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SandroWeb

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  1. SABATO 10 FEBBRAIO 2024 - Giocare a Mantova in questa stagione è quasi impossibile per chiunque. E come scrive oggi Ciro Esposito su "Il Piccolo", tra le vittime a grappoli della capolista dei record ora c'è anche la Triestina. L'esordio di Bordin a raccogliere l'eredità di Tesser non poteva essere più complicato. Il nuovo tecnico ha deciso di prendere la gara di petto rivoluzionando il modulo e soprattutto schierando quattro giocatori offensivi. E questo non ha aiutato a tenere botta ai virgiliani capaci di trovare in 15' un 1-2 da kappaò. L'Unione, pur essendo messa sotto, non ha mai mollato e anzi nella ripresa con un assetto più "corposo" ha spinto di più e pressato meglio riaprendo con merito il match con Celeghin. Contro questo Mantova applicazione e tenacia non possono bastare. E non sono bastati. Bordin ora deve pensare a martedì perché per uscire dal tunnel servono anche i risultati. LA RIVOLUZIONE Cambio di guida e rivoluzione in campo. Bordin aveva annucniato un cambio e opta per una rivoluzione. Intanto il modulo con due mediani davanti alla difesa (in fase di non possesso) e D'Urso a fare la spola da mezz'ala destra e tre giocatori davanti (Redan, Lescano e El Azrak). Cambio anche di alcuni interpreti rispetto agli uomini che Tesser aveva impiegato in avvio con la Pro Patria: in difesa c'è Anzolin al posto di Petrasso a sinistra, sull'altro fronte gioca Pavlev. Al centro il tecnico ha poche alternative, visti gli acciacchi di Struna e Malomo e opta per la coppia Ciofani e Moretti. Davanti a loro Vallocchia e Correia. Sull'altro fronte Possanzini ritocca il suo assetto che sta macinando record in vetta alla graduatoria. Il tecnico rinuncia a Muroni in mediana e inserisce il più offensivo Bragantini con Mensah a fare da riferimento in attacco. AVVIO SHOCK La Triestina parte convinta ma già dopo 10' va sotto. Celesia a sinistra beffa Pavlev, già più volte in difficoltà su Fiori, e sul cross l'ex Mensah mette la palla dentro al sacco. L'Unione accusa il colpo e Matosevic deve superarsi per deviare la staffilata di Galuppini. E sul corner di Burrai arriva il raddoppio con colpo di testa del difensore Brignani. La vicenda si complica per gli alabardati. La fascia destra fa acqua e Vallocchia viene spostato davanti a Pavlev. GESTIONE E FIAMMATE La Triestina cerca di spostare il baricentro in avanti anche perché il Mantova opta per il controllo che è la sua caratteristica più peculiare. Gestione e fiammate sono le armi migliori dei virgiliani. Figuriamoci su un doppio vantaggio. E così Matosevic deve ancora respingere su Ridolfi al 32'. L'Unione, con D'Urso che si sposta come sottopunta, comunque ha il pregio di non mollare usando anche le maniere forti. Ma il Mantova resta padrone assoluto del gioco e della gara. IL PALLEGGIO Il Mantova gioca sul velluto e con la maestria nel palleggio stretto che è il suo marchio di fabbrica. L'Unione costruisce la prima vera occasione della serta: punizione di Vallocchia e Moretti arriva in ritardo sul secondo palo. Bordin cambia tre uomini al 13': Con Rizzo che va a afere il tezro centrale, Fofana in mediana, e Minesso davanti per Redan. È un 3-4-3 interessante ma Matosevic salva il tris su Bragantini e su un tiro straordinario di Radaelli al volo dalla distanza. L'UNIONE SALE L'Unione comunque sta meglio in campo ma si concretizza solo con una conclusione insidiosa di Lescano parata da Festa (25'), La Triestina comunque cresce grazie anche alla concretezza in mediana di Celeghin e Fofana con un Pavlev più attento nelle chiusure. IL RIGORE Il Mantova va ancora vicino alla rete ma è più distratto. Ma al 41' Brignani stende Vertainen. È rigore, Minesso si fa parare da Festa ma Celeghin fa il tap-in che dà un senso al finale. Un finale che non riaccende i fans alabardati (squadra contestata) ma che indica come questa Triestina abbia le carte in regola per risollevarsi presto. - Cambia fase, la speranza è che cambi anche la Pallacanestro Trieste. Come scrive Roberto Degrassi, la versione delle ultime settimane è stata la peggiore della stagione e l'alibi dell'assenza di Reyes non è una giustificazione sufficiente. Stasera per i biancorossi comincia la fase a orologio che viene affrontata da quinti. In sostanza, si andrà a trovare le prime quattro del girone verde oltre al fanalino Latina e bisognerà capitalizzare le cinque partite casalinghe. A partire da stasera, alle 20 al PalaTrieste arriva la Luiss Roma. Trieste è superiore ma, lo ha capito sulla propria pelle, il blasone conta zero in A2. Steccare significherebbe spalancare la crisi, la vittoria almeno ridarebbe fiducia. La Luiss Roma è in forma e ha caratteristiche tali da poter mettere in difficoltà Trieste. Pericoli segnalati anche da coach Christian nell'analisi prepartita: «La Luiss sa come arrivare a canestro ed è una squadra aggressiva. In difesa è migliorata tanto, a inizio stagione era molto veloce, poi ha leggermente calato il ritmo ma resta pericolosa, sa colpire in transizione e ha ottimi tiratori da tre punti. Penso a giocatori come Sabin che sta facendo una grande stagione». Nel corso della settimana non sono mancati i momenti di confronto all'interno della squadra come ammette lo stesso coach: «Ho chiesto ai giocatori di essere migliori del solito. Sono stati uomini straordinari per tutto l'anno, affrontando le difficoltà a testa alta. Abbiamo davvero bisogno di essere uomini migliori in questo momento perché stiamo attraversando un momento difficile. Ho chiesto loro di fare uno sforzo di più in difesa, tutti in quello spogliatoio hanno la capacità di fare un qualcosa in più. Mi hanno sentito urlare in allenamento tutta la settimana "Uno in più, uno in più, uno in più", perché so che abbiamo ancora tanto da dare, ed è richiesto questo ora». REYES Passi avanti per Justin Reyes che finalmente ha potuto rinunciare alle stampelle, non è ancora in grado di cominciare la preparazione con la squadra, atrteso un check a metà della prossima settimana. Tutto lascia supporre che sarà pronto per la ripresa del campionato dopo le Final Four di Coppa Italia. FANTASTICA CIVIDALE Ma allora Trapani si può battere! La Gesteco Cividale batte la corazzata siciliana 73-68, un'impresa autentica . Stasera ore 20 Pallacanestro Trieste-Luiss Roma, ore 20.30 Cento-Casale Monferrato. Domani ore 18 Forlì-Rieti, Fortitudo Bologna- Cremona, Udine-Milano, Piacenza-Vigevano, Rimini-Agrigento, Nardò-Latina, Orzinuovi-Cantù, Chiusi-Torino. Lunedì ore 20 Verona-Treviglio. Classifica verde: Trapani 42, Cantù 34, Torino 30, Rieti 26, Cremona e Milano 24, Treviglio 22, Roma e Vigevano 16, Agrigento 12, Casale 10, Latina 8. Classifica rosso: Forlì 36, Fortitudo 34, Udine e Verona 30, Trieste 28, Piacenza, Rimini, Cento 18, Nardòe Cividale 16, Orzinuovi 12, Chiusi 10.
  2. VENERDÌ 9 FEBBRAIO 2024 - Dopo cinque giorni di ottovolante mediatico che hanno infiammato la piazza e acceso discussioni infervorate anche in seno alla tifoseria, in casa alabardata si torna a parlare di campo. Come scrive Antonello Rodio su "Il Piccolo", per il nuovo tecnico Roberto Bordin, che raccoglie una pesante eredità come quella di Tesser, c'è subito un battesimo del fuoco. Stasera al "Martelli" (inizio ore 20.45, diretta tv su Telequattro) la Triestina fa visita alla capolista Mantova, ovvero quella che alla prova dei fatti si è rivelata la vera corazzata del girone. E sarà un'Unione nuova, sia a livello di modulo che di alcuni interpreti. Quanto alla squadra di Possanzini, viaggia a ritmi da record, anche se è reduce dall'imprevista sconfitta con l'Albinoleffe, la terza battuta d'arresto del suo campionato. Questo, ovviamente, non toglie nulla alla forza del Mantova, che del resto Bordin conosce bene: «Affrontiamo una squadra che si trova meritatamente in testa con tanti punti di vantaggio e che ha saputo costruire nel tempo questo primato - afferma il tecnico alabardato - un'avversaria difficile da affrontare, che ha la sua forza in un gioco di squadra collaudato e in individualità che possono fare la differenza». Pochi i giorni a disposizione del nuovo mister per dare qualche input, ma si è lavorato sia sotto l'aspetto tattico che mentale: «C'è un buon clima nel gruppo - dice - siamo professionisti e anche se le abitudini non possono non essere diverse rispetto a prima, la predisposizione è stata massima. Ho cercato di caricare la squadra dal punto di vista nervoso dopo gli ultimi risultati negativi, dovremo essere pronti e sono certo che lo saremo». Si è detto di una nuova Triestina anche a livello di sistema di gioco, questo lo ammette anche Bordin, che però dovrà fare a meno di Ballarini, Struna e Malomo, quindi la coppia di centrali difensivi titolari. «Non dico ovviamente come giocheremo, ma qualche modifica a livello di modulo e di uomini sicuramente ci sarà - conferma il mister - i ragazzi si sono applicati subito per mettere in pratica qualcosa di diverso, qualche giocatore avrà più spazio ma avendo impegni ravvicinati ci sarà bisogno di tutti e tutti dovranno farsi trovare pronti. Purtroppo ci mancano Malomo e Struna, due elementi di esperienza importanti come capitano e vice, per giunta nello stesso reparto. Servirà tempo per il recupero, anche se Malomo sembra essere messo meglio». E quindi come giocherà la Triestina a Mantova? Ogni ipotesi è buona. Il tanto caro al tecnico 4-3-3 è un'ipotesi percorribile, visto che l'avversaria gioca allo stesso modo, ma in settimana ha preso quota anche un eventuale 4-2-3-1. Di certo la coppia di difensori centrali sarà composta da Ciofani e Moretti, con Petrasso a sinistra e un possibile ballottaggio Pavlev-Germano a destra. Poi a seconda del modulo cambiano gli interpreti. C'è la fondata ipotesi che per pressare alto l'avversaria, ci siano davanti Lescano con Redan e El Azrak sulle fasce. A centrocampo sicuro Correia, mentre per gli altri due posti è corsa a tre fra Celeghin, Vallocchia e Fofana, ma il posto si ridurrebbe però solo a uno in caso di 4-2-3-1, con l'inserimento di D'Urso sotto punta. Al Mantova mancheranno l'infortunato Cavalli e lo squalificato Panizzi. Nel 4-3-3 di Possanzini davanti a Festa ci sarà la coppia centrale Redolfi-Brignoli, con Radaelli a destra (l'alternativa è Maggioni) e Celesia a sinistra. In mezzo Burrai a dirigere le danze con Wieser (o Muroni) e Trimboli mezzali, mentre davanti Mensah sarà la punta centrale con Galuppini a destra e Fiori a sinistra. - A caccia di un'identità e alla ricerca di un gioco che possa consentirle di essere credibile in un finale di stagione nel quale, gradatamente, si alzerà il livello di competitività, la Pallacanestro Trieste si presenta ai nastri di partenza della fase a orologio. Un ciclo di dieci partite contro le avversarie del girone verde di A2, un percorso che definirà la classifica del campionato e definirà la griglia play-off. Dieci partite, dieci avversarie tutte da scoprire. Lorenzo Gatto affida a Franco Ciani, coach della Reale Mutua Torino, il compito di tracciare una sorta di identikit delle squadre che Trieste sarà chiamata ad affrontare. TRAPANI SHARK : «La vera corazzata di questo campionato. Un percorso che racconta di una stagione finora perfetta nel corso della quale ha subito una sola sconfitta, squadra completa con giocatori di serie A1 che partono dalla panchina. Nell'ultimo mese ha fatto un po' più fatica, resta la squadra più accreditata al salto di categoria. CANTU' : «Solidissima, con due americani fuori categoria e un gruppo italiano di grande esperienza che da gioco e identità a una squadra nella quale è davvero difficile trovare punti deboli". REALE MUTUA TORINO : «Siamo stati capaci di disputare un campionato importante, in continuità con quello della passata stagione, difendendo il terzo posto al termine della stagione regolare. Gruppo senza una stella designata ma nel quale tutti sono funzionali all'idea che stiamo perseguendo». SEBASTIANI RIETI : «Squadra di estro e grande temperamento, molto legata al rendimento di un giocatore importante come Jazz Johnson. Difficile da contenere quando entrano in ritmo, avversaria da temere soprattutto su un campo caldo come quello di casa». MILANO : «Potenziale da primi quattro posti, limitato nel corso di questa stagione dall'infortunio di Beverly. Hanno colmato il vuoto con la firma di Landi, la conferma di Aristide e il rientro del loro americano li rendono una squadra estremamente competitiva". TREVIGLIO : «Il grande punto interrogativo di questa stagione. Per valore del roster e budget investito è senza dubbio tra le squadre top di questo campionato. E' chiaro che gli infortuni hanno pesato sui risultati di questa prima fase, restano un'avversaria che, se ritrova il gruppo al completo, può dire la sua in chiave play-off». LUISS ROMA : «Ha sofferto all'inizio un normale periodo di adattamento alla categoria. Oggi, anche grazie all'arrivo di Tyler Sabin, ha trovato l'equilibrio giusto per essere competitiva e dare filo da torcere a tutte le avversarie. A livello di quintetto è certamente competitiva». VIGEVANO : «Da neopromossa, un po' lo stesso discorso di Roma, ha faticato nelle fasi iniziali poi, con la crescita dei suoi americani e la mentalità di un gruppo italiano di valore è cresciuta nel corso della stagione». AGRIGENTO : «Sicuramente la squadra del nostro girone che maggiormente ha chiuso la stagione regolare in difficoltà. Il cambio di allenatore ha comportato un'inevitabile perdita di identità che stanno ancora cercando». LATINA : «Vale un po' il discorso fatto per Agrigento. Nell'ultima partita della prima fase hanno fatto un po' meglio ma restano una squadra che ha e ha avuto troppi alti e bassi nella stagione».
