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Atene: pentathlon nella bufera


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A due giorni dal concorso individuale femminile di pentathlon moderno, s'infamma la polemica. Argenta Campello, nipote dell'avvocato Agnelli e madre di Sara Bertoli, lancia dure accuse nei confronti dei tecnici, che hanno portato sua figlia come riserva di ragazze più indietro in classifica nel ranking olimpico: "Succedono cose brutte - dice - C'è un giro di pastette". Il campione italiano in carica, Federico Simonetti, non è stato portato ad Atene.

La federazione replica per bocca del responsabile del settore tecnico Angelo Maccaroni: "La verità è che Sara, peraltro bravissima e sicuramente un talento in prospettiva, quest'anno non ha dato dimostrazione di affidabilità assoluta nel tiro e nella scherma. Le altre due, Foghetti e Corsini, si sono guadagnate il posto ottenendo la carta olimpica con i risultati nelle gare giuste". Queste le motivazioni della scelta. Motivazioni che, ufficialmente, sarebbero anche dietro all'esclusione di un altro atleta del pentathlon, Federico Simonetti, vincitore dei campionati italiani assoluti dello scorso 26 giugno davanti ad Andrea Valentini ed Enrico Dell'Amore, che invece ad Atene ci andranno.

L'azzurro racconta a Tgcom la sua storia: "Dopo i mondiali militari, nei quali avevo ottenuto un buon risultato nonostante un cavallo pessimo, mi sono strappato il bicipite femorale, e da lì è nato tutto...". Tutta la lunga rincorsa ai Giochi Olimpici di Atene, che poi è stata vana: "Era febbraio, il medico mi ha dato un mese e mezzo di stop. A fine marzo sono rientrato ed ho stabilito con la federazione una serie di gare nelle quali avrei potuto dimostrare di valere un posto in squadra per le Olimpiadi. Dopo avermi impedito di fare la prima perché secondo loro non in forma, ho svolto un test di tetrathlon che ho vinto anche contro chi andava alle Olimpiadi. Avrei poi dovuto gareggiare in Repubblica Ceca per la Coppa del Mondo ma la gara è stata annullata. In quella successiva, c'erano tre posti disponibili e sono stati portati soltanto due atleti... Come mai? Continuavano a dire che non ero in forma, che non avevo ancora recuperato dall'infortunio. Così, sempre perché non ero in forma, a fine giugno ho poi vinto i campionati italiani assoluti...". Peraltro davanti a chi poi è andato ad Atene: "Sì, ho battuto Ventini e Dell'Amore, e neanche con poco distacco".

In sostanza lo staff aveva stabilito delle tappe che poi non ha consentito all'azzurro di rispettare: "Ripeto, dicevano che non ero in forma, ma nelle gare che sono riuscito a fare ho battuto quelli che sono andati ad Atene". Ma a far pensare Simonetti c'è anche un altro particolare: "All'inizio del quadriennio olimpico era stato fatto un discorso sugli atleti, dicendo che sarebbero stati privilegiati gli under 27... ma poi è stato convocato Dell'Amore che ha 30 anni... Valentini è forte invece, la sua partecipazione è sacrosanta".

Una storia insomma ricca di ombre, nella quale pare trasparire il non buon rapporto dell'atleta con il commissario tecnico Petroni. Un Ct che è in carica da tre anni, e sul futuro del quale però pende come una spada di Damocle il risultato olimpico. Probabile che dopo Atene la sua avventura alla guida della nazionale di pentathlon si esaurisca.

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