e con fisico, un centrocampista in più rispetto a Ballarini che deve recuperare. Nardi, Kouan e Scarsella erano i nomi nell'ordine. Non sono arrivati e pazienza. Giovedì scorso Menta mi ha detto di chiamare Kiyine io lo ho fatto. Era una scelta condivisa e ne ho le prove. Il ragazzo, che ha qualità calcistiche, era contento per quanto per noi fosse una scommessa. Poi è saltato e può succedere ma non ci siamo rinforzati».

    La società ha dichiarato che lei ha fatto un gran lavoro nei primi mesi ma che poi non c'era più una linea comune. E poi che è difficile che una persona di 65 anni possa cambiare il suo modo di operare.

    «Son ben contento di non cambiare. Con questo modo di lavorare ho conquistato, credo unico in Italia, 3 promozioni dalla C alla B negli ultimi sette anni, sempre assieme al mio staff, e un play-off per la A. Questi sono fatti».

    Cosa resta di positivo ad Attilio Tesser da questa esperienza?

    «Ieri un mio calciatore mi ha ringraziato per la mentalità vincente che sono riuscito a trasmettere. Quando sono venuto qui ho promesso ai tifosi che avrebbero visto una squadra che lotta per una maglia con un valore storico e che rappresenta una grande comunità. Questo si è visto in campo ed è per questo, non per il mio nome, che i tifosi hanno sempre sostenuto i ragazzi anche nei momenti difficili. Questa per me è una grande soddisfazione» .

    Cosa vuole dire alla città?

    «Grazie di tutto per la fiducia che mi avete dato e mi dispiace di non aver potuto continuare a lavorare per regalare a Trieste, alla società e ai giocatori un sogno. Ma continuate a stare vicino alla squadra. Io sarò con voi. Forza Unione! »

    Sul volto di Attilio la delusione e un po' di arrabbiatura lasciano spazio all'emozione. Lo sa anche lui che la vita come il calcio riservano sorprese ma c'è anche il cuore. Il percorso dell'Unione va avanti e tutti continueranno a sognare. I tifosi e gli appassionati dell'Alabarda lo ringraziano. Perché sanno riconoscere le qualità degli uomini, di quelli veri.

    -  «Non stiamo attraversando un momento facile ma ne usciremo. Ho troppa voglia di tornare a rivivere le emozioni del red wall e della stagione della promozione».

    Lodovico Deangeli è un capitano vero, come scrive oggi Roberto Degrassi. Quando parla della sua Pallacanestro Trieste non si nasconde dietro un dito e non ricorre a farsi edulcorate.

    Deangeli, cosa sta succedendo?

    Un momento difficile, delicato. Non lo drammatizzo perchè nell'arco di una stagione momenti complicati possono capitare a tutti però non posso nascondere che siamo alla ricerca di noi stessi. La fase a orologio potrà aiutarci a ritrovarci. In questo periodo alle prime difficoltà ci sciogliamo.

    Appunto. Nelle ultime quattro gare tre sconfitte pesanti, subite senza nemmeno reagire.

    Mi rendo conto che può sembrare che viviamo queste sconfitte passivamente ma non è così, semplicemente non ne abbiamo per riemegere. Non ne abbiamo. Nessuno può essere contento di figure del genere.

    Non ne avete. Dal punto di vista fisico, psicologico o entrambi?

    Possono esserci mille ragioni e non ci sono risposte. Questa è una squadra con elementi con grandi doti offensive, uno come Filloy ad esempio farà canestro anche a 60 anni, ma non con così tanti difensori puri. Dobbiamo trovare equilibrio e solidità per restare competitivi in difesa anche quando l'attacco non gira e viceversa. Le nostre difficoltà si notano di più perchè con il nostro gioco abbiamo un numero di possessi più elevati rispetto ad altri.

    Tirate malissimo anche dalla lunetta.

    Va ritrovata la fiducia, se i liberi non entrano nemmeno agli specialisti significa che è una questione di testa, non tecnica. Non possiamo raccontarcela che va tutto bene ma il mondo non finisce qui. Siamo a due punti da Udine e Verona, in fondo.

    Però per superarle nella fase ad orologio, in seguito al saldo canestri negativo, dovrete vincere due partite in più. Cosa vi aspettate dalla nuova fase?

    Ci permetterà di misurarci con le squadre del girone verde, sono curioso, ho vissuto una fase a orologio quando giocavo a Udine ma la formula era diversa e più breve.

    Un test-chiave sarà alla seconda giornata la trasferta contro Cantù.

    In realtà saranno tutte partite toste. Certo, Cantù sarà una gara difficilissima perchè, anche battendo la Luiss Roma sabato sera, non saremo comunque fuori completamente da un momento delicato. Dovremo esserne consapevoli. La nostra prima parte della stagione non è stata disastrosa perchè le terze sono a due punti ma non è sicuramente sufficiente per tornare in A.

