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La rassegna stampa sandrina di domenica 4 dicembre 2016

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LA RASSEGNA STAMPA SANDRINA DI DOMENICA 4 DICEMBRE 2016

Da Il Piccolo di Trieste

L’Alma non manca l’appuntamento
Suo il derby regionale, Udine ko
Biancorossi sempre avanti sospinti dal calore dei 6700 del Palazzo. Massimo vantaggio +20
la Gsa riemerge nell’ultimo quarto ma Trieste ha la freddezza per condurre in porto il successo

di Matteo Contessa

L’Alma Trieste cala la cinquina, vince il derby contro la Gsa udine per 78-71 e chiude la serata come tutti qui sognavano da mesi: con la squadra sotto la curva, con la sciarpata biancorossa sopra di loro con l’intera curva vestita di rosso a cantare e sfottere i tifosi udinesi confinati di fronte a loro e obbligati a passare sotto queste forche caudine sui generis. È stata festa, come si voleva, con tanto di record di spettatori, 6.703. Ma sul parquet è stata una partita che fino a mezzo minuto dalla fine non si poteva dire chiusa, nonostante il +20 triestino a 7’ dalla fine. E di questo va dato merito a entrambe le squadre. Perché se l’Alma, dopo aver condotto per l’intero match, ha vinto in maniera limpida, tanto di cappello va tolto alla Gsa, che all’assenza di Zacchetti ha dovuto aggiungfere quella di Truccolo della vigilia. Due giocatori così la Gsa non può regalarli a nessuna avversaria, ma pure è stata lo stesso capace di tenere testa per lunghi periodi all’Alma e capace di riaprire il match quando sembrava chiuso. Ha avuto in Ray l’uomo squadra, che da solo ha segnato la metà dei punti complessivi dei suoi, in parte supportato da Cuccarolo e Castelli. In tre non potevano spuntarla contro una squadra intera, compatta e unita, che ha ruotato in campo 10 uomini, ne ha mandati a referto 8, ha avuto leader diversi nel corso del match. da Green a Pecile, da Prandin al monumentale Da Ros, a Parks che ha segnato poco ma ha preso rimbalzi. Tutti hanno difeso alla morte depotenziando pesantemente Udine, tutti si sono divisi il fatturato offensivo. E la classifica adesso ride, indipendentemente da come andranno oggi le altre partite, sotto il sesto posto l’Alma non potrà scendere.

Il via all’Alma lo dà Green, che piazza i primi 8 biancorossi, a cominciare dalle due bombe. Dall’altra parte c’è Ray, ma c’è anche Traini, che smazza un paio di assist illuminanti in area e così i primi 5’ sono in equilibrio, 12-10 per i biancorossi. Ma subito dopo l’Alma inizia ad alzare i giri del motore, Green va subito in doppia cifra e con l’imbucata di da Ros c’è il primo allngo, 16-10 al 6’. E sempre Javonte, con la sua terza bomba in 8 minuti, apre la strada alla doppia cifra di vantaggio, che Prandin concretizza dalla lunetta, 23-12 dalla lunetta. La Gsa poggia il gioco (o forse se lo prende lui) su Ray, che canta e porta la croce, ma la rete difensiva biancorossa gli toglie ogni spazio di movimento, costringendolo addirittura un paio di volte a morire con la palla in mano alla fine dei 24”. Lardo usa la zona per provare ad allontanare l’Alma dal canestro, ma in realtà i biancorossi muovendo la palla continuamente la bucano tanto da sotto, quanto dall’arco. E con una difesa di grande cattiveria rendono a Udine estremamente difficoltoso ogni avvicinamento a canestro. Il 32-18 del 16’ è lo specchio di questa situazione. Con un parziale di 9-0 a cavallo dell’intervallo la Gsa si riavvicina pericolosamente fino al -7, 34-27 al 21’ grazie a Ray e Traini. Ma il break lo spezzano Prandin con una bomba e Parks con una schiacciata. L’Alma riprende il controllo di sè e del match innanzitutto con la difesa e con lo tsunami di voci che la spinge dagli spalti. Le bombe di Pecile e Prandin in rapida sequenza riportano le cose esattamente com’erano prima (+14, massimo vantaggio, 46-32) e a metà del terzo quarto tutto lo sforzo udinese negli ultimi 7 minuti per cercare di riaprire il match è completamente vanificato. Ray prova a fare tutto da sè, ma di fronte ha una squadra, con un quintetto tutto italiano nel quale Da Ros si prende la leadership assoluta, lasciando che Green, Parks e Pecile riposino in panca per il finale. Il quintetto italiano fa scempio della Gsa e sale in finale di terzo quarto fino al +19, 61-42, con un break di 9-0. Virtualmente la partita potrebbe essere chiusa a 7’ dalla sirena, con la tripla del 66-46 di Lollo Baldasso. Ma l’Alma commette l’errore di pensare che il risultato sia al sicuro e si placa, Udine spinta dall’one man band Ray inizia a risucchiare il divario e con un parziale di 19-8 scende sotto i 10 punti di ritardo, 65-73, quando mancano quasi 100 secondi alla fine. Un’eternità. Ma dalla linea del tiro libero l’Alma riesce a congelare la rimonta udinese.

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Show all'Alma Arena
La fame di Green e la “scoperta” del guerriero Da Ros tra le chiavi del match
Squadra e pubblico uniti per lo stesso traguardo

di Roberto Degrassi

Trieste ha fatto il regalo all’Alma portando nella ribattezzata Arena quasi settemila tifosi, l’Alma contraccambia regalando il derby. La vittoria più attesa, quella che una tifoseria sogna e prenota dal giorno in cui viene partorito il calendario, quella che, se la vinci in campo da protagonista, per un girone intero giri per strada e trovi il caffè pagato. Vince Trieste perché ha un’identità di squadra superiore rispetto alla squadra di Lardo che per giunta deve rinunciare a Zucchetti e Truccolo, due che invece ci avrebbero tenuto da matti a giocarsela (e gli avrebbero fatto comodo). Vince Trieste perché dimostra di avere più fame. Ha fame di emozioni e grandi eventi il pubblico dell’Alma Arena che la sua serata speciale vuole gustarsela tutta, dalla presentazione con i biancorossi a sfilare sul parquet rischiarati dall’occhio di bue sino al festeggiamento finale. E hanno fame di soddisfazioni i giocatori. Prendete Javonte Green. Buona carriera universitaria ma senza che mai uno scout pro se lo fili davvero, l’approccio con il basket europeo nella terza lega spagnola. Una fama di grande saltatore, più di qualche dubbio su leadership ad alto livello e affidabilità nel tiro dalla lunga distanza. Uno così si trova di fronte uno come Allan Ray. Uno che la Nba l’ha abitata davvero, ha giocato con i Celtics e in Italia ha vestito la V nera, mica la maglietta della salute. Un confronto così esalta solo chi ha più fame e voglia di vincerlo.

