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E' scomparso Duilio Loi


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Era da tempo malato di Alzheimer

Il pugilato piange la scomparsa di Duilio Loi. Il campione, che il 19 aprile avrebbe compiuto 79 anni, da lungo tempo era affetto dal morbo di Alzheimer. A dare la notizia del decesso è stata la figlia Bonaria che gli è stata accanto fino alla fine. Loi è stato dagli anni '50 fino al 1962 il mito della boxe italiana, campione d'Italia, d'Europa e del mondo, aveva raggiunto una popolarità paragonabile ai grandi del calcio.

La sua lunga carriera era iniziata nel 1948 e conclusa nel gennaio 1963 quando annunciò il ritiro dal ring, con la cintura di campione del mondo superleggeri ed europeo dei welter ai fianchi. Aveva disputato 126 incontri, con 115 vittorie, 8 pareggi e tre sconfitte, tutte riscattate con altrettanti successi nelle rivincite. Il 1 settembre 1960 riempie lo stadio di S. Siro, oltre 60.000 spettatori (record assoluto mai superato) per seguire la sua vittoria sul portoricano Carlos Ortiz e impossessarsi della corona mondiale welter jr. Un successo atteso da milioni di appassionati, una conquista che lo proiettò alla cima della popolarità in Italia. Era un professore di pugilato, la sua tecnica, i suoi riflessi davano l'impronta del fuoriclasse assoluto. Il presenza di Duilio Loi in locandina significava l'esaurito in sala. Ha incontrato e battuto il meglio dell'Europa e i rivali più forti nel mondo. Dai fratelli Sauver e Felix Chiocca, Maurice Auzel, Idrissa Dione fino a Seraphin Ferrer, gli spagnoli Fred Galiana, Josè Hernandez, i nostri Visintin, Marconi, Garbelli, Vecchiatto, Manca e Formenti. Oltre che con Ortiz, ribattuto nella bella nel maggio del 1961, l'altra grande sfida con Eddie Perkins, un vero campione che lo impegnò ben tre volte. Con Eddie disputò l’ultimo match in carriera il 15 dicembre del '62, battendolo con una prova di grandissimo orgoglio, tirando fuori quella classe che sembrava essere un po' sbiadita tre mesi prima, quando l'americano era riuscito a scalzarlo dal trono. Duilio nella prestazione d'addio non permise che alcuna ombra potesse oscurare una carriera troppo luminosa per venire macchiata. Disputò una battaglia dove il cuore superò la fredda tecnica, vinse con grande fatica, ma chiaramente e tra gli applausi di un pubblico che aveva capito tutto.

Era entrato nella Hall of Fame, il più alto riconoscimento nel mondo della boxe. Da ex campione, dimostrò di essere ancora più grande, sopportando con dignità ogni avversità e non furono poche, quelle che si presentarono lungo il suo percorso del dopo boxe. Gli ultimi anni sono stati altrettanto difficili. Attaccato dalla malattia, ha confermato di essere un guerriero indomito, come assicurano i medici e le assistenti che lo hanno curato con molta dedizione, resistendo oltre ogni più logica previsione, attaccato al filo della vita che andava assottigliandosi giorno dopo giorno. Adesso è finita anche l'ultima ripresa, ma non il ricordo di un campione del ring, capace di offrire sensazioni fortissime al pubblico.

Qua il link alla notizia,fonte tgcom

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Guest brunotto

Era da tempo malato di Alzheimer

Il pugilato piange la scomparsa di Duilio Loi. Il campione, che il 19 aprile avrebbe compiuto 79 anni, da lungo tempo era affetto dal morbo di Alzheimer. A dare la notizia del decesso è stata la figlia Bonaria che gli è stata accanto fino alla fine. Loi è stato dagli anni '50 fino al 1962 il mito della boxe italiana, campione d'Italia, d'Europa e del mondo, aveva raggiunto una popolarità paragonabile ai grandi del calcio.

La sua lunga carriera era iniziata nel 1948 e conclusa nel gennaio 1963 quando annunciò il ritiro dal ring, con la cintura di campione del mondo superleggeri ed europeo dei welter ai fianchi. Aveva disputato 126 incontri, con 115 vittorie, 8 pareggi e tre sconfitte, tutte riscattate con altrettanti successi nelle rivincite. Il 1 settembre 1960 riempie lo stadio di S. Siro, oltre 60.000 spettatori (record assoluto mai superato) per seguire la sua vittoria sul portoricano Carlos Ortiz e impossessarsi della corona mondiale welter jr. Un successo atteso da milioni di appassionati, una conquista che lo proiettò alla cima della popolarità in Italia. Era un professore di pugilato, la sua tecnica, i suoi riflessi davano l'impronta del fuoriclasse assoluto. Il presenza di Duilio Loi in locandina significava l'esaurito in sala. Ha incontrato e battuto il meglio dell'Europa e i rivali più forti nel mondo. Dai fratelli Sauver e Felix Chiocca, Maurice Auzel, Idrissa Dione fino a Seraphin Ferrer, gli spagnoli Fred Galiana, Josè Hernandez, i nostri Visintin, Marconi, Garbelli, Vecchiatto, Manca e Formenti. Oltre che con Ortiz, ribattuto nella bella nel maggio del 1961, l'altra grande sfida con Eddie Perkins, un vero campione che lo impegnò ben tre volte. Con Eddie disputò l’ultimo match in carriera il 15 dicembre del '62, battendolo con una prova di grandissimo orgoglio, tirando fuori quella classe che sembrava essere un po' sbiadita tre mesi prima, quando l'americano era riuscito a scalzarlo dal trono. Duilio nella prestazione d'addio non permise che alcuna ombra potesse oscurare una carriera troppo luminosa per venire macchiata. Disputò una battaglia dove il cuore superò la fredda tecnica, vinse con grande fatica, ma chiaramente e tra gli applausi di un pubblico che aveva capito tutto.

Era entrato nella Hall of Fame, il più alto riconoscimento nel mondo della boxe. Da ex campione, dimostrò di essere ancora più grande, sopportando con dignità ogni avversità e non furono poche, quelle che si presentarono lungo il suo percorso del dopo boxe. Gli ultimi anni sono stati altrettanto difficili. Attaccato dalla malattia, ha confermato di essere un guerriero indomito, come assicurano i medici e le assistenti che lo hanno curato con molta dedizione, resistendo oltre ogni più logica previsione, attaccato al filo della vita che andava assottigliandosi giorno dopo giorno. Adesso è finita anche l'ultima ripresa, ma non il ricordo di un campione del ring, capace di offrire sensazioni fortissime al pubblico.

Qua il link alla notizia,fonte tgcom

Quello che è tristissimo è che è morto da campione certamente, ma abbastanza abbandonato da tutti e colpito da una malattia terribile e con nessun aiuto materiale e morale, che invece avrebbe meritato!

:confused::disgust::noghesemo:

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