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  1. DOMENICA 24 MAGGIO 2020 - Li abbiamo lasciati intenti a festeggiare il successo contro Pistoia davanti a un'Allianz Dome tristemente vuota. Applausi scherzosi a un palazzo privo di tifosi quindi sotto la doccia per quello che sarebbe diventato l'ultimo match della stagione 2019-2020. Ne parla Lorenzo Gatto su "Il Piccolo" odierno. Era sabato 7 marzo: più di due mesi dopo, Juan Manuel Fernandez e Matteo Da Ros ripartono, divisi tra la gioia di riprendere gli allenamenti e la preoccupazione per un futuro ancora incerto che presenta scenari tutti da definire. Per il play italo-argentino e l'ala milanese la possibilità di tornare sul campo è motivo di grande soddisfazione. Da domani, agli ordini del professor Paoli, torneranno a sudare come ai vecchi tempi sull'erba dello stadio Grezar. «Ricominciare a muoversi aiuta molto a superare la situazione attuale- racconta il Lobito-. Tornare, anche se in maniera minima, ad avere un pò della vecchia "routine" mi permette di avere la testa più focalizzata su un obiettivo chiaro e non su mille argomenti differenti allo stesso tempo. L'incertezza, si sa, è grande: tornare all'attività aiuterà a combattere un pò di più questo stato di stress». «Rivedere Paolo Paoli e Juan dopo tanto tempo sarà una sensazione strana ma che mi fa estremamente piacere- gli fa eco Da Ros-. Da qui, magari, sarà possibile cominciare a costruire l'annata futura, partendo dalla parte fisica per poi capire come continuare progressivamente. Peraltro, nel frattempo ho avuto l'opportunità di vedere anche altri compagni di squadra come Cavaliero e Coronica, al di fuori del campo». Sul futuro, sulla gestione dei prossimi mesi e sul campionato che verrà entrambi manifestano preoccupazione.«Per quel che riguarda il campionato- le parole di Fernandez- è difficile immaginare come potrà essere: l'unica cosa che mi preoccupa, adesso, è più che altro poter arrivare pronto fisicamente e con il ritmo giusto quando sarà il momento di tornare a giocare». «L'idea che mi sono fatto in questo periodo è che sarà necessario regolamentare perfettamente la capienza delle strutture: finchè non ci sarà una chiara idea in tal senso, la vedo molto dura perché bisognerà vedere quante formazioni riusciranno a partecipare al campionato. Quello che penso- conclude Da Ros- è che sarà necessario cambiare molte regole, pensare molto bene alle tutele che le società dovranno applicare. A mio modo di vedere abbiamo toccato il punto più basso della nostra storia, ma credo altresì che il nuovo Presidente di Lega è la persona giusta per lavorare e trovare le soluzioni. Ha un'esperienza vasta, legata a tanti settori differenti: ora bisogna rendersi conto che è il momento di buttar giù un piano per poter tornare ad essere uno dei campionati di punta, in Europa, nel giro di uno o due lustri».
  2. SABATO 23 MAGGIO 2020 - Dopo la tempesta di dure reazioni alla decisione del Consiglio federale Figc di proseguire la stagione, la lettera di Gravina ai club di Lega Pro di giovedì sera sembra avere per il momento placato gli animi.Il presidente Figc ha infatti lasciato aperte ben tre ipotesi (procedere con il calendario ordinario, individuare un format per disputare in sicurezza play-off e play-out oppure, in caso di stop, adottare coefficienti correttivi per le classifiche finali), quella di mezzo potrebbe essere il compromesso ideale. Lo scrive oggi Antonello Rodio su "Il Piccolo": di certo, bisognerà attendere il 28 maggio, quando ci sarà l'incontro del Governo e si deciderà se i campionati, la A in primis, potranno rimettersi in moto.Ieri è stato pubblicato il protocollo che consente alle squadre di riprendere gli allenamenti di squadra, lunedì la Figc invierà quello per la ripresa del campionato al vaglio del Comitato tecnico-scientifico. Un documento decisivo, visto che i medici di C sono sul piede di guerra. Anche se la Reggiana ha fatto sapere che il suo medico non ha firmato per nessuno stop. Intanto in Lega Pro si fanno sentire sempre di più le squadre che ritengono i play-off un ragionevole proseguimento. Di riprendere la regular season, non ci sono in pratica i tempi tecnici. Anche ricominciando le partite a fine giugno e giocando ogni tre giorni, poi non resterebbe spazio per i play-off, visto che bisogna chiudere entro il 20 agosto. Ci sarebbe lo spazio solo per spareggi ristrette a poche elette, ma questo riscatenerebbe proteste e putiferi.La posizione della Triestina è nota: si giochino i play-off nella maniera più sicura possibile, comprendendo tutte quelle che hanno diritto a parteciparvi e che ci stanno. Nel senso che se qualche società non ci sta o non lo vuole, anche per problemi economici, resta legittimamente fuori dai giochi. Così ci sarebbe tutto il tempo, anche ripartendo a inizio luglio, di fare i play-off integrali. Sempre ovviamente che non ci siano nuovi problemi sul fronte Covid.Bari e Padova hanno già fatto sapere di essere d'accordo a proseguire, ieri il diesse della Reggiana Doriano Tosi ha fatto capire che l'ipotesi dei play-off per chi ce la fa, può essere una buona soluzione: «Con 11 partite da giocare e lo scontro diretto con il Vicenza in casa, avremmo potuto puntare al primo posto. Credo però che saremo costretti ad aspettare ancora un po' prima di tornare in campo. La Federazione potrebbe prendere in esame la disputa dei play-off completi o in forma ridotta. Se dovesse trovare 10-12 squadre disposte a giocarli, in grado di rispettare il protocollo, saremmo a buon punto».Sulla linea dei soli play-off è anche la Ternana con il vice presidente Paolo Tagliavento: «Registriamo con soddisfazione la volontà di lasciare i verdetti al campo. Mi riferisco soltanto a playoff e playout perché tra il 29 giugno e il 29 agosto, in C sarebbe impossibile completare la stagione regolare perfino giocando tre partite a settimana». Disposto a giocarsela anche il Sudtirol: «Siamo quarti in classifica - dice l'ad degli altoatesini, Dietmar Pfeifer - e non avere la possibilità di giocarci la promozione non piace». E anche il Novara non si tira indietro: «La nostra classifica è meritata - dice il tecnico dei piemontesi Simone Bancheri - e sarebbe giusto poterci giocare le nostre chance» - «Dopo due mesi di forzata inattività, tornare finalmente a correre è stato magnifico. Abbiamo trovato le condizioni meteo ideali per allenarci, con Paoli abbiamo iniziato senza forzare provando solo quello che il nostro fisico ci ha consentito di fare». Matteo Schina fa il punto della situazione dopo i tre giorni trascorsi sull'erba del Grezar. Tre sedute di lavoro condivise con Daniele Cavaliero, allenamenti preparati ad hoc dal preparatore atletico dell'Allianz Pallacanestro Trieste per valutare la bontà del lavoro preparato per la ripresa. Dalla prossima settimana il lavoro verrà allargato anche a Fernandez, Coronica, Deangeli e Da Ros. L'idea - come scrive quest'oggi Lorenzo Gatto - è limitare al massimo i rischi e consentire a Paoli di lavorare con un massimo di due giocatori. Per questo gli allenamenti al Grezar verranno suddivisi in tre sessioni. Cavaliero e Schina continueranno sul solco tracciato nei giorni scorsi, Fernandez con Da Ros e Coronica con Deangeli invece inizieranno a lavorare a partire da lunedì. Sul discorso mercato, sirene straniere sui giocatori italiani nel giro della nazionale. Tra Brescia e Virtus Bologna, nella rincorsa a Awudu Abass, è entrata prepotentemente in corsa l'Unics Kazan. La formazione russa che milita nella Vtb League e in cui è direttore generale l'ex virtussino Claudio Coldebella ha offerto al giocatore di scuola canturina un pluriennale in grado di competere con l'offerta della Segafredo. A fare la differenza potrebbe essere l'accesso in Eurolega delle V nere. Manresa a caccia di Amedeo Tessitori, il centro della De' Longhi che nella Marca cercano di trattenere ma che guarda con interesse alla pista spagnola attirato dalla possibilità di giocare in una competizione europea. Sempre parlando di Treviso, il primo tassello della formazione del confermato Menetti è Jeffrey Carroll, guardia-ala di 26enne che lo scorso anno in A2 con Bergamo ha chiuso con quasi 18 punti e più di 6 rimbalzi. Da un punto di vista societaria ufficializzato dal presidente di Pesaro, Ario Costa, l'arrivo nelle Marche di Livio Proli. L'ex presidente dell'Olimpia Milano farà da consulente esterno per il marketing e la comunicazione.
