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È entrato sul +18 ed è uscito a 7 minuti dalla fine della partita, sul +10, quindi non ha fatto bene, mettendo a tabellino una tripla e un assist oltre a vari errori al tiro. I suoi compagni di gioco, poi, in quegli ultimi 7 minuti sono riusciti a prendersi un parziale di 27-4.
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DOMENICA 31 AGOSTO 2025 - Solo l'eco dei cori della protesta triestina fuori dalla Furlan e il tifo dei lecchesi spezzano al Rocco un'atmosfera da pandemia. E come scrive Ciro Esposito oggi su "Il Piccolo", il virus dell'indicibile mala gestione americana ha desertificato tutto. 300 triestini sugli spalti, una cinquantina di irriducibili in curva, 200 fuori dallo stadio a inveire contro il dg Menta, nessun rotore nè sponsor a bordo campo. E un silenzio che parla da solo nel quale i ragazzi di Marino hanno il merito di impegnarsi, andare sotto, reagire e tirar fuori un 1-1. Sarà un punto di partenza? Dipende molto da quale sarà il modus operandi dei nuovi yankees, quelli che hanno versato oltre 3 milioni nelle casse. Certo è che la ricostruzione sarà in salita, se mai ci sarà. Perché il Rocco non è mai stato così desolante. Nemmeno dieci anni fa in D con la presidenza Pontrelli. Si pensava di aver toccato il fondoì, allora. E invece oggi è anche peggio. LA FORZA DI SQUADRA L'unico aspetto da cui ripartire è l'impegno che Giuseppe Marino è riuscito a infondere, almeno per il momento alla squadra. Le vicende extra campo, una preparazione partita poche settimane fa, nessuna amichevole avrebbero potuto incidere e invece i timori sono stati fugati ieri, come una settimana fa. Sono dei professionisti e anche pagati finora ma non sempre u gruppo resta impermeabile. E invece, pur andando sotto, la squadra è riuscita a risalire. Chapeau. IL GIOCO AIUTA Ma il tecnico e i giocatori hanno saputo aiutarsi anche con un modo ordinato di stare in campo. Geppino è uomo di buon senso e ha una collettivo sguarnito in parecchi ruoli. Tuttavia l'utilizzo di una linea mediana densa e soprattutto l'attitudine al palleggio possono mettere in difficoltà l'avversario specie perché gran parte dei team di C non sono fenomeni. SOTTO CONTROLLO La ragnatela palleggiante dell'Unione mette sin dalle prime battute in ambasce i lombardi. I nerazzurri non riescono a creare occasioni, se non su qualche calcio piazzato, nonostante la difesa triestina sia tutt'altro che una maginot nonostante l'impegno di Moretti, Kosijer e Anzolin (questi sono). I Lecco non morde, la Triestina non può farlo con l'unica punta superstite Vertainen e con D'Urso alle sue spalle. Le percussioni a destra di Pedicillo e a sinistra di un Tonetto un po' legato, non trovano sbocchi in area di rigore. L'Unione va comunque vicina alla rete sul finale di frazione grazie a un colpo di testa del giovanissimo Kosijer a lato non di molto su corner di D'Urso. Nulla di fatto con i triestini che comunque tengono la partita sotto controllo per le loro attuali condizioni psicofisiche. IL LECCO ACCELERA A inizio ripresa gli ospiti cercano di pigiare sull'acceleratore. Non un granché ma arriva una certa superiorità territoriale. Marino dà muscoli con Braima al posto di un impalpabile Voca. Ma al 17' arriva la doccia fredda. Matosevic respinge male una conclusione, palla in area e il difensore Ferrini da due passi segna. I pochi presenti pesano a una deriva ma la Triestina ha il merito di non scomporsi davanti a un Lecco impacciato. LA RISPOSTA Ed ecco che una delle poche incursioni di Ionita fornisce a D'Urso la possibilità della stoccata: la palla colpisce il piede di Tanco e la traiettoria inganna Furlan. Ci si aspetterebbe un affondo deciso del Lecco e invece è l'Unione a controllare senza troppi impacci. La vittoria sarebbe troppo, il pareggio ci sta tutto. Servono rinforzi e non pochi se l'obiettivo è