    Ne parlate tra voi di questa situazione...

    Lo facciamo sempre, non solo quando perdiamo. Dobbiamo sapere che ognuno ora dovrà mettere qualcosa in più. Significa che dovremo cercare di fare anche quello cui non siamo abituati perchè il momento, compresa l'assenza di Reyes, lo richiede. Io non ho dubbi che questo gruppo lo farà.

    Il gm Arcieri ha detto che il problema di questa squadra non è il coach ma nelle sconfitte ci sono stati troppi errori dei giocatori. Però Christian con il suo approccio non pare proprio un uomo della scossa.

    Sappiamo come lavora e quello che ci chiede, lui è il primo a soffrire per questa situazione. Lui è vicino ai giocatori, non è un sergente di ferro nè un giudice. È un tipo di basket che può piacere o no il nostro ma non significa che non lavoriamo oppure non sappiamo cosa fare.

    A lei viene chiesto di sostituire Reyes ma anche di limitare in difesa i "piccoli" avversari. In sostanza, è tra i più spremuti.

    Un'opportunità e una responsabilità, da me ci si aspetta contributo difensivo e impatto fisico. Da ala piccola mi esprimo meglio perchè contro gli esterni posso far valere i centimetri a mio favore, da ala forte invece mi confronto con gente della mia stessa taglia oppure superiore. Ma faccio ciò che serve.

  18. MERCOLEDÌ 7 FEBBRAIO 2024

    - Un calo di rendimento della squadra nell'ultimo periodo, ma soprattutto una dissonanza di idee, uno scarso coinvolgimento di alcuni giocatori nonché la mancata crescita non solo dei giovani calciatori, ma anche del management che lavorava attorno allo staff. Questa l'articolata serie di motivazioni del discusso esonero di Attilio Tesser che, come scrive oggi Antonello Rodio, sono state spiegate ieri dall'amministratore delegato della Triestina, Sebastiano Stella, e dal direttore generale Alex Menta. In pratica società e allenatore non erano più sulla stessa linea.

    TESSER «Se non si fosse chiamato Tesser - è la provocazione di Stella - come avrebbe reagito la piazza davanti a 13 punti in 9 partite, 1 punto in 4 gare casalinghe, un trend in netto calo e giocatori che domenica avevano il morale a terra? Ma lui è stimato da tutti, anche da noi, sia ben chiaro, ma in una società che vuole costruire un progetto a medio-lungo termine siamo tutti dei nomi. E se non abbiamo la stessa linea della società, chi comanda è libero di prendere le sue decisioni. Soprattutto se è una società che quest'anno spenderà 17 milioni di euro e sta dimostrando tutta la sua serietà nel portare avanti questo progetto. La Triestina ha scelto Tesser perché ha pensato che in quel momento fosse l'uomo giusto per il progetto. In questo momento non lo è più».

    SVOLTA Insomma la classifica è importante, ma non è tutto. «Se fossimo stati a 3 punti dalla prima - continua Stella - Tesser sarebbe ancora qui, ma non è questo il motivo principale. La realtà è che abbiamo visto una situazione preoccupante: una linea giovane che non è stata sviluppata come avremmo voluto, giocatori che dovevano sfondare che non hanno reso come ci si aspettava, altri non li abbiamo quasi mai visti in campo. Tante cose insieme ci hanno fatto pensare che era il momento di dare una svolta. Non c'erano più le condizioni per andare avanti assieme. So che per i tifosi è una follia, ma non era più la persona adatta per noi».

    AZIENDA «Pensavo - continua Stella - da un uomo di esperienza come lui, anche in una maggiore capacità di far crescere il management attorno. E invece, per fare un esempio, il nostro giovane ds Donati non ha avuto possibilità di crescere al suo fianco in sette mesi. Era un allenatore che faceva il suo lavoro, che ripeto noi stimiamo, ma come azienda dobbiamo pensare a una crescita complessiva. Anche perché mica ce ne andiamo se non saremo promossi, noi siamo qui e vogliamo continuare a investire, sotto questo aspetto la volontà del presidente Ben Rosenzweig è chiara».

    CRESCITA Il dg Menta sottolinea che quando ci sono alcuni segnali, cambiare è doveroso, anche se impopolare. «Licenziare Tesser è stata una scelta difficile, pesante, e capisco i tifosi. Ma in un progetto come il nostro dobbiamo fare una valutazione per capire dove vogliamo andare. È vero che Tesser ha fatto un bel lavoro e siamo più avanti del previsto, ma ora c'è stato un calo e dobbiamo valutare come proseguire. Noi vogliamo vincere, crediamo ancora nella B, altrimenti non cambiavamo niente». Menta rimprovera Tesser soprattutto su un aspetto che per ovvi motivi gli sta a cuore: «Non abbiamo visto una crescita della rosa, nessun giocatore è migliorato da settembre, forse il solo El Azrak. E poi abbiamo 24 giocatori, bisogna coinvolgere tutti, non solo 13».

