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I suntini sandrini di lunedì 20 maggio 2019


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LUNEDI' 20 MAGGIO 2019

- Per certi versi, un'occasione sprecata quella dell'Alma in gara-1: Trieste se la gioca praticamente sino alla fine, poi le palle perse finiscono col diventare un fardello pesante per i biancorossi, che cedono alla Vanoli nella prima partita dei quarti di finale scudetto. Si torna domani sera in campo per gara-2, sempre a Cremona «Ci è mancata la lucidità per gestire nel modo giusto i minuti finali della partita. Ci sta, siamo a un livello alto, adesso dovremo essere bravi ad assorbire questa sconfitta e ripartire». Eugenio Dalmasson manda in archivio la prima sfida della serie play-off che regala a Cremona un prezioso vantaggio. L'analisi del tecnico triestino si sofferma sulle palle perse che hanno avuto inevitabilmente un peso determinante sulla partita. «Troppe - sottolinea - perderne 19 è stato un peccato mortale. Sappiamo che il nostro modo di giocare ci porta a correre ma non possiamo gestire così i quaranta minuti». Aspetti positivi che hanno funzionato ripensando a quello che era stato il piano partita? Dalmasson non parla di aspetti tecnici legati alla sfida, si limita a sottolineare la prestazione dei singoli. «Abbiamo avuto minuti importanti da Mosley, Da Ros e Strautins - sottolinea - se la gestione delle rotazioni ha e avrà una importanza in questa serie la possibilità di ruotare fino in fondo la panchina è senza dubbio un'aspetto importante». Le riflessioni si spostano su gara due e su quali aspetti del gioco dovrà migliorare Trieste. "La prossima sarà una sfida completamente diversa, dovremo trovare maggiore equilibrio in attacco costruendo con pazienza i nostri tiri. Da migliorare anche la parte difensiva». Meo Sacchetti, premiato come coach dell'anno prima dell'inizio della partita, sottolinea l'importanza del successo. «E' stata una bella vittoria - le sue parole - contro un'avversaria di qualità. A un certo punto si era messa male ma abbiamo stretto i denti e l'abbiamo portata a casa. Bene ma attenzione: è stata solo la prima e non abbiamo fatto niente». Sacchetti sottolinea l'atteggiamento dei suoi giocatori. «Non mi è piaciuto - racconta il tecnico della nazionale - in alcuni momenti ho visto facce sbagliate. Non è nel nostro modo di essere, non possiamo permetterci reazioni di questo tipo. All'inizio del secondo tempo ho chiamato time out proprio per sottolineare questo aspetto: è servito». Su Trieste. solo parole positive. «Non sto qui a snocciolare le qualità dei nostri avversari. Squadra forte, profonda, con presenza fisica. Abbiamo concesso loro qualche contropiede di troppo nei primi venti minuti, nella seconda parte di gara siamo riusciti a limitare il loro gioco dinamico fatto di corsa e transizione. Sono convinto che ci aspetta un'altra battaglia. Le qualità e il carattere dei giocatori di Trieste non vanno assolutamente sottovalutati»

- Le code di campionato sono ormai una costante da quando Mauro Milanese ha preso in mano le redini della Triestina. Solo un anno fa l'adrenalina non è stata di casa al Rocco con l'obiettivo play-off mancato non di molto dalla squadra affidata a Nicola Princivalli. Tre stagioni su quattro a cominciare dallo spareggio con la Liventina per evitare l'Eccellenza (al tempo Milanese affiancava il curatore fallimentare) per poi passare al play-off vinto in D con la Vecomp, grazie al memorabile gol di Acquaro. La terza avventura è tutta scrivere.Milanese, giocarsi la B fino in fondo, è un grande obiettivo. La società è soddisfatta?«Abbiamo fatto un'ottima regular season e un eccellente girone di ritorno. A settembre la mia valutazione era di arrivare più o meno a metà di quelle sette-otto squadre che avevano costruito rose adatte a giocarsi la promozione. Qualcuno, penso in primis a Ternana e Vicenza, è andato peggio del previsto, noi invece meglio. Il quarto posto era un traguardo. Siamo arrivati secondi. Ma non ci accontentiamo»Rimpianti?«Direi di no. Mi è solo dispiaciuto per gli ottomila del Rocco il primo tempo con il Pordenone. Ma può succedere».Come valuta il lavoro di Pavanel e della squadra?«I giocatori sono davvero tutti seri professionisti e hanno lavorato bene grazie anche alle capacità dell'allenatore. Massimo ha fatto un gran lavoro e ora ci manca l'ultimo tassello. Pavanel, che aveva già dimostrato il suo valore, è cresciuto molto assieme alla squadra in questi mesi. Io mi sono sempre confrontato molto con i tecnici da quando faccio il dirigente. E' successo quando ero a Varese e succede anche adesso. Magari metto delle pressioni ma penso che con il confronto si migliori. E poi con Massimo c'è un rapporto umano ottimo, leale e costruttivo».Le partite dal 29 maggio in poi sono un'altra storia rispetto a quelle di regular season. Come affrontarle?«Come società stiamo mettendo a disposizione tutto quello che possiamo ai giocatori e allo staff tecnico. Poi in campo contano tante componenti e ci sono due avversarie da affrontare. Ma se ci esprimiamo da Triestina, proponendo il nostro gioco senza timori, ce la giochiamo con tutti. E poi per carattere voglio sempre vincere».Vincere significherebbe la B nell'anno del Centenario. Un sogno per i tifosi e anche per un triestino come Milanese.«Ho sempre detto che quella è la categoria della Triestina e lì vogliamo arrivare. Figuriamoci raggiungerla al secondo tentativo, anzi al primo vero, con la squadra della mia città e con tanti triestini tra i giocatori e nello staff».Il progetto triestinità è uno dei principi fondanti del vostro programma. E questo valore non è solo legato a una promozione. Può ribadire, per i più scettici, che il progetto Milanese-Biasin va avanti?«Rispondo con i fatti: abbiamo investito sulla parte sportiva con tanti ragazzi triestini a giocare e debuttare in C in alabardato. Abbiamo investito tre milioni di euro sul Tergesteo dove vivono molti giocatori, abbiamo depositato in Comune il progetto definitivo per il Centro sportivo del Ferrini che vale 3,8 milioni di euro. Un progetto che avrà una valenza anche sociale riqualificando un'area al centro di uno dei rioni più popolati e popolari di Trieste. Il tutto grazie a Mario Biasin. Continueremo a lavorare perché la Triestina abbia delle basi solide».Però questo assalto alla B è una grande occasione per creare entusiasmo..«Io ci credo, Biasin anche e per questo sarà qui per i play-off, squadra e allenatore anche, e anche i tifosi ci credono. Sono sicuro che il pubblico ci darà una spinta decisiva. Ho già chiesto l'ampliamento della capienza del Rocco al 15.439 posti con 2.000 a disposizione degli ospiti. Sono sicuro che la Triestina porterà 15 mila al Rocco».Lei e Biasin volevate riportare i triestini allo stadio. «Oltre tremila abbonati e quasi un migliaio di biglietti a partita è un buon risultato ricordando da dove siamo partiti. I play-off sono un'occasione unica per il salto definitivo»

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