  3. VENERDI' 22 MAGGIO 2020 - Un cospicuo piano di aiuti da consegnare alle società per mantenere in vita il basket italiano. Ne parlano oggi su "Il Piccolo" Lorenzo Gatto e Raffaele Baldini: il grido di dolore lanciato, ultimo in ordine cronologico, dal presidente della Vanoli Cremona è stato raccolto dal consiglio federale della Fip che ieri, riunito in seduta informale, è stato presieduto da Gianni Petrucci.La consapevolezza dei sacrifici che tutte le componenti che ruotano attorno al sistema basket stanno facendo, ha spinto i vertici della Fip e tutto il consiglio federale ad attivarsi per supportare le leghe. Dalla serie A fino ai campionati minori, la volontà del presidente Petrucci resta quella di aiutare chi in questi anni ha permesso al movimento di mantenersi in vista. In questo momento la direzione verso la quale la Fip ha intenzione di andare non è chiara, resta aperto il tavolo di lavoro che Petrucci assieme ai presidenti Gandini e Basciano ha organizzato con il ministro dello sport Spadafora.«Stiamo attraversando il momento peggiore dal dopoguerra - le parole del presidente - ed è normale aspettarci una forte recessione economica. Le aziende e gli imprenditori che negli ultimi anni hanno supportato non solo il basket ma tutto lo sport professionistico, nei prossimi mesi si troveranno davanti a scelte importanti. Continuare a investire nello sport dovendo al contempo programmare tagli nella gestione del personale diventa poco credibile. Il mio - ha continuato Petrucci - è un grido di allarme per portare all'attenzione del Governo il tema del credito d'imposta sulle sponsorizzazioni che ritengo centrale in questo momento. COMTEC Lo scenario ipotizzato, la forte recessione verso cui sta andando il Paese e la conseguente difficoltà di trovare imprenditori in grado di confermare il supporto alle società rende il ruolo della Comtec fondamentale. Sensibilizzare le società affinchè non spendano più di quanto possono con il rischio di trovarsi poi a metà campionato senza coperture è un passo importante ma mai come in questa stagione potrà non essere sufficiente. Da questo punto di vista sarebbe stato fondamentale obbligare le società a presentare e rispettare un budget previsionale e invece, cedendo alle pressioni ricevute, l'organo tecnico di controllo ha stabilito che non sarà una condizione di ammissione al campionato e che le valutazioni sullo stato di salute delle società saranno effettuati con controlli periodici. DATE STAGIONE 2020/21 Il consiglio federale ha esaminato la deliberazione della Lega prendendo in considerazione e condividendo le indicazioni provenienti dall'ultima assemblea. Confermata la partecipazione al "Fiba esports Open 2020", primo torneo di ebasket che la Federazione Internazionale organizzerà dal 19 al 21 giugno. La Fip allestirà una selezione in un contesto che vedrà la partecipazione, tra le altre, di Spagna, Russia, Lituania, Lettonia e Australia. Il torneo si giocherà sulla piattaforma PlayStation4 con NBA2K20. LINEE GUIDA Rese note dall'ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio le linee guida di svolgimento degli allenamenti per gli sport di squadra. La Fip sta lavorando per definire linee guida specifiche in stretta collaborazione con il Politecnico di Torino. Le linee guida saranno rese note appena possibile, forse già nel prossimo consiglio federale di venerdì 5 giugno. - In serie C è scoppiato il pandemonio. Come prevedibile, la decisione del Consiglio federale Figc di voler rimandare in campo anche la Lega Pro, dopo che l'assemblea dei club aveva votato a larga maggioranza per lo stop, ha provocato una serie di dure reazioni e ha spaccato la categoria.In attesa di capire cosa succederà il 28 maggio nell'incontro Governo-Figc in cui si deciderà tutto, esultano poche società, quelle che avevano spinto per tornare a giocare e che avevano scritto anche alla Figc per poter disputare almeno i play-off. Ma la stragrande maggioranza dei club di serie C insorge e scoppia soprattutto la grana dei medici. La categoria infatti è in rivolta e non ci sta a riprendere l'attività, anzi minaccia iniziative e dimissioni. «La ripresa, con questo protocollo, è un'ipotesi irricevibile, i medici della serie C annunciano possibili iniziative clamorose», ha scritto in una lettera al consiglio federale Figc, l'associazione dei medici del calcio guidata da Enrico Castellacci. Il quale sottolinea: «Non c'è dubbio che la Lega Pro non possa ripartire. Abbiamo avuto la richiesta di farci portavoce di tutti i medici della Serie C nostri associati che sono in agitazione dopo la decisione della Federcalcio di far continuare il campionato. Il protocollo non può essere recepito, i medici sociali della Lega Pro non lavorano a tempo pieno nei club, quindi non potrebbero essere al servizio completo come sostanzialmente richiede il protocollo. I medici potrebbero arrivare anche alle dimissioni».Comprende la posizione dei medici anche Mauro Milanese, che afferma: «I medici non vogliono prendersi la responsabilità, finché queste sono del datore e del medico sociale ci si sente non tutelati. Ora è uscita la questione del dolo, anche i medici diranno la loro».Ma paventano lo sciopero anche alcuni club, che in queste ore stanno dibattendo su una sorta di rifiuto a riprendere l'attività. Ne parla esplicitamente ad esempio Massimiliano Marinelli, presidente della Pergolettese: «Noi non scenderemo più in campo, per rispetto dei morti di Crema e per i lutti che abbiamo avuto in società. Non capisco perché Gravina sia andato contro a quanto avevamo proposto, anche a fronte del parere dei nostri medici, ma noi non scenderemo in campo, sciopereremo». Anche il diesse del Cesena Alfio Pellicioni è chiaro a riguardo: «Secondo me non ci sono le condizioni per giocare. Se si dovranno affrontare playoff e playout va bene, ma siamo pessimisti. Anche l'ex presidente della Lega (Macalli, ndr) ha detto che è stata una follia».Assolutamente contrario anche il Rimini: «Ci sono troppe criticità da affrontare per poter ricominciare adesso - dice il diesse Ivano Pastore - e non saranno 10/15 giorni a cambiare le condizioni. Non tenere in considerazione la volontà di tanti presidenti che sottraggono risorse alle proprie aziende per investirli/buttarli nel calcio, in un momento di crisi così grave, mi è sembrato irrispettoso».Perplesso anche Pietro Lo Monaco, consigliere federale in quota Lega Pro e a lungo dirigente del Catania: «Le tre serie sono considerate uguali quando è il momento di pagare, ma quando si tratta di avere risorse la C viene accomunata ai dilettanti. A mio parere la ripartenza in C è impossibile. Le squadre di Lega Pro non hanno la forza di riprendere il campionato perché non possono rispettare i protocolli». Sulla stessa linea l'Imolese: «L'assemblea dei presidenti aveva votato la chiusura del campionato, perché c'era una impossibilità - dice il dg Marco Montanari - non c'è niente che possa far pensare di terminare il campionato. La ripresa sembra una assurdità, sotto ogni punto di vista».
  4. GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2020 - Se Mauro Milanese, come la gran parte dei responsabili delle società di C, si aspettava qualche chiarimento, dal Consiglio federale di ieri ne sono arrivati ben pochi. Lo scrive Ciro Esposito: l'unico fatto certo è che giocatori e staff vanno ancora tenuti sulla corda perché le gare dovrebbero ricominciare. Si sa però quando dovranno finire: il 20 agosto. Un tanto basta a rendere piuttosto difficoltoso se non impossibile svolgere l'intera ultima fetta di regular season e poi play-off e play-out specie per il girone B. Ci vorrebbero almeno 8 settimane con il format attuale. «In parte mi aspettavo che la C dovesse seguire il treno di A e B - dice l'amministratore unico della Triestina - e non è che il Consiglio federale abbia dato delle soluzioni o almeno delle proposte per semplificare la programmazione interrotta e danneggiata dal coronavirus. Se torniamo in campo e in sicurezza vuol dire che l'epidemia sta esaurendo e questo è un bene. Però basta fare due conti per capire che a format completo dovremmo cominciare a giocare ogni tre giorni a partire dal 20 giugno. E gli allenamenti? Credo che, come votato dalla Triestina in assemblea, si possano fare solo i play-off. Ma servirà un altro passaggio per determinare le promozioni delle prime classificate. Anche dopo questo passaggio restiamo in stand by. Dirò ai giocatori di continuare ad allenarsi singolarmente e di stare pronti a partire dal 28 maggio (incontro Figc-Governo ndr)». E poi non è stato affrontato il problema delle riforme. «Se comincia l'attività agonistica non se ne parlerà più. Ma io insisterò perché questo è il momento giusto per rendere sostenibile il sistema. Invece per quanto leggo nel comunicato Figc resta tutto come prima. L'emergenza ha comportato solo uno spostamento degli adempimenti di due mesi. E basta» - È il vero sconfitto del Consiglio federale di ieri. Il presidente di Lega Pro Francesco Ghirelli era arrivato all'appuntamento forte del voto dei club sullo stop alla serie C, e invece Gravina ha preso tutt'altra direzione. E Ghirelli, che anche ieri ha continuato evidenziare le specifiche della categorie, le difficoltà economiche e il rischio sanitario, non l'ha presa bene: «Devo parlare il linguaggio della verità: quello che è uscito dal Consiglio federale non mi soddisfa per nulla. La Serie C ha una sua evidente specificità nel campo professionistico. Noi non siamo in grado di tornare a giocare, ce lo hanno detto anche i 60 medici sociali. Noi non siamo in grado di assicurare la certezza delle misure per salvaguardare la salute. Quello che si sa del nuovo protocollo ci porta a dire che sarà ancora più dura per i nostri club. Discuterò ancora una volta con i presidenti con la stessa chiarezza di sempre». Ghirelli se la prende poi con quei club che in questi giorni hanno spinto per i play-off: «Mi preme evidenziare - ha scritto in una lettera mandata a tutti i presidenti dei club nella quale ricorda quanti tamponi e test servirebbero in serie C - come non abbiano di certo giovato a rafforzare la posizione dell'Assemblea di Lega, le richieste inviate da alcuni nostri club alla Figc al fine di consentire la disputa dei play off». - Tempo di sondaggi in casa Allianz dopo la prima operazione di mercato che ha visto Trieste rinunciare al contratto pesante di Hrvoje Peric. Ne parlano Lorenzo Gatto e Raffaele Baldini: le prime riflessioni in entrata toccano il ruolo del play-maker, la figura da affiancare a Juan Fernandez nella prossima stagione. Per il momento si lavora su un profilo italiano, orientamento che confermerebbe la volontà di affidare al Lobito le chiavi della nuova squadra. Dopo le voci che hanno riguardato Sabatini, gli ultimi rumors girano attorno al nome di Stefano Bossi. L'ultima ottima stagione disputata a Orzinuovi (primo per valutazione nel girone est della A2) ha riversato su Stefano l'interessamento di molte società è Trieste sembra essere tra queste. Allianz a parte, la "nebulosa" baskettara non ha forma definita e sembra essere sempre più estesa; il caos finanziario di alcuni club, da Roma a Pesaro, passando ora anche per Pistoia, complica una lettura organica del mercato in vista della stagione 2020/21. Chi non palesa problemi gestionali è sicuramente la Virtus Bologna, desiderosa di sapere se Bertomeu ha intenzione di regalare una "wild-card" per l'Eurolega ai felsinei. In questo caso l'appeal della Segafredo si alzerebbe a dismisura, tanto da convincere Awudu Abass a cedere alle lusinghe del club; sempre a tinte tricolori la pista non raffreddata che porterebbe ad Andrea Pecchia, seguito anche dalla Vanoli Cremona. Treviso potrebbe avere la più dolce delle sorprese, dopo il boccone amaro di qualche mese fa: David Logan, cannoniere statunitense "scappato" in USA per "coronavirus"; coach Massimiliano Menetti infatti è possibilista sul fatto che il 37enne possa concludere la carriera cestistica a Treviso. Piccola ma importante rivoluzione a Reggio Emilia: l'addio dopo undici anni al Ds Alessandro Frosini, il rientro di Alessandro Dalla Salda in società, darà maggior operatività in sede di mercato a Filippi Barozzi e lo scout Roberto Breveglieri. L' "intoccabile" Maurizio Buscaglia ora sembra non così saldo sulla panchina emiliana che guarda con interesse all'idea di portare nel club Luca Banchi, pur considerando che le cifre per l'ingaggio appaiono al momento fuori portata. L' "italian-style" cremonese ipotizzato da Vacirca si sta materializzando con l'operazione che potrebbe portare nel club lombardo Giordano Bortolani, promettente giovane talento classe 2000, mentre sembra raffreddarsi la posta Leonardo Totè. In uscita Vojislav Stojanovic e Nicolò De Vico. Sondaggi "europeisti" anche di Varese: primo nome è l'ala-centro lettone Andrejs Graziulis, brillante protagonista con la maglia di Tortona con cui ha chiuso la stagione a 16,7 punti a partita e 8,3 rimbalzi.