  3. GIOVEDÌ 8 FEBBRAIO 2024 - Ci sono uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraqua. Lo scrive oggi Ciro Esposito su "Il Piccolo": non serve addentrarsi nella fenomenologia dell'umanità descritta da un grande come Leonardo Sciascia per inserire Attilio Tesser nella prima categoria. Lo dimostra la sua storia, lo ha dimostrato prima di tutto sul piano umano e della correttezza in questi sette mesi alla guida dell'Unione. A prescindere dalle scelte legittime fatte dal club che ha espresso le sue ragioni. Non è solo la signorilità che gli va riconosciuta ma soprattutto la trasparenza con la quale si è rapportato con media, addetti ai lavori, tifosi. Mai una pretattica su chi gioca, mai nascosto un infortunio, mai una dichiarazione sopra le righe nel bene e nel male, sempre motivata ogni sua scelta. E nonostante i vincoli contrattuali e la liturgia del mondo calcistico Attilio ha voluto dire la sua dopo l'esonero deciso domenica dalla società. «Mai mi sono permesso di intervenire dopo una scelta della società. Eppure di esoneri prima di questo ne ho subiti. È sempre bastata una stretta di mano e poi ciascuno per la propria strada. Non discuto il merito della decisione ma mi sono sentito offeso da quel comunicato e anche dai toni utilizzati nella conferenza stampa dal signor Stella e dal signor Menta. Tutti sanno che non ho mai fatto polemiche, ma tutti mi hanno chiamato per sottolineare la sconvenienza nei tempi e nei modi usati dal club. Se la società è insoddisfatta ha pieno diritto di interrompere il rapporto ma deve esserci il reciproco rispetto. Ora mi sembra giusto che tutti sappiano come sono stato trattato. I dirigenti mi hanno ferito sul piano personale ed umano». Il club dice che non eravate più in sintonia. Che i risultati degli ultimi mesi sono stati deludenti e soprattutto che parecchi giocatori, e tra questi soprattutto i giovani, non sono cresciuti. «I risultati sono fotografati dai numeri e la società ha il diritto di avere la sua opinione. Se si afferma che non ho utilizzato i giocatori sui quali la società ha investito invece non è vero. E poi nessuno me lo ha chiesto. Nel mio secondo anno di Triestina il presidente Berti mi disse: voglio una salvezza e valorizzare i giovani per motivi di budget. Io dissi di sì: in quella squadra giocarono Aquilani, Ferronetti, Aubemayang, Mantovani, Galloppa» Il club ha fatto dei nomi: Fofana, Pavlev, Gunduz. «Fofana ha la mia stima assoluta come uomo e professionista. Solo una volta mi ha parlato e ci siamo capiti. Per me lui è un centrale, anche se può giocare da mezzala, ma aveva davanti uno forte come Correia. Quando ha giocato e segnato semmai era qualcun altro a non volerlo in campo. Ma io cerco di far giocare sempre chi mi sembra in grado di fare il meglio per la squadra. Poi a volte si può sbagliare nella scelta. Pavel ha giocato tanto e anche due volte ho subito critiche per averlo messo sulla sinistra. Gunduz è molto giovane, ha qualità, ma deve adattarsi al calcio italiano. E domenica ha giocato. Ha avuto problemi con la colonia straniera? «Ci vuole solo più tempo per una loro piena integrazione. El Azrak, per fare un esempio, me l'hanno mandato in prova a Ravascletto e sono stato io a dire che poteva restare. E infatti il ragazzo ha fatto bene. I tempi di integrazione li ho sottolineati già ad agosto». Lei aveva chiesto quest'estate qualche giocatore più esperto? «A parte che non abbiamo fatto un piano tecnico. Sì avevo chiesto alcuni uomini che conoscevo come Burrai e Armellino. Ma io sono un dipendente della società e non entro nei suoi affari. Sono un allenatore e so allenare. I dirigenti fanno il loro mestiere. E quindi ho allenato una squadra con il 95% dei giocatori scelti da Menta e Donati. E questo non è stato un problema». Forse sì se si voleva centrare la promozione immediata. «Certo ma la società non me l'ha mai chiesto. Ero io che semmai avrei voluto vincere il campionato subito o comunque centrare la B in due anni» A proposito del diesse Donati. È stato sottolineato dall'ad Stella come lei non lo abbia fatto crescere. «A parte che sin dall'inizio si è sentito escluso e non lo è mai stato nè da parte mia, nè dal mio staff. In ogni caso la mia priorità sono i 26 giocatori da gestire. Quello è il mio mestiere ed è già abbastanza. Con i diesse va condiviso il progetto tecnico e vanno affrontate assieme le problematiche quotidiane. A Modena, per fare un esempio, ho lavorato così raggiungendo la promozione al primo anno». Però il calo di risultati e di prestazioni c'è stato. «Non lo nego anche se sul piano delle prestazioni a mio parere solo le ultime due sono state deficitarie. E potevamo vincere, non dico meritandolo, entrambe. Comunque fino al derby con il Padova avevamo fatto bene. Eravamo a un punto da una squadra che non aveva mai perso. E anche quella partita l'abbiamo giocata bene a parte perdere per la prima volta la testa dopo il loro gol». Poi però a gennaio si è vista un po' di ruggine. Lei si è dato una spiegazione. «Le variabili sono tante ma non sono alibi. Se analizziamo le partite di Trento e Vercelli abbiamo visto una squadra viva. E secondo me anche con l'Albinoleffe nonostante la sconfitta» Ci può essere stata una scollatura tra i ragazzi? «Quando Vallocchia ha dichiarato in sala stampa che forse il gruppo non ci credeva più ho parlato con lui e con gli altri per scuoterli. Io per primo e poi loro dovevamo crederci per fare più punti possibile di gara in gara, rosicchiare punti a chi ci precedeva, giocarci la promozione ai play-off. Siamo professionisti mica la stagione finisce a gennaio». E lo spogliatoio? «È la forza di questa squadra. Lo hanno creato i ragazzi, il mio compito è stato solo quello di preservarlo. Ieri quasi tutti mi hanno telefonato. Nello spogliatoio non c'erano problemi, anzi. Forse però nelle ultime due partite ho alzato troppo la pressione» Però Tesser si aspettava di più dal mercato di gennaio. C'è stata una frizione con Menta che a quanto appreso lunedì stava già pensando a Bordin? «Mai avuto questa sensazione. Io avevo indicato un terzino pronto per la categoria e con fisico, un centrocampista in più rispetto a Ballarini che deve recuperare. Nardi, Kouan e Scarsella erano i nomi nell'ordine. Non sono arrivati e pazienza. Giovedì scorso Menta mi ha detto di chiamare Kiyine io lo ho fatto. Era una scelta condivisa e ne ho le prove. Il ragazzo, che ha qualità calcistiche, era contento per quanto per noi fosse una scommessa. Poi è saltato e può succedere ma non ci siamo rinforzati». La società ha dichiarato che lei ha fatto un gran lavoro nei primi mesi ma che poi non c'era più una linea comune. E poi che è difficile che una persona di 65 anni possa cambiare il suo modo di operare. «Son ben contento di non cambiare. Con questo modo di lavorare ho conquistato, credo unico in Italia, 3 promozioni dalla C alla B negli ultimi sette anni, sempre assieme al mio staff, e un play-off per la A. Questi sono fatti». Cosa resta di positivo ad Attilio Tesser da questa esperienza? «Ieri un mio calciatore mi ha ringraziato per la mentalità vincente che sono riuscito a trasmettere. Quando sono venuto qui ho promesso ai tifosi che avrebbero visto una squadra che lotta per una maglia con un valore storico e che rappresenta una grande comunità. Questo si è visto in campo ed è per questo, non per il mio nome, che i tifosi hanno sempre sostenuto i ragazzi anche nei momenti difficili. Questa per me è una grande soddisfazione» . Cosa vuole dire alla città? «Grazie di tutto per la fiducia che mi avete dato e mi dispiace di non aver potuto continuare a lavorare per regalare a Trieste, alla società e ai giocatori un sogno. Ma continuate a stare vicino alla squadra. Io sarò con voi. Forza Unione! » Sul volto di Attilio la delusione e un po' di arrabbiatura lasciano spazio all'emozione. Lo sa anche lui che la vita come il calcio riservano sorprese ma c'è anche il cuore. Il percorso dell'Unione va avanti e tutti continueranno a sognare. I tifosi e gli appassionati dell'Alabarda lo ringraziano. Perché sanno riconoscere le qualità degli uomini, di quelli veri. - «Non stiamo attraversando un momento facile ma ne usciremo. Ho troppa voglia di tornare a rivivere le emozioni del red wall e della stagione della promozione». Lodovico Deangeli è un capitano vero, come scrive oggi Roberto Degrassi. Quando parla della sua Pallacanestro Trieste non si nasconde dietro un dito e non ricorre a farsi edulcorate. Deangeli, cosa sta succedendo? Un momento difficile, delicato. Non lo drammatizzo perchè nell'arco di una stagione momenti complicati possono capitare a tutti però non posso nascondere che siamo alla ricerca di noi stessi. La fase a orologio potrà aiutarci a ritrovarci. In questo periodo alle prime difficoltà ci sciogliamo. Appunto. Nelle ultime quattro gare tre sconfitte pesanti, subite senza nemmeno reagire. Mi rendo conto che può sembrare che viviamo queste sconfitte passivamente ma non è così, semplicemente non ne abbiamo per riemegere. Non ne abbiamo. Nessuno può essere contento di figure del genere. Non ne avete. Dal punto di vista fisico, psicologico o entrambi? Possono esserci mille ragioni e non ci sono risposte. Questa è una squadra con elementi con grandi doti offensive, uno come Filloy ad esempio farà canestro anche a 60 anni, ma non con così tanti difensori puri. Dobbiamo trovare equilibrio e solidità per restare competitivi in difesa anche quando l'attacco non gira e viceversa. Le nostre difficoltà si notano di più perchè con il nostro gioco abbiamo un numero di possessi più elevati rispetto ad altri. Tirate malissimo anche dalla lunetta. Va ritrovata la fiducia, se i liberi non entrano nemmeno agli specialisti significa che è una questione di testa, non tecnica. Non possiamo raccontarcela che va tutto bene ma il mondo non finisce qui. Siamo a due punti da Udine e Verona, in fondo. Però per superarle nella fase ad orologio, in seguito al saldo canestri negativo, dovrete vincere due partite in più. Cosa vi aspettate dalla nuova fase? Ci permetterà di misurarci con le squadre del girone verde, sono curioso, ho vissuto una fase a orologio quando giocavo a Udine ma la formula era diversa e più breve. Un test-chiave sarà alla seconda giornata la trasferta contro Cantù. In realtà saranno tutte partite toste. Certo, Cantù sarà una gara difficilissima perchè, anche battendo la Luiss Roma sabato sera, non saremo comunque fuori completamente da un momento delicato. Dovremo esserne consapevoli. La nostra prima parte della stagione non è stata disastrosa perchè le terze sono a due punti ma non è sicuramente sufficiente per tornare in A. Ne parlate tra voi di questa situazione... Lo facciamo sempre, non solo quando perdiamo. Dobbiamo sapere che ognuno ora dovrà mettere qualcosa in più. Significa che dovremo cercare di fare anche quello cui non siamo abituati perchè il momento, compresa l'assenza di Reyes, lo richiede. Io non ho dubbi che questo gruppo lo farà. Il gm Arcieri ha detto che il problema di questa squadra non è il coach ma nelle sconfitte ci sono stati troppi errori dei giocatori. Però Christian con il suo approccio non pare proprio un uomo della scossa. Sappiamo come lavora e quello che ci chiede, lui è il primo a soffrire per questa situazione. Lui è vicino ai giocatori, non è un sergente di ferro nè un giudice. È un tipo di basket che può piacere o no il nostro ma non significa che non lavoriamo oppure non sappiamo cosa fare. A lei viene chiesto di sostituire Reyes ma anche di limitare in difesa i "piccoli" avversari. In sostanza, è tra i più spremuti. Un'opportunità e una responsabilità, da me ci si aspetta contributo difensivo e impatto fisico. Da ala piccola mi esprimo meglio perchè contro gli esterni posso far valere i centimetri a mio favore, da ala forte invece mi confronto con gente della mia stessa taglia oppure superiore. Ma faccio ciò che serve.
