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I suntini sandrini di martedì 16 aprile 2019


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MARTEDI' 16 APRILE 2019

- La Triestina si rilancia in campionato e, complice la sconfitta di ieri della Feralpi a Imola, è sola al secondo posto con +3 sui gardesani. Procaccio sulla partita di domenica: «Sono contento perché comunque ci provo sempre e anche in settimana si lavora molto sul fatto di rientrare e crossare oppure rientrare e tirare: e a furia di allenarsi bene, ogni tanto arriva anche il gol. Comunque se la partita si è poi infilata nel giusto binario, bisogna ringraziare Steffè che l'ha sbloccata con un eurogol, quella rete ha aperto un po' gli spazi e siamo riusciti a giocare molto bene. Loro tra l'altro pressavano poco, e oltre a vincere abbiamo fatto anche tante belle azioni». Ma a parte la bella rete realizzata alla Fermana, che è la sua quarta stagionale, per Procaccio è davvero un'annata sorprendente per la continuità di impiego e per il minutaggio ottenuto, considerato che veniva dalla serie D. «Sì, sinceramente all'inizio non pensavo di giocare così tanto - confessa l'attaccante - speravo nell'esordio nella categoria, certo, ma non di essere impiegato con questa frequenza. All'inizio sono subentrato spesso, poi piano piano ho finito per giocare quasi sempre, davvero non mi aspettavo un campionato del genere». Anche perché Procaccio ha dovuto cambiare un po' pelle e ruolo rispetto a quanto aveva fatto in passato: «Avendo sempre giocato come trequartista o seconda punta, temevo il fatto di giocare da esterno, soprattutto in questa categoria, e pensavo di fare molta più fatica. Ma sta andando bene su quella fascia anche grazie a Frascatore, che è veramente forte, bravo in difesa ma abile anche a sovrapporsi per crossare. Mi sta dando una grossissima mano sulla fascia sinistra e con lui è molto più semplice giocare a calcio». E adesso tutta l'attenzione e la concentrazione va alla sfida di sabato a Salò, che può risultare decisiva: «Sarà una bella sfida - dice Procaccio - ma sarà sicuramente anche una battaglia. Dobbiamo andare li a giocarci tutto per questo secondo posto così prezioso». 

- «Anche contro Reggio Emilia abbiamo dimostrato l'atteggiamento giusto. Non abbiamo sottovalutato l'avversario, non abbiamo pensato alla classifica, pensavamo solo a vincere. Sono rientrato in squadra dopo uno stop per una botta a una mano, ho segnato 17 punti (in 21 minuti, ndr) ma non mi interessa il tabellino. Quello che conta è che io con questa squadra mi sto divertendo».Le parole di Peric fotografano il vero segreto della Trieste che vince. «Mi diverto. Anzi, ci divertiamo. E penso si veda. Questo è un gruppo vero. Ci aiutiamo. Tutti hanno l'opportunità di essere protagonisti. Adesso pensiamo alla partita contro Venezia, un avversario molto forte ma abbiamo il tempo per poter prepararci».La parola divertimento ritorna in quasi tutte le dichiarazioni dei giocatori e dei tecnici. Un atteggiamento tanto evidente da impressionare anche i coach avversari. Come Stefano Pillastrini, allenatore appena sconfitto alla guida della Grissin Bon. «Considero Trieste una delle formazioni più difficili da dover affrontare. La palla in attacco si muove come se si giocasse a biliardo. Movimenti perfetti. Si vede che dietro c'è un lavoro di anni, niente di improvvisato».Facile l'obiezione. Ma Trieste rispetto alla squadra promozione di appena pochi mesi fa ha rivoluzionato il roster. Ribatte Pillastrini. «Trieste ha un'identità di gioco, ha un carattere ben definito. Lo ha da anni. In passato sentivo dire da qualcuno che Trieste giocava così perchè all'epoca non poteva permettersi giocatori di prima fascia e quindi preferiva elementi di agonismo. Un ragionamento che dava quasi per scontato - continua il "Pilla" - che quando Trieste avesse ingaggiato elementi dal profilo tecnico superiore il giocattolo si sarebbe rotto. Niente di più sbagliato. Se la squadra ha personalità e sei un buon allenatore, con giocatori più forti non ti sminuisci ma, anzi, sublimi le tue caratteristiche. Trieste sta dando una grande lezione al basket italiano».La speranza è che il basket italiano si accorga di Trieste. E magari se ne accorgano anche eventuali nuovi investitori. L'alta classifica, gli oltre 6mila al Palasport, non devono venir traditi. 

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