  5. MERCOLEDI' 20 MAGGIO 2020 - Prove di normalità allo stadio Grezar dove oltre due mesi dopo la gara giocata e vinta dall'Allianz contro Pistoia, la Pallacanestro Trieste ha ricominciato a lavorare con i suoi atleti. Lo scrive oggi Lorenzo Gatto: per il momento, è tutto nelle mani del professor Paolo Paoli, il preparatore atletico che in queste lunghe settimane di lockdown ha studiato per i suoi ragazzi un percorso utile a cancellare la lunga inattività e riprendere il cammino.«Il tempo non è mancato- sottolinea il preparatore atletico della Pallacanestro Trieste- in questa prima settimana, da ieri fino a venerdì, le mie cavie saranno Cavaliero e Schina. Voglio testare Daniele e Matteo, valutarli e capire se la strada intrapresa è quella giusta. Analizzerò i risultati nel week end, dalla prossima settimana cominceranno a lavorare anche Fernandez, Da Ros, Coronica e Deangeli».L'erba del Grezar come valvola di sfogo, quindi, per cancellare il lungo periodo di inattività. «Daniele e Matteo li ho visti bene- racconta Paoli- alla fine, anche se a casa e in spazi giocoforza ristretti, nessuno di loro ha mai staccato del tutto. Gli esercizi che ho preparato hanno un senso, l'idea è quella di creare una sorta di percorso educativo che consenta ai giocatori di capire perchè fanno un esercizio e quali benefici comporta per il loro fisico. Durante la stagione non hanno tempo per fare un lavoro specifico, sfruttiamo il tempo che il blocco del campionato ci ha regalato».Matteo Schina e Cavaliero per ripartire, il più giovane e il più vecchio della nidiata biancorossa. «Daniele l'ho allenato da bambino e lo conosco molto bene, con la sua serietà e la sua straordinaria professionalità può essere davvero utile a Matteo. Li vedo lavorare insieme, hanno un feeling non comune e questo mi rende felice. Credo nel valore dell'esempio e in questo senso Cavaliero è eccezionale».Un'ultima battuta su Juan Fernandez, giocatore che nell'economia del prossimo campionato, soprattutto se si sceglierà un vice-play italiano, rivestirà un ruolo chiave nell'economia della stagione.«Questa lunga pausa non lo ha sicuramente danneggiato - conclude il preparatore atletico dell'Allianz - Juan ha potuto riposare, gli esercizi di potenziamento che ha svolto e il lavoro specifico che faremo nelle prossime settimane gli saranno sicuramente molto utile per ripresentarsi al meglio nella prossima stagione».Settimana a scartamento ridotto, dalla prossima si comincerà a lavorare con tutti gli effettivi a disposizione ma sempre nel rispetto della massima sicurezza. Si faranno sedute più brevi ma differenziate per scaglionare il lavoro dei giocatori e consentire loro di allenarsi in condizioni ottimali - Nel frattempo, Raffaele Baldini parla di quella che è una situazione potenzialmente esplosiva per molte società di basket: la Virtus Roma con oscuri presagi per il futuro abbandonata dal patron Claudio Toti dopo 20 anni di presidenza, la Vuelle Pesaro con il presidente Ario Costa a ipotizzare una possibile autoretrocessione in A2 e la Reale Mutua Torino con mezza LNP contro (Ravenna su tutte) dopo il ripescaggio nella massima serie.Andiamo con ordine: Claudio Toti con un lettera aperta ai tifosi sostanzia la sua uscita di scena, lasciando le quote azionarie della Virtus Roma a possibili investitori; l'appeal in una città a trazione calciofila e smorzato da anni di pallide soddisfazioni sembra prefigurare lo scenario peggiore.Anche Pesaro, da anni ormai alle prese con carpiati tripli per far quadrare i bilanci, sembra issare bandiera bianca, facendo un salutare passo indietro per il bene del club: «Abbiamo fatto miracoli per otto stagioni - ammette il presidente Ario Costa - ai tifosi, alla città, agli sponsor vorremmo dare le soddisfazioni che si meritano. A maggior ragione dopo quest'anno, con una sola vittoria e neanche nel nostro palasport. Meritavamo la retrocessione. Con grande dignità, mi chiedo se non sia meglio fare un passo indietro e, con il budget a disposizione, che non è da Serie A, scendere in A2 sperando che tutto cambi e l'economia riparta. Il virus ha creato povertà».Nel caso quindi di una doppia defezione, la presenza della Reale Mutua Torino potrebbe chiudere a 16 il lotto delle contendenti nella massima serie; numero gradito a tanti, ma estremamente pericoloso visto il "campo minato" che si sta formando dalle esternazioni di diversi presidenti di serie A2 verso questa improvvida o perlomeno affrettata decisione a favore dei piemontesi. «Dalla Lega Basket un'accelerazione incomprensibile e umiliante» ha tuonato il sindaco di Ravenna De Pascale, cui hanno fatto eco altre voci a stigmatizzare la questione; «curioso di conoscere i futuri acquirenti di Torino e i costi dell'operazione» sono le parole sibilline del presidente di Roseto Antonio Norante.Una serie A2 in subbuglio ma anche con rischio smembramento: il presidente di Agrigento Salvatore Moncada ammette: «La pandemia mi ha fatto riflettere, siamo stati bravissimi negli anni a dare dignità alle nostre stagioni con un budget ridotto, ora però penso non si possa speculare oltre. Per cui iscriverò la società ad un serie inferiore, mantenendo una corposa sponsorizzazione e lasciando il timone a mio figlio, appassionato e legato alla squadra». Anche Roseto è a rischio, con Avellino pronta ad offrire 800mila euro per rilevare il titolo. Certa ormai la cessione del titolo sportivo da Montegranaro a Chieti, con preliminare già firmato e operazione da definire entro il 4 giugno.Tornando quindi a riposizionamenti e ranking, nonostante il risultato sportivo decretasse Ravenna sopra a tutte, i parametri stilati dagli organi competenti eleggono Torino regina, con Verona e Udine a seguire e Ravenna appena quarta. Nel caso quindi si optasse per una A1 a 18 squadre, senza Roma e Pesaro, ci sarebbe la proposta di ammissione di Verona e Udine (compatibilmente alla volontà delle medesime), "affamando" non poco gli appassionati giuliani che in un sol colpo riavrebbero derby e gemellaggio rinverdito con gli scaligeri.