  4. MERCOLEDÌ 7 FEBBRAIO 2024 - Un calo di rendimento della squadra nell'ultimo periodo, ma soprattutto una dissonanza di idee, uno scarso coinvolgimento di alcuni giocatori nonché la mancata crescita non solo dei giovani calciatori, ma anche del management che lavorava attorno allo staff. Questa l'articolata serie di motivazioni del discusso esonero di Attilio Tesser che, come scrive oggi Antonello Rodio, sono state spiegate ieri dall'amministratore delegato della Triestina, Sebastiano Stella, e dal direttore generale Alex Menta. In pratica società e allenatore non erano più sulla stessa linea. TESSER «Se non si fosse chiamato Tesser - è la provocazione di Stella - come avrebbe reagito la piazza davanti a 13 punti in 9 partite, 1 punto in 4 gare casalinghe, un trend in netto calo e giocatori che domenica avevano il morale a terra? Ma lui è stimato da tutti, anche da noi, sia ben chiaro, ma in una società che vuole costruire un progetto a medio-lungo termine siamo tutti dei nomi. E se non abbiamo la stessa linea della società, chi comanda è libero di prendere le sue decisioni. Soprattutto se è una società che quest'anno spenderà 17 milioni di euro e sta dimostrando tutta la sua serietà nel portare avanti questo progetto. La Triestina ha scelto Tesser perché ha pensato che in quel momento fosse l'uomo giusto per il progetto. In questo momento non lo è più». SVOLTA Insomma la classifica è importante, ma non è tutto. «Se fossimo stati a 3 punti dalla prima - continua Stella - Tesser sarebbe ancora qui, ma non è questo il motivo principale. La realtà è che abbiamo visto una situazione preoccupante: una linea giovane che non è stata sviluppata come avremmo voluto, giocatori che dovevano sfondare che non hanno reso come ci si aspettava, altri non li abbiamo quasi mai visti in campo. Tante cose insieme ci hanno fatto pensare che era il momento di dare una svolta. Non c'erano più le condizioni per andare avanti assieme. So che per i tifosi è una follia, ma non era più la persona adatta per noi». AZIENDA «Pensavo - continua Stella - da un uomo di esperienza come lui, anche in una maggiore capacità di far crescere il management attorno. E invece, per fare un esempio, il nostro giovane ds Donati non ha avuto possibilità di crescere al suo fianco in sette mesi. Era un allenatore che faceva il suo lavoro, che ripeto noi stimiamo, ma come azienda dobbiamo pensare a una crescita complessiva. Anche perché mica ce ne andiamo se non saremo promossi, noi siamo qui e vogliamo continuare a investire, sotto questo aspetto la volontà del presidente Ben Rosenzweig è chiara». CRESCITA Il dg Menta sottolinea che quando ci sono alcuni segnali, cambiare è doveroso, anche se impopolare. «Licenziare Tesser è stata una scelta difficile, pesante, e capisco i tifosi. Ma in un progetto come il nostro dobbiamo fare una valutazione per capire dove vogliamo andare. È vero che Tesser ha fatto un bel lavoro e siamo più avanti del previsto, ma ora c'è stato un calo e dobbiamo valutare come proseguire. Noi vogliamo vincere, crediamo ancora nella B, altrimenti non cambiavamo niente». Menta rimprovera Tesser soprattutto su un aspetto che per ovvi motivi gli sta a cuore: «Non abbiamo visto una crescita della rosa, nessun giocatore è migliorato da settembre, forse il solo El Azrak. E poi abbiamo 24 giocatori, bisogna coinvolgere tutti, non solo 13». BORDIN Sulla scelta di Bordin, Stella confessa che non è maturata domenica: «Stavamo lavorando su di lui da 15 giorni perché è un allenatore di respiro internazionale e volevamo essere pronti se necessario. So che mandare via Tesser è impopolare, ma i tifosi ritornino con noi, anche noi vogliamo il bene della Triestina». Per Menta «Bordin ha sempre utilizzato tanti giocatori coinvolgendo tutta la rosa, ha importanti esperienze all'estero, per lui è il momento giusto per fare qualcosa di importante in Italia. Abbiamo avuto contatti con altri ma mi piace scommettere su persone come lui. E sia chiaro che non è uno yes-man, lui farà le scelte che vuole e poi valuteremo in base a quello che farà». MERCATO Quanto al tanto discusso mercato di gennaio, Menta spiega: «Non c'erano grandi opportunità e anche per la situazione di classifica non aveva senso spendere ora. Ci sono state trattative importanti che non sono andate in porto ma non per nostre responsabilità ma dei procuratori e degli altri club. E poi credo che ci sono già giocatori forti in questa rosa che possono giocare di più, penso a Fofana, Pavlev, Gündüz e non solo». - «Siamo convinti che sia la persona giusta, sia a livello umano che tecnico. Ci piace il suo modo di lavorare, ha esperienza e menta aperta». Così il diesse Morris Donati ha presentato Roberto Bordin, il nuovo tecnico della Triestina che raccoglie un'eredità pesante come quella di Tesser. Ma l'allenatore nato in Libia nel 1965 e ben presto trasferitosi in Italia, forte della sua esperienza internazionale, non sembra soffrire nessuna pressione e indica già un obiettivo preciso: il secondo posto. Quanto alla piazza, la conosce bene: «Sono contento di essere tornato per la terza volta – afferma Bordin - dopo aver già giocato e allenato a Trieste. Mi dispiace molto non poter giocare in uno stadio come il Rocco che secondo me può fare la differenza, ma sono pronto e carico per fare una buona stagione». Di certo si ritrova una rosa costruita per un altro modulo, rispetto al suo preferito 4-3-3, ma anche questo non preoccupa Bordin: «La squadra è stata costruita per un modulo diverso da quello che di solito utilizzo io, ma abbiamo giocatori che possono adattarsi a fare più moduli. In questi anni in realtà ho cambiato molti sistemi di gioco, anche a gara in corso, in base alle necessità, alla condizioni dei giocatori e all'avversario». Ma oltre all'aspetto tecnico-tattico, in questi momenti lavorare sull'aspetto mentale è doveroso per chi entra in corso d'opera: «Ovviamente ho parlato coi giocatori - spiega Bordin - avendo per tanti anni sia giocato che allenato, capisco bene le dinamiche di un momento come questo. Ma la squadra è forte e strutturata, deve solamente ritrovare serenità. Ovvio che con i risultati ritrovarla è più semplice. Però ho cercato di tastare gli umori, coinvolgendo e spronando i giocatori. Loro dovranno avere un po' di pazienza nell'adattarsi a un diverso metodo di lavoro, ma la predisposizione è più che buona e ci stiamo venendo incontro». Intanto Bordin ha ben chiaro cosa si aspetta in questi tre mesi: «Il nostro obiettivo è di provare a raggiungere il secondo posto, poi nel calcio non si sa mai. Ai tifosi e a tutto l'ambiente chiedo di stare il più possibile uniti, perché solo così si raggiungono obiettivi importanti. Se invece ci si fa la guerra, si fa molta più fatica e non si va lontano. Bisogna essere fiduciosi, la squadra può tornare a viaggiare a ritmi importanti come qualche tempo fa, bisogna ricreare entusiasmo». Sul piatto Bordin può mettere la lunga esperienza in Moldavia e anche quella in Azerbaigian: «Allenare la nazionale è diverso, quello più che allenare è una questione di gestione. Per il resto l'esperienza all'estero nei club mi ha aiutato tanto, ho allenato molti giocatori stranieri, lo scorso anno avevo il 90 per cento di giocatori africani in squadra. Questo significa una crescita non solo a livello tecnico-tattico, ma anche di gestione dei rapporti con la dirigenza con tante nazionalità, mentalità e culture diverse. Ma questa di tornare in Italia in club così ambizioso e in una piazza che conosco, era un'occasione da prendere al volo». E venerdì c'è già la sfida in casa della cap olista Mantova: «In alcuni reparti siamo un po' corti, oltre a Malomo c'è anche Struna infortunato. Andremo in un ambiente caldo, qualche cambiamento tattico si può provare ma voglio soprattutto una squadra pronta a livello nervoso. Bisogna lasciarsi alle spalle il momento difficile, consapevoli che si può e si deve dare molto di più».