Bastano dieci punti, la prima schiacciata e una bomba per far capire come può andare a finire. Alla fine i numeri premiano Ray e il suo trentello abbondante. Ma - per quanto immenso - ha cominciato davvero quando i buoi scappati dalla stalla erano già a fare merenda, con 17 punti graffiati dalla lunetta. Pazienza se il primo canestro della storia dell’Alma Arena è di marca udinese, con Okoye. Mica si può avere tutto. In fondo, il primo a imbucare al Palas di Valmaura (allora solamente PalaTrieste) fu il buon Giorgione Giannouzakos, bravo ragazzo ma giocatore anche dimenticabile. Brutta bestia il derby e ogni giocatore lo vive a modo suo, magari scoprendo che partite così rivelano nuove sfaccettature. Lo spirito del gruppo nei minuti inziali, ad esempio, maschera efficacemente l’emozione di Stefano Bossi che rischia di sbagliare un sottomano in contropiede. La voglia di spaccare spinge capitan Coronica a elargire se possibile ancora più intensità e generosità, con il risultato di bruciare tre falli in poco più di un amen. A sorpresa, in compenso, capita anche che il pulcino di casa, Max Ferraro, ormai ospite fisso nelle rotazioni di Dalmasson, si metta a fare il muro truce a Okoye. Ma, potenza del derby, può succedere che la febbre contagi anche chi arriva da fuori e apparentemente sembra il più distaccato della brigata biancorossa. Matteo Da Ros, invece, non ha paura di fare legna e di spremersi in difesa. Pochissimo fioretto, molta sostanza, obbligando, per esempio, Ray - mica uno qualsiasi - a impappinarsi in palleggio irretito da una marcatura asfissiante o sgomitando contro i 16 centimetri in più che gli oppone Cuccarolo. Sorprende di meno - perchè a Valmaura di precedenti ne ha ricamati tanti - Bobo Prandin, soldatino sempre pronto alla chiamata. Il finale regala un sorriso anche a Mauro Milanese, in tribuna. La “Marinaresca” dei tifosi è un ideale passaggio del testimone. Qui Alma, a te Unione.

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Dalmasson: «Una bella prova di maturità»
Il coach avversario Lardo: «Deluso da Okoye, pensamo di giocarla fino in fondo»

di Raffaele Baldini

Il derby è concluso, la partita più attesa dell'anno archivia la vittoria dell'Alma in una cornice di pubblico da favola. In sala stampa il primo ad arrivare è coach Lino Lardo:«cornice di pubblico bellissima, in una serata corretta in campo a fuori. Trieste ha meritato giocando la sua pallacanestro, eravamo sempre mezzo giro indietro e nel primo tempo non abbiamo fatto mai canestro; in più qualche rimbalzo offensivo di troppo concesso agli avversari, ci ha penalizzato. Nella seconda parte abbiamo giocato meglio, andando però ad un -18 che ci ha ammazzato. Siamo una squadra in costruzione, volevamo giocarcela, il rammarico è che potevamo lottare fino alla fine, con presupposti diversi». La sensazione è che Udine avesse una possibilità su 30 di portare a casa il derby: «Siamo venuti a Trieste convinti di poterla vincere, con grande umiltà, ben consci di non poterla affrontare sul piano dell'energia e della qualità. Nessun timore reverenziale iniziale, forse qualche errore anche banale ha demoralizzato alcuni dei miei» E' mancato qualche giocatore? «L'accoppiamento di Okoye su Green è stato infelice alla luce dell'inizio partita, non mi spiego la mancanza di energia del nostro giocatore. Mi aspetto sicuramente di più. Non dobbiamo dimenticare anche l'assenza di un uomo come Truccolo».”

Segue un soddisfatto Eugenio Dalmasson: «Buono il primo derby, buona la quinta vittoria, serata magica. In settimana abbiamo avuto l'intelligenza di allenarci senza distrazioni per affrontare la partita che tutta una città aspettava» Sul +18 cosa è successo? «Udine ha approfittato di qualche distrazione nostra e poi Ray ha fatto la differenza offensiva.» Quanto innalza la maturità dei tuoi giocatori un derby vinto davanti a 7000 persone? «Molto, ma non parte da oggi il nostro processo di crescita. C'è in atto un progetto e ci riteniamo fortunati a vivere questo momento, crescendo man mano e avendo la possibilità di giocare davanti ad un pubblico del genere» Passo successivo recuperare lo slancio in trasferta: «E’ mancato il colpo di grazia ma non abbiamo mai perso di vista le partite fuori dalle mura amiche, restano da limare un po' la sfumature che non ci hanno permesso di portare a casa il risultato.»

Gianluca Mauro raggiante irrompe per dire la sua: «Ringrazio i giocatori, Dalmasson, ringrazio questa città che ha dimostrato affetto a calore, con messaggi personali fantastici. Questi ragazzi hanno avuto una settimana difficile, con impegni trasversali distraenti. Siamo giovani, abbiamo uomini che devono ancora inserirsi come Cittadini, una partita rognosa portata a casa con successo. La città, ribadisco, è stata straordinaria... continuiamo a sognare.»

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Il popolo della Curva ci crede dall’inizio
«Comandiamo noi»

di Lorenzo Gatto

Il derby sugli spalti comincia molto prima della palla a due. Spettacolo di passione ed entusiasmo per una sfida tornata sulla ribalta regionale dopo oltre dodici anni di attesa. Ha fatto le cose in grande la Curva Nord capace di organizzare un prepartita da brivido. Tanto di cappello ai ragazzi che nel corso di tutta la settimana hanno lavorato per preparare una coreografia davvero speciale. Luci spente, presentazione in stile Nba, con i giocatori chiamati a gran voce dal pubblico. Se c'era bisogno di dare la carica alla squadra, ma non ce n'era, sicuramente una spinta in più nel pre partita è arrivato.