  6. MARTEDI' 19 MAGGIO 2020 - È stato il capitano della squadra che ha riportato Trieste nel giro del grande basket. Una promozione in serie A2 che è stata il punto di partenza della successiva cavalcata verso la massima serie e che ha legato a doppio filo il giocatore nativo di Reggio Emilia alla tifoseria biancorossa Non è un caso che, ricordando i miti che hanno scritto la storia della pallacanestro cittadina, Marco Carra (intervistato oggi da Lorenzo Gatto per "Il Piccolo") sia stato ricordato dalla curva assieme a grandi campioni come Laurel, Tonut, Bodiroga, Fucka e De Pol. Un messaggio d'amore che ha profondamente toccato il cuore di Marco. Arrivato quasi per caso, Carra ha messo qui le sue radici. A Trieste ha trovato lavoro e sistemato la sua famiglia. IL TRIO DI OMEGNA«Due stagioni difficili a Omegna, la prima segnata da un'operazione al ginocchio, la seconda personalmente positiva ma nella quale falliamo a livello di squadra. Sento che è arrivato il momento di cambiare, Dario Bocchini mi contatta e il gioco è fatto: accetto la proposta di Trieste con l'idea di farmi ancora qualche buon campionato di B1. La squadra ha un'età media piuttosto bassa, con me ci sono Zaccariello, Ferraro, Moruzzi e Gandini. Per il resto un manipolo di giovani, Ruzzier, Maganza e Mastrangelo su tutti, che saranno capaci, a turno, di fare la differenza. Saremmo stati contenti di fare i play-off, siamo andati molto oltre centrando la promozione. Devo dirlo: mai mi sarei aspettato di tornare a giocare in serie A. Una grande soddisfazione resa ancora più grande da ricordo del palazzo pieno nella gara decisiva contro Chieti. Eravamo partiti a Bari, mesi prima, con tre tifosi al seguito». LA SERIE A«Primo anno in A2, stagione 2012/13, costruiamo una buonissima squadra. Jobey Thomas e Brandon Brown stranieri, Ariel Filloy a portare la sua esperienza per un gruppo che sulla carta può puntare ai play-off. Partiamo bene ma personalmente faccio fatica. Spazzo via dubbi e malinconia con una buona partita a Capo d'Orlando in cui, con Ruzzier fuori per infortunio, gioco tanto e capisco che posso portare il mio mattoncino ai successi della squadra. A fine gennaio la rinuncia agli stranieri cambia le prospettive della squadra ma non l'affetto dei tifosi nei nostri confronti in un finale di campionato in cui, soprattutto in casa, ci togliamo soddisfazioni importanti». LA MANO DI DIO«Il campionato 2013/2014 è senza dubbio il più difficile. Stagione votata alla sofferenza nella quale ci giochiamo tutto alla penultima giornata in casa contro Forlì. Cedro Galli ci mette con le spalle al muro, vediamo le streghe ma nei minuti finali Ruzzier viene armato da Dio, segna tutto quello che gli passa per le mani e ci porta alla salvezza. Ho sempre pensato che quello è stato un momento spartiacque della storia di Trieste. Senza quella vittoria tutto quello che è successo dopo probabilmente non ci sarebbe stato». ULTIMA STAGIONE«Arrivano Grayson e Holloway, due stranieri da scoprire. Prima amichevole contro Venezia, Holloway fatica mentre Grayson ne mette 25 umiliando i fenomeni della Reyer. Rientro negli spogliatoi pensando che almeno uno straniero l'avevamo scelto bene. Con il passare dei mesi quello buono si rivelerà l'altro. Con Holloway su altissimi livelli e grazie all'esplosione di Tonut ci giochiamo la chance di arrivare ai play-off. Tutto fila liscio fino alla trasferta di Brescia dove Holloway, infortunatosi alla mano in settimana, nel finale di partita si rifiuta di entrare. Gesto gravissimo nei nostri confronti, Dalmasson lo mette fuori squadra. Senza Murphy le nostre speranze di accedere alla post season svaniscono e per me, che avevo ormai deciso di chiudere al termine di quella stagione, fu una sorta di pugnalata allo stomaco. Ci tenevo troppo e ci ho messo molto del mio per ricucire i rapporti. Ho alzato il telefono per mediare con Ghiacci poi ho convinto Holloway a chiedere scusa. È rientrato e anche grazie a lui abbiamo centrato l'obiettivo. Quei play-off, aldilà del rammarico per una serie con Brescia che poteva finire in modo diverso, restano un ricordo dolce. Ho chiuso la carriera con una partita da 24 punti e tutto il palazzo in piedi, tifosi triestini e bresciani, ad applaudirmi». IL RITIRO«Mi hanno chiesto se finire con una partita come quella giocata al palaSanFilippo abbia lasciato qualche rimpianto. Devo dire di no. Era arrivato il momento di lasciare perchè da un punto di vista fisico cominciava a pesarmi la gestione della settimana, inoltre studiavo per l'esame di stato e Samuel era già nato. Tutto il peso gravava sulle spalle di mia moglie, era giusto fare un passo indietro e pensare alla famiglia. Col senno di poi posso dire che va bene così. Ho avuto la possibilità, nei due anni successivi, di vivere una splendida esperienza con il Breg. Ho vinto un campionato e creato amicizie che durano ancora oggi».
  7. LUNEDI' 18 MAGGIO 2020 - Si riparte. Compatibilmente con le possibilità, rimanendo con la prima innestata. Ma, almeno, si riparte. In settimana l'Allianz tornerà ad allenarsi, individualmente, in sicurezza, mentre dirigenza e tecnico definiranno le strategie per la prossima stagione. Oggi si ritroveranno il presidente Mario Ghiacci e coach Eugenio Dalmasson (quest'ultimo intervistato da Roberto Degrassi de "Il Piccolo") e a breve, individuato un piano di lavoro, il confronto verrà esteso anche agli altri soci biancorossi. Vengono messi in preallarme i giocatori per riprendere prima un lavoro atletico individuale (chiesta la disponibilità del Grezar) e poi tecnico all'Allianz Dome. Nessun rischio di assembramento. Gli arruolabili sono 6 e li ricorda il coach stesso. «Cavaliero, Coronica, Da Ros, Deangeli, Fernandez e Schina». Siamo ancora lontani dal ritornare a respirare basket a pieni polmoni ma qualcosa succede. Dalmasson, inizia il momento delle scelte per il futuro. Ad anticiparlo è stata la decisione di uscire dal contratto con Peric. "Una scelta quasi obbligata, quell'accordo non era più sostenibile, si chiude un momento e per tutti inizia una pallacanestro diversa". Decisione solo economica? I 22 minuti concessi, certi quarti finali in panchina...Non è stata anche una scelta tecnica? "Ripeto: non avremmo potuto sostenere quell'impegno". Poniamo che tra qualche settimana Pallacanestro Trieste e "Pero" scoprano che ci sono margini per continuare. Porte aperte? "Lui si è trovato bene a Trieste e noi con lui. Lo conosciamo, pregi e difetti, è un comunitario e non un Usa appena da inserire. Ma i presupposti adesso sono lontani". Ha biennale con possibilità di uscita anticipata anche Cervi. Sono invece in scadenza di contratto le due bandiere della squadra, Cavaliero e Coronica."Tutte situazioni che affronteremo presto. In questo periodo siamo comunque rimastii in contatto con i giocatori. Ne parleremo insieme". Voci di mercato. A Trieste sono stati accostati solo due nomi, Casarin e Sabatini. Entrambi play, entrambi possibili cambi del regista titolare che realisticamente sarà Fernandez. La prossima Allianz non cercherà quindi un regista straniero ma andrà semmai su una combo guard potenziando il parco tiratori? "Si tratta di una delle soluzioni che stiamo verificando". Aldilà delle scelte sui singoli giocatori, ci sarà già un'idea sull'identità tecnica su cui vorrebbe costruire la squadra. Da dove si parte? "Un livello di fisicità superiore nei piccoli. Nell'ultimo torneo avevamo poco atletismo, l'eccezione era Jones. Vorrei aumentare l'impatto fisico". Un campionato vissuto con l'incubo della retrocessione significa che sono stati commessi errori. Detto della mancanza di atletismo, quali sono stati gli altri più macroscopici? "Troppi esordienti. L'anno prima avevamo una base di stranieri con esperienza del torneo, a parte Walker che infatti non è andato bene. Nell'ultimo campionato i debuttanti erano la maggioranza". Di conseguenza, pare di capire che si tornerà a cercare Usa con precedenti in Italia o almeno in Europa...A proposito, Usa oppure direttamente europei? "Per adesso raccogliamo informazioni dappertutto. Ogni scelta comporta anche rischi e controindicazioni. Il mercato potenziale dei rookie è sempre ricco ma - lo abbiamo verificato sulla nostra pelle - di questi tempi quanti ragazzi di 21-22 faranno i salti sulla sedia all'idea di lasciare gli Usa per l' Italia? Gli europei non hanno questi problemi però costano. E questi ragionamenti non li sta facendo mica solo Trieste..." A parte Abass, ora a tenere banco nei rumors di mercato della A sono elementi della serie inferiore. Si va a pescare in A2? "Questione di scelte. Un giocatore chiamato a un impiego di 15-20 minuti a sera in A deve avere già la sua storia. E se arriva dalla A2 state certi che aveva già un ingaggio importante e per giunta con condizioni di tassazione diverse. Lo si fa se si vuole puntare su una forte identità italiana, mettendo questa sopra altre valutazioni". Di solito l'Allianz si radunava a ridosso di Ferragosto. L'avvio della Supercoppa il 29 agosto obbligherà a ritrovarsi già a luglio. "Aspettiamo conferme. Il vantaggio della Supercoppa è che in un momento simile sarebbe stato difficile organizzare tornei e amichevoli. Così potremo giocare contro squadre competitive in sicurezza". Sei gironi da tre. Non si sa se con i criteri delle teste di serie o per vicinanza geografica. In ogni caso, scontato che tocchino Venezia e Treviso. "La soluzione più logica". A porte chiuse. In attesa di aprirle al pubblico il prima possibile in campionato. "Lo vogliamo tutti. Le società hanno bisogno del pubblico e la gente ha voglia di basket. Ma nessuno può dire con certezza quando". - «Non so quando ma so che quando sarà il momento si ripartirà in modo diverso, approcciandosi alla vita in modo diverso. E questo servirà a fare crescere anche chi fa dello sport la sua professione. La speranza di tornare in campo c'è». Era appena cominciata la pandemia e il ricordo di Carmine Gautieri (intervistato da Ciro Esposito) dell'ultima gara vittoriosa a Ravenna era ancora fresco. Ora, a due mesi di distanza, la speranza del ritorno in campo è di fatto, anche se non ufficialmente, tramontata. «Ormai siamo a giugno, per fortuna sul piano sanitario la situazione è molto migliorata ma su come ripartire c'è ancora tanta, troppa incertezza. E questo significa impossibilità di programmare. E invece progettare un futuro è l'aspetto più urgente». Carmine Gautieri, tecnico della Triestina, scalpita per tuffarsi nella programmazione del futuro dell'Unione. Arrivato a metà ottobre con un contratto fino al 30 giugno e con la possibilità di lavorare sul campo interrotta a inizio marzo. Cinque mesi intensi che per Carmine Gautieri non sono una breve parentesi della sua carriera ma piuttosto la prima tappa incompiuta di un progetto da sviluppare. «Trieste è un città splendida che mi ha accolto con grande calore anche in questi mesi di quarantena ma soprattutto qui c'è tutto per far crescere una società di calcio moderna. Perché la proprietà, con in primis Mauro Milanese, ha un obiettivo ambizioso e lungimirante e i mezzi per raggiungerlo. In questo momento chi riuscirà a muoversi prima avrà un vantaggio» spiega il tecnico. Già, ma la società prima di partire con la programmazione ha bisogno di alcuni paletti che il Consiglio federale di questa settimana dovrebbe fornire a cominciare dalla sospensione o meno praticamente scontata del campionato di serie C (con annessa questione play-off).«Per evitare il fallimento di decine di società è evidente che la Federazione deve accelerare su una riforma. Il Catania, tanto per fare un esempio, è già a un passo dal tribunale e così succederà anche per altre realtà. Lo ribadisco: diminuire le società professionistiche e magari varare una serie B a due gironi valorizzerebbe le grandi piazze mentre le altre società godrebbero dei benefici di minori costi necessari alla loro sopravvivenza - dice il tecnico alabardato -. Ma a prescindere dalle riforme il progetto Triestina ha grandi potenzialità sia come prima squadra che su un'idea di sviluppo del settore giovanile». La sostenibilità economica è un obiettivo che si persegue con i risultati sportivi da un lato e la ricchezza dei vivai dall'altra. «Sul fronte della prima squadra non avrei dubbi a ripartire da un gruppo che nel corso degli ultimi mesi era cresciuto tantissimo. Ho trovato dei professionisti modello e giocatori di qualità. Su questa base, con qualche aggiustamento, c'è un gruppo molto competitivo anche per la prossima stagione. La questione del settore giovanile mi sta particolarmente a cuore anche perché ho visto come si lavora a Empoli e in casa Atalanta». Gautieri non ha avuto tempo da dedicare ai giovani e non è un caso che la scorsa settimana via web abbia dialogato con i tecnici alabardati. «Il modello Empoli o Atalanta può diventare un punto di riferimento anche per il futuro della Triestina. L'allenatore della prima squadra deve avere un costante confronto con chi si occupa della linea verde e in particolare con giovanissimi, allievi e Berretti. Se ne avrò l'opportunità mi interfaccerò con loro, invitandoli ai nostri allenamenti e conducendo anch'io almeno una seduta settimanale con i ragazzi. Conoscendo il mio metodo credo sia più semplice ed efficace l'integrazione dei giovani nel gruppo della prima squadra». Il valore sociale e sportivo del vivaio è sempre stato un obiettivo di Milanese che peraltro nel settore giovanile della Triestina è cresciuto come giocatore. Una valore che sul medio-lungo periodo assume anche una valenza economica di un'azienda che, come ha sempre detto Mario Biasin, deve camminare con le proprie gambe nonostante la generosità degli investimenti. «Solo per fare un esempio l'Empoli è retrocesso sul campo ma ha ricavato dal mercato oltre 50 milioni. Questo significa che anche se in qualche stagione il progetto sportivo fallisce la società funziona bene comunque». D'accordo ma poi i giovani bisogna farli giocare. «Mai avuto problemi di inserire dei giovani validi - conclude Gautieri -. A Olbia ho fatto esordire ragazzi di 16 e 17 anni e all'inizio mi prendevano per matto». Olbia non è Trieste. Ma anche la Trieste calcistica deve cominciare a imparare ad avere pazienza e lavorare duro. Una virtù indispensabile per uscire fuori dal tunnel nel quale il mondo calcistico e non è entrato dai primi mesi di questo infausto 2020.