tentare la salvezza. Intanto va un applauso ai ragazzi che fanno un passetto verso lo zero (in attesa dell'altra penalizzazione). L'impresa è difficile ma lo è di più quella di sconfiggere il gelo che avvolge il Rocco. - Il rompete le righe nell'ultimo fine settimana di libertà, scandisce il conto alla rovescia in vista dell'esordio in campionato. Come scrive Lorenzo Gatto, sabato 6 settembre, sul parquet di Chiarbola, la Pallamano Trieste bagnerà il suo ritorno nella serie A Gold affrontando lo Junior Fasano. Per il presidente Federico Lanza, motore trainante e anima di una società che grazie al suo lavoro ha ritrovato progettualità e solidità economica, c'è la curiosità di vedere finalmente all'opera la sua squadra. «Le amichevoli di questa pre season ci hanno dato delle indicazioni, adesso aspettiamo la prova del campo in un torneo che rimane tutto da scoprire – l'analisi del presidente –. Quale sia il livello di questa Gold e quanto i ragazzi saranno in grado di fare in questo campionato lo scopriremo assieme, passo dopo passo. Le sensazioni sono quelle giuste, soprattutto pensando alla chimica che si è creata dall'inizio della preparazione a oggi. C'è un gruppo che si è compattato e sta bene insieme, le premesse sembrano buone». Proprio l'ultima amichevole, vinta con autorità contro un'avversaria di prestigio come il Parenzo, testimonia il buon lavoro svolto in queste settimane dal tecnico Carpanese. «Battere una squadra che sarà protagonista nella prima lega croata non era scontato – continua Lanza –. Una bella iniezione di fiducia, adesso però aspettiamo il Fasano per capire, davvero, a che punto siamo. La squadra è pronta, l'unico piccolo rammarico è legato agli infortuni che negli ultimi giorni ci hanno un po' bersagliato. Prima Garcia, adesso Bono. Speriamo di aver pagato sufficientemente dazio alla sfortuna e di poter vivere con serenità la stagione che sta per iniziare». Pallamano Trieste, dunque, che seppur da neopromossa si presenta ai nastri di partenza di questa serie A Gold con l'ambizione di ben figurare e porre le basi per un futuro vincente. «L'obiettivo, in una piazza come la nostra, deve essere questa – conferma Lanza –. Siamo Trieste, dobbiamo pensare in grande e lavorare per tornare a cucirci sulle maglie quello scudetto che manca ormai da troppi anni. Siamo tutti consapevoli di rappresentare una società che ha fatto la storia della pallamano in Italia. E questo, oltre che un motivo d'orgoglio, è anche e prima di tutto una grande responsabilità». Una responsabilità condivisa da tutte quelle realtà che nel tempo si sono avvicinate alla società pensata e voluta da Federico Lanza. «Qualcosa è stato fatto, molto è ancora da fare – conclude il presidente –. Nella mia testa la Pallamano Trieste resta un'azienda che va gestita con criteri estremamente rigorosi. Certo, l'ambito sportivo rimane prioritario, ma per raggiungere i risultati è fondamentale mantenere quell'equilibrio tra costi e ricavi che in questo momento è garantito da tutti gli sponsor che hanno creduto e credono in noi. Ci crediamo, speriamo che la città lo capisca e ci segua: ci aspettiamo che questa squadra venga seguita e abbracciata da un pubblico sempre più numeroso »
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Il Lecco non è scarso, ma sono due anni che non vince in trasferta, e ieri mi pareva giocasse per il pareggio. Poi una volta in vantaggio si è mangiato un goal e i fantasmi sono tornati. Squadra meglio di quello che si pensava, anche se finora a parte in Coppa nel secondo tempo, nessuno ha veramente attaccato. Quindi i dubbi sulla difesa restano. Quelli sul portiere e una mancanza di peso davanti sono evidenti. Non serve tantissimo dal mercato, ma qualcosa serve senza dubbio. Ovvio dove. Poi può salvarsi? Non credo, ma almeno se la gioca se rinforzata a dovere. Se invece arriveranno acquisti esotici: amen.