Pronti, via e spunta in curva lo striscione biancorosso «Comandiamo noi» con le lettere che formano il “mandi” rigorosamente scritte in nero. Partecipa l'Alma Arena, canta assieme alla Curva e trascina la squadra a un primo quarto nel quale Javonte Green accende l'entusiasmo non sbagliando praticamente nulla. Doppia cifra di vantaggio che scalda il cuore dell'Alma Arena pronto a pulsare all'unisono con i suoi campioni. La bomba con cui Baldasso fissa il 30-17 scatena il pandemonio. Time-out Udine e il palazzo è tutto in piedi a saltare per il più classico dei "chi non salta è un friulano". Secondo tempo che si apre con la curva ospite a lanciare carta igienica (scontata la risposta vocale della Curva Nord...) e Udine che con un 4-0 riapre la sfida rientrando nel match. Si alzano i decibel nel palazzo con il pubblico che capisce il momento difficile dei ragazzi di Dalmasson e li trascina alla reazione. Ci pensano Pecile e Prandin a sbloccare la squadra, bombe che riportano in doppia cifra il vantaggio giuliano. L'ultimo parziale è una lenta ma inesorabile processione biancorossa con l'Alma che controlla il largo vantaggio conquistato e il palazzo che festeggia alzando minuto dopo minuto i decibel. Udine prova a rientrare nel finale ma è troppo il distacco per riuscire a rovinare la festa.

Finisce con l'Alma Arena in piedi ad applaudire la squadra, quinta vittoria consecutiva che la lancia a ridosso delle prime della classe. Jordan Parks sotto la curva sorridente a chiamare gli applausi, i ragazzi della Nord che lanciano il classico «non vincete mai» e il «chi non salta è un friulano» e questa volta è tutta l'Alma Arena a saltare con Gianluca Mauro sotto la curva a ringraziare i tifosi incitandoli. Se tutto questo è possibile, bisogna dirlo, il merito è anche della sua testardaggine, del suo coraggio e della sua passione.

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Big-match al Rocco
Triestina: cuore e tifo per fermare il Mestre
Alle 14.30 parte l’assalto alla capolista. Prevendita ancora stamani

di Antonello Rodio

Se ne parla da quasi due mesi, da quando si è capito che il duello per il trono della serie D potrebbe essere ristretto a Triestina e Mestre: adesso è finalmente l'ora dello scontro diretto (al Rocco inizio alle 14.30, arbitra Cascone di Nocera Inferiore). Nel frattempo è rientrato nella lotta anche il Campodarsego e il duello ha assunto tematiche un po' diverse con gli alabardati che dopo qualche passo falso si ritrovano 6 punti dietro la capolista. Ma il fascino della sfida da super vertice resta intatto: basti pensare che in tutti i nove gironi della serie D, solo il Monza con 32 punti e la Pergolettese con 30 (anche loro nello stesso girone), possono rivaleggiare con lo score di Triestina e Mestre. E se la squadra di Zironelli vanta il miglior attacco del girone con 30 reti, quella di Andreucci ha la miglior difesa con appena nove reti subite. E, come in uno specchio, se l'Unione ha il terzo reparto offensivo del girone, quella veneta è la terza difesa per gol al passivo. Insomma, è una sfida al top della categoria, con in aggiunta un po' di pepe per la presenza di alcuni ex alabardati. non solo il triestino Bussi, ma anche Pettarin e Kabine, brevemente a Trieste lo scorso anno.

Una sfida che merita anche una grande cornice di pubblico: a ieri sera sono stati venduti oltre 900 biglietti (a cui si devono aggiungere i 2mila abbonati e gli oltre duecento annunciati da Mestre) e oggi sono probabili lunghe code ai botteghini che aprono alle 13. Per evitarle si può fare ancora stamattina il biglietto in prevendita nella sede alabardata e al Centro di coordinamento (orario 9-12), oltre che all'edicola "Di tutto di Giò" a Monfalcone. Tutti, allenatori, giocatori e dirigenti, si affannano a dire che non si tratta di una partita decisiva: ed è giusto, ci mancherebbe altro con ancora 20 partite da giocare. Ma di certo è un crocevia fondamentale per molti motivi, soprattutto per la Triestina. All'Unione, dopo il sapore amaro della prima sconfitta conosciuto ad Abano, è offerta subito sul piatto l'occasione per rifarsi e tornare sotto al Mestre: vincere, dimezzare in un colpo solo il distacco e mostrare la propria forza alla diretta rivale, sarebbe anche una bella botta di entusiasmo. Un pareggio lascerebbe le cose come stanno e ancora tanto tempo per raddrizzarle. Ma con una sconfitta al Rocco, nove punti da recuperare sarebbero per l'Unione un fardello francamente pesante, anche con tante partite da giocare. Soprattutto per il contraccolpo psicologico. Ma è un'ipotesi che in casa alabardata non si vuole nemmeno prendere in considerazione. Il tecnico Andreucci ha potuto preparare al meglio la partita e può contare su tutta la rosa: tutti i giocatori infatti sono convocati. Marchiori sembra ancora favorito sul rientrante Aquaro per affiancare Leonarduzzi al centro della difesa davanti a Voltolini, con Bajic e Pizzul terzini. A centrocampo Cecchi perno centrale con Corteggiano a sinistra, ma a destra sono salite le quotazioni di Carraro, che pare leggermente favorito su Turea. In avanti è ballottaggio fra Bradaschia e Dos Santos (con il monfalconese che sembra favorito) per completare con Matteo Serafini e Carlos França il reparto offensivo. 

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Il team di Zironelli è una macchina da gol
Quattro attaccanti tra cui scegliere per il 3-4-3: Beccaro, Kabine, Bussi e Sottovia

di Guido Roberti

Una macchina da gol, un motore a trazione anteriore fino a questo momento implacabile nelle prime 13 tornate di campionato. I numeri del Mestre guidato dal bravo Zironelli parlano chiaro, 12 vittorie e una sola sconfitta (peraltro sul campo del Campodarsego), miglior attacco del girone con 30 gol segnati e dieci successi consecutivi, striscia aperta che ricorda il Treviso di Bepi Pillon, anche se in quel caso (stagione '94-'95) i biancocelesti inserirono la freccia di sorpasso nel ritorno ai danni dell'Unione di Pezzato. Un duello simile, e speriamo, a ruoli invertiti. Ma quale è la chiave dei successi mestrini? In primis l'allenatore. Mauro Zironelli, ancora scorre nei ricordi recenti il bel gioco della sua Sacilese, un tecnico che ha potuto scegliere l'abito adatto alla sua creatura, con giocatori a lui fedeli (la scorsa stagione all'Alto Vicentino secondo dietro la corazzata Parma) e adatti al suo modo di intendere un calcio d'attacco, spesso asfissiante nell'approccio alle partite.