  8. DOMENICA 17 MAGGIO 2020 - Pochi giorni fa ha idealmente festeggiato i 37 anni dalla magica promozione del 1983, quella del suo record con 25 gol. Ma il filo che unisce Totò De Falco (intervistato da Antonello Rodio) all'Unione è continuato negli anni, e la sua esperienza da uomo di calcio è perfetta per analizzare l'attuale momento della serie C e anche della squadra alabardata. De Falco, che ne pensa delle decisioni che sta prendendo la serie C? "Come sempre succede, finché le decisioni andavano bene a tutti c'è stato il vogliamoci bene, ma quando si è trattato di decidere della quarta promossa, ognuno ha tirato l'acqua al suo mulino, come del resto sarà sempre nel calcio". Come la risolverebbe questa querelle? "Qualsiasi decisione venga presa, ci saranno gli scontenti. Io guarderei più a un criterio simile al ripescaggio, un mix tra meriti sportivi, storia, stadio, società e soprattutto risorse. In ogni caso, non sarebbe comunque uno scandalo se poi fosse promosso il Carpi. Il problema è che le società non dovrebbero perdere tempo su questo". In che senso? "Adesso, piuttosto che litigare sulla quarta promossa, bisognerebbe essere tutti d'accordo nel mettere mano alle riforme. Il calcio non può più andare avanti cosi. Ora è venuta la pandemia, ma la crisi è in atto da tempo. Andiamo incontro a momenti difficili per tutti, chi comanda dovrebbe decidere di voltare pagina". In che modo? "Il dato è semplice: ci sono troppe squadre professionistiche. Non credo faranno mai cose tipo la C d'Elite o i due gironi di B, ma l'unica ricetta è quella di ridurre le squadre. Chi non può fare la serie C, faccia altri campionati. Anche la Triestina prima che arrivasse questa società è stata costretta fra i dilettanti. Questa categoria la faccia chi può e ha le risorse. E ci sono società virtuose anche fra le piccole. Si creerebbe così un campionato più vendibile per le tv. Ora è solo un bagno di sangue, solo un tirar fuori soldi con entrate scarse". Tornando alla situazione odierna, varie società vorrebbero provarci con i play-off: che ne pensa? "Ma quante squadre potrebbero accedere? In tanti avrebbero comunque da ridire. E poi dopo tanto tempo fermi, i calciatori dovrebbero fare tante partite in poche settimane? Mi sembra assurdo. Anche per me le cose vanno decise sul campo, pero è successo un fatto globale simile a una guerra e non credo si possa parlare di ripresa. Certo, la serie A va tutelata perché mantiene tutti gli sport. E se si può, bisognerebbe farle concludere la stagione. Forse potrebbe farcela anche la B, ma dalla C in giù avrebbero già dovuto chiudere tutto". Veniamo al calcio giocato: che effetto fa aver avuto ragione a pronosticare a inizio stagione che la Triestina avrebbe potuto avere qualche problema? "Ma non è che sono un indovino, è che 40 anni di calcio insegnano come vanno le cose. In effetti a inizio stagione avevo detto quali potevano essere i problemi: troppi galli nel pollaio, una gestione difficile se le cose non fossero iniziate bene, il peso di venire da una grande delusione. Era evidente che tutto questo si sarebbe pagato. Ma poi va dato atto a Milanese di aver fatto un mercato di gennaio strepitoso, portando giocatori che avrebbero fatto la differenza". La Triestina di gennaio avrebbe potuto puntare in alto? "Sì, dopo il mercato la Triestina avrebbe potuto giocarsela fino in fondo. Su Sarno non avevo dubbi che sarebbe stato il giocatore ideale per la Triestina, di quelli che infiammano la piazza e adatto al 4-3-3. E poi anche anche Lodi è stato un grande arrivo. Per me la Triestina sarebbe stata la candidata perfetta ai play-off, peccato sia arrivato lo stop. Ma su questa base si può costruire davvero qualcosa di importante. Come dopo la stagione 1981/82, quando furono tenuti i giocatori importanti e ci furono 4-5 ottimi innesti. E poi arrivò il campionato della promozione".
  9. SABATo 16 MAGGIO 2020 - Una serie A a 18 squadre, al momento senza definizione del blocco delle retrocessioni al termine della stagione. Inizio del campionato l'ultima domenica di settembre, per permettere alla Nazionale di rispettare i suoi impegni verso il Preolimpico. Quota stranieri non ancora decisa, ma con la possibilità che venga riproposto il format attuale. Ma per il basket italiano di vertice il dubbio maggiore rimane: quali conseguenze lasceranno questi mesi di emergenza e crisi economica? Nessuno, al momento, è in grado di stabilirlo e molte chiacchiere, mercato compreso, diventano pura accademia verbale. Come scrive Roberto Degrassi su "Il Piccolo", questa in sostanza la web conference delle società di serie A svoltasi ieri pomeriggio e durata oltre tre ore. La decisione più concreta riguarda, appunto, il numero delle squadre per il prossimo campionato. Diciotto cioè le 17 avanti diritto (quelle che hanno preso parte al campionato che è stato recentemente dichiarato chiuso) e una proveniente dalla A2. In questo momento è Torino, controllata dal patron del Banco Sardegna Sassari Sardara ma che avrebbe già in vista potenziali forti appoggi economici locali. Torino ha il punteggio più alto nel ranking. In ogni caso c'è sempre la scadenza del 15 giugno per avanzare le richieste per un cambio di categoria, compresa l'ipotesi di autoretrocessione dalla massima serie in A2.Il tema del blocco delle retrocessioni per un anno che pareva dover tenere banco invece non è stato affrontato. Al momento prevale l'ipotesi che una sola compagine lasci la serie A al termine del prossimo campionato. Un campionato che dovrebbe iniziare il 27 settembre, preceduto da una Supercoppa che scatterebbe addirittura il 29 agosto, con sei gironi da tre squadre ciascuno. Se queste date venissero confermate, il precampionato verrebbe ridotto agli impegni ufficiali della Supercoppa e la preparazione delle squadre inizierebbe piuttosto presto. Resta tutto da chiarire ovviamente come avverrà la ripartenza. Tutti i club ovviamente, fatta la premessa che bisogna privilegiare la sicurezza, vorrebbero poter aprire prima possibile le porte dei propri impianti, con le due bolognesi in prima fila. I mancati introiti di abbonamenti e biglietti si farebbero sentire. Se le condizioni sanitarie permetteranno condizioni di sicurezza a fine estate si cercherà di evitare di cominciare il campionato con gare a porte chiuse. Ma questa, per ora, è solo una speranza. I club sperano invece che non sia solamente una speranza il fatto che il governo venga incontro alle esigenze dello sport italiano con sgravi fiscali a beneficio di chi intende investire in una squadra. Misure che, al momento, non sono state ancora adottate ma potrebbero prendere corpo nelle prossime settimane.Non si è posto il problema del numero degli stranieri. O, almeno, non in modo risolutivo. Se non verrà ritoccato, rimarrà quello in vigore nella passata stagione, al limite fermandosi al 5+5 anzichè il più estensivo 6+6. Il partito di chi spinge per la valorizzazione dei giocatori italiani è comunque forte anche se composto prevalentemente da addetti ai lavori esterni piuttosto che dagli stessi dirigenti dei club. Per capirci qualcosa serviranno tempo e pazienza: pare che le (poche) trattative avviate si basino ancora su valori di mercato "normali", come se questo tsunami avesse risparmiato il basket italiano. - «Vorrei ringraziare tutte le persone che ci hanno scritto tra giovedì e ieri rispondendo alla mail che abbiamo inviato. Vorrei ringraziare chi si trova nella condizione di dirci che non richiede il voucher, perché per noi è ossigeno puro, e chi invece ce lo chiede, indipendentemente dal motivo. Vi abbraccio tutti e vi dò una pacca sulla spalla perché è dura, in questo momento, ma tutti insieme ce la faremo». Mario Ghiacci - intervistato da Lorenzo Gatto - torna, per l'ultima volta, sull'argomento voucher e sulla mail inviata ai tifosi che sta aprendo un dibattito. Rimborso che il Cda ha deciso per sei partite nonostante il decreto obbligasse le società a restituire solo le partite non giocate dall'8 marzo in poi. Inserito nel pacchetto, quindi, anche il match giocato il 7 marzo contro Pistoia.Se vi trovaste con più abbonati che posti a disposizione, quali saranno i criteri di scelta?