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I suntini sandrini di venerdì 23 febbraio 2024


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VENERDÌ 23 FEBBRAIO 2024

C'è subito una cosa che a Totò De Falco preme chiarire: sgombrare il campo degli equivoci. Come scrive Antonello Rodio su "Il Piccolo", sebbene ieri sia stato visto in tutti i luoghi della Triestina del passato e del presente, e abbia fatto tanti incontri, compresi tifosi, dirigenza e squadra, la bandiera alabardata per eccellenza non sarà in nessuna veste un uomo nuovo di questa società. Quella di ieri per De Falco è stata invece soprattutto una giornata ricca di forti emozioni. Prima di andare in serata al Magazzino 26 per rivivere con Costantini e Strukely la mitica stagione 1982/83, Totò è andato a salutare Stefano Furlan, poi è entrato in quel Grezar dove non metteva piede da 40 anni («mi sono sempre rifiutato di andare dentro per i ricordi che ho lì»), ha incontrato i tifosi del Centro di coordinamento, e infine visto che la squadra si allenava al Rocco, ha salutato anche la dirigenza e mister Bordin, al quale è legato da una lunga amicizia. Solo visite di cortesia, ma è impossibile per uno della sua esperienza, che la Triestina l'ha vissuta da calciatore, diesse, dirigente e allenatore, non commentare l'attuale situazione alabardata. «Io continuo a credere in questa società - dice perentorio De Falco - l'avevo detto già la scorsa estate e lo ripeto adesso. Sono persone per bene che hanno voglia di fare e hanno a cuore il progetto Triestina. Poi gli errori si fanno, li ho fatti anch'io da giovane quando ho iniziato a fare il diesse, cose che oggi non rifarei mai. Ma dire di più non mi permetto perché ho tanta esperienza nel calcio e so che da fuori sono tutti bravi a dire cosa fare, invece bisognerebbe vivere le cose da dentro per capire le dinamiche quando devi prendere certe decisioni, anche impopolari».

Quindi l'ex bomber alabardato consiglia di guardare oltre il momento difficile: «La gente deve continuare al di là di tutto ad aver fiducia in questa proprietà, poi saranno il tempo e i risultati a dire se manterranno le promesse, perché in effetti negli anni in tanti hanno fatto promesse. Ma per ora piena fiducia. E poi c'è in ballo un discorso per il centro sportivo, che secondo me è la vera priorità per la Triestina. Sono 50 anni che lo dico, perché sarebbe basilare per la crescita della società». L'esonero di Tesser, comunque, ha lasciato perplesso anche De Falco: «Certo, il suo esonero mi ha sorpreso. Però ripeto, è la sorpresa di un tifoso a cui sembra strana questa scelta con la squadra terza in classifica, anche se ha avuto un attimo di calo. D'altra parte dico che per prendere una decisione del genere, qualcosa deve essere successo. Cosa? Non so rispondere. Le motivazioni non le so e quindi non posso giudicarle. Quello che posso dire è che comunque è stato fatto un errore di comunicazione, perché quel comunicato non è stato dei migliori. Però mi fermo qui». Anche Totò fino a dicembre era entusiasta del cammino dell'Unione: «Mi dispiace perché fino a dicembre ero contentissimo da tifoso dei risultati, e confesso che ho goduto a vedere la Triestina così in alto. E in ogni caso, anche adesso dopo 4 sconfitte, non va dimenticato che stiamo parlando di una squadra ancora terza in classifica. Certo il trend non è dei migliori, ma la squadra ha tutte le qualità per uscire da questa situazione e ricominciare a far risultati, anche perché i giocatori poi sono gli stessi di prima, e non può essere buttato a monte tutto quanto fatto fino a dicembre. Certo che bisogna mettersi in testa, e sto facendo un discorso generale, che oggi il calcio è diverso, i valori di una volta non ci sono più e prenderne atto: il calcio è cambiato»

- «La partita di Cantù, al netto delle criticità che un risultato negativo porta con se, può essere un passo in avanti per la fiducia di alcuni giocatori. La capacità di lottare e il rifiuto di arrendersi alla sconfitta possono essere un segnale importante. Caratteristiche che una squadra dovrebbe avere sempre e che Trieste nelle ultime settimane aveva perso». Alessandro De Pol (intervistato da Lorenzo Gatto), con la disponibilità e la competenza di sempre, analizza per noi il momento della formazione di Jamion Christian. «Parto dal presupposto che non è possibile andare in fondo alle situazioni che hanno portato Trieste a vivere un periodo così difficile. Possiamo parlarne da fuori, analizzando ciò che vediamo nel corso delle partite, ma le dinamiche interne allo spogliatoio le conoscono solo i diretti protagonisti - sottolinea De Pol -. Questa ritrovata fiducia deve diventare adesso un punto di partenza sul quale lavorare. Una sconfitta, seppure onorevole e giunta al termine di quaranta minuti nel corso dei quali la squadra ha battagliato, rimane una sconfitta. Bisogna ricominciare da ciò che non è andato, a partire da una difesa che continua a essere il punto debole di questa squadra. Subire oltre novanta punti a partita non è accettabile, può essere un'eccezione ma se diventa la regola significa che qualcosa non va». Il match di sabato scorso a Cantù ha cambiato la percezione di questo gruppo. Nato per essere, nella sua profondità e intercambialità nei ruoli, un valore aggiunto e ritrovatosi a sei mesi dall'inizio del campionato un problema da gestire. «A Cantù, coach Christian ha fatto giocare tanto quei giocatori che hanno prodotto in termini di punti ma è qualcosa che puoi fare oggi, in questa fase intermedia del campionato, non certo in previsione dei play-off. Guarda la Fortitudo, ha dovuto fare i conti con l'infortunio di Fantinelli e nel giorno in cui un paio di giocatori hanno giocato sotto le aspettative si sono trovati in difficoltà rimediando una sconfitta pesante e sorprendente sul campo di Casale Monferrato. Nelle prossime sfide bisogna riuscire a trovare un equilibrio perchè, soprattutto con giocatori come Filloy, non puoi pretendere di alzare così tanto i minutaggi».

Domenica, contro Agrigento, sarà importante tornare a fare risultato. Con la curiosità di vedere come il pubblico triestino risponderà alla chiamata della società. Contro la Luiss Roma, nell'ultimo impegno casalingo, erano stati poco più di 1600 gli spettatori presenti sugli spalti. «Credo che cercare di arrivare più in alto possibile sia nell'interesse di tutti poi, come sempre succede - conclude De Pol - dovrà essere la squadra ad accendere e trascinare i tifosi. In questo momento i risultati non stanno arrivando, personalmente credo che non far sentire il supporto ai giocatori sia sbagliato ma capisco che chi paga un biglietto ha tutto il diritto di decidere cosa sia meglio fare. L'impressione è che manchi la fiducia in una società che non sta riuscendo a mantenere le promesse fatte a inizio stagione e che non si capisce in che direzione stia andando. Un aspetto che non solo a Trieste ma in qualsiasi piazza è fondamentale per accendere l'entusiasmo».

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