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hector

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  1. Il vaccino su ampia scala crea immunità di gregge che protegge le persone che per motivi di salute non possono vaccinarsi.
  2. Faccio fatica a pensare che non servirà a nulla. Credo che Covid-19 potrà essere sconfitto solo dal vaccino, esattamente come il vaccino ha sconfitto poliomielite e vaiolo.
  3. È che l'impegno e lo sforzo a livello mondiale per creare un vaccino sono immensi, senza nessun precedente. Molto più grandi che in qualsiasi altra circostanza e contro qualsiasi altra malattia o virus nella storia. Non mi stupirei se il vaccino arrivasse in tempi record (inizio del prossimo anno) con tutta la sicurezza e tutti i test fatti in modo rigoroso. Se si volessero soluzioni improvvisate, il vaccino ce lo avremmo già adesso, senza averlo nemmeno testato bene sull'uomo.
  4. Che domande. Basta vedere uno dei tantissimi video dai titoli quali "tutta la verità che non ti dicono", "il video che non vogliono che tu guardi, condividi prima che lo censurino" "ecco svelate le verità che i poteri forti tengono nascoste". Ne è pieno il web, e là si trovano tutte le risposte.
  5. Ci sono decine di studi e sperimentazioni su vaccini in tutto il mondo, che cercano di usare i metodi più diversi. Ci sono tantissime tipologie di vaccino allo studio attualmente. Non condivido pertanto l'idea di rifiutare a priori un vaccino. La terapia col plasma forse non entusiasma te ma la comunità scientifica sì. È un terreno inesplorato ma fertile per eventuali terapie efficaci contro la malattia.
  6. Certo, se tutta la popolazione avesse quelle chirurgiche, ci sarebbe una protezione generale ben più forte.
  7. Le mascherine che non sono dispositivi medici certificati non sono sicure. Mi pare normale. Le mascherine chirurgiche sono invece efficaci nel proteggere gli altri, ma non chi le indossa. Le ffp, che costano uno sproposito, invece proteggono anche l'utilizzatore. Ma non se hanno la valvola per la respirazione, in questo caso proteggono solo l'utilizzatore e non gli altri.
  8. L'idea di struttare gli anticorpi dei guariti non è nuova. Burioni lo ha sostenuto dall'inizio. E anche adesso dice che è un'ottima idea, sottolineando però che è una soluzione d'emergenza. Prima di tutto perché le persone donatrici devono essere completamente sane (eventuali altre patologie verrebbero trasmesse), in secondo luogo perché non si può pretendere che un numero considerevole di guariti diventi donatore. La donazione deve essere volontaria. Però la prospettiva interessante è di creare in laboratorio, a partire dagli anticorpi, un siero sicuro come terapia. Là sì che potrebbe esserci un utilizzo di massa, senza la necessità di togliere il sangue a tutti i guariti. Ci stanno già lavorando, non resta che aspettare.
  9. Non sono d'accordo. Mi sembra un po' un luogo comune sull'italiano medio. Tanto che, pur con certe differenze, le misure di contenimento sono state prese in tutto il mondo. Laddove ci sono stati ritardi in queste misure a causa di una eccessiva fiducia nel buonsenso (Svezia), la curva del contagio è salita di più che altrove. Evidentemente tutto il mondo è paese e anche in Svezia il buonsenso non è così diffuso come speravano le autorità di quel paese.
  10. Si naviga a vista, ma c'è il lavoro costante e quotidiano della comunità scientifica, portato avanti collettivamente da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. I risultati di questo sforzo collettivo sono pubblicati sulle riviste scientifiche. E ci sono scienziati che si propongono di divulgare questi risultati al pubblico, come è giusto che sia, dal momento che non è facile per un profano leggere e comprendere una pubblicazione scientifica specialistica. Ma ciò che viene divulgato non sono le "loro teorie", bensì appunto ciò che faticosamente e collettivamente sta emergendo su questo virus e su questa epidemia. Questi professionisti fanno solo da portavoce della comunità scientifica. Ben diverso è il discorso di altri scienziati, che, magari forti di precedenti riconoscimenti prestigiosi, si pongono invece al di fuori di questo enorme lavoro collettivo per proporre teorie personali e alternative, che sfuggono alla revisione dei pari e non portano alcuna vera prova.
  11. La scoperta di Fleming fu riconosciuta e gli valse il premio Nobel. Galileo è il padre della scienza moderna. Era rivoluzionario proprio per il fatto di essere uno scienziato. All'epoca non c'era nessuna comunità scientifica.
  12. Non c'è proprio nessuno che dice di sapere tutto. Ho letto diverse interviste a virologi, tra cui lo stesso Burioni, e alla maggior parte delle domande rispondevano: "Questo ancora non lo sappiamo". La scienza si è trovata con questo virus sconosciuto, e ovviamente fatica a trovare risposte. Con il tempo le conoscenze aumentano. Si troveranno cure più efficaci e si troverà il vaccino. Preoccupante è rigettare ogni conoscenza acquisita su questo virus solo perché arriva dalla cosiddetta "scienza ufficiale". Che è la stessa scienza che tenta di salvare vite nelle corsie degli ospedali.
  13. Non credo che l'omeopatia possa essere considerata una disciplina medica, dal momento che non ha alcun fondamento scientifico. So che c'è una minoranza di medici che accetta l'omeopatia. Personalmente, non mi rivolgerei mai a uno di loro, perché vorrei evitare di essere curato da una malattia grave con acqua e zucchero.
  14. Sottrarsi alla revisione dei pari è un indizio di una ricerca fatta male. Altrimenti un bravo ricercatore non avrebbe nulla da nascondere. Per questo motivo non sono d'accordo con Burioni quando dice che "la scienza non è democratica". Invece lo è, nel senso che chiunque può partecipare all'impresa scientifica e può vedersi riconoscere le proprie scoperte da parte della comunità scientifica. Che non è una tavola rotonda di pochi scienziati che rispondono agli ordini dei potenti del mondo, come spesso li si vuole dipingere, ma una comunità che ha delle regole di continuo controllo delle ipotesi che vengono fatte. E questi controlli vengono fatti collettivamente dalla comunità scientifica. Il che è garanzia di trasparenza e un argine contro la corruzione che potrebbe esserci verso il singolo ricercatore. Il singolo "scienziato pazzo" che viene osannato perché ha osato "ribellarsi al sistema" spesso è colui che non si sottopone alla revisione dei pari.
  15. La comunità scientifica invece è sostanzialmente unanime nel dire sempre le stesse cose sul virus e sull'epidemia. Quelle che si sanno, ovviamente. E man mano emergono nuove conoscenze. Poi ci sono singoli scienziati che non seguono i metodi riconosciuti dalla comunità scientifica, e ottengono grande visibilità per il solo fatto di essere "alternativi". Il che è parecchio facile, in tempi di grande incertezza.
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