«Stiamo valutando le diverse possibilità. A oggi non abbiamo una risposta a questa domanda perché ci sono tanti e tali scenari, dalle porte chiuse alla piena capienza (e a condizioni variabili nella stagione), che dobbiamo attendere di capire quali saranno i limiti che le norme imporranno e in quali scenari ci troveremo a operare. L'unica certezza è che cercheremo di trovare la soluzione migliore per tutti».Chi non riuscendo ad abbonarsi non utilizza il voucher, perde i soldi?«Chi rinuncia a ritirare il voucher sceglie di lasciare la quota non fruita alla società perché la investa nella nuova stagione. Non credo si possa definire una "perdita" di denaro, ma una scelta di destinazione. Aggiungo una nota tecnica: i soldi degli abbonamenti sono nel bilancio della stagione 2019/20 e ci rimangono; i voucher significano mancati incassi (o incassi inferiori) nel budget 2020/21».Studiate soluzioni alternative?«A oggi dobbiamo attenerci alle norme emanate: ritirare e annullare l'abbonamento di chi richiede il voucher fa parte di queste norme, e noi le applichiamo. Una volta che la situazione sarà definita, certamente proporremo ai nostri tifosi più di qualcosa, secondo quanto ci sarà possibile fare, anche grazie alla collaborazione delle aziende nostre partner, che abbiamo già iniziato a sondare. È presto per comunicare nuove iniziative ma ci stiamo lavorando quotidianamente. Vorrei rimarcare che ho scelto consapevolmente il vocabolo "tifosi" e non "abbonati" o "ex abbonati"...Prelazione: i 4469 abbonati potranno riprendersi il loro posto?«Premesso che, se sarà applicabile, la prelazione è per noi "sacra", se dovessimo riprendere oggi con le misure di distanziamento ora previste, la risposta sarebbe: ovviamente no. Quello che posso dire è che, se non sarà applicabile perché avremo meno posti, troveremo aggiustamenti ma il tema è sempre quello: ci vuole pazienza. Ci muoveremo per fare il possibile affinché i nostri tifosi possano continuare a trasmetterci la loro energia di cui non possiamo fare a meno e che è insieme la nostra forza e il nostro orgoglio»
  10. VENERDI' 15 MAGGIO 2020 - «Stiamo vivendo un momento epocale. Il mondo del basket si trova davanti a un bivio, può svoltare con senso di responsabilità oppure crollare. In questi mesi, il discorso non è riferito solo allo sport, molti hanno dato ricette senza cognizione di causa. Orientando il discorso su di noi trovo strano che uomini di campo che hanno il polso della situazione in questo periodo non siano stati interpellati». Alberto Martelossi (intervistato da Lorenzo Gatto) tecnico che in questa stagione ha vissuto una breve esperienza in serie A2 a Piacenza, fa il punto della situazione alla vigilia dell'assemblea di Lega che oggi, in video conferenza, sarà chiamata a votare la proposta da portare alla Fip per il blocco delle retrocessioni. Il prossimo campionato, a diciotto squadre con la promozione di Torino o Ravenna e salvo autoretrocessioni da valutare entro la dead line del 15 giugno, preparerebbe il terreno per una serie A a 20 squadre dal campionato 2021-2022. Situazione unica come quella vissuta dal tecnico friulano che con l'Assigeco ha allenato una sola gara prima della sospensione dei campionati che ha portato all'annullamento della stagione. «Il 14 febbraio ho fatto il mio primo e ultimo allenamento- racconta Martelossi- domenica 16 abbiamo giocato contro Udine poi il campionato si è fermato. Avremmo dovuto riprendere l'8 marzo a San Severo, ci siamo messi in viaggio ma quella partita non l'abbiamo mai giocata. Adesso sono in attesa di capire cosa succederà: ho un accordo per il prossimo campionato ma devo parlare con il presidente». Nel frattempo si guarda con curiosità a un movimento che si muove ancora in maniera confusa. «Mai come in questo periodo la nostra categoria ha mostrato coesione e compattezza- spiega Martelossi-. Tra noi c'è grande unità di intenti e a breve presenteremo un piano di lavoro da presentare a federazione e lega. Siamo qui per dare il nostro contributo nella consapevolezza che ci sono scelte importanti da fare nell'immediato ma che ci vuole anche visione e programmazione per preparare il futuro. In questo senso credo sia importante la scelta del presidente Gandini di riunire attorno a un tavolo tutti gli addetti ai lavori. Ci sono tanti aspetti da considerare, penso che oggi detassazione e defiscalizzazione degli sponsor siano un passo necessario non già per consentire alle società di risparmiare quanto per provare a investire e dare una visione al prossimo futuro». - Nel frattempo, la Pallacanestro Trieste ha attivato da ieri la procedura di rimborso per tutti i possessori di un abbonamento valido per la stagione 2019/2020. I titolari della tessera acquistata attraverso i canali diretti oppure online sul portale di vendita Vivaticket, potranno richiedere l'emissione di un voucher digitale del valore corrispondente all'importo dei ratei dell'abbonamento non fruiti .MODALITÀ Il termine ultimo per la presentazione della domanda di rimborso, salvo proroghe, è fissato al 27 maggio 2020. Per poter richiedere il voucher è necessario scaricare il modulo dal sito www.pallacanestrotrieste.it, compilarlo e passare all'Allianz Dome (previo appuntamento telefonico al numero 040303717, dal lunedì al venerdì con orario 9-12 e 15 - 17) per riconsegnare la tessera della stagione 2019-2020 e la richiesta compilata e firmata. Entro trenta giorni dalla consegna della domanda, l'ex abbonato riceverà il voucher all'indirizzo E-mail indicato nel modulo di richiesta. Il voucher rilasciato sarà utilizzabile, entro un anno dalla data di emissione, alle biglietterie della Pallacanestro Trieste o sul portale Vivaticket.com per l'acquisto di titoli d'ingresso per gli eventi di Allianz Pallacanestro Trieste.Potrà essere utilizzato anche per acquisti di importo superiore al valore del voucher stesso, a copertura parziale del costo. Una volta inviata, la richiesta non potrà più essere annullata e questo non permetterà al tifoso di mantenere lo status di abbonato e di godere della prelazione nella prossima stagione sportiva. IL FUTURO Il presidente Ghiacci, nella lettera inviata ai tifosi, ha sottolineato il beneficio fondamentale che un'eventuale rinuncia al rimborso creerebbe per le casse della società. Il valore di restare abbonati è grande e simbolico, dunque, ma anche concreto. Riguarderà la prelazione sui posti disponibili (che potrebbe diventare cruciale, se le norme richiederanno di limitare la capienza del palazzo) ma anche nuove attività e iniziative per creare un sempre più stretto legame tra società, squadra e tifosi. CAPIENZA Proprio la possibilità di giocare le partite a porte aperte e la conferma di poter utilizzare al massimo la capienza dell'Allianz Dome diventa un passaggio fondamentale per la gestione degli abbonati. Partire dal dato di oltre 4400 tessere e non avere linee guida che diano la certezza di poter confermare un posto a tutti rende la gestione oggi estremamente complicata