  5. MARTEDÌ 6 FEBBRAIO 2024 - La porta girevole della casa alabardata si apre a Roberto Bordin dopo l'uscita repentina di Attilio Tesser. La società dunque ha scelto, anzi ha scommesso, e anche in fretta. Una fretta che, come scrive oggi Ciro Esposito, ha sorpreso tutti per i modi e i tempi ma la velocità nella selezione del casting induce al sospetto che il GM Alex Menta avesse pensato all'operazione prima di domenica. Toccherà dunque all'ex centrale difensivo (del Napoli ma anche della Triestina) e ex ct della nazionale Moldava (e tecnico per poche gare dell'Unione)capire cosa si sia inceppato in una squadra che fino a un mese e mezzo fa andava forte. Quella squadra elogiata da critica e tifosi era stata forgiata, con l'handicap di una partenza ritardata per le tempistiche del passaggio di proprietà del club, da Attilio Tesser l'allenatore più esperto e vincente nella categoria negli ultimi quindici anni. Bordin, che invece da head coach non ha mai frequentato la C, dovrà cercare di fare meglio. Il contratto sottoscritto ieri mattina si concluderà il 30 giugno con l'opzione in caso di promozione in serie B. Prima di pensare a questo obiettivo tuttavia il nuovo tecnico si troverà di fronte a una situazione di non semplice gestione. Sul piano tecnico e dei risultati questa Triestina, ha segnato tanto, è terza in classifica e con un ruolino di marcia rallentato solo nell'ultimo mese. Ha un discreto vantaggio sulla quarta e un distacco quasi incolmabile dal primo posto occupato dal Mantova. Certo il calo di risultati (13 punti in 9 gare) è cominciato a dicembre ma solo le due ultime prestazioni degli alabardati sono state mediocri. Dopo una vittoria (a Vercelli), un pari con la Pergolettese e una sconfitta è evento raro che si consumi un esonero. A Tesser è successo e raccogliere la sua eredità per Bordin non sarà uno scherzo. Il tecnico di Montebelluna è legato a Trieste da un rapporto speciale coltivato negli anni. E la reazione dell'ambiente alla sua cacciata si è fatto sentire. Le conseguenze si misureranno presto nonostante Bordin abbia tutto il diritto di lavorare in pace. Molti si chiedono il perché della decisione di sbarazzarsi del rapporto con un tecnico ingaggiato proprio per la sua esperienza, il palmares e per la sua relazione con Trieste. Quell'ondata di entusiasmo che aveva ricevuto il presidente Rosenzweig dal popolo alabardato era anche figlia della scelta azzeccata, per una società nuova e di proprietà straniera, di indicare Tesser come punto di riferimento della serietà del progetto in generale e di quello tecnico (assieme ad Alex Menta). Senza quel nume tutelare ogni mossa da adesso in poi sarà misurata dall'ambiente con il bilancino. Senza dubbio la società avrà ben soppesato questo aspetto e fornirà le sue motivazioni di una scelta tanto netta e collocata a ridosso di una trasferta problematica come quella sul campo della capolista e poi un turno infrasettimanale. Sul piano dei risultati e delle prestazioni molto dipende ovviamente dai giocatori. L'organico è di livello ma sul mercato non si può più intervenire e i ruoli sono stati ritagliati sulle esigenz e tattiche (non di uomini) di Tesser. Alcuni deficit evidenziati dal campo (i centrali non veloci, i terzini più adatti alla fase di spinta che di copertura, centrocampo con pochi interditori, attacco senza un sostituto di Lescano e poco efficace nel gioco aereo) non sono stati risolti. C'è poi il fatto che alcune delle pedine di maggior talento e in particolare Correia e D'Urso (oltre a Lescano e Vallocchia) sono in un momento poco brillante. L'arrivo di Bordin, come quasi sempre capita, potrà dare una scossa e magari il mister farà qualche accorgimento tattico rispetto al modulo adottato in modo rigido da Tesser. Le nuove idee potranno funzionare solo grazie alla disponibilità dei giocatori. Se non hanno stimoli sufficienti come si è visto in queste ultime partite tutto sarà inutile. Ad ogni modo la vicenda con tutte le sue sfumature ancora non chiarissime rappresenta una frenata (o scivolata) a quel percorso di crescita enunciato e ribadito qualche giorno fa dal presidente Ben Rosenzweig e anche all'esigenza di preservare la sostenibilità economica. Le divergenze di certe valutazioni tra Tesser e la direzione tecnica con le conseguenze sul mercato di gennaio, la separazione con il tecnico, una comunicazione della decisione affidata a una dichiarazione poco intellegibile e interpretata dai più come poco rispettosa nei confronti del tecnico uscente, minano quell'unità che si stava creando per far crescere l'Unione. Nella vita c'è sempre tempo per rimediare imparando dagli errori. Basta esserne consapevoli. - Lasciamo perdere gli algoritmi, l'incrollabile fiducia in catartici play-off e le stucchevoli dichiarazioni di dopogara nelle quali manca l'unica parola sensata da pronunciare e cioè «Scusateci». Lasciamo perdere un allenatore che forse non crede nemmeno più lui in quello che sostiene o una squadra che incassa passivamente tre umiliazioni in un mese senza reagire o una società che non pare rendersi conto di uno scollamento ormai profondo con la tifoseria. Come scrive oggi Roberto Degrassi, stiamo ai fatti. Erano cinque le squadre sulla carta più solide del girone rosso, con Trieste e Udine su tutte. Nessuno aveva dubbi su questo, la scorsa estate. Ebbene, alla fine della prima fase la Pallacanestro Trieste è l'ultima del quintetto. Ha due punti di distacco da Udine e Verona terze ma in realtà per rimontarle dovrebbe vincere due incontri in più visto che il saldo canestri è negativo con entrambe. Negli scontri diretti con le grandi del girone infatti la squadra di Jamion Christian ha reso il saldo canestri a tutte. Non ha saputo difendere neanche il +17 con Forlì, ammesso che potesse ancora servire. Proseguiamo con i fatti. Nelle ultime quattro partite Trieste subisce una media superiore ai 90 punti. Li ha incassati persino da Chiusi, ultima. Gm e coach hanno obiettato: «Dobbiamo tornare a essere la difesa che eravamo». Sicuro. Ma come lo si fa? Il mantra del «Torniamo a lavorare» ormai è improponibile, viene ripetuto da settimane però il responso della domenica è lo stesso: squadra in caduta. E allora non sarà che in settimana si lavora male? Non sarà che ci si ostina a dare a un gruppo un'identità sbagliata? Non sarà che prima di professare fiducia nei play-off bisognerebbe mettersi in discussione? L'allenatore è davvero convinto che il lavoro che ha impostato possa portare la squadra da qualche parte? Il gm è davvero convinto che un coach senza esperienze di team senior nè di formazioni europee possa essere l'uomo giusto per vincere la A2 italiana? Otto sconfitte nella prima fase per una Trieste partita da favorita la raccontano altrimenti. Un blocco di 22 partite è sufficiente per dare risposte. E bocciature. Infatti c'è anche un punto nel quale le responsabilità dell'allenatore lasciano il posto anche a quelle dei giocatori. Il rendimento di alcuni è insoddisfacente e c'è chi in questa squadra doveva avere ruoli cardine. Ariel Filloy, ad esempio. Doveva essere l'uomo dell'ultimo tiro, il valore aggiunto. Sta tirando con percentuali pessime e non è un leader in campo. Da Ferrero poco o nulla finora. Il minutaggio aumentato dall'assenza di Reyes non sposta il rendimento complessivo di Campogrande. L'involuzione più preoccupante dell'ultimo mese però è quella di Candussi. Colpendo di gancio o semigancio era stato uno dei segreti della lunga striscia vincente. Adesso invece è tornato a tirare quasi esclusivamente da tre punti (male, per giunta), lasciando la lotta sotto ai tabelloni al solo granitico Vildera. Se è un dettame tattico, male: colpa di chi lo ha deciso. Se il centro segue invece il suo istinto, male comunque perchè non dà quello che servi rebbe. Trieste affronta la fase a orologio da quinta con larghissime probabilità di rimanere tale. Rimontare è quasi proibitivo, subire sorpassi impossibile. Alle prossime dieci partite, nella speranza di inserire presto Reyes, va dato un senso. Il rischio concreto è che il PalaTrieste si svuoti sempre più. Sugli spalti non ci vanno gli algoritmi, sarà il caso di tenerlo presente.
  6. Credo che dalla puntata di stasera a Telequattro se ne esce con un paio di "sicurezze": - che vedremo Christian sicuramente sino a fine stagione - che molti giocatori sono frustrati per come stanno giocando e sanno di fare schifo - che ci si tiene qualche "bonus" di mercato che non si vuole spendere sino a inizio aprile, perché "se cambi adesso e dopo hai un infortunio, sei fregato" - che il GM si assume personalmente tutte le responsabilità del caso - che questa società sa di peccare in ambito di come stanno comunicando un certo tipo di cose - che, a detta del GM, tutti vengono valutati in una certa maniera perché è lui stesso che vuole capire dove risiedono i problemi. E che i provvedimenti, se necessario, arriveranno
  7. La scelta di non prendere nessuno al posto di Reyes era di fatto già pianificata. Perché si sapeva che almeno sino alla terza della fase ad orologio non lo avrebbero avuto a disposizione. Un azzardo che di fatto non sta pagando per niente, al netto che è la quasi totalità del gruppo-squadra che non sta rispondendo (e forse è questo che li ha colti impreparati)
  8. Proprio per questo motivo, per il fatto che indiscutibilmente tolto Reyes questa squadra perde buona parte della propria imprevedibilità offensiva nonché un numero non banale di rimbalzi, risulta ancora più misterioso capire il motivo di un immobilismo senza logica. Non puoi cambiare mezza squadra per ovvie ragioni, a questo punto se si vuole davvero continuare a percorrere l'idea che questo sia un team capace di lottare per la promozione (e qui sarei molto curioso di sapere se veramente lo pensano in società, senza sgranare il rosario e sperare nell'opera divina), un segnale DEVE arrivare. Piuttosto che continuare nell'inutile e dannoso esercizio di uno "stiamo lavorando per voi" che sinceramente - oltre ad essere un disco rotto - allontanerà definitivamente la gente dalla squadra e dal palazzetto. Oltre che non dare credibilità all'intero progetto della proprietà americana
  9. Da questo lunedì, inserisco anche Citysport: https://www.citysport.news/download/CS_05febbraio2024.pdf
  10. LUNEDÌ 5 FEBBRAIO 2024 - L'esonero di Attilio Tesser non solo non era nell'aria ma non era nemmeno immaginabile. Come scrivono Ciro Esposito e Antonello Rodio su "Il Piccolo", è vero che da alcune settimane la squadra aveva avuto un calo di rendimento ma con 46 punti è pur sempre al terzo posto. E poi Tesser aveva scelto Trieste per il suo rapporto speciale con la città e con la tifoseria. Elementi non di poco conto anche se qualche frizione di vedute ci può essere stata con il Gm Menta e magari negli ultimi tempi con qualche giocatore. La scelta repentina del club quindi potrà avere delle ripercussioni sull'ambiente rossoalabardato. E piuttosto criptico è anche il comunicato diramato ieri dal Club. «Il club desidera esprimere il suo sincero apprezzamento ad Attilio Tesser», hanno dichiarato il Presidente Ben Rosenzweig e il General Manager Alex Menta. «Dopo aver acquisito un club in totale disordine, era chiaro che Attilio fosse la persona più adatta a fornire stabilità e organizzazione a una rosa che stava subendo un significativo turnover. In questo senso, Attilio ha avuto più successo di quanto potessimo immaginare. Riteniamo di essere in anticipo rispetto alla tabella di marcia, ed è arrivato il momento di passare alla fase successiva del nostro progetto. La professionalità e l'integrità di Attilio sono indiscusse, e lui occuperà sempre un posto speciale nella storia della Triestina. Auguriamo ad Attilio tutto il meglio per il suo futuro». Insomma si parla di una seconda fase dopo soli sei mesi di lavoro in un progetto che, come ribadito dal presidente Rosenzweig nell'intervista pubblicata sabato, ha un lungo respiro e non pretende risultati immediati. Intanto è certo che oltre a Tesser lascia l'Unione anche lo staff, in primis il suo fedelissimo vice Mark Strukelj. È un esonero al buio o la società si è già mossa? Probabilmente l'ufficialità arriverà oggi. Ci sono rumors tenui su Roberto Bordin, peraltro già alla guida dell'Unione per qualche mese nel 2016, ma le tracce più corpose portano ad Alfredo Aglietti, tecnico di lungo corso con ultima esperienza a Brescia. Ci sarebbe stato un contatto ma non ci sarebbe ancora l'accordo sulla durata del contratto. Intanto ieri pomeriggio al Tognon Attilio Tesser, con la consueta franchezza non si era nascosto: «È stata la partita più negativa del nostro campionato». «La Pro Patria ha meritato la vittoria - ha detto - ha giocato nettamente meglio di noi e ci ha sovrastato sotto tutti gli aspetti, tattici, tecnici, fisici. Sono stati molto bravi, ci è andata bene essere sotto al riposo solo 1-0. Poi c'è stata la prodezza individuale di Redan e da lì venti minuti con tre palle per andare in vantaggio, ma alla fine loro hanno trovato un bel gol. Temo sia una difficoltà prevalentemente mentale, ho visto una squadra spenta che non ha fatto nulla di quanto di buono aveva fatto fino a poco tempo fa. Io sono il primo responsabile delle cose che non vanno». Già, il senso di responsabilità non è bastato. Adesso tocca a un altro. Ma Trieste e i triestini non finiranno mai di ringraziare e stimare Attilio. - Prima avversaria, quasi certamente sabato sera, al PalaTrieste sarà la LUISS ROMA . Poi sarà CANTÙ la prima quadra da affrontare in trasferta il 18 febbraio. Un esordio che si può definire soft e poi subito il test sul capo di una delle grandi del girone verde. Comincia così la fase a orologio della Pallacanestro Trieste. Il quinto posto al termine della prima fase significa dover affrontare in trasferta l'ultima, la prima, la seconda, la terza e la quarta dell'altro girone mentre arriveranno a Valmaura la sesta, la settima, l'ottava, la nona e la decima. Dopo la trasferta contro i brianzoli nella seconda giornata, Trieste riceverà AGRIGENTO , poi sarà a LATINA , ospiterà TREVIGLIO , la grande delusa della poule verde. A quel punto il campionato si fermerà per lasciare il posto alle Final Four di Coppa Italia. La fase a orologio riprenderà il 24 marzo con la trasferta a TORINO , a casa di coach Ciani e Matteo Schina, poi ritorno al PalaTrieste ospitando VIGEVANO , il 7 aprile la madre di tutte le trasferte a TRAPANI , la domenica successiva arriverà a Trieste l' URANIA MILANO e infine si andrà a RIETI . Si può ipotizzare il rientro di Justin Reyes per la trasferta piemontese ma se ne saprà di più in settimana. IL SOLITO DOPOGARA Della partita di ieri resta ancora qualcosa da esaurire. La sala stampa. Complimenti agli avversari da parte del gm Arcieri e di coach Christian, di fronte alla osservazione che sono state subite tre umiliazioni in 4 partite, che questa è la quinta sconfitta in un mese e mezzo, la risposta è...Indovinato? «Dobbiamo lavorare, siamo una buona squadra. Ogni team ha momenti sù e momenti giù nel corso della stagione, questo è un momento negativo dobbiamo fare in modo che torni presto quello positivo e abbiamo fiducia». Un disco rotto. Sull'espulsione il tecnico rivenbdica di aver voluto difendere Filloy. «Lotterò sempre per le ragioni di un mio giocatore».