Vocazione offensiva, zemaniano per certi aspetti, non rinuncia ai tre d'attacco (e sarebbe un delitto alla luce dei nomi a disposizione), molto preparato e originale nel sconvolgere talvolta i canoni del 3-4-3 così come concepito. Beccaro-Kabine-Bussi-Sottovia: 4 attaccanti che si completano perfettamente, trainati (a sorpresa o forse no) dal prolifico rendimento di Sottovia, che bomber di razza non lo è mai stato, ma indubbiamente ha trovato nella stagione in corso la sua consacrazione (11 reti, cannoniere del girone assieme a Carlos Franca). Bussi, l'ex di turno, è una costante spina nel fianco delle difese avversarie e marcarlo non è mai facile, alla pari di Beccaro (8 gol finora), incontrato più volte dall'Unione Triestina nelle passate stagioni. L'alternativa è Mehdi Kabine, sarebbe titolare inamovibile in qualsiasi altra squadra del girone. Ma a fare la forza di una squadra non può essere solo l'attacco e infatti difesa e centrocampo (soprattutto la mediana) godono di nomi di prim'ordine per la D. A tenere le redini del gioco Pettarin e Papo Boscolo, ma Zironelli ha nel suo arco anche alcuni giovani di prospettiva come Casarotto (assist-man per il gol di Kabine di domenica scorsa) e addirittura il 2000 Montemezzo. In difesa i riferimenti sono Gritti e Politti, mentre tra gli under la certezza è Ugo ('97). In porta l'under Rossetto, anche se domenica scorsa Zironelli si è affidato al '97 Pusca, risultato decisivo nell'evitare il pari bellunese. 

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Leonarduzzi, largo ai duri: «Serve la miglior Unione»
«Confido nel sostegno del pubblico, può aiutarci per un grande risultato
In difesa dovremo stare attenti a non concedere spazi alle punte venete»

Triestina-Mestre sarà inevitabilmente la partita dei duri, degli uomini di carattere, dei trascinatori. L'Unione ne ha in casa uno che è una garanzia: capitan Omar Leonarduzzi, 33 anni, è uomo di mille battaglie. Ha sposato in pieno la causa alabardata e l'unica difficoltà che ha incontrato finora a Trieste è stata con la bora, ancora un po' indigesta. Oltre che leader indiscusso della difesa meno perforata del campionato, è un uomo spogliatoio, capace di captare l'atmosfera della vigilia. Leonarduzzi, da osservatore privilegiato nel ruolo di capitano, com'è stato l'avvicinamento alla sfida dei suoi compagni? "Li ho visti tutti molto concentrati e sereni, come ogni settimana. Nessun atteggiamento particolare, almeno fino alla vigilia, ma è giusto così durante una settimana di lavoro: pensando troppo al Mestre tutti i giorni, si rischiava di arrivare a domenica con le scatole già piene". Come vi siete preparati? "Come per le altre sfide, nel miglior modo possibile. Perché contro prima o ultima della classe le partite vanno preparate sempre con cura e allo stesso modo. E come al solito abbiamo rivisto ed analizzato gli errori della partita precedente. Di certo abbiamo lavorato per essere la miglior Triestina possibile".

Smaltita la delusione di Abano? "Certo, una partita quando finisce è chiusa. Ovviamente rimane l'incazzatura per non aver portato a casa qualcosa, ma il bello del calcio è proprio questo, aver subito la possibilità di rifarsi. Si spera anche in un Rocco molto caldo. So che anche da parte mestrina arriveranno in molti, ma sono convinto che i triestini saranno davvero in tanti a sostenerci. Il pubblico in casa ci dà una mano incredibile, spero che venga numeroso". Che idea vi siete fatti del Mestre?" Una squadra che vince 12 partite su 13, sicuramente qualche qualità ce l'ha: è una compagine molto forte, e noi dovremo essere la miglior Triestina per far risultato con una squadra così". Cosa temete particolarmente? "Vedendo i numeri, che poi in realtà andrebbero interpretati, il loro grande attacco. Se pensiamo che uno come Kabine spesso resta fuori, potremo capire la qualità del reparto. E poi in mezzo c'è Zecchin che è molto forte. Comunque ritengo l'attacco il vero punto di forza". Davanti però troveranno la difesa più forte del campionato. "Sì, abbiamo subito meno reti di tutti, quindi speriamo di riuscire a fermarli. Anche se di fronte a un attacco che finora ha fatto 30 gol, dovremo essere bravi a concedere poco o nulla".

È una partita già decisiva? "A 4 turni dalla fine dell'andata non può essere già decisiva. Ma potrebbe dare buona spinta: facendo 3 punti si potrebbe finire alla grande l'andata e dare loro una mazzata psicologica, ma da qui a definirla decisiva...Basta poco per riaprire i campionati: ad esempio era inimmaginabile per noi perdere 7 punti in un mese, eppure è successo. E da qui alla fine possono capitarne di tutti i colori".

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Amarezze nel recente passato, prima solo successi
Nel 1971-72 rincorsa e promozione per l’Unione di Petagna. I play-off 2001 di Parisi e Borriello

di Guido Roberti 

La storia delle sfide tra Triestina e Mestre non è banale, fotografa volti e attraversa decenni di gesta sportive, rimanda ad aneddoti e personaggi che la storia - dell'Unione s'intende - l'hanno fatta. 26 volte l'una contro l'altra in campionato, con un bilancio di poco favorevole ai colori alabardati, 11 vittorie contro le 9 mestrine, 6 i pareggi. È proprio la storia a rincuorare i tifosi più romantici, il duello per la vittoria di un campionato tra le due non è un inedito e ha sempre premiato i colori triestini. Risale alla stagione '61-62 il primo incontro in campionato, è la serie C che vedrà al termine dell'annata la Triestina di Radio salire in B con 47 punti, davanti a Biellese (46) e l'allora Mestrina (43). Nella prima assoluta, al Comunale di Valmaura, fu 2-0 per gli alabardati.