  11. GIOVEDI' 14 MAGGIO 2020 - Tempo di voci di mercato anche per la Pallacanestro Trieste: come scrive Lorenzo Gatto, i rumors che riguardano Gherardo Sabatini, play-maker la scorsa stagione in serie A2 con l'Urania Milano, raccontano infatti di un possibile interessamento dell'Allianz. Solo voci? «Al momento si- racconta Sabatini- ho letto anch'io la notizia ma devo dire che non ne so nulla. Nessuno mi ha contattato, credo si tratti delle normali dinamiche che si vengono a creare in un momento in cui il mercato è ancora fermo e le società chiedono informazioni sui giocatori». Play-maker che all'Allianz Dome ha giocato spesso nel corso degli ultimi anni, prima con la maglia di Ravenna e poi con quella di Treviso, è figlio dell'ex patron della Virtus Claudio Sabatini e proprio nel vivaio della società bolognese è cresciuto vincendo in due occasioni il campionato juniores under 19. Giocatore di carattere, buon difensore, sa giocare per la squadra grazie all'innata capacità di mettere in ritmo i compagni mantenendo comunque un buon rapporto con il canestro. Buone le sue ultime stagioni, giocato con personalità anche l'ultimo campionato a Milano dove con neopromossa Urania ha concluso con numeri interessanti. Top stagionale la tripla doppia contro Orzinuovi, partita nella quale ha chiuso con 19 punti, 10 rimbalzi e 11 assist. Potrebbe essere un profilo seguito dallo staff tecnico biancorosso. «Sono un giocatore ambizioso- racconta Gherardo- giocare nella massima serie sarebbe un sogno che si realizza. A Trieste a maggior ragione perchè è una città bellissima, ha un palazzo devastante e una società seria. La serie A come punto di arrivo ma non a tutti i costi però». Sabatini a caccia di un progetto e di una società in grado di farlo giocare. «Non ho pretese - conclude- ma se dovesse arrivare una proposta dalla A mi piacerebbe trovare una squadra nella quale inserirmi per portare il mio contributo». - Matteo Boniciolli (intervistato da Raffaele Baldini) è un allenatore reduce da un'esperienza negli States, alla finestra per il futuro prossimo ma sempre prodigo di spunti per un dibattito cestistico mai scontato. Il Covid-19 è stata un'emergenza sanitaria che inevitabilmente ha intaccato il nostro modo di vivere ma anche il modo di leggere lo sport professionistico, con meno romanticismo e più realismo: «mi aspetterei dai vertici dello sport che anticipino e non reagiscano ad una situazione di emergenza - incalza Boniciolli. Posto che Petrucci è stato tempestivo e opportuno a interrompere la stagione a titolo definitivo, auspicherei che ci si renda conto che da tempo è morto il diritto sportivo nella pallacanestro. Non si può prescindere dalla solidità economica se si vuole andare avanti. Vi faccio un esempio? Leggo (e sottolineo leggo) che Montegranaro sarebbe pronta a vendere i diritti per l'impossibilità a reggere finanziariamente un altro anno in A2. La Fortitudo Bologna è salita nella massima serie, con pochi punti di vantaggio proprio sulla Montegranaro di coach Pancotto. Quindi uno scenario plausibile poteva essere che Montegranaro salisse di categoria, costringesse Bologna o Treviso a fare un altro anno in A2, per poi dichiararsi "morta" per un regime economico insostenibile al piano superiore. Capite i rischi a cui si va incontro ogni anno?».Quindi garanzie patrimoniali per ripartire?«Non solo, abbiniamo la solidità finanziaria con l'abolizione delle promozioni e retrocessioni. Solo così, nell'Italia dell'isteria governativa che vede succedersi governi ad ogni stagione, si aprirebbero spiragli di progettazione a medio e lungo termine, in tutte le componenti della pallacanestro. Le società investirebbero sui settori giovanili, darebbero tempo ad allenatori e dirigenti capaci (e ce ne sono!) di poter lavorare adeguatamente, farebbero giocare gli italiani (abbassando così le pretese economiche degli stessi ndr.) con riverbero sicuro in chiave nazionale. Non vi parla uno che da allenatore maturo ha avuto il coraggio di lanciare Candi, Campogrande, ecc. bensì uno che al suo primo anno di serie A1 diede 15 minuti di media a partita al diciottenne Joel Zacchetti nel lontano 2000. Senza fraintendere però categorie, ruoli e obiettivi: in prima squadra l'allenatore raccoglie e assembla i frutti di una semina avvenuta nei settori giovanili. Il professionismo non è fatto per formare».Trieste ha vissuto un anno difficile, per la prima volta anche coach Dalmasson ha sentito la panchina "scottare". Si vociferava di un suo possibile ritorno, cosa c'è di vero?«Nulla. Non sono stato contattato da nessuno. E su Eugenio Dalmasson trovo che sia sintomatico che il suo primo momento difficile sia arrivato dopo 10 anni di campionati in crescendo, ottenendo sempre più dell'anno precedente. Ricordo che Eugenio è parte di storia della Pallacanestro Trieste, della rinascita culminata con l'approdo nel basket che conta. E non con i soldi di un Stefanel»Allianz, bacino d'utenza importante e un futuro possibile. Quale identità al nuovo corso di Trieste?«Lungi da me consigliare la coppia di ferro Ghiacci-Dalmasson, Trieste è già ora una società invidiata nel resto d'Italia, una realtà che può permettersi di avere giocatori come Schina, Deangeli, Arnaldo. E' tutto ciò mi accende una piccola fiammella d'orgoglio, eredità del trascorso triestino: quello di aver formato da zero un settore giovanile, di averlo consolidato sotto l'egida di un fenomeno come Stefano Comuzzo, e di aver dato in mani sapienti come quelle di Bernardi e Dalmasson elementi utili alla causa».Il futuro di coach Boniciolli?«La vita è fatta di desideri e di speranze. Il desiderio sarebbe quello di allenare i giovani. L'esperienza negli States, portando orgogliosamente la prep-school in cui allenavo (con proposta di rinnovo) fra le 14 migliori degli USA con invito al raduno di Springfield, mi ha fatto capire che posso essere in grado di generare un "upgrade" ai giovani. La speranza è quella di allenare ancora nei senior, conscio di avere la maturità giusta per capire ulteriori sfumature, avendo una più ampia visione d'insieme, mettendo a frutto 58 anni di esperienza». - L'opzione di allungare la stagione del calcio anche oltre giugno, che rimane un'ipotesi tuttora in ballo per la stessa serie C se si disputeranno i play-off, ha fatto emergere in questo periodo il problema dei calciatori con scadenza di contratto al 30 giugno. Scadenze che sembrano destinate, per chi eventualmente dovrà tornare in campo, a essere prorogate fino a fine agosto. Lo scrive oggi Antonello Rodio: comunque vada a finire, sarà un'estate in ogni caso atipica, perché anche il mercato sarà giocoforza particolare, soprattutto in vista di una prossima stagione che resta ancora dai contorni nebulosi. Anche la Triestina, quindi, qualsiasi sarà il futuro della serie C, deve monitorare con attenzione la situazione dei contratti dei giocatori. Ebbene sotto questo aspetto, la società alabardata non ha molte questioni spinose da affrontare sul piano delle scadenze più immediate. Ci sono infatti solamente sei giocatori con contratto in scadenza a giugno, oltre a un prestito con diritto di riscatto, altri due prestiti secchi, e alla situazione molto particolare, questa sì, di Vincenzo Sarno: come noto, l'estroso esterno è in prestito dal Catania e l'obbligo di riscatto scattava alla quinta presenza, ma causa emergenza Covid Sarno si è fermato a tre. Una questione insomma tutta da valutare. I giocatori con scadenza al prossimo 30 giugno, dunque, non sono molti: si tratta di Maracchi, Formiconi, Malomo, Scrugli, Matosevic e Salata. A parte il giovane portiere sloveno sul quale bisognerà decidere se continuare a puntare, è ovvio che le questioni più importanti riguardano Maracchi, Malomo e Formiconi. Per il semplice fatto che Maracchi è il centrocampista triestino che al netto di qualche problema fisico è sempre stato importante per il reparto, che Malomo è stato una roccia formidabile come difensore centrale e ha superato anche un bruttissimo infortunio, e che Formiconi è stato sicuramente uno degli elementi più positivi di questa stagione. Nell'immediato ci sarà poi da valutare Laverone, che è in prestito dall'Ascoli con diritto di riscatto, mentre quelli di Ermacora dall'Udinese e di Signorini dal Catanzaro sono due prestiti secchi. Molto più numerosa la truppa dei giocatori in scadenza di contratto nel 2021: in difesa il portiere Offredi, il terzino Brivio e ben tre difensori centrali, Lambrughi, Tartaglia e Cernuto. A centrocampo con scadenza fra un anno troviamo Lodi, Giorico e Steffè, mentre nel reparto avanzato sono Mensah e Granoche ad avere ancora 13 mesi di contratto. Ma c'è qualcuno che invece è legato ancora più a lungo con l'Unione: si tratta di Procaccio, che un anno fa aveva prolungato il suo contratto fino a giugno 2022, e di Guido Gomez, che quest'estate ha firmato un triennale e pertanto anch'esso va in scadenza a giugno 2022. E poi c'è Paulinho, sul quale la Triestina lo scorso anno ha voluto puntare forte blindandolo con un contratto di cinque anni: il brasiliano infatti andrà in scadenza appena a giugno 2024. Ma non va dimenticato, per quanto riguarda le situazioni che andranno risolte quest'estate, che ci sono anche giocatori di proprietà alabardata che attualmente sono in prestito ad altre squadre: si tratta di Pizzul al Renate, Codromaz al Rimini, Ferretti all'Imolese e Rocco Costantino al Bari.