  11. DOMENICA 4 FEBBRAIO 2024 - «Rispetto a domenica scorsa dovremo avere un passo diverso e saper gestire meglio alcune situazioni negli eventuali momenti di difficoltà». Mister Tesser spiega chiaramente che oggi per vincere servirà una Triestina migliore rispetto a quella vista con la Pergolettese. Anche perché al Tognon di Fontanafredda (inizio ore 14, arbitra Castellone di Napoli), arriva una Pro Patria in forma smagliante. Come scrive oggi Antonello Rodio su "Il Piccolo", i bustocchi allenati dall'ex alabardato Riccardo Colombo in questo 2024 hanno ottenuto 10 punti in 4 partite, vengono da due successi esterni consecutivi e sono gli unici a mantenere il ritmo del Mantova nel girone di ritorno. Insomma meglio dimenticarsi dell'andata, quando l'Unione liquidò la pratica in mezz'ora con tre gol tutti da corner. Anche secondo Tesser va messa attenzione all'attuale condizione della Pro Patria: «Non penso che la squadra sia cambiata rispetto all'andata, i giocatori sono quelli, hanno cambiato un po' il sistema di gioco ma non è neanche quello. Il fatto è che si tratta di una squadra in salute, che sta bene fisicamente e mentalmente, ha dei giocatori davanti di buona qualità e dietro di grande fisicità. Stanno insomma vivendo un bel momento. Dovremo quindi essere bravi a farci trovare pronti, giocare in fiducia, con la consapevolezza che abbiano le nostre qualità da mettere in campo». Soprattutto, fa capire il tecnico alabardato, serve qualcosa in più rispetto a sette giorni fa: «Domenica scorsa non l'abbiamo interpretata bene e nell'arco di un campionato può succedere di vivere un momento meno brillante. Stavolta dovremo avere un passo diverso, una migliore condizione fisica, mentale e di approccio alla gara. E se dovessimo in alcune fasi essere in difficoltà, dovremo essere bravi nel gestire le situazioni e tenere bene il campo. Può essere che viviamo un momento di appannamento, ma dagli allenamenti non mi sembra. In ogni caso non deve mai mancare l'essere squadra, lo spirito di gruppo che ci ha consentito di far bene finora». Tesser dovrà fare a meno di Ballarini (affaticamento). In settimana ha lavorato meno Celeghin che è rientrato venerdì ed è a disposizione, ma al suo posto è stato provato a lungo Gunduz. Ed è evidente che a centrocampo e in attacco la rosa è un po' corta dopo l'inusuale finale di mercato. Che comunque Tesser liquida in poche parole: «Se due arrivi sono saltati all'ultimo momento, è evidente che si trattava di due giocatori importanti e che c'era la volontà di fare qualcosa. Non si è riusciti a chiudere e rimaniamo con quelli che eravamo fino adesso, lavoriamo duramente e pensiamo solo a questo». Tirando le somme, torneranno due pedine in difesa, Matosevic in porta e Malomo al centro del reparto accanto a Struna, mentre i terzini saranno Germano a destra e probabilmente Petrasso a sinistra. In mezzo al campo Correia play con Vallocchia e uno tra Gunduz e Celeghin. In avanti D'Urso dietro alla coppia formata da Lescano e Redan. Sul fronte opposto la Pro Patria, che di solito adotta un 3-4-2-1, deve rinunciare a Fietta e Castelli, influenzati. Giocherà con Rovida in porta, Mi nelli, Saporetti e Moretti in difesa, Renault, Bertoni, Mallamo e Ndrecka in mediana, poi Stanzani e Pitou alle spalle di Parker. - Quanto conta Forlì-Pallacanestro Trieste? Come scrive Roberto Degrassi, per i romagnoli moltissimo visto che chiudere la prima fase da leader o da secondi significa evitare o affrontare il babau Trapani nella fase a orologio. Per Trieste conta comunque, forse è meno questione vitale ma chiudere quarti o quinti non è indifferente. Il problema è che la squadra di Jamion Christian non è padrona del proprio destino, anche in caso di vittoria dovrebbe comunque aspettare il risultato di Verona per capire se affronterà la fase a orologio da quarta, con solo tre trasferte da bollino rosso, o se da quinta dovrà sobbarcarsi quattro viaggi a rischio. Inoltre finire la prima fase con otto sconfitte (di cui 5 nelle ultime 8 giornate) getterebbe nello scoramento un gruppo che di questi tempi già non brilla per morale e intraprendenza. Palla a due alle 18 a Forlì, con un'atmosfera sugli spalti serena visti gli eccellenti rapporti tra le tifoserie. Trieste recupera Michele Ruzzier che aiuterà a riportare un po' di ordine e di personalità, restituendo Brooks a mansioni prevalentemente da scorer e riequilibrando i minutaggi, con Filloy che potrà tornare a venir usato da Christian anche qualche minuto da ala piccola agevolando, per effetto domino, anche lo spazio per Deangeli da ala forte. Justin Reyes mancherà ancora per un po'. La società dopo l'operazione al menisco cui si è sottoposto il portoricano aveva annunciato che prima della fase a orologio il giocatore si sarebbe sottoposto a un nuovo controllo e sarebbe stato diffuso un aggiornamento sulla tempistica del rientro. Attendiamo quindi i prossimi giorni mentre sul fronte mercato finora non rimbalza nessuna novità. I NUMERI Trieste e Unieuro segnano sostanzialmente gli stessi punti (79,2 i romagnoli, 80,3 i biancorossi), con percentuali simili anche nel tiro da tre, predominio di Trieste a rimbalzo ma i numeri ovviamente tengono conto dell'apporto di Reyes mentre la squadra di Christian perde in media un pallone e mezzo in più. La panchina di Forlì è discretamente profonda, Dada Pascolo è ancora in grado di regalare numeri di classe, il mestiere e la cattiveria di Cinciarini ci sono tutti ma le stelle della squadra sono indiscutibilmente Kadeem Allen e Xavier Johnson. I romagnoli sono solidi, uno dei pochi momenti di difficoltà lo hanno avuto proprio contro Trieste nel girone di andata, quando a Valmaura vennero schiantati 79-62. Un +17 che farebbe comodo a Trieste in caso di arrivo alla pari ma, ahinoi, i punti di distanza in classifica adesso sono sei e una rimonta, vista la formula dell'orologio, è decisamente improbabile. —
  12. SABATO 3 FEBBRAIO 2024 - Arriva il momento del primo verdetto. Come scrive oggi Roberto Degrassi su "Il Piccolo", domani si chiude la prima fase del campionato di A2 con la definizione del ranking in vista della prossima fase a orologio. La Pallacanestro Trieste è attesa a Forlì da un'Unieuro in corsa con la Fortitudo Bologna (di scena a Verona) per chiudere la fase al primo posto. Il primato significa, per intenderci, evitare nell'orologio la corazzata Trapani. Di conseguenza domani è legittimo aspettarsi Forlì e Fortitudo al massimo. Per Trieste, reduce da quattro sconfitte negli ultimi sette turni, non è l'avversario migliore per tentare di rialzare la testa, per giunta ancora senza Reyes. Ma i biancorossi potrebbero contare su un fattore a loro favore: se riuscissero a portare il match in situazione d'equilibrio nelle battute finali ecco che la pressione psicologica potrebbe rendere più vulnerabili i romagnoli. Per arrivare a quel punto, tuttavia, bisogna evitare di ripetere gli inquietanti primi quarti delle ultime gare. IL COACH L'analisi prepartita del coach Jamion Christian snocciola la consueta liturgia del venerdì: «Settimana fantastica di allenamenti, avversari fortissimi, partita molto difficile, ogni partita è una sfida principalmente con noi stessi, dobbiamo tornare a difendere come abbiamo fatto per buona parte della stagione». E questo è, appunto, un problema. Dal ko con la Fortitudo in poi Trieste sta concedendo 84 punti di media agli avversari. Christian conferma il rientro di Ruzzier: «Michele è in ottima forma. Ci offre molto più che solo punti e assist. È un grande leader per noi ed è eccellente nel gestire le azioni durante la partita. La sua intelligenza ci fornisce un ottimo equilibrio in campo: è capace di creare opportunità per gli altri e ha un'enorme esperienza. Un aspetto sottovalutato del suo gioco è che è una delle migliori guardie in difesa nel nostro campionato». L'OROLOGIO Trieste può chiudere quarta o quinta giocandosi i piazzamenti con Verona che ha il saldo canestri a favore. Conosce già i nomi di alcune avversarie: Trapani, Cantù e Torino in trasferta, Urania Milano, Treviglio e Vigevano in casa. Il primo incontro, domenica 11 febbraio lo disputerà al PalaTrieste. La domenica successiva la squadra di Christian sarà sicuramente in trasferta anche perchè il parquet di Valmaura sarà occupato dalla Coppa Italia di volley femminile. La fase a orologio si chiuderà il 21 aprile, pausa domenica 17 marzo per lo svolgimento delle Final Four di Coppa Italia. Non sono previsti turni infrasettimanali. Alla fine le ultime dei due gironi retrocederanno direttamente. - Sono passati quasi sette mesi dallo sbarco americano a Trieste. Mezzo anno nel quale il gruppo di Ben Rosenzweig (intervistato da Ciro Esposito per il quotidiano locale) ha immesso nelle casse un gruzzolo di milioni già in doppia cifra (almeno 15 è la stima) per rifondare la Triestina e avviare un progetto ambizioso. La città se n'è accorta ma come in tutte le start-up il processo di crescita comporta anche dei momenti di assestamento. Un mercato invernale di mantenimento, qualche battuta a vuoto della squadra sul campo, un caso Rocco avviato alla risoluzione ma con i lavori ancora nemmeno partiti e la prospettiva di giocare i play-off non si sa dove, hanno comprensibilmente raffreddato un po' quell'entusiasmo della piazza respirato fino al derby con il Padova. Ma il presidente Rosenzweig ha ben presente cosa significhi gestire gli alti e bassi in un business plan di medio-lungo termine. E proprio in questa fase particolare per l'Unione vuole spiegarlo ai tifosi alabardati e alla città. Siamo arrivati oltre la metà della sua prima stagione, come giudica il suo investimento? In generale, sono ottimista per quanto riguarda la situazione e la direzione dell'investimento. Ovviamente ci sono stati alcuni contrattempi che stiamo cercando di risolvere, ma credo che stiamo facendo buoni progressi per indirizzare il club verso un successo a lungo termine. Abbiamo un nostro piano ed è fondamentale mantenerlo, anche se ciò può influire su alcuni risultati a breve termine che riguardano qualsiasi progetto sportivo. Lei finora è rimasto in silenzio sul precedente gruppo proprietario e all'impatto delle loro decisioni sul vostro investimento. Può darci qualche indicazione in più su come questo ha influenzato la situazione? Credo sinceramente che non si ottenga nulla di buono denigrando gli altri. Ma soprattutto, il mio obiettivo era semplicemente quello di delineare la mia visione del futuro, piuttosto che soffermarmi sul passato. Purtroppo, come si suol dire, il passato non resta sempre nel passato. La realtà è che questo investimento potrebbe essere a uno stato ancora più avanzato se non fossimo partiti da un buco così profondo, sia dal punto di vista finanziario che per quanto riguarda parte della rosa ereditata. Onestamente, quando ho visto per la prima volta alcuni contratti, mi è venuto il voltastomaco. Ma il nostro management, guidato dall'Amministratore Delegato Sebastiano Stella, mi ha subito incoraggiato, mantenendo sempre un atteggiamento positivo e lavorando instancabilmente per migliorare la nostra situazione. Detto questo, ci sono ancora sfide del passato da superare, ma siamo sulla strada giusta per risolverle. Il vostro primo mercato invernale è