Ancora diverse sfide in C negli anni '60, alcune drammatiche, come la sconfitta interna 2-0 inflitta dai mestrini, con una salvezza sofferta per entrambe e l'incubo retrocessione in D, che puntualmente arrivò negli anni '70. Ed ecco un precedente incoraggiante nel '71-'72: la Triestina di Francesco Petagna vuole risalire in fretta, ma di mezzo ci sono gli arancioneri, al giro di boa primi con 26 punti, 3 più degli alabardati (la vittoria valeva due punti). Nel ritorno i veneti rallentarono, l'Unione andò in crescendo e gelò i sogni mestrini al ritorno, con una rete di Rakar. A fine campionato Triestina in C, Mestre secondo a 4 punti. Festa anche nell'82-'83 in C-1, con la storica stagione di Buffoni e l'ultimo gol stagionale al Grezar firmato da Totò De Falco proprio al Mestre. A fine anni '80 il ciclone Zamparini condanna il Mestre alla ripartenza, dopo la fusione con il Venezia imposta dall'attuale patron del Palermo; la risalita dei veneti arriva a fine millennio, quando Triestina-Mestre diventa un classico, e rispolvera, dopo una serie di delusioni nel pantano della C-2, ricordi indelebili per la Trieste sportiva. Nel '97-98 una splendida vittoria esterna dell'Unione di Beruatto, 4-1 sotto la pioggia torrenziale, nel '99-00 la Triestina di "Roccia" Costantini strappa un solo punto nei due incontri, e la stagione fa da apripista al nuovo millennio. Costantini passa ad allenare proprio il Mestre, a Trieste intanto la coppia Berti (al timone) e Rossi (in panchina) sta per costruire la Triestina dei miracoli. Le squadre si trovano di fronte nella doppia finale play-off, è un trionfo biancorosso con doppio 2-0, quello di Mestre (datato 17 giugno 2001) porta le firme di Parisi e del predestinato Borriello. Al 39' del secondo tempo di quella partita arbitrata dall'internazionale Rizzoli, Princivalli oggi vice di Andreucci, sostituiva la bandiera Mirco Gubellini. Si arriva ai giorni d'oggi. Nella passata stagione forse nessuno si ricorda dell’andata dell'Unione Triestina, in un sabato di Barcolana con circa 100 presenti al Rocco, e men che meno dell'incredibile 5-0 subito in Veneto, forse solo Bradaschia e Di Dionisio, unici superstiti del farsesco interregno Favarato.

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È tutto facile per la Principe
Pallamano, facile vittoria contro il Musile

di Lorenzo Gatto

Facile riscatto per la Principe che battezza il girone di ritorno con un largo successo a spese del fanalino di coda Musile: 40-21 il risultato finale. Ed è una vittoria che ammortizza il passo falso della scorsa settimana e consente alla formazione di Hrvatin di allungare in classifica mettendo un buon margine di vantaggio sull’Alperia. Il che, alla vigilia della sfida in programma la prossima settimana in Alto Adige, permette a Trieste di vivere con maggiore tranquillità l'attesa dello scontro diretto. Principe in campo ieri pomeriggio senza Marco Visintin, scelta precauzionale visto l'impegno non impossibile proposto dal calendario e fascia di capitano affidata all'inossidabile Andrea Carpanese.

Principe con formazione obbligata dunque, che parte con Oveglia, Radojkovic e Anici terzini, Bellomo e Carpanese in ala con Pernic pivot e Postogna tra i pali. Gara in discesa sin dalle prime battute con i biancorossi padroni di casa capaci di tenere alto il ritmo mettendo in difficoltà l'avversario.E vantaggio che assume proporzioni importanti già dopo i primi minuti con il tecnico Hrvatin che può cominciare le rotazioni con largo anticipo. Dentro Muran al posto di Carpanese, spazio al centrale Sodomaco e all'ala Busdon con i giovani della cantera biancorossa bravi a guadagnarsi spazio e a trovare gol preziosi. Prima frazione senza storia che si chiude con la Principe in vantaggio 20-7 e rientro negli spogliatoi che sancisce la fine virtuale del match. Il secondo tempo si gioca per la cronaca e per consentire a coloro i quali sono normalmente meno impiegati di trovare minutaggio sul parquet. Trieste allenta un po' la pressione difensiva consentendo alla sua avversaria di segnare con maggior continuità ma tiene comunque alto il ritmo chiudendo con un largo margine sul 40-21. 

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Pareggio d’oro sul filo di lana
È Mezzarobba a firmare il 9-9 a Bogliasco

di Riccardo Tosques  

Pareggio in extremis per la Pallanuoto Trieste ieri sera in Liguria. Nella calda piscina di Bogliasco la formazione allenata da Stefano Piccardo ha impattato per 9-9 contro i padroni di casa del Bogliasco. Partita costantemente all'insegna dell'equilibrio, terminata con l'acuto finale di Michele Mezzarobba che a 9'' dalla sirena ha regalato ai triestini un prezioso punto esterno. Da registrare le magistrali prove di Vukcevic, autore di una quaterna di reti, e di Elez, una tripletta per lui. In gol anche l'attesissimo ex Di Somma. Nella prima frazione di gioco alla controfuga di Elez risponde Guidaldi. Vukcevic chiude sul 2-1. Nel secondo tempo un tiro dalla distanza di Gandini ristabilisce la parità. Trieste risponde con Vukcevic in superiorità numerica, ma Vavic fa 3-3. Prima dello scadere Elez dalla distanza firma il nuovo vantaggio alabardato. In apertura di terzo tempo Vukcevic manda la squadra di Piccardo sul +2. Da lì i liguri ribaltano la situazione andando sul 6-5 grazie ai gol messi a segno da Gavazzi (doppietta) e Gandini, tutti in superiorità numerica. Tocca ancora a Elez andare in gol per il 6-6. Il botta e risposta tra Divkovic e Di Somma mantiene l'equilibrio. Ci vuole dunque un'altra perla di uno strepitoso Vukveciv per riportare Trieste in vantaggio. Negli ultimi 90 secondi però i gol di Monari e Vavic, a 1'09'' dalla sirena con l'uomo in più, ribaltano la situazione con Bogliasco che va sul 9-8. Sembra aleggiare davvero lo spettro della Vassallo per gli alabardati, teatro l'anno scorso dell'umiliante 10-3 che sancì l'inizio dell'avventura in A1 della truppa del presidente Enrico Samer. Ma a 32'' dalla fine la Pallanuoto Trieste ha una superiorità numerica che riesce a finalizzare brillantemente con Michele Mezzarobba che a soli 9'' dalla sirena piazza il gol del definitivo 9-9. Risultato comunque positivo perché smuove la classifica e permette a Trieste di fare un altro piccolo passo avanti. 