  12. MERCOLEDÌ 13 MAGGIO 2020 - La legittimità dell'assegnazione della quarta promozione dalla C alla B con il criterio del merito sportivo con la norma del quoziente ponderato alimenta ancora il dibattito. Lo scrive Ciro Esposito oggi su "Il Piccolo": il presidente Ghirelli difende gli esiti di un voto a maggioranza semplice della sua assemblea che comunque ha espresso una proposta da sottoporre al Consiglio federale. Dall'altra parte le società coinvolte (in particolare Reggiana, Carrarese e Bari) e gli avvocati sportivi contestano la scelta e annunciano contenziosi.E proprio per evitare contenziosi, oltre che per dare un senso meno virtuale alla stagione, è nato il fronte dei play-off che annovera gran parte delle società di blasone tra le quali la Triestina. Ma proprio i contenziosi che potrebbero fioccare nel corso dell'estate per le decisioni che prenderà la Federazione potrebbero essere stoppati sul nascere o comunque depotenziati nelle loro conseguenze. Se da una parte infatti il Governo apre agli allenamenti di squadra dal 18 maggio con tanti vincoli forse inapplicabili, dall'altro offre un salvataggio agli organi federali in caso di chiusura o di decisioni da prendere a tavolino. Nella bozza del decreto Rilancio ancora da approvare spunta infatti una norma "salva sport" (quella che introduce un fondo alimentato dallo 0,3% delle scommesse) che riguarda anche i possibili contenziosi. Tra le oltre 450 pagine del decreto, all'articolo 211, vi è un punto dedicato alle "disposizioni processuali eccezionali per i provvedimenti relativi all'annullamento, alla prosecuzione e conclusione dei campionati". Questo comma prevede che alle federazioni venga concesso il potere di annullare, proseguire o concludere i campionati, adottare classifiche finali, e organizzare le norme per la stagione 2020/21. Ma soprattutto, centralizza tutti i ricorsi in un unico grado presso il Collegio di garanzia dello Sport presso il Coni, eliminando i due gradi di giudizio federali che avrebbe rischiato di bloccare definitivamente lo sport in vista della prossima stagione. Poi si passerà direttamente alla giustizia amministrativa, Tar e Consiglio di Stato, che però dovranno pronunciarsi rapidamente (ed evitare sospensive cautelari). In un mese tutto il contenzioso potrebbe essere risolto. Insomma le federazioni, e in particolare quella calcistica, se la norma sarà confermata avranno in mano una leva non da poco per chiudere i tornei e anche formulare nuovi format (C elite o B allargata) senza la pressione di pericolose ripercussioni sullo sviluppo dei prossimi tornei. - Giocare all'aperto, un ritorno alle origini per affrontare la ripartenza del basket dopo l'emergenza Covid. L'idea arriva dal presidente della Fip, Gianni Petrucci e ne parlano oggi sul quotidiano locale Raffaele Baldini e Lorenzo Gatto: «Il nostro sport si presta e il clima ci aiuta. Perchè non sfruttare questa opportunità per evitare il più possibile i rischi da contagio?».Ma cosa pensano dell'idea di Petrucci gli addetti ai lavori? «Sono dubbioso - sottolinea Alberto Tonut - perchè il problema principale credo sia quello di rispettare la distanza sociale. Il basket è sport di contatto e questo può creare pericolo indipendentemente che si giochi all'aperto o al chiuso. Poi, per carità, è un'idea come un'altra, in questi mesi si è sentito di tutto e di più. Io sono perplesso però, così come non mi ha convinto la proposta di una supercoppa giocata a sedici. Bisogna fare in modo che i giocatori possano tornare in campo in sicurezza e se invece di due mesi ne serviranno cinque o sei, bene, mettiamoci il cuore in pace. Quello che ho già espresso è l'assoluta convinzione che per ripartire servirà il pubblico».«Non sono io che posso permettermi di dire sì o no a una proposta del presidente - sottolinea Alessandro De Pol - L'unica cosa che posso sottolineare è che se tutto il mondo dello sport si è fermato è stato per un motivo e prima di ripartire è fondamentale capire se quel problema è stato superato. Poi giocare all'aperto si può, a condizione che le strutture siano di qualità e che il lavoro dei professionisti non sia messo in pericolo».Si affida ai ricordi Davide Cantarello. «Mi pare fosse la metà degli anni Ottanta, mi era successo un paio di volte di giocare qualche torneo giovanile all'aperto, campi in cemento e tabellone in legno. Giocare all'aperto a livello professionistico si può ma credo che la cosa debba essere limitata a un evento singolo. A livello promozionale puoi anche pensare di farlo, ragionare sul lungo periodo mi sembra oggettivamente complicato. E poi - conclude Cantarello - mi chiedo se davvero abbiamo in Italia strutture adeguate che possano fungere da teatro per un'idea come questa».Favorevole all'idea "vintage" del basket all'aperto il Vate Valerio Bianchini, con delle imprescindibili condizioni però: «Mi piace l'idea ma con delle dovute precauzioni. Il fondo del terreno sui cui si giocherebbe non può essere in legno sdrucciolevole o senza le caratteristiche tecnologiche adatte ai giocatori di basket; suggerirei il materiale sintetico indicato dalla Fiba e già testato per altre competizioni cestistiche».Matteo Boniciolli vede l'opportunità di rilanciare il movimento: «Pur con delle riserve dettate dalla gestione temporale della cosa, viste anche le logiche legate al meteo, posso dire che se l'iniziativa è quella di sponsorizzare il prodotto basket con un evento in un grande teatro italiano, mi trova entusiasticamente favorevole. Immagino lo scenario dello stadio del tennis di Roma, quello che il presidente Toti voleva coprire per renderlo casa della Virtus, per una kermesse di breve durata ma intensa, coperta dai media e capace di far parlare di sé».Dice la sua anche Carletto Fabbricatore, più scettico: «Giocare all'aperto nel terzo millennio? Su quali materiali? A che ora? Se piove dove si gioca? Qualcuno ha fatto una verifica dei costi? Sono le prime domande che mi sono posto. Fare giocare atleti professionisti all'aperto comporta importanti aggravi assicurativi e ulteriori costi. Una volta si giocava sul cemento che distrugge le articolazioni. Poi si è passati al parquet smontabile che in caso di umidità, frequente in estate, diventa scivolosissimo. Ho giocato moltissimi tornei estivi all'aperto e quindi parlo con cognizione di causa: un conto è giocare un torneo di due giorni, un altro giocare un campionato. Se dopo il "campionato primavera" questa è l'idea per la ripartenza siamo veramente messi male. Ho letto un'intervista rilasciata da Antonio Corbalan (medico ed ex giocatore Real Madrid) che entrava nel merito della sicurezza dei giocatori con basi scientifiche ben precise che evidenziavano il rischio contagio per gli atleti e per gli eventuali spettatori. Mi permetto di dire che si continua a confondere lo sport professionistico con quello ludico e spero che la prossima proposta non contempli la grigliata collettiva. Per ripartire non servono boutade»
  13. Ciao Sandro, c'è un grave problema in corso per uno scambio di opinioni "infuocate" tra me e andyball nella discussione sul Coronavirus, lo puoi ricostruire in caso dagli ultimi post che ci riguardano. C'è anche un intervento di Stefano79 (da me richiesto) a moderazione del tutto, al quale ho a mia volta risposto non ritenendomi soddisfatto (niente di grave ma ho spiegato le mie ragioni).

    Mi rivolgo a te perché, successivamente allo scambio, in forum, con Stefano, ho provato a scrivergli in privato ma non riceve comunicazioni private. Volevo esprimergli il mio disagio (cosa peraltro già fatta in discussione pubblica) e avere un confronto appunto privato, che riterrei necessario vista la sopportazione ormai esaurita, per me, degli atteggiamenti di andyball.

    Grazie

  14. MARTEDI' 12 MAGGIO 2020 - Da giocatore ha fatto la storia della Triestina e poi ha avuto anche due esperienze da allenatore sulla panchina dell'Unione. Ma oltre a essere uno di quelli con l'alabarda stampata sul cuore, Maurizio Costantini (intervistato da Antonello Rodio), che da qualche giorno ha interrotto il suo rapporto con la Liventina (era il diesse), è anche un grande conoscitore della serie C. Per questo il suo parere sull'attuale momento è sicuramente autorevole. Costantini, cosa ne pensa delle decisioni che sta prendendo la Lega Pro? «Ho un'impressione molto negativa, come su quello che sta avvenendo nel nostro paese in molti settori: è sempre un rimandare, dire qualcosa per poi vederne le reazioni. Si dice un giorno una cosa e quello dopo il contrario. Questo non aiuta a rasserenare, anzi alza il livello di tensione. Il fatto è che qualsiasi decisione scontenta qualcuno, ma chi è al comando deve prendere decisioni pur consapevole delle reazioni, perché accontentare tutti è impossibile». Sulla querelle della quarta promossa che ne pensa? «Il fatto è che una soluzione ideale non esiste: c'è una soluzione che viene presa ed è quella, anche se non piace. E poi se si possono giocare i play-off, perché non allora il campionato? Per un anno si poteva pensare a tre sole promozioni, ma è ovvio che con il salto in B per una squadra cambia tutto sul piano economico». Quale riforma potrebbe rendere sostenibile la serie C? «La prima cosa sarebbe una defiscalizzazione importante, perché cosi com'è strutturata fiscalmente, non avendo grandi introiti, la serie C non ce la può fare. Ricordo anche come tutte le riforme hanno delle conseguenze: in C ci sono 60 squadre e oltre un migliaio di calciatori sotto contratto. Se molti li fai diventare dilettanti, come sento ipotizzare, quei contratti non hanno più valore, per cui le riforme non puoi farle oggi per domani». E quindi non si può stravolgere tutto? «Ovvio che qualcosa va fatto, ma bisogna organizzare le riforme partendo dalle normative in corso. I contratti vanno rispettati, non puoi cambiarli da un giorno all'altro. Così fra l'altro crei nuovi disoccupati. Ricordo che attorno alle società lavorano tante persone che hanno normali stipendi, se il calcio si ferma c'è altra disoccupazione». Parlando di calcio giocato, che impressione ha avuto della stagione della Triestina?«Dopo un campionato come quello dello scorso anno, dove avrebbe meritato di essere promossa, si pensava in effetti a una stagione di altro tipo. Ma anche il campionato era diverso, c'erano parecchie squadre in più molto attrezzate. Inoltre c'era già la sensazione lo scorso anno che la squadra non era abilissima nella gestione di certe partite». Quindi bisognava già cambiare qualcosa? «Per esperienza personale, confermare tanti giocatori dopo una stagione non vinta è sempre problematico. Quindi è stata un'annata travagliata, ma la società da anni sta facendo davvero cose egregie. Anche a gennaio aveva ricostruito bene e le cose stavano andando a posto prima dello stop. E in ogni caso ci sono forze e risorse per puntare in alto». Come mai è finito il suo rapporto con la Liventina? «Perché hanno avuto un atteggiamento non buono nella situazione che si è creata in questo periodo. Mi è dispiaciuto, è una bella società, si stava facendo un bel lavoro anche col settore giovanile, ma al di là delle difficoltà che ci sono per loro e per tutti, le forme in cui le cose vengono fatte e dette non devono mai venir meno. Non mi è piaciuta questa cosa, sarebbe stato complicato continuare e restare a fare il parafulmine non mi andava».È in programma forse una nuova avventura a San Donà? «Sto valutando varie opportunità, San Donà è una delle opzioni, soprattutto se entra qualcuno di importante che conosco da una vita».A proposito di dilettanti, come se la cava questo mondo in questa emergenza? «Mi dà fastidio il fatto che se la serie C ci ha messo due mesi per dire stop, i dilettanti che stanno peggio ancora non si sono pronunciati. Capisco serie A e B che possono permettersi certe spese, ma le altre categorie no. E poi da presidente provinciale dell'Associazione allenatori, vorrei che a Trieste il mondo degli allenatori dei dilettanti possa migliorare».In che senso? «Noto poca volta di migliorarsi, in un ruolo che fra l'altro è importante per i ragazzi. Vorrei provare a convogliare dei giovani per smuovere la città, che si è ossidata e fatica a smuoversi su questo fronte. Se da l'anno prossimo entra l'obbligo per tutti di avere allenatori abilitati, spero che questa sia la molla per aggiornarsi e migliorarsi».
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