stato poco movimentato, come valuta l'attività della squadra? Sono piuttosto soddisfatto del lavoro svolto da Alex Menta (General Manager), Morris Donati (Direttore Sportivo) e da tutto il nostro team di scouting. Come ho detto con chiarezza, cerco di evitare di commentare frequentemente i risultati sportivi o le operazioni. Ma ci sono momenti in cui è opportuno che i nostri sostenitori sentano parlare direttamente me. Come è noto, abbiamo avuto uno dei mercati estivi più attivi che io abbia mai visto. Sapevamo che i risultati avrebbero potuto essere discontinui, perché la squadra aveva bisogno di compattarsi per creare un'identità. Credo che nella prima metà del campionato ci siano stati dei risultati positivi, ma c'è ancora molto lavoro da fare per continuare a sviluppare i nostri giocatori di talento, valutare nuove combinazioni e lavorare per rafforzare l'unità della squadra. Penso che abbiamo già gli elementi giusti per rendere la squadra competitiva per molti anni a venire, e questo è alla base del nostro progetto. Eravamo stati molto chiari sul fatto che, nel primo anno, non avremmo corso rischi inutili che avrebbero potuto mettere in dubbio la sostenibilità a lungo termine del nostro piano. È fantastico quando la squadra è in grado di ottenere risultati immediati, ma stiamo costruendo le basi per vincere in modo costante in futuro. Dobbiamo sempre tenerlo a mente e non sacrificare troppo nel tentativo di ottenere un successo istantaneo. Nel complesso, ritengo che abbiamo migliorato la squadra, acquisito potenziale per il futuro e condotto un'attività prudente, il tutto senza vincolarci per i prossimi anni. Questo è sempre stato il nostro obiettivo primario. Non abbiamo ancora una risposta su dove la squadra giocherà nei playoff, qual è l'aggiornamento su questa situazione? È davvero una situazione incredibile, quella di un club che non ha una casa per i playoff a causa di un problema di pianificazione. Onestamente, nemmeno la Lega Pro ha mai visto una cosa del genere prima d'ora. Stiamo lavorando duramente per raggiungere un risultato vantaggioso per entrambe le parti. Cerco sempre di dare per scontato che ci sia un'intenzione positiva da parte di tutte le parti, anche se il nostro club e i nostri tifosi sono quelli che stanno vivendo delle difficoltà. Ho visto segnali che indicano che il Comune e la Regione stanno cercando di risolvere la situazione. Ora si tratta di tradurre le parole in azioni e di attuare una soluzione praticabile. Abbiamo proposto dei meccanismi per evitare che questa situazione si ripeta, pur preservando la possibilità per la città di Trieste di organizzare concerti e di utilizzare al meglio il Nereo Rocco, che è un bene incredibile costruito per il divertimento dei cittadini. Come avete visto con il progetto di rifacimento del campo, il Presidente Fedriga è stato un alleato straordinario nell'aiutarci a convergere e a far progredire le nostre trattative. Insieme siamo fiduciosi di poter creare una struttura in cui la Triestina possa esistere e prosperare a Trieste per molti anni a venire. Avete attivato una partnership con una squadra americana, l'FC Tulsa, e proprio di recente vi siete adoperati per portare l'ambasciatore degli Stati Uniti a Trieste. Ha sempre parlato della sua fiducia nella città di Trieste e del suo potenziale dal punto di vista di un investitore americano. Ne è ancora convinto? Non esito a dire che Trieste è, come quasi tutto ciò in cui investo, un asset sottovalutato. La mia convinzione è stata rafforzata dall'esperienza maturata finora. Da quando abbiamo acquistato il club, mi sono ritrovato a tornare in città quasi ogni mese: non riesco a stare lontano. Vedo un'enorme opportunità di investimento a Trieste e nell'intera regione. Ne ho discusso approfonditamente con l'Ambasciatore americano e mi impegnerò per continuare a far seguire alle parole i fatti. Stiamo discutendo attivamente del progetto del centro di formazione nell'ambito delle trattative per il Rocco e nulla mi farebbe più piacere che riuscire a costruire qualcosa che abbia questa portata per consolidare il legame della Triestina con la città. Credo che più americani abbiano bisogno di vedere la città, di innamorarsene come ho fatto io. Il mio obiettivo è quello di portare almeno 20 investitori americani in città nell'ambito di un viaggio di gruppo in tarda primavera, per far loro toccare con mano tutto ciò che Trieste può offrire oltre alla Triestina (anche se spero che riescano a vedere una partita al Rocco). Abbiamo anche aumentato il nostro lavoro con i club locali e le organizzazioni benefiche per sviluppare un rapporto molto più stretto con tutti i livelli della popolazione, non solo con i nostri sostenitori. Queste cose richiedono tempo, ma l'unico modo per raggiungere l'obiettivo di creare un legame duraturo tra città e squadra è costruirlo lentamente, un po' di più ogni giorno, e lavorare insieme. I fatti parlano più delle parole, quindi auspico che la strada intrapresa finora sia quella giusta, senza dare mai nulla per scontato.
  13. VENERDÌ 2 FEBBRAIO 2024 - Due mesi per effettuare i lavori di rifacimento del terreno di gioco nonché venti giorni di tempo per porre rimedio ai danni prodotti dai concerti estivi. Come scrive oggi Riccardo Tosques su "Il Piccolo", sono le due indicazioni clou inserite nell'avviso per la manifestazione di interesse annunciato nella giornata di ieri dal comitato regionale della Lega Nazionale Dilettanti con oggetto il campo erboso dello stadio "Nereo Rocco", il documento grazie al quale verrà individuata la ditta che si occuperà dell'atteso intervento di riqualificazione. LA PROCEDURA La Lnd Fvg presieduta da Ermes Canciani ha confermato, come anticipato nei mesi scorsi, che l'azienda che si prenderà carico dell'atteso cantiere del terreno di gioco della Triestina Calcio verrà scelta attraverso l'individuazione di operatori economici da invitare ad una procedura negoziata, senza la pubblicazione di un vero e proprio bando di gara. Le manifestazioni di interesse dovranno arrivare entro il 10 febbraio. LA SPESA L'importo per la realizzazione della nuova rizollatura sarà finanziato dal comitato della Lnd del Friuli Venezia Giulia, ente che ha ricevuto dalla Regione non solo il contributo pubblico, ma anche il compito di gestire tutta la parte burocratica dell'avvio del cantiere. Il costo dell'operazione ammonterà esattamente ad un milione di euro (Iva esclusa) che saranno così suddivisi: 982 mila 820 euro (importo soggetto a ribasso) per i lavori, di cui 362 mila 442 euro (soggetti a ribasso) per la manodopera, nonché 17 mila 179 euro per gli oneri di sicurezza. I LAVORI L'appalto ha per oggetto sia l'effettuazione di tutte le opere necessarie per eseguire i lavori di rifacimento del terreno di gioco del "Rocco", sia i lavori per porre rimedio alle criticità che dovessero insorgere dall'eventuale attività concertistica estiva che potrebbe interessare il terreno di gioco stesso. Il comitato regionale ha preferito usare il condizionale, ma è oramai arcinoto che il Rocco ospiterà (almeno) due concerti estivi: Ultimo si esibirà il 2 giugno, Max Pezzali esattamente una settimana dopo. I lavori di ripristino del manto erboso saranno dunque imprescindibili. Ed è importante evidenziare come sia stata già individuata la tempistica necessaria per questo cantiere post concerti, pari a 20 giorni, al termine dei quali il Rocco dovrà essere nuovamente in condizione di ospitare le gare della Triestina Calcio. IL COMMENTO «Secondo il programma stabilito con l'Amministrazione comunale, ente proprietario dello stadio, abbiamo definito il capitolato per le imprese al fine di rispettare i tempi di realizzazione dei lavori. Per la prima volta la Regione ha destinato un contributo al nostro Comitato per indire un appalto: questa è la conferma del grande, quotidiano rapporto che ci lega alla Regione», le parole di Ermes Canciani, presidente della Lnd Fvg. CRONOPROGRAMMA «L'assegnazione dei lavori verrà conclusa entro il 25 febbraio, mentre il cantiere dovrebbe essere operativo per 45 giorni, meteo permettendo, a partire da fine febbraio-inizio marzo», ha aggiunto il consigliere regionale della Lnd Fvg, Domenico Nicodemo, il quale ha ribadito «gli stretti contatti in corso con il Comune per rimettere a nuovo l'erba del Rocco». - La sveglia, per tutti, suonerà domenica alle 18 quando, sul parquet della Unieuro Arena, verrà scodellata la palla a due dell'ultimo match di questa stagione regolare. Come scrive oggi Lorenzo Gatto sul quotidiano locale, è una sfida complicata per una Trieste che, reduce dalla inopinata sconfitta casalinga subita a opera di Rimini, affronta una Forlì che in questi ultimi quaranta minuti della prima fase si gioca la possibilità di vincere il girone in un testa a testa a distanza con la Fortitudo Bologna. Capire chi potrà essere il principe azzurro in grado di svegliare la bella addormentata biancorossa, in questa vigilia, è compito tutt'altro che agevole. Ricordata l'assenza di Justin Reyes (come procede il recupero? Quali i tempi del suo rientro in squadra?) e il possibile recupero di un Michele Ruzzier (si sta allenando? Ha superato l'infortunio alla caviglia?) che anche se in campo non potrà essere al massimo della condizione, gran parte del peso offensivo della squadra finirà ancora una volta sugli esterni. Ma, al netto di quelli che potranno essere i protagonisti sul parquet, ciò che veramente farà la differenza sarà l'approccio con cui la formazione allenata da coach Jamion Christian si presenterà effettivamente in campo. Con l'atteggiamento tattico e caratteriale delle ultime settimane, con l'arrendevolezza che ha consentito a Rimini di banchettare sul parquet del PalaTrieste, questa squadra difficilmente riuscirà ad uscire dal tunnel nel quale si è infilata. Serve una reazione per provare a espugnare un campo caldo come quello romagnolo e, confidando nel colpo esterno della Fortitudo a Verona, provare a scalare posizioni in classifica migliorando il calendario della seconda parte del campionato. Alla luce della differenza canestri negativa nello scontro diretto, un arrivo a pari punti con la Tezenis premierebbe gli scaligeri e condannerebbe i biancorossi. Nella fase a orologio, che partirà domenica 11 febbraio per concludersi domenica 21 aprile (con sosta prevista nel week end del 17 marzo per le final four di coppa Italia), ogni squadra incontra in casa le cinque squadre dell'altro girone che sono posizionate alle sue spalle in classifica e in trasferta le altre cinque, arrivate sopra di lei. Alla vigilia dell'ultimo turno di regular season, partendo dall'attuale quinto posto, Trieste affronterebbe in casa Urania Milano, Treviglio, Vigevano, Luiss Roma e Agrigento e in trasferta Sebastiani Rieti, Reale Mutua Torino, Cantù, Trapani e Latina. Si ripartirà mantenendo la classifica all'interno dei gironi Verde e Rosso, con i punti ottenuti nella fase a orologio che si sommeranno a quelli della prima fase, dando luogo alla classifica finale. Le squadre arrivate nei primi 8 posti nei rispettivi gironi, al termine della fase di qualificazione, giocheranno i play-off promozione (si parte il 5 maggio), con serie al meglio di 5 partite (format casa-casa-fuori-fuori-casa).