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Sono d'accordo con te nel ritenere il Fulham oggi non esattamente fortunato. Tanto più che dopo l'episodio che citi il Chelsea è andato in vantaggio al decimo (!!!) minuto di recupero del primo tempo. Niente da dire sull'entità del recupero, in Premier funziona così e non come da noi per approssimazione (un minuto per un infortunio, mezzo per un cambio ecc.) Lì se per un cambio si perdono 55 secondo, quelli si recuperano, e se uno resta in terra tre minuti e mezzo vengono aggiunti tutti quanti alla fine della frazione in corso. Tuttavia, gli otto minuti concessi erano abbondantemente scaduti quando il Chelsea ha guadagnato un corner sulla sinistra che l'arbitro ha deciso di far battere. Poteva al limite anche starci, ma da quell'azione è scaturito un altro corner, e lì l'arbitro avrebbe dovuto fischiare la fine del primo tempo. E invece..... vantaggio Chelsea. Se a questo aggiungiamo che sempre il Var ha richiamato l'arbitro per concedere il rigore del 2-0, non si può certo dire che il Fulham sia stato fortunato. Sull'episodio che evidenzi, mi è dispiaciuto da morire sia per il ragazzino che aveva finalizzato da campione un contropiede splendido e sia per i tifosi ospiti che si erano goduti un minuto di felicità imprevisa ed incredibile. Tuttavia, in tutta onestà, c'è un pestone neanche sul piede ma addirittura fra caviglia e piede, e se l'arbitro avesse concesso il gol, nonostante l'evidenza delle immagini, credo che avrebbe passato un guaio. Comprendo perfettamente lo spirito dell'osseevazione, e venerdì sera da tifoso del Milan per due volte ho esultato per poi vedermi ricacciare l'urlo in gola prima per una spintarella e poi per un off-side di trenta centimetri. Ma alla fine le regole sono queste e valgono per tutti, la soggettività dell"interpretazione crea disparità e dunque trovo corretta una interpretazione letterale ad evitare le disparità di trattamento il più possibile.
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Io credo che al di là delle considerazioni tecniche o tattiche, che lasciano il tempo che trovano visto che la squadra dovrà obbligatoriamente essere rinforzata, alla terza partita si possa dire con ragionevole certezza che la presunta Armata Brancaleone, destinata a pigliarne 7-8 a partita, non è mai esistita. C'è una squadra con limiti precisi, soprattutto offensivi, ma la cui "difesa da terza categoria" sarebbe in campionato probabilmente ancora imbattuta senza due evidenti incertezze del portiere. E che davanti fa fatica ma evidentemente sopperisce con la volontà, perché sfido chiunque a dire che una volta sotto oggi fosse ragionevole pensare di pareggiarla. E visto che l'Alcione era stato immediatamente degradato a "squadra de campagnetta" per averci subìto per lunghi tratti, spero che nessuno possa dire che è scarso il Lecco. Semplicemente, come spesso accade, la narrazione è stata spinta non da una analisi oggettiva ma dal giustificato odio per i proprietari, ed è valsa finché non si è scontrata ad un certo punto con la realtà. Che è quella di una squadra con limiti evidenti ma che le partite se le può giocare senza alcun bisogno del pallottoliere. Questo naturalmente non toglie che questa squadra, così com'è, farebbe fatica a salvarsi partendo da 0, e non possa farlo da -13 o 14 che siano. Ma non servono rivoluzioni copernicane, servirebbero due o tre titolari veramente validi e qualche rincalzo per rimpolpare la rosa. Sempre se nessuno parte entro lunedì, naturalmente.... Sapremo presto se davvero è appena iniziato un nuovo corso, o se invece la commedia in scena è sempre la stessa, dal copione imbarazzante, e a cambiare è stato solo qualche interprete.
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