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👍 Ci avevo pensato perché mentre a Brown, fin qui il più continuo, credo di aver dato voti in un range stretto (3-5), a Moretti credo di aver dato un paio di volte 5 ma anche più di qualche 1.
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No so perché ma me manca Tom. Gaveva quell’aura da mietitore che me stava gasando
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Di certo non c'è nulla. Se non che al 19 gennaio Franco ha detto delle falsità. Sicuramente al momento non sembra che ci sia nessuna programmazione, e non sembra che ci siano gli uomini per mettere in atto un piano credibile. Stanno sulle palle a tutti: tifosi, procuratori, istituzioni, Lega, banche, giornalisti, fornitori, ex dipendenti. Devono soldi a mezzo mondo. Recuperare terreno non sarà facile a meno che non diano le chiavi sportive a qualcuno capace, che conosce il territorio e conosciuto. Ma in fretta, non ad Aprile.
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CITYSPORT.NEWS DI LUNEDÌ 19 GENNAIO 2026 https://www.citysport.news/download/CS-19gennaio2026.pdf
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LUNEDÌ 19 GENNAIO 2026 - Il rapporto tra la Triestina americana e Attilio Tesser si interrompe per la seconda volta in meno di due anni. Sono cambiati i soci e di poco il mese (gennaio e non febbraio) ma non la sostanza. Come scrive Ciro Esposito oggi su "Il Piccolo", ieri sera verso le 18 il direttore sportivo Michele Franco ha comunicato al tecnico la decisione del club di sollevarlo dall'incarico con effetto immediato. La liturgia consueta e molto italiana (spesso inutile) di scaricare gli allenatori si è consumata all'indomani della sconfitta di misura di Ospitaletto, che segue altre tre battute d'arresto consecutive, otto ko complessivi e 8 punti raccolti in 12 gare. Sin qui tutto normale se fosse normale quanto succede da mesi in casa Triestina. E invece quel che succede al momento non è normale o ortodosso quantomeno sul piano del progetto sportivo. D'accordo l'eredità è pesante anche sul piano finanziario (tema arcinoto dalla primavera scorsa) ma il nuovo board è in carica da un trimestre. Dopo un'estate vissuta pericolosamente, senza mercato, senza tifo, con 23 punti di penalità, senza preparazione della squadra, Giuseppe Marino, che è sotto contratto e che da oggi sarà al Grezar ad allenare quel che resta dell'Unione, aveva ottenuto risultati sorprendenti. Poi dopo l'arrivo di nuovi soci americani e la liquidazione di Rosenzweig, e dei consiglieri Menta e Stella ecco un nuovo board che nomina un nuovo presidente. Tutto lineare, chi mette i soldi deve decidere. Il nuovo numero uno Tom Zelenovic chiama Tesser, perché serve uno scatto per tentare di rimontare il gap con la prospettiva di rinforzare la squadra a gennaio. Il ragionamento non fa una piega, ma dopo pochi giorni il board accetta le dimissioni di Zelenovic che, a detta dei soci, aveva fatto troppo di testa sua. Attilio aveva scelto di tornare a Trieste (e aveva altre offerte) per il legame speciale con la città e i tifosi: una passione quasi nefasta per lui, ma certamente utile al club per riabilitarsi con la piazza. La squadra, già sempre compatta e volonterosa fin da agosto, assume l'identità del nuovo allenatore che sa farci. Gioca con maggiore propensione offensiva (orfana di una prima punta), i risultati arrivano prima a corrente alternata e poi spariscono nonostante le buone prestazioni (e vicende anche arbitrali non propizie). Il tecnico mai ha cercato alibi pur dovendo fare i conti con infortuni lunghi (Tonetto, Silvestri, Vertainen, Silvestro e altri) e una preparazione di fondo che non c'è mai stata. A gennaio il mercato comincia con la partenza Ionita e Crnigoj, fra poco se ne andrà Gunduz. Tesser ha parecchi uomini fuori ruolo e quasi zero cambi. Altro che rinforzi, anche se adesso i dirigenti diranno che di pedine ne arriveranno, con una squadra che attende la matematica per accomodarsi nella serie inferiore accompagnata da uno stadio comprensibilmente semi-deserto. Squadra alla quale è giusto augurare le miglior fortune così come a Giuseppe Marino messo da parte a fine ottobre. Dalla società, visto che per due volte è entrata nel club molto popolato dei mangia-allenatori (ai quali si deve continuare a pag are gli stipendi), ci si aspetta di comprendere quale sia il progetto sportivo (a parte la D data quasi per scontata), chi lo governa e con quali mezzi. Per quanto riguarda Tesser, anche in questo tortuoso e breve cammino, ha messo in mostra la sua professionalità e i suoi valori trasmessi al gruppo e condivisi con i tifosi. In fondo per Attilio, al quale va il grazie di una piazza che lo stima, questo epilogo laconico metterà fine a un disagio quotidiano solo sommessamente esternato. Tesser aveva detto nel 2023 che voleva riportare Trieste in B, almeno non gli toccherà l'onta di quella D che ha scansato (richiamato come salvatore) con un miracolo. Per il popolo alabardato l'avventura continua. Così come la sofferenza. - Se cercate Jeff Brooks su Google Maps, probabilmente vi darà le coordinate esatte del posto giusto al momento giusto. Quello dove lo trovi da una vita, pronto a risolvere problemi che altri non sanno nemmeno di avere. Lo scrive oggi Lorenzo Gatto: i tifosi di Trieste stanno ancora cercando di riprendere fiato dopo il finale thriller di Miskolc contro lo Szolnoki: una palla che danza sul ferro, il cronometro che corre e Jeff che, con la flemma di chi sta aspettando il tram, appoggia i due punti che valgono la qualificazione alle Top 16 di Champions League. Ma non chiamatelo eroe per caso. Dietro quel canestro sulla sirena c'è il consiglio di un padre, la saggezza di chi ne ha viste tante e quella strana capacità di restare calmi mentre intorno tutti perdono la testa. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l'ancora del roster giuliano: tra una lezione di geografia europea e il mirino già puntato sulla corazzata Gran Canaria, Jeff ci ha raccontato cosa significa essere il baricentro di una squadra che sta imparando a conoscersi, un canestro alla volta. Brooks, quali sono state le sue sensazioni dopo aver visto la palla entrare e aver segnato il canestro che ha regalato a Trieste la qualificazione? «Non avevamo ancora vinto, mancavano 0,3 secondi. Ero felice per il canestro, ma conscio che con quel tempo sul cronometro dovevamo ancora difendere. Ho cambiato subito mentalità: l'unico obiettivo era non farli segnare. Juan è stato fantastico a intercettare l'alley-oop per Skeens; solo allora ho festeggiato. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto, seguendo il consiglio di mio padre: "A volte devi solo restare dove sei". È assurdo pensare che se Ruz avesse preso il ferro avremmo perso, perché nessuno sarebbe stato pronto a rimbalzo. È il bello del basket: ora ci godiamo la qualificazione alle Top 16». Questa prima metà di stagione è stata oggettivamente complicata e state lavorando duramente per trovare la vostra identità. Pensa che una vittoria così possa essere un punto di svolta? «Vincere fuori casa la prima partita è stato un grande segnale: ha dimostrato che se giochiamo insieme e con un piano chiaro, siamo fortissimi. Dopo la sconfitta in gara-2, però, siamo dovuti tornare umili e guardarci in faccia. Se non entri in campo pronto, gli altri ti prendono a calci, come quel 21-4 iniziale. Reagire e vincere la serie ha confermato che il talento c'è, ma va usato bene, giocando duro e di squadra. Le Top 16 devono essere il nostro punto di svolta. Anche esserci qualificati per la Coppa Italia, nonostante una stagione di alti e bassi, è fondamentale: se troviamo l'incastro giusto, possiamo chiudere l'anno in modo davvero importante». A volte giocare in Champions League può pesare, altre volte invece ricarica, come diceva. Quanto aiutano le vittorie in Europa e la qualificazione alle top 16 a liberare la mente dalla pressione del campionato e a costruire una mentalità vincente? «Cerco di tenere separate le competizioni: la Champions League è una cosa, il campionato un'altra. Questa esperienza europea è bellissima, non solo per me che continuo a giocare a questi livelli, ma soprattutto per i compagni che sono all'esordio internazionale. È fantastico poter scoprire l'Europa attraverso il basket. Il campionato italiano, invece, è una sfida costante: ogni squadra ha uno stile diverso e devi essere sempre pronto mentalmente. L'energia dei palazzetti pieni, sia in casa che fuori, ci aiuta tantissimo. Dobbiamo essere consapevoli che giocare a Trieste, in queste competizioni, è un privilegio da ricordare ogni giorno, dal primo minuto di allenamento alla partita. Stiamo facendo grandi cose, ma dobbiamo continuare a testa bassa. Non siamo ancora una squadra completa, ma i progressi si vedono chiaramente». In una squadra che sta ancora cercando la propria vera identità, quanto sente la responsabilità di essere un'ancora nei momenti di tempesta? Quel canestro è stato un messaggio ai suoi compagni? «Io ci sono. Noi ci siamo. Voglio che la squadra sappia che può contare su di me in ogni ruolo, dall'uno al cinque: sarò sempre solido. Non sono il giocatore più tecnico del mondo, ma ho il talento necessario per fare tante cose diverse e rendermi utile dove serve. Il canestro sulla sirena è stato solo l'episodio finale, ma la verità è che mi sono fatto trovare nel posto giusto al momento giusto. È una cosa che ha segnato tutta la mia vita: esserci quando serve è una vera e propria skill. Per il futuro voglio confermarmi come l'ancora della squadra attraverso la mia solidità. Magari non salto e non prendo rimbalzi come Mady Sissoko, ma sono bravo anche io a modo mio e so come aiutare i compagni a vincere. Penso che i fatti lo stiano dimostrando». Ora che Trieste è tra le top 16, fino a dove può arrivare questa squadra? Sente che il potenziale inespresso del gruppo sta finalmente emergendo? «Domani contro Gran Canaria capiremo davvero a che punto siamo. Loro sono ancora imbattuti in Bcl e andare a vincere in un palazzetto così caldo sarebbe incredibile. C'è una cultura cestistica fantastica, un'atmosfera che i ragazzi che non hanno mai giocato in Europa apprezzeranno molto.Vincere lì significherebbe lanciare un messaggio a tutto il girone: vogliamo giocarcela con i migliori. Ci aspetta una battaglia e faremo di tutto per arrivare pronti. Poi, alla fine dei quaranta minuti — o anche dopo un supplementare — vedremo chi avrà avuto ragione. L'obiettivo è restare concentrati, fare un altro passo avanti e alimentare l'inerzia positiva che abbiamo costruito finora»
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