  14. GIOVEDÌ 1° FEBBRAIO 2024 - Il digiuno finalmente è finito. Come scrive oggi Antonello Rodio, con la rete segnata domenica, Facundo Lescano non solo ha ritrovato il gol che gli mancava dallo scorso 2 dicembre, ma si è anche ripreso la testa della classifica cannonieri del girone agganciando Fumagalli del Giana appena salito in B al Como. Ora il bomber alabardato è pronto a riprendere con continuità la via della rete. Lescano, quanto le mancava il gol? Mi mancava tanto, è evidente, mi dispiace solo che non ho aiutato la squadra in tutto e per tutto a cogliere la vittoria. Però sono contento, dopo un periodo un po' così è stato bello riprendere a segnare. Mi sento bene, credo fosse più una questione mentale, poi grazie a Dio i gol li faccio sempre, ma l'importante è che aiutino la squadra. Il rammarico è che poteva farne anche di più. Sì, ho avuto un'altra grande occasione, purtroppo sono scivolato con la gamba d'appoggio e il portiere l'ha presa di piede. Ma l'importante è essere lì, fino a due partite fa non arrivavo neanche a tirare in porta. Quanto brucia il pari? Tanto, il rammarico è aver portato a casa un solo punto in una gara che per le occasioni sprecate poteva finire 3 o 4 a zero. Sono periodi così, in altri la palla entrava sempre. In cosa dovete migliorare? Dobbiamo essere più decisivi negli ultimi metri. Non è solo questione di tiri in porta, ma anche delle scelte nell'ultimo passaggio. Ci sono tante situazioni di di superiorità numerica che sono potenziali occasioni, che però non concretizziamo. Ha parlato di un periodo un po' così. Ce lo racconti. Dopo la doppietta con la Virtus c'era subito un turno infrasettimanale in cui eravamo tutti molto stanchi. Ho saltato anche un match, poi è arrivata la sera col Padova dove ho giocato a mezzo servizio con un buco su una gamba. Quindi l'operazione per i punti e lo stop per tre settimane. Ora sono rientrato e da due settimane mi sento davvero meglio. La condizione a che punto è? Diciamo al 70-80%. E soprattutto sono due gare che gioco senza dolori nè sentire stanchezza. Ora cerco di allenarmi bene per fare ancora di più. La squadra invece ora stenta un po': come mai? Sono periodi che ci possono stare nell'arco di una stagione, ma nulla è perduto. Siamo una squadra forte, ma è un torneo molto equilibrato dove tutte le partite sono difficili. E poi c'è un altro aspetto. Quale? Quando le squadre affrontano la Triestina, ci mettono tutte qualcosa in più: dopo averci fatti faticare, a volte capita che il turno dopo prendono 3-4 gol, evidentemente danno tutto contro di noi. Però ripeto, stiamo bene, il clima è positivo, dobbiamo solo invertire la rotta e tornare subito a vincere. Qualche compagno ha detto che pesa ancora la sconfitta con il Padova: che ne pensa? Credo di no, certo le sfide di cartello possono avere una maggior risonanza, ma a me brucia di più aver perso in casa con l'Albinoleffe e aver pareggiato con la Pergolettese, perché sono partite che valgono tre punti come le altre. E se le avessimo vinte ora saremmo comunque davanti al Padova. Comunque ci sono ancora tanti punti a disposizione. A cominciare da domenica con la Pro Patria: come la vede? Dobbiamo per forza tornare alla vittoria, senza però metterci troppe pressioni. All'andata la sbloccammo con tre calci d'angolo. Comunque ci stiamo preparando al meglio. La Pro Patria fra l'altro è con il Mantova la migliore del ritorno. Intanto mettiamoci in testa che tante squadre che si devono salvare d'ora in poi giocheranno con il coltello fra i denti. Noi purtroppo troviamo una Pro Patria nel momento migliore, ma anche noi, al di là del risultato di domenica, siamo in un buon momento, perché creiamo comunque tante occasioni. Il primo posto è andato, il secondo è ancora possibile? A mio parere entrambi gli obiettivi sono ancora lì: finché la matematica non dice no, uno ci deve credere. Ma soprattutto non dobbiamo giocare pensando agli altri, piuttosto vincere il più possibile e poi vedremo dove saremo. Non è uguale arrivare secondi, terzi o quinti: partire da una buona posizione nei play-off è importante. Ma è ancora tutto aperto: anche le altre possono cadere e noi dobbiamo essere pronti a sfruttare l'occasione. - Nel frattempo, per l'Unione oggi è ultimo giorno di mercato: stasera alle 20 suona il gong della sessione invernale e qualcosa può ancora succedere in casa alabardata. Il nome più caldo in entrata resta Fabio Scarsella, 34 anni, centrocampista e all'occorrenza trequartista che ha appena rescisso con il Vicenza, reduce da due stagioni penalizzate da infortuni. Gradito a Tesser, con cui ha vinto la C prima con la Cremonese e poi con il Modena, visto il suo feeling con il gol potrebbe essere una soluzione di grande esperienza per i finali di partita e in ottica play-off. In ogni caso, dopo le operazioni di Vertainen, Petrasso e Ballarini per la prima squadra, di Parlanti lasciato in prestito al Sestri, e dell' italo-brasiliano Heitor Ogliari Bart per la Primavera, dovrebbe esserci ancora qualche novità nella casella arrivi. Intanto la Triestina ufficializza due uscite: la prima è il prestito secco fino a giugno di Olaf Kozlowski alla Pro Vercelli. Il classe 2005 ha fatto vedere ottime cose con la Primavera e ha fatto bene anche nelle 3 presenze in prima squadra tra campionato e Coppa Italia. La Triestina continuerà a puntare sul belga-polacco ma per questi mesi si è scelta una soluzione che sulla carta dovrebbe permettergli di giocare di più. La seconda operazione è l'addio a Pierobon: si chiude il prestito dal Verona, che ora lo girerà alla Juve Stabia. Parecchi movimenti anche tra le altre squadre. La Pro Patria, avversaria dell'Unione domenica, ha tesserato l'esterno Renault. Mentre la Virtus Verona chiude con il Como per l'arrivo del difensore Ronco, il Vicenza saluta Ierardi, al Lecco. Operazione Pro Vercelli-Crotone: in Piemonte arriva Rojas, in Calabria l'attaccante Comi.
  15. MERCOLEDÌ 31 GENNAIO 2024 - I veri sostituti di Reyes? I due insospettabili. Lo scrive oggi Roberto Degrassi su "Il Piccolo": la Pallacanestro Trieste da tre partite sta giocando senza l'infortunato Reyes e continuerà a farlo per un altro mese almeno, non prima della quarta o quinta giornata della fase a orologio. La mancanza del portoricano significa non poter contare su 18,5 punti in 31 minuti, 10 rimbalzi e sei tentativi da tre punti di media. Intendiamoci, non può essere comunque questo l'alibi che fa giustificare il tracollo a Cividale o la desolante prestazione casalinga di domenica sera contro Rimini. Trieste sta giocando male e basta. Ma, visto che l'assenza di Reyes si protrarrà ancora e almeno al momento non c'è traccia di sostituti (gettonari comunitari o nuovi rinforzi italiani) vale la pena di capire chi nel roster biancorosso finora più ha dato per cercare di tamponare la mancanza del top scorer, andando a vedere i settori che si sono ridistribuiti il minutaggio, ali e centri. I due giocatori che nelle ultime tre giornate hanno aumentato maggiormente il proprio apporto offensivo sono proprio i due nomi che meno ci si aspetterebbe: Giovanni Vildera e capitan Lodovico Deangeli. Il "Barba" è passato da una media stagione di 6 punti a una doppia cifra stabile (12 punti), a fronte di appena tre minuti di utilizzo in più. In questo caso il dato ha un senso più caratteriale che tecnico: a Cividale e contro Rimini, in una squadra senza nerbo e confusa, Vildera è stato quello che ha cercato di dare una scossa prendendosi maggiori responsabilità. Deangeli, in un tourbuillon tattico che lo ha visto ala forte ma con applicazioni difensive anche su "piccoli"avversari è passato dai sei punti abituali ai 10, quasi raddoppiando l'apporto a rimbalzo (da 3,8 a 7) anche grazie al minutaggio aumentato in modo sostanzioso (da 20 minuti a 30). L'utilizzo per qualche frangente del doppio centro ha fatto crescere anche il minutaggio di Francesco Candussi (da 20 a 25) che ha alzato la media punti (da 11,9 a 14) e rimbalzi (5,3 a 8). Qualitativamente tuttavia si è notata di più la presenza del suo compagno di reparto. C'è chi invece ha visto crescere lo spazio sul parquet ma finora non ne ha saputo approfittare. Nel corso della prima fase quante volte si è auspicato un maggior minutaggio per Luca Campogrande. Ma ora che i minuti da 17 sono diventati quasi 30 i punti sono addirittura diminuiti nonostante i sette tentativi dai 6,75 a sera. Paradossalmente il giocatore che meno ha cambiato il proprio apporto in assenza di Reyes è proprio quello che in teoria dovrebbe essere il naturale sostituto. Le cifre di Giancarlo Ferrero sono rimaste praticamente le stesse: stessi minuti, tre punti di media, una manciata di rimbalzi. - Proprio negli ultimi giorni di mercato (domani sera alle 20 il gong finale), quando la Triestina sembrava lavorare solo in uscita mentre le entrate parevano limitate alle scommesse Petrasso, Vertainen e Ballarini, la società alabardata torna nei rumors delle trattative. Lo scrive oggi Antonello Rodio: sarà stato forse il pareggio con la Pergolettese o magari le titubanze di questo gennaio, fatto sta che l'Unione pare voglia operare ancora una mossa a centrocampo. È vero che nel reparto ci sono sempre le opzioni di un maggior utilizzo di Fofana e di un Ballarini in rampa di lancio appena trova la miglior condizione, ma Alex Menta sta lavorando per un altro arrivo nelle ultime ore. Due i nomi emersi in questa fase, quelli di Fabio Scarsella e Christian Kouan. Anzi, ce n'era anche un terzo, Filippo Nardi, che però ha ormai preso la strada del Benevento. Il più vicino sembra Scarsella, sia perché ha rescisso proprio ieri con il Vicenza, sia perché è un fedelissimo di Tesser, con il quale ha militato prima con la Cremonese e poi con il Modena (ben 13 reti per lui in quella stagione). E in entrambe le occasioni vincendo la serie C con conseguente promozione fra i cadetti. Scarsella rappresenterebbe in qualche modo l'opzione di esperienza, è un centrocampista di stampo offensivo con il vizio del gol (ne ha fatti un'ottantina, avendo fatto anche il trequartista), che conosce la serie C come le sue tasche con quasi 300 presenze (che salgono a oltre 400 comprendendo i primi anni di carriera in C2). Nelle ultime due stagioni al Vicenza però ha giocato poco, frenato anche da qualche infortunio di troppo, ma visto il suo feeling con la rete potrebbe essere un'arma preziosa a disposizione di Tesser per risolvere qualche partita, magari nel finale. Un aspetto da non trascurare visto che attualmente il più grave difetto dell'Unione è di concretizzare poco rispetto alle occasioni create. L'altro nome, anche più affascinante guardando al futuro, è quello di Kouan del Perugia, ivoriano, 24 anni, cresciuto nella società umbra nella quale ha giocato diversi campionati in serie B e C da titolare. Fra i cadetti, dove ha accumulato esperienza fin da diciottenne, vanta ben 13 reti. Insomma un obiettivo prestigioso ma ovviamente tutt'altro che facile da raggiungere, anche perché attualmente è sempre titolare con la squadra umbra. Ma la Triestina sta lavorando anche in prospettiva con operazioni già portate a termine. Va vista in quest'ottica l'acquisizione del giovane centrocampista centrale Gabriele Parlanti, classe 2004, dal Sestri Levante. Parlanti rimarrà in prestito nel club ligure fino al termine della stagione, poi si è legato all'Unione con un accordo di durata triennale con opzione per un'ulteriore stagione. Cresciuto proprio nel Sestri Levante, dopo la scorsa stagione da protagonista in serie D con il club ligure, ha esordito sempre in rossoblu in serie C nell'attuale campionato nel quale, nonostante la giovane età, ha fin qui messo insieme 23 presenze con un gol. In uscita invece, dopo le partenze di Adorante, Pierobon e Gori, e il prestito secco di Kozlowski al la Pro Vercelli, potrebbe fare le valigie anche Rizzo
  16. Io credo sempre, da giornalista per hobby quale sono (non è il mio lavoro principale, è una pura e semplice passione), che nel lavoro di tutti ci deve essere sempre un principio di etica professionale che non deve mai essere dimenticata. E proprio per questo motivo chi scrive e chi informa deve essere in grado di essere super-partes e di dare sempre un valore oggettivo alle situazioni, non lasciandosi trasportare da "climi da curva" che imporrebbero di irrompere nelle conferenze stampa a gamba tesa (perché - se l'interlocutore che sta di fronte a te fa giri di parole e non risponde alle domande in maniera puntuale - state pur certi che non risponderà se ci mettiamo a fare l'interrogatorio). Io "impazzisco" quando leggo taluni leoni da tastiera scrivere "la stampa come al solito non fa quello che deve fare", quasi a significare (in maniera falsa) che siamo accondiscendenti con questa società. Probabilmente costoro hanno un po' la memoria corta, visto che già a inizio campionato (e dopo le tre sconfitte di fila) nessuno delle principali testate locali fu tenera con la gestione di quella mini-crisi. A tal punto che col giornale che rappresento fui personalmente molto diretto nel domandarmi (e a domandare) se fosse già il caso di revisionare tutto il progetto estivo che già dimostrava di imbarcare acqua. Per poi leggere, sempre da taluni, di fare tafazzismo gratuito 🙂 La cosa forse più importante della situazione attuale è che questa proprietà capisca e impari ad ascoltare anche i detrattori. Cosa che in questo momento sembra non fare...