    BORDIN Sulla scelta di Bordin, Stella confessa che non è maturata domenica: «Stavamo lavorando su di lui da 15 giorni perché è un allenatore di respiro internazionale e volevamo essere pronti se necessario. So che mandare via Tesser è impopolare, ma i tifosi ritornino con noi, anche noi vogliamo il bene della Triestina». Per Menta «Bordin ha sempre utilizzato tanti giocatori coinvolgendo tutta la rosa, ha importanti esperienze all'estero, per lui è il momento giusto per fare qualcosa di importante in Italia. Abbiamo avuto contatti con altri ma mi piace scommettere su persone come lui. E sia chiaro che non è uno yes-man, lui farà le scelte che vuole e poi valuteremo in base a quello che farà».

    MERCATO Quanto al tanto discusso mercato di gennaio, Menta spiega: «Non c'erano grandi opportunità e anche per la situazione di classifica non aveva senso spendere ora. Ci sono state trattative importanti che non sono andate in porto ma non per nostre responsabilità ma dei procuratori e degli altri club. E poi credo che ci sono già giocatori forti in questa rosa che possono giocare di più, penso a Fofana, Pavlev, Gündüz e non solo».

    - «Siamo convinti che sia la persona giusta, sia a livello umano che tecnico. Ci piace il suo modo di lavorare, ha esperienza e menta aperta». Così il diesse Morris Donati ha presentato Roberto Bordin, il nuovo tecnico della Triestina che raccoglie un'eredità pesante come quella di Tesser.

    Ma l'allenatore nato in Libia nel 1965 e ben presto trasferitosi in Italia, forte della sua esperienza internazionale, non sembra soffrire nessuna pressione e indica già un obiettivo preciso: il secondo posto. Quanto alla piazza, la conosce bene: «Sono contento di essere tornato per la terza volta – afferma Bordin - dopo aver già giocato e allenato a Trieste. Mi dispiace molto non poter giocare in uno stadio come il Rocco che secondo me può fare la differenza, ma sono pronto e carico per fare una buona stagione».

    Di certo si ritrova una rosa costruita per un altro modulo, rispetto al suo preferito 4-3-3, ma anche questo non preoccupa Bordin: «La squadra è stata costruita per un modulo diverso da quello che di solito utilizzo io, ma abbiamo giocatori che possono adattarsi a fare più moduli. In questi anni in realtà ho cambiato molti sistemi di gioco, anche a gara in corso, in base alle necessità, alla condizioni dei giocatori e all'avversario».

    Ma oltre all'aspetto tecnico-tattico, in questi momenti lavorare sull'aspetto mentale è doveroso per chi entra in corso d'opera: «Ovviamente ho parlato coi giocatori - spiega Bordin - avendo per tanti anni sia giocato che allenato, capisco bene le dinamiche di un momento come questo. Ma la squadra è forte e strutturata, deve solamente ritrovare serenità. Ovvio che con i risultati ritrovarla è più semplice. Però ho cercato di tastare gli umori, coinvolgendo e spronando i giocatori. Loro dovranno avere un po' di pazienza nell'adattarsi a un diverso metodo di lavoro, ma la predisposizione è più che buona e ci stiamo venendo incontro».

    Intanto Bordin ha ben chiaro cosa si aspetta in questi tre mesi: «Il nostro obiettivo è di provare a raggiungere il secondo posto, poi nel calcio non si sa mai. Ai tifosi e a tutto l'ambiente chiedo di stare il più possibile uniti, perché solo così si raggiungono obiettivi importanti. Se invece ci si fa la guerra, si fa molta più fatica e non si va lontano. Bisogna essere fiduciosi, la squadra può tornare a viaggiare a ritmi importanti come qualche tempo fa, bisogna ricreare entusiasmo».

    Sul piatto Bordin può mettere la lunga esperienza in Moldavia e anche quella in Azerbaigian: «Allenare la nazionale è diverso, quello più che allenare è una questione di gestione. Per il resto l'esperienza all'estero nei club mi ha aiutato tanto, ho allenato molti giocatori stranieri, lo scorso anno avevo il 90 per cento di giocatori africani in squadra. Questo significa una crescita non solo a livello tecnico-tattico, ma anche di gestione dei rapporti con la dirigenza con tante nazionalità, mentalità e culture diverse. Ma questa di tornare in Italia in club così ambizioso e in una piazza che conosco, era un'occasione da prendere al volo».

    E venerdì c'è già la sfida in casa della cap olista Mantova: «In alcuni reparti siamo un po' corti, oltre a Malomo c'è anche Struna infortunato. Andremo in un ambiente caldo, qualche cambiamento tattico si può provare ma voglio soprattutto una squadra pronta a livello nervoso. Bisogna lasciarsi alle spalle il momento difficile, consapevoli che si può e si deve dare molto di più».

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