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Dal Messaggero Veneto

La bora dell’Alma spazza via la Gsa: il derby è di Trieste
Nonostante un finale thrilling, friulani costretti al ko
Udine deve mordersi le mani: s’è svegliata tardi

di Antonio Simeoli

Clima da brividi, presentazione all’americana, sfottò “anni ’80”, 7 mila assatanati che inveiscono contro il Friuli. Pensi che vincere qui per la Gsa sarà impossibile. Alla fine è così, ma Udine deve mordersi le mani. Non ci ha preso mai da fuori, ha perso troppi rimbalzi, s’è svegliata tardi, l’avesse fatto prima. Non ha giocato, come la Gsa che conosciamo sa giocare, ma non ha mollato: anche sotto di più di venti a metà terzo quarto ha provato a rimontare. Alla fine, grazie a una generosa quanto beffarda “rimontina” finale, Trieste ha vinto “solo” 78-71. Ma ha vinto. Al ritorno speriamo che un’onesta squadra di A2 trovi davanti una squadra diversa, perché la truppa di Lardo deve trovare se stessa.

La partita si mette subito male. Green è immarcabile: segna due bombe e quando lo anticipi si butta dentro. Esalta ancor di più la folla. Alma 10-5 dopo 3’. In una bolgia. Trieste da sotto è più forte e si vede. Udine fatica da matti, Parks si mette in ritmo con una schiacciata e Da Ros manda al bar Vanuzzo con due finte. Lardo deve parlare ai suoi, primo time-out a metà quarto. Con i tifosi di Udine (encomiabili) che ci provano nel loro spicchio a farsi sentire, ma vengono messi a tacere in fretta. “Viva l’a e pobon”, il classico coretto giuliano. Lo sentiamo nei palasport da 40 anni. L’auto di Dalmasson non è una fuoriserie, ma, anche per un pubblico così, pur sempre con discreti cavalli, se vai a giocarci contro sbagliando tutto… Anche con la terza tripla di Green Trieste vola a più 11 (23-12): fine del primo quarto. La Gsa non ci prende mai da fuori, fa fatica da sotto, ma perché, ad esempio, Okoye non sfrutta il miss-match col suo difensore e va ogni volta a giocare da sotto anziché giocare dal perimetro? La chiave della partita, con le percentuali da Uisp da tre, rischia di essere quella. E se persino Cittadini la mette dalla media e un presuntuoso Okoye sbaglia una schiacciata, far punti nella bolgia è una chimera. A dare una speranza a Udine ci pensa per un attimo solo lo speaker annunciando il rientro in campo di Ray Allen (11). Che non è la stella Nba appena ritiratasi. E lo dimostra con una brutta infrazione di passi: è fuori partita. Senza di lui Udine non va da nessuna parte. Trieste a + 13 (27-14). E quando Okoye si desta con una tripla, la Gsa ne becca un’altra sanguinosa da Da Ros, che fa infuriare Lardo. Serve un miracolo. Ma di chi? Ray non c’è, Okoye nemmeno, gli altri? Chi? Truccolo e Zaccchetti sono in infermeria: solo Cuccarolo ruggisce per quel che può. “Chi non salta è un friulano” cantano al PalaAlma, o come diavolo si chiama.

C’è aria di imbarcata. “Udine colera” continuano (alla faccia della correttezza chiesta dal loro presidente Marzini?). La Gsa non segna mai, mai, ma proprio mai, nemmeno capitan Vanuzzo. Trieste non uccide la partita perché a metà tempo il punteggio è 34-23. Solo meno 11: col 5/18 da due e 2/13 da tre. Incredibile. Nello spicchio bianconero si dice: «Peggio di così non possono giocare i nostri». E infatti al rientro in campo la speranza: Udine a meno 7 con lampi di Ray (alla fine 35 punti, molti nel generoso finale) e gladiator Cuccarolo. Dura poco, perché Okoye non tiene Parks. E non puoi regalare un americano e mezzo in un derby. La Gsa ci prova, non ce la fa. Ritorna la confusione in attacco (emblematico il pasticcio tra Castelli e il solito Okoye). Peccato, Trieste non sembra imbattibile. Ma Pecile e l’ex Snaidero Prandin con due triple riportano Trieste a +14. Ray segna ancora, ma Okoye (deleterio) perde una palla incredibile regalando a Parks una schiacciata in campo aperto. Un’altra mazzata. “Udine Udine”, cantano i friulani. Da Ros è immarcabile, segna pure da tre. Il ds Micalich voleva l’ala milanese in estate, e aveva ragione. Con giocatori di categoria così si fa la serie A2: 61-45 al tramonto del terzo quarto. Partita chiusa? Sì, perché a Udine non basta un sussulto che la riporta a meno 8, anche a meno 7 a 36” dalla fine (77-71). Ma è tardi. Da mangiarsi le mani. “Alza la voce, coniglio alza la voce”, cantano i triestini. Cantino pure, oggi affolleranno il Rocco per l’imperdibile scontro al vertice Triestina-Mestre. Del campionato dilettanti.

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«Troppi rimbalzi persi ma alla fine c’eravamo peccato per Truccolo»

di Pietro Oleotto

«Voglio ripartire da lì, dal quarto quarto, quando siamo riusciti a difendere come sappiamo e piace a me». Modi gentili, lucidità, Lino Lardo è sempre stato tutto sommato un fighter, come dicono gli americani, un lottatore. Ricordi d’antan: quando era ancora un giocatore della Jollycolombani Forlì, lo vedemmo sbattere il pugno sul parquet tre-quattro volte perché non voleva uscire dal campo prima dell’ultimo secondo, complice una infortunio (piuttosto grave) alla caviglia. Passato e presente. «Pensate che mi ha allenato anche Eugenio Dalmasson», racconta in sala stampa incrociando il collega che guida Trieste. Un pizzico di buonumore ci sta, dopo aver masticato l’amarezza di una partenza sbagliata in una partita sentita, sentitissima, vissuta «in una bella cornice, importante, un ingrediente che ha esaltato una serata di basket appassionante e corretta». Lardo, la Gsa non ha mollato neppure quando il passivo era pesante, poteva però partire meglio... «Mi aspettavo una partita del genere. Una partenza forte dei nostri avversari. E alla fine devo dire che Trieste ha meritato, per l’energia con cui ha giocato. Ma nel primo tempo noi non abbiamo mai fatto canestro, o quasi. Bisogna buttarla dentro quando hai dei tiri aperti come quelli che abbiamo costruito». L