  17. MARTEDÌ 30 GENNAIO 2024 - Proprio su quel campo in esilio che aveva regalato cinque vittorie la Triestina dà l'addio alle pur minime speranze di promozione diretta. Lo scrive oggi Ciro Esposito su "Il Piccolo": due partite contro avversarie coriacee ma certamente inferiori sul piano tecnico all'Unione e un solo punto in cassa. Davvero poco seppur bilanciato da due successi in trasferta. Due gare nelle quali la Triestina, pur non brillando, ha condotto le danze, ha sbagliato troppo e infine si è fatta rimontare una volta in vantaggio. Con questi handicap, intravisti già in passato ma spesso mascherati dalle doti dei singoli, non c'è spazio per trovare quella continuità necessaria per stare ai vertici. Anche perché il Mantova così come il Padova non stanno a guardare, anzi. Il calo fisico, infortuni e squalifiche, una certa superficialità nell'atteggiamento hanno messo a nudo pregi e difetti di questa Triestina. Tesser alla fine del match con la Pergolettese si è soffermato sull'aspetto tecnico. Per come è stata costruita la squadra ha nel suo dna una trazione anteriore ed è conseguente che la fase difensiva possa essere meno efficace. Se davanti non si riesce ad alzare la percentuale di reti (come avvenuto tra ottobre e novembre) rispetto al consistente numero di occasioni costruite poi diventa difficile vincere. La condizione non al top di Lescano e l'assenza per tre gare e mezza di Redan (oltre alla partenza di Adorante) lasciano poco spazio alle interpretazioni. Non c'è da assolvere la difesa, il reparto comunque sin dall'inizio con più incognite, ma nemmeno tirargli la croce addosso. Se il centrocampo (Celeghin a parte) va in sofferenza e almeno due punte (compreso D'Urso) non garantiscono coperture per tutto l'arco della gara succede di essere infilati dagli avversari anche se si tratta di Albinoleffe e Pergolettese. C'è poi un aspetto psicologico sul quale riflettere e da correggere in fretta. Tutto l'ambiente (tifosi compresi) dopo l'entusiasmo iniziale sembra scarico nel vedere la prima piazza lontanissima. La vicenda del Rocco (lungo esilio probabile anche nei play-off) non è un alibi ma è un fatto negativo. Magari influirà poco sulla parte tecnica ma sul mercato invernale della società anche sì. Dopo tanti denari spesi e con il Mantova lontanissimo per ora si è scelto di sostituire tre pedine con altrettante scommesse (Petrasso, Vertainen e Ballarini). È un segnale di un mantenimento dello status quo. Tesser, che vuol vincere sempre e spesso lo ha fatto subito, ha dovuto fare i conti con questo indirizzo legittimo e anche giustificato. Anche se Trieste freme a pochi capita di centrare la promozione al primo colpo (Padova docet). E invece adesso è il momento di non perdere di vista l'obiettivo stagionale senza distrazioni. Tanto è stato fatto da questa squadra (anche spettacolare) che ha un ottimo terzo posto da difendere e se possibile da migliorare. L'eccellente lavoro fatto da tutti va valorizzato. C'è davanti gran parte del girone di ritorno e poi i play-off che, per quanto difficili, offrono una chance di promozione. E comunque tutto quello che si riuscirà a sviluppare in q uesti mesi sarà una base migliore per la prossima stagione. I cali di rendimento sono endemici in ogni campionato. La determinazione e la distrazione invece non devono venire meno. A cominciare dal prossimo match con la Pro Patria. - Facciamo parlare i numeri, tanto le parole contano zero in questi casi: lo scrive oggi Roberto Degrassi. Quattro sconfitte nelle ultime sette partite. In questo arco di tempo subiti in media 84 punti. Nelle 14 partite precedenti la difesa della Pallacanestro Trieste aveva incassato in media 73,7 punti. Un peggioramento di oltre dieci punti, a fronte di un attacco passato dai 79,6 della quattordicesima giornata, prima di andare a fare visita alla Fortitudo per intenderci, agli 82 della ventunesima, cioè dopo la gara con Rimini. In sostanza, un attacco cresciuto di poco contro una difesa peggiorata di molto. In sintesi, messa giù ancora più cruda: nell'ultimo mese e mezzo Trieste sta avendo un rendimento da media-bassa classifica. Ed è, come abbiamo appena dimostrato, incontestabile. La sconfitta casalinga con Rimini fa il paio con la suonata rimediata a Cividale. Certo, mancava Reyes. Ma i due scontri diretti contro la Effe e Udine erano stati persi anche con il portoricano il campo. Certo, mancava Ruzzier. Ma tre partite sono state perse anche con Michele in campo. Trieste un mese fa potenzialmente avrebbe potuto raggiungere le prime due posizioni che valgono il pass per le finali di Coppa Italia. Adesso è quinta, avendo gli stessi punti di Verona ma gli scontri diretti a favore. Alla fine della prima fase manca una sola giornata. Può cambiare il quadro? Difficile. Trieste va a Forlì mentre Verona riceve la Fortitudo: i romagnoli e i bolognesi sono in corsa per la prima piazza, quella che eviterà di affrontare Trapani nella fase a orologio. Negli scontri diretti è avvantaggiata la Effe (+10 e meno 3). Lotteranno alla morte domenica. L'ipotesi più probabile è ritrovare Trieste e Verona con i punti attuali. Si può legittimamente parlare di una Trieste in crisi? Certo che sì. I passi avanti che vengono raccontati e auspicati nelle analisi prepartita di coach Christian non si vedono proprio. Anzi. Una squadra che sembra sempre più smarrita, insofferente, confusa al punto da tirare con percentuali invereconde dalla lunetta. Una realtà che ha bisogno di un profondo esame, di una spietata autocritica (quelle che non si sentono mai nel dopogara), di una scossa. LA SOLUZIONE Quando una squadra è in crisi tutto viene messo in discussione. In Italia la prima domanda riguarda l'allenatore. Ha il controllo della squadra, la leadership, è l'uomo giusto? La risposta deve darsela la società dopo aver parlato con il coach e con i giocatori, con brutale franchezza. Poi, sempre in Italia, si esamina il rendimento della squadra. Chi ha deluso? Perchè? Chi ha reso meno può venir recuperato oppure è il caso di intervenire profondamente sul mercato? Quello che in Italia sembra scontato tuttavia sembra non corrispondere al metro di giudizio di una realtà che ha una mentalità americana. Nella dirigenza, nel gm, nel coach. L'impressione è che l'oggi conti relativamente nella Pallacanestro Trieste made in Usa. Non viene visto come un'urgenza il recupero di Reyes perchè serve averlo pronto per i play-off. L'atteso rientro di Ruzzier l'altra sera è stato posticipato a Forlì per non forzare i tempi visto che è importante essere al meglio in maggio e giugno. Nessun riscontro sembra venir interpretato con preoccupazione, rinviando qualsiasi verdetto ai tempi dei play-off. E non pare che qualsiasi obiezione da parte nostrana possa smuovere questa filosofia. Il problema è però come ci si arriverà a quei play-off. Non si potrà scendere sotto il quinto posto perchè il vantaggio sulla sesta è considerevole e la fase a orologio non consente recuperi prodigiosi. Ma prima di maggio c'è il rischio di andare incontro ad altre delusioni. Trieste sa già che dovrà affrontare in trasferta nell'orologio le prime tre dell'altro girone, impegni tostissimi, nel caso di Trapani proibitivo. Se vincere aiuta a vincere, perdere non va a migliorare il morale e l'autostima di un gruppo che per due terzi è reduce da una retrocessione. MERCATO L'intervento sul mercato continua a non sembrare essenziale. Ma tutte le squadre sono all'erta. La Fortitudo resta in pole per Woldetensae, se si libererà (ma domenica scorsa ha giocato 20 minuti con Brindisi...) si scatenerà un'asta per Lombardi, la pedina che forse più di tutte servirebbe a Trieste. Un'ala d'esperienza, atletica, in grado di giocare con Reyes o di sostituirlo, con Deangeli riportato al ruolo di specialista difensivo e Campogrande triplista dalla panchina, dando più profondità e qualità alle rotazioni. I play-off sono lontani. Lontanissimi, se l'attesa viene spesa alla finestra, a braccia conserte.
  18. LUNEDÌ 29 GENNAIO 2024 - Deja-vù in biancorosso. «Non è stata una buona prestazione ma adesso dobbiamo tornare a lavorare». L'avevamo già sentita. La risentiamo. I tifosi hanno gridato «Meritiamo di più». Risposta: «Siamo contenti del supporto che ci danno». Lo scrive Roberto Degrassi: ma ieri sera un breve, deciso «ci scusiamo» pareva brutto? Il dopogara ricorda altri. Il gm Michael Arcieri ricorda che «nel secondo tempo avevamo tre possessi a 10 punti di scarto ma non siamo riusciti a sfruttarli». Coach Jamion Christian esordisce: «Sono abbastanza contento di come abbiamo lottato ma abbiamo tirato male e dobbiamo tornare a difendere bene sui tiratori da tre, fino a qualche partita fa eravamo i migliori». Ma ha da rimproverarsi qualcosa nel piano partita? «Ci aspettavamo una gara difficile, ci sono mancate forza e grinta all'inizio, abbiamo sbagliato troppi tiri liberi e il vento non è cambiato a nostro favore». Che non è proprio la risposta che pretendeva la domanda... Di fronte alla constatazione che la squadra non ha ancora trovato un suo equilibrio viene chiesto se si interverrà sul mercato. «Valutiamo se ci sono opportunità ma non partiamo per setacciare il mercato» risponde Arcieri. Arriva in sala stampa Giovanni Vildera, meritatamente complimentato. «Ma non conta la prestazione personale quando si perde. Siamo senza i nosrtri due migliori giocatori ma non abbiamo messo quell'energia che dovevamo mettere. Questa gara ci porterà a essere umili» - «Il nostro grosso limite in questo momento è finalizzare poco rispetto a quanto creiamo e il non riuscire a gestire la gara quando l'abbiamo in mano». Come scrive oggi Antonello Rodio, alla fine del pari con la Pergolettese, mister Attilio Tesser inquadra con lucidità i problemi che in questo momento zavorrano la Triestina. Il tecnico riconosce anche che l'intensità che chiedeva non è stata costante, ma detto questo rivendica il fatto che la squadra ha comunque creato moltissimo: «È stata una gara equilibrata – spiega Tesser – nella quale l'intensità del primo tempo non mi è piaciuta, nel secondo invece sì. Tra l'altro nella prima frazione abbiamo sbagliato tantissimo tecnicamente, soprattutto in alcune situazioni clamorose che potevano essere molto pericolose. Ma per onestà c'è da dire una cosa: siamo arrivati cinque volte a tu per tu con il portiere e non è che tutte le squadre ci riescano. Ma nel calcio chi sbaglia paga e se non riesci a finalizzare, anche per la bravura del loro portiere, poi ci sta di essere puniti. Peccato dopo aver trovato il vantaggio aver subìto il pari in quella che di fatto era una ripartenza». Altro tasto dolente, infatti, è quello della gestione della gara: non è certo la prima volta che l'Unione una volta in vantaggio non riesce a chiudere la partita. «Apprezzo il fatto di voler andare a far gol – dice il tecnico – ma se vuoi essere una squadra importante, quando sei avanti e per di più in casa, non puoi farti recuperare sempre, questo è evidente. C'è rammarico nell'economia della partita. Se siamo cinque volte davanti al portiere e porti a casa un gol, è troppo poco. Nel complesso le finalizzazioni sono state quasi tutte nostre, ma le partite bisogna chiuderle». Per Tesser il fatto della gestione è anche questione della natura di alcuni giocatori e di una squadra più incline alla trazione anteriore: «Le caratteristiche di molti sono offensive – afferma l'allenatore alabardato – El Azrak ad esempio fa meno la fase difensiva di D'Urso, lo metto per rompere gli equilibri ed è stato bravo, ci ha dato un cambio di passo importante, ma qualcosina dall'altra parte si perde. È però la fase difensiva nel complesso di squadra che deve andare meglio, in effetti ci allunghiamo con troppa facilità e questo non va bene. È un problema di compattezza che ci portiamo dietro da un po'. Si può lavorare sulle caratteristiche, ma lo si deve fare soprattutto sull'attenzione e la concentrazione. La squadra è prevalentemente votata all'attacco, e impostarla sulla pressione alta porta dei pregi ma anche dei rischi». Infine qualche pensiero di Tesser sui singoli: «È importante che Lescano abbia ritrovato il gol, non è cosa da poco per un attaccante, ma non è facile trovare il lato buono di una partita in cui si è sprecato molto. Quanto a Correia è vero che non ha fatto bene nel primo tempo e ha sbagliato molto, ma nella ripresa è migliorato e ha fatto la sua buona gara. In generale qualcosa di troppo abbiamo concesso, però abbiamo creato molto di più».
  19. No, nulla. Io avevo la certezza che Michele giocasse almeno qualche minuto (perlomeno, così mi era stato detto da fonti interne), evidentemente non l'hanno voluto rischiare
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