’unico neo da cancellare di quel inizio? «No, abbiamo concesso troppi rimbalzi offensivi. In questo senso ci sono mancati alcuni elementi che avrebbero potuto aiutarci. A nostra scusante possiamo dire che siamo ancora una squadra tutto sommato in costruzione e che questi particolari possono essere limati solo con il lavoro e col tempo». Lardo, ha avvertito un po’ di timore riverenziale? «No. Siamo venuti qui con molta umiltà, per fare bene: avevamo preparato la partita per resistere, per giocarcela fino in fondo, ma Trieste ha messo in campo un’energia tale che non siamo riusciti a rispondere colpo su colpo». Okoye ha sofferto tantissimo su Green in avvio... «Sì, l’accoppiamentio tra Okoye e Green non è stato felice. Cambiarlo col senno di poi? Non questo. Era una marcatura obbligata, pensavo potesse reggere viste le sue doti fisiche, poi nel corso della partita è andato meglio, ma io ero sempre legato a certe coppie. Per quello prima ho parlato di assenze. Uno come Truccolo ci sarebbe servito qui, in questa partita».

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«La squadra si ricordi la maglietta di Coronica»
Micalich commenta così la t-shirt del capitano triestino sulla quale c’era scritto “Odio Udine”

I tifosi dell’Alma cantano. Urlano, inveiscono. La squadra è lì con loro. Anche il capitano Andrea Coronica. Indossa una maglietta “Odio Udine”, forse ce l’hanno anche altri suoi compagni. Il ds Davide Micalich volta le spalle a quel pandemonio. Dice: «Abbiamo perso, Trieste stasera è stata più forte, ma i miei ragazzi quella maglietta indossata dal capitano non la devono dimenticare». Il fuoco è acceso, per il ritorno sarà un’altra sfida. Anche a suon di sfottò. «Non uscite mai», cantano gli ebbri giuliani ai supporters udinesi relegati nell’ultimo anello. Per loro il ds ha parole di miele: «Ci hanno sostenuto fino all’ultimo, sono stati encomiabili. Peccato, Trieste si è dimostrata una buona squadra, ma non certo imbattibile. Il problema è che abbiamo sbagliato troppi tiri da fuori, Pinton, Vanuzzo, sono stati irriconoscibili. Allan Ray è stato straordinario nella seconda parte del match, ma non può fare pentole e coperchi».

Ma quella maglietta non è andata giù a Micalich. E le parole della vigilia del presidente di Trieste, Giovanni Marzini («spero sia una sfida corretta anche tra gli spalti e che ci siano solo i soliti sfottò») gli sono sembrate una beffa. Se la rideva alla fine l’ex boss Rai, speriamo per la vittoria e non anche per la maglietta. Sulla maglietta torna il capitano di Udine, Manuel Vanuzzo. «Succede, è di Trieste, ma Coronica è giovane. Ha una carriera davanti, certe cose è meglio non farle, non si sa mai». Vanuzzo se l’è presa con i tifosi friulani alla fine del match: i supporters, amareggiati, non volevano salutare i loro beniamini. Vanuzzo ha avuto da ridire, Micalich ci ha pensato a placare tutto. Poi il 41enne, a bocce ferme, i suoi tifosi li ha ringraziati. «Adesso – dice il capitano – sotto con la trasferta di Mantova: giochiamo già giovedì e possiamo riprenderci». Nel dopo partita Riccardo Truccolo, ieri ai box ne avrà per 15 giorni, ha parole di incoraggiamento per i suoi. «Ci è mancato Ricky – spiega Cuccarolo – la sua esplosività in difesa ci avrebbe aiutato». C’è delusione. Micalich riflette a voce alta: «Se Okoye è questo, bisogna rifletterci, in difesa ha fatto fare a Green il fenomeno». Vero.(a.s.)

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14 minuti fa, alvin66 dice:

Comunque, permettimi..Andrea poteva risparmiarsela..

Ma va la.... comunque non ce l’aveva solo lui....Odio udine, Odio udine e sempre canterò Odio udine....

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Adesso, Guiz dice:

Ma va la.... comunque non ce l’aveva solo lui....Odio udine, Odio udine e sempre canterò Odio udine....

Ti si...ma lui xe capitano de una squadra.e non gaveva bisogno de sta maietta per esser comunque l'idolo della curva.

Lo go trovado un gesto inutile.. e un poco stupidin..

Ognidun ga i suoi ruoli..ti te son ultras, lui no..

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mah.. secondo mi addosso al capitano triestinissimo della squadra al derby una maietta così, dopo el fischio finale, pol starghe. Non sarà el massimo del politically correct,  ma ghe sta. Totti ga fatto molto de peggio e in un ambiente molto più esplosivo, per dir uno.  E la frase finale del articolo del Messaggero me sembra cosa assai più grave.

Odio Udine!

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2 ore fa, gimmi dice:

mah.. secondo mi addosso al capitano triestinissimo della squadra al derby una maietta così, dopo el fischio finale, pol starghe. Non sarà el massimo del politically correct,  ma ghe sta. Totti ga fatto molto de peggio e in un ambiente molto più esplosivo, per dir uno.  E la frase finale del articolo del Messaggero me sembra cosa assai più grave.

Odio Udine!

Senza voler crocefigger nessun, xe stade due cadute de stile.

Solo che el giornalista, la ga fatta fora del bucal, scrivendo fora contesto una verita'.rendendo odioso,  l'articolo.

L'altro la ga fatta fora del bucal fazendo un gesto superficiale..considerando che chi te da i soldi adesso xe Furlan...(infatti nel video el mato non me pareva sai contento quando Coronica ghe ga mostrado la maia).

Tutti e due politcamente scorretti e futili...

Me dispiasi dir cussi de Andrea che xe un bravissimo putel..ma come ga ditto Vanuzzo...ga peccado di gioventu'..

Capita..

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10 minuti fa, Flaming dice:

Ma dai ragazzi di cosa stiamo parlando??? Era una maglietta con uno sfottò e sincero nn ci vedo niente di male dai, ama la sua città ed era palese che il tutto fosse in tono ironico, suvvia!!

Se ti te fa rider, beato ti....te se diverti con poco..e te invidio..

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Se ti te fa rider, beato ti....te se diverti con poco..e te invidio..



Grazie, sempre bel esser invidiai!
Quindi secondo la tua opinion indossando quella maietta ga fatto un peccato capitale?? Non te rivi a coglier l'atto gogliardico?
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5 minuti fa, Flaming dice:

 


Grazie, sempre bel esser invidiai!
Quindi secondo la tua opinion indossando quella maietta ga fatto un peccato capitale?? Non te rivi a coglier l'atto gogliardico?

Nella parola odio non rivo trovar niente de gogliardico.

Ga fatto una stupidaggine.e come tale mi la rilevo.Una roba che non ghe appartien come rappresentante della squadra de una citta'.

E per sfotter xe robe molto piu' originali e fini.

Con questo chiudo perche' non merita andar troppo oltre.

Un peccato de gioventu'.E son sicuro che Andrea lo gavera' za capido..

ps:el video iera ieri sera sul tubo...adesso non lo trovo piu'..

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15 minuti fa, alvin66 dice:

Senza voler crocefigger nessun, xe stade due cadute de stile.

Solo che el giornalista, la ga fatta fora del bucal, scrivendo fora contesto una verita'.rendendo odioso,  l'articolo.

L'altro la ga fatta fora del bucal fazendo un gesto superficiale..considerando che chi te da i soldi adesso xe Furlan...(infatti nel video el mato non me pareva sai contento quando Coronica ghe ga mostrado la maia).

Tutti e due politcamente scorretti e futili...

Me dispiasi dir cussi de Andrea che xe un bravissimo putel..ma come ga ditto Vanuzzo...ga peccado di gioventu'..

Capita..

Bom, concentremose su una Maia, su un articolo, andemo avanti cussi. Xe tornado el derby, lo gavemo dominado ma tutto finisi su una Maia.

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Nella parola odio non rivo trovar niente de gogliardico.

Ga fatto una stupidaggine.e come tale mi la rilevo.Una roba che non ghe appartien come rappresentante della squadra de una citta'.

E per sfotter xe robe molto piu' originali e fini.

Con questo chiudo perche' non merita andar troppo oltre.

Un peccato de gioventu'.E son sicuro che Andrea lo gavera' za capido..

ps:el video iera ieri sera sul tubo...adesso non lo trovo piu'..



La parola "odio"contestualizzada in quell'attimo e in quella situazione per mi iera solo gogliardia! Poi insomma opinioni eh però se guardi l'intervista "doppia" con Mauro è palese che sia stato fatto tutto in tono scherzoso...comunque sia me par eageradissimo dedicarghe il titolo de un articolo
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io credo che Andrea Coronica abbia fatto una grande cazzata

perchè è il capitano della squadra, non un ultrà della curva

fossi nella società valuterei l'opportunità di togliergli la fascia di capitano e di affidarla a Sunshine Pecile

anche per stemperare i toni in vista del derby di ritorno, nel quale non vorrei essere nei suoi panni

perchè qua fra articoli demenziali e magliette fuori luogo rischiamo di arrivare al 3° o 4° derby in una situazione di tensione tale da far venire fuori il casino

e non è il caso, assolutamente

intanto Andrea, che è ragazzo intelligente e equilibrato, dovrebbe cercare di mettere una pezza precisando che il suo " odio " è lo stesso che prova un tifoso del Celtic nei confronti di quelli del Rangers, o uno del Real nei confronti di quelli del Barca o dell'Atletico, o ancora Milan-Inter, Virtus-Fortitudo, Roma-Lazio, Tottenham-Arsenal o Sunderland-Newcastle

non " odio " verso Udine, dunque, ma verso la squadra di basket di Udine

solo una pezza, ovviamente, perchè un giocatore non deve odiare nessuno ed essere avversario di tutti

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17 minuti fa, pinot dice:

io credo che Andrea Coronica abbia fatto una grande cazzata

perchè è il capitano della squadra, non un ultrà della curva

fossi nella società valuterei l'opportunità di togliergli la fascia di capitano e di affidarla a Sunshine Pecile

anche per stemperare i toni in vista del derby di ritorno, nel quale non vorrei essere nei suoi panni

perchè qua fra articoli demenziali e magliette fuori luogo rischiamo di arrivare al 3° o 4° derby in una situazione di tensione tale da far venire fuori il casino

e non è il caso, assolutamente

intanto Andrea, che è ragazzo intelligente e equilibrato, dovrebbe cercare di mettere una pezza precisando che il suo " odio " è lo stesso che prova un tifoso del Celtic nei confronti di quelli del Rangers, o uno del Real nei confronti di quelli del Barca o dell'Atletico, o ancora Milan-Inter, Virtus-Fortitudo, Roma-Lazio, Tottenham-Arsenal o Sunderland-Newcastle

non " odio " verso Udine, dunque, ma verso la squadra di basket di Udine

solo una pezza, ovviamente, perchè un giocatore non deve odiare nessuno ed essere avversario di tutti

La maglietta l’avevano 8 giocatori alla fine....

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43 minuti fa, Flaming dice:

 

 


La parola "odio"contestualizzada in quell'attimo e in quella situazione per mi iera solo gogliardia! Poi insomma opinioni eh però se guardi l'intervista "doppia" con Mauro è palese che sia stato fatto tutto in tono scherzoso...comunque sia me par eageradissimo dedicarghe il titolo de un articolo

 

evidentemente a qualchedun ghe ga dà fastidio..come ne gavessi da fastidio a noi se vanuzzo gavessi fatto uguale..mi compreso.e ti anche..ma ripeto la monada xe stada fatta..e quel che che succedeva a savio a Trieste ghe capiterà a lui a Udine..ahilui

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Ovvio che me gavessi da fastidio ma xe altrettanto ovvio che xe tutto nei ranghi della sportività, me par ovvio!! Detto ciò, ripeto, apparte che la gave a quasi tutta la squadra e in secondo luogo anche Mauro ci ha scherzato su! Mi nn vedo la cazzada poi ripeto son punti di vista! vedo ben più grave il fatto che Micalich e i suoi amici abbiano nascosto la trombetta ad un ragazzo diversamente abile....ecco questi son gesti da non fare!!!!